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NeXT Hyper ObscureArchivio per settembre 13, 2012
∂| ThrillerMagazine | Dario Tonani il “nero”
Intervista a Dario Tonani su ThrillerMagazine.it. Dario è stato recentemente pubblicato su Segretissimo e ora lo stesso racconto (Il fuoco non perde mai) è stato edito da MilanoNera; passare dalla SF di Urania al thriller-noir non è propriamente una passeggiata, e così è nata la chiacchierata:
Puoi raccontarci qualcosa della genesi del tuo racconto?
È presto detto: Il fuoco non perde mai è nato in macchina, nel quotidiano tragitto casa-lavoro. Percorro ogni giorno una sessantina di chilometri di tangenziali attorno a Milano, spesso a passo d’uomo, in coda, aspettando che nel parabrezza compaia qualcosa di un po’ più interessante degli stop dell’auto davanti. Mi sono domandato come possa apparire quella distesa di lamiere vista dal cielo, magari da un piccolo aereo che per un’emergenza sia costretto a tentare un atterraggio d’emergenza, di sera, su un tratto libero di autostrada. E che poi debba in qualche modo essere tolto di lì prima che la città si svegli e torni a muoversi. È stata una delle mie primissime prove dichiaratamente fuori dal genere fantastico; fu Sergio Altieri, allora editor dell’edicola Mondadori, a chiedermi di buttarmi e la storia comparve a gennaio 2010 su Segretissimo.
In bocca al lupo, Dario, anche per queste avventure, ma ormai sei stato in bocca a quasi tutti gli esemplari esistenti 🙂
Troum – Trahan
Ciclano i suoni della differenza inumana, ciclano e se non te ne accorgi e tutto ti sembra naturale, significa che ti sei trasportato verso casa.
Il guscio della tartaruga. Vite più che vere di persone illustri | Lankelot
Su Lankelot.eu ho trovato questa recensione a un lavoro di Silvia Ronchey, già citata in un mio post precedente riguardo a racconti legati a Costantinopoli. Qui, invece, la Ronchey traccia il presente e il futuro seguendo le orme e le ispirazioni dei letterati classici, quelli romani, quelli greci; il risultato è:
Come scrive la Ronchey? Come una persona che incideva le parole d’una leggenda nella pietra. Con la stessa logica. Questa: “Ammiano Marcellino fu il più grande genio letterario che il mondo abbia avuto nell’età compresa fra Tacito e Dante. Fu tra i più sofisticati, disperati e affidabili scrittori di storia di tutti i tempi. Nessuno quanto lui seppe padroneggiare la clausola ritmica. Nessuno potè attingere a tante fonti di prima mano. Nessuno ebbe una visione altrettanto lucida e buia del mondo che narrava e in cui viveva. Fu un avvocato e un uomo onesto in un tempo di fanatismo e di frode” [p. 10].E come restituisce lo spirito d’un tempo che abbiamo perduto? Come se fosse ben presente a tutti: così: “Quando la Grecia era stata catturata da Roma e Gesù Cristo era da poco risorto e il grande dio Pan era morto nacque Plutarco di Cheronea, a metà strada tra Atene e Delfi. All’Accademia di Atene fu studente, dell’Oracolo di Delfi fu sacerdote. Fu un filosofo e fu protetto dall’imperatore Adriano. Nessuno scrisse tanto quanto lui, nessuno fu altrettanto letto” [p. 166].E come parla d’un poeta moderno? Come se fosse suo fratello: “Charles Baudelaire fu un traduttore, ma per poco, un viaggiatore, ma per poco, un giornalista, ma per poco, un rivoluzionario, ma per pochissimo. Fu più a lungo un bevitore e un fumatore di hashish. Fu sempre un poeta. Amava Poe, De Quincey, i classici greci, le vie di Parigi, le prostitute mulatte, i gatti neri. Cambiava continuamente viso come un evaso dai bagni penali dell’angoscia. Vestiva di nero, i suoi occhi avevano un’insensibilità vendicatrice […]. Baudelaire conosceva l’akedia, malattia monastica, e le aveva dato il nome di spleen. La sua anima era una tomba che, come un cattivo monaco, abitava da un’eternità” [p. 27].
PostPopuli – IL NIRVANA DI MARCO ERCOLANI
Sconvolgente questo post di PostPopuli su Kurt Cobain, il leader dei Nirvana che più o meno venti anni fa ha pensato bene di farla finita su questo mondo. E si capisce bene perché, leggendo il post che riporta pensieri intimi del rocker_grunge:
Mia figlia mi ricorda troppo com’ero. Piena di amore e di gioia, bacia tutti quelli che incontra perché tutti sono buoni e nessuno le farebbe del male. Mi terrorizza fino al punto che non riesco più a muovere un muscolo. Non sopporto l’idea che Frances diventi il miserabile death rocker autodistruttivo che sono diventato. Deve potermi odiare per averla lasciata sola. E mi odierà, ci penso io.
Niente. Niente. Niente. Sono arenato. Abbandonato. Ossessionato. Non penso. Se penso dimentico. Un dannatissimo oltremondo alla Leonard Coen. Vorrei averlo dentro, e crederci.
Sono arrivati i morti. Mi accusano per le mie stronzate. Mi chiamano.
Dio decora le case dei porci. Dio mi scopa. Dio mi semina i capelli con le sue uova.
Eroinomane, alcolizzato, narcolettico, nevrotico, una formica impazzita che in qualsiasi momento può andare in overdose, buttarsi da un tetto, spararsi in testa. Ma se almeno la mia musica fosse questa follia e non la merdosa cantilena che applaudite!
Un junkie, certo, ma risulta sempre sconvolgente leggere certe cose autodistruttive, o forse distruttive nell’intimo e capaci di portare un umano altrove.

