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Archivio per Distopia

Il business della coscienza – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un’interessante ricerca riguardo la cura dell’ansia e il disagio mentale da cui ricavare profitto, ma non solo: si parla anche di come la tecnologia stia percorrendo sentieri adiacenti per un controllo mentale, del pensiero, delle azioni ad ampio spettro, tecnofascismo che riemerge ovunque e che non ha radici recenti.

I governi e le istituzioni concepiscono il rapporto con le sostanze psicotrope in termini perlopiù repressivi: pensano che «la droga» sia una malattia o una forma di delinquenza, e che fare la guerra alle sostanze sia la risposta migliore. Ma le war on drugs ci sono sempre state, e le droghe anche. Non ha molto senso agire sui sintomi; bisognerebbe intervenire alla fonte, cioè nelle forme di vita delle società: intervenire sulla domanda prima che sullo spaccio o la produzione. Finché ci sarà domanda, si troverà un modo di soddisfarla. D’altra parte, è possibile che questa domanda sia legittima, se non legale. Potrebbe essere addirittura una risposta «sana» o razionale a determinate sollecitazioni imposte dal mondo in cui viviamo. L’Occidente contemporaneo – lo stesso che oggi, in certe sue derive destrorse e populiste, vorrebbe reprimere l’uso di sostanze psicoattive non tradizionali – è la società probabilmente più tossicomane e tossicofila che mai sia esistita nella storia umana. Oltre al fatto palese che molte delle molecole più insidiose degli ultimi anni, dai barbiturici agli oppioidi sintetici, sono farmaci «legali» regolarmente prescritti, il numero di dipendenze che attraversano le nostre società, non ultime quelle legate all’uso di tecnologie informatiche, è esorbitante.
Se la nostra è una società patogena, in particolare per quanto riguarda i problemi di salute mentale (di cui si registrano incrementi a dir poco allarmanti ormai da qualche decennio), diffondendo il consumo di molecole psicoattive non si farà molto più che mettere delle pezze individuali su problemi più ampi. Non risolti, questi problemi torneranno a presentarsi sotto nuove forme, forse peggiori. Se il problema è lo stile di vita che una società promuove, allora la questione è politica e culturale, non psicologica. Un discorso a parte riguarda il consumo di queste sostanze in contesti comunitari capaci di costruire orizzonti di senso alternativi come le feste, i rave, certe comunità religiose: ma in tal caso non stiamo più parlando di ambiti propriamente terapeutici [→ Rave].

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Sul planetoide


La difficoltà di disinserire le parole accostate incautamente alle immagini diviene capitale, un fault che amministra le tue sinapsi sgarbatamente e anzi ti porta al collasso sistemico delle cognizioni: in breve, ti ritroverai come una delle miliardi di amebe presenti sul planetoide, le tue convinzioni pilotate e piegate al lusso di un senso che non potrai permetterti.

30 anni di underground: inaugurazione il 28 marzo, domani, a narni | slowforward


Sul blog slowforward la segnalazione di una celebrazione importante: i venti anni della scomparsa del prof. BadTrip, l’artista underground che ha dato vita agli ultimi trent’anni di cultura underground; a Narni (TR), da domani 28 marzo:

30 anni di underground
Rocca Albornoz, Narni (TR)
Dal 28 marzo al 26 novembre 2026
Inaugurazione sabato 28 marzo, ore 18:00

La Rocca Albornoz di Narni torna a farsi epicentro della scena culturale nazionale trasformandosi, dal 28 marzo al 26 novembre 2026, nel laboratorio a cielo aperto di NOVANTA. 30 anni di underground.
Il progetto, presentato da Archeoares come capofila dell’ATS NarniArt si propone di indagare quello strappo mai ricucito con il mondo dell’arte ufficiale che proprio negli anni Novanta ha generato linee di ricerca inesplorate e radicali.
Il percorso espositivo non è una semplice celebrazione nostalgica, ma un dialogo vivo tra i protagonisti di quella stagione e gli artisti eredi di una medesima attitudine critica e indipendente, offrendo una panoramica su una produzione che, ripartendo dalle istanze del movimento del 77, ha saputo rileggere la tradizione dell’avanguardia per farla confluire nella potenza visiva della scena rave.
Dal punto di vista pittorico la scena è dominata dalla figura di Gianluca Lerici, meglio noto come Professor Bad Trip, presente con un corpus di tele, disegni e fanzine che ne testimoniano il ruolo di creatore di icone capaci di saldare la patafisica al cyberpunk, transitando senza sosta per le visioni distopiche di William S. Burroughs.
A fare da contrappunto tridimensionale a questo immaginario intervengono le sculture di Lucia Peruch, in arte Lu Lupan, che aprono una finestra sulla storica Mutoid Waste Company; dal 1996 Peruch è parte integrante della Compagnia che, facendo letteralmente arte degli scarti, ha forgiato un’etica e un’estetica basate sul rifiuto totale dell’omologazione…

Carmilla on line | …e pace in terra agli uomini e alle donne di buona volontà / 4 – Grosso guaio nel Golfo


Sandro Moiso, su CarmillaOnLine, rende omaggio a Sergio Altieri con un brano che lui scrisse più di trent’anni fa e che è di una lucidità, attualità sconvolgente: “L’occhio sotterraneo1, una delle prime prove dell’autore milanese e ormai da lungo tempo introvabile, potrebbe essere considerato il suo capolavoro. Romanzo della catastrofe assoluta, narra di un futuro prossimo (all’epoca ambientato a ridosso del 2000) che si è rapidamente trasformato nel nostro presente, anticipando un devastante conflitto tra Stati Uniti (con i propri alleati arabo-sauditi e israeliani) e Iran”.

Alan D. Altieri alias Sergio Altieri, quest’ultimo il suo vero nome, è stato uno dei più importanti scrittori italiani di genere (action, thriller, science-fiction, poliziesco e altro ancora) degli ultimi quarant’anni e sicuramente uno dei più visionari, forse il più visionario in assoluto. Motivo per cui collaborò spesso con Carmillaonline, da sempre dedita all’esplorazione delle varie forme dell’immaginario critico dell’esistente e diretta da un altro grande visionario della letteratura fantastica, al quale fu da sempre legato da una profonda amicizia: Valerio Evangelisti.
Autore di ben 19 romanzi e di svariate antologie di racconti, le cui trame si svolgono dal tempo della Guerra dei Trent’anni fino a un prossimo e non meglio definito futuro in cui, comunque, a dominare la scena è quasi sempre la guerra, sia essa tra stati, imperi o bande criminali interessate al dominio dei traffici illegali di una megalopoli (spesso Los Angeles), di materie prime, del pianeta nel suo insieme o addirittura delle altre possibili risorse presenti nel cosmo. Cambiano le coordinate spazio-temporali, ma non i moventi e, conseguentemente, le azioni e le distruzioni che ne derivano. Sì, perché la visionarietà catastrofista, la violenza selvaggia ed ineludibile che animano le sue pagine hanno i piedi ben piantati nella realtà che ci circonda e che accompagna da secoli il modo di produzione ancora dominante. Come i fatti di questi giorni dovrebbero rendere ancor più evidente. Nonostante la disattenzione alimentata, a Destra come a Sinistra, da un referendum farlocco che ha funzionato come un’autentica arma di distrazione di massa, usata su entrambi i fronti a difesa dell’ordine vigente.

Ecco l’estratto dal suo romanzo:

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Carmilla on line | La lunga notte della svastica Katharine Burdekin e il nazismo


Riflessione fiume di Nico Gallo su CarmillaOnLine, partendo dalla suggestione di Katharine Burdekin col suo “La lunga notte della svastica”; un corposissimo estratto (necessario) che delinea le linee dell’utopia e della distopia focalizzate sul nazismo visto anche come religione:

Il giorno 9 novembre del 1933 il Partito Nazional-Socialista dei Lavoratori Tedeschi (NSDAP) era al potere da poco meno di dieci mesi, ma la Germania era già stata profondamente trasformata. In quel giorno cadeva il decimo anniversario del tentativo insurrezionale meglio conosciuto come il Putsch di Monaco, in cui i nazionalsocialisti intendevano guadagnarsi l’appoggio di esercito e polizia per prendere il potere in Baviera e poi estendersi fino a Berlino per realizzare una rivoluzione spietatamente conservatrice. Secondo le cronache dell’epoca, la commemorazione aveva assunto una connotazione religiosa che inevitabilmente doveva sembrare blasfema a un cristiano. I sopravvissuti alla salva delle carabine della polizia locale in Odeonplatz avevano preso il nome di “Ordine del sangue” (Blutorden) o di “Testimoni del sangue” (Blutzeugen). La cerimonia sfumava le proprie connotazioni politiche in quelle di un rituale religioso, Adolf Hitler indossava la camicia bruna come gli altri presenti, marciando tra le prime file del gruppo che apriva il corteo, vicino a lui era condotta in processione la bandiera intrisa del sangue del SA Andreas Baudriedl, cappellaio di 44 anni e reduce di guerra: la “bandiera di sangue” (Blutfahne). Bauriedl fu colpito all’addome da una pallottola e cadde sulla bandiera, che venne raccolta e tenuta nascosta dai nazisti fino a quando non venne consegnata a Hitler appena uscito di prigione. La Blutfahne macchiata del sangue del cappellaio di Monaco venne poi affidata alle SS, e in particolare allo Sturmbannführer Jakob Grimminger, che divenne l’unico portatore autorizzato. Usata per le più significative parate del regime nazista, la Blutfahne era gelosamente custodita nella Braun Haus di Monaco e controllata una speciale guardia d’onore. Forse distrutta durante due bombardamenti Alleati, se ne persero le tracce.

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Ahaha charade you are


L’oppresso risponde per via interlocutorie e dispone le presenze come ectoplasmi, che non sono nemmeno IA.

Letali


Troppi affondi non gestiti rimandano a distopie non annunciate, per questo letali.

Distopie palpabili


Siamo tutti abbattuti sulle linee della constatazione, il buco nero del CERN ha depositato polveri radioattive sull’Orizzonte degli Eventi e ne ha decodificato le distopie, rendendole palpabili.

Carmilla on line | Altri mondi. Per sfuggire all’eterno presente


Su CarmillaOnLine una recensione a Altri mondi. Utopie e distopie da Spinoza a Christopher Nolan, di Carlo Altini; stralci:

«Abbandonata la storia e ignorato il futuro, non rimane che l’essere presente» e nonostante l’insistenza con cui da qualche tempo questa parte viene fatto riferimento alla diversità, scrive Carlo Altini nel suo recente volume Altri mondi (2025), questa sembra spesso ripiegare nell’individualizzazione, in una diversità «priva di uno sguardo su una vera alternativa, su una reale alterità, su una possibilità di cambiamento. La vita individuale e sociale si svolge, infatti, nel presente di un click che – solo per un attimo – sembra soddisfare le pulsioni edonistiche e narcisistiche coltivate nei social media, in una bulimica ricerca di emozioni senza fine e senza direzione».
Per quanto l’utopia abbia spesso fantasticato su trasformazioni sociali prive di concretezza storica che, in taluni casi, hanno finito per dare luogo ai peggiori scenari distopici, secondo Altini occorre riconoscerle il merito di aver contribuito a opporre alla cristallizzazione del presente un immaginario di cambiamento radicale. Ciò che interessa all’autore di Altri mondi è discutere «l’importanza teoretica dello sguardo utopico in sé, in quanto espressione di una dimensione antropologica irrinunciabile, visibile nel fatto che gli umani non possono vivere senza una dimensione immaginativa che rinvia al di là del presente» (p. 17). Lo scopo principale che si prefigge Altini è, dunque, quello di «inserire l’utopia e la distopia all’interno della traiettoria della modernità, così da far vedere la profondità e l’ampiezza della loro presenza anche nei casi in cui sembrano essere assenti» (p. 20).

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Oblivion 22-02-2026, Antispecismo e narrativa di genere


Ieri scrivevo del panel sull’antispecismo cui ho partecipato a Oblivion II insieme a Giuliana Misserville, Alda Teodorani e Claudio Kulesko; ecco, come un miracolo, il video relativo all’intera discussione: grazie a Marco Minniti per aver filmato tutto.

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

le pagine dei nostri libri

E' solo un punto di vista

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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testi e fotografie dell'autore

Jam Writes

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