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Archivio per marzo, 2026

Lili Refrain: Nagalite – Ver Sacrum


Su VerSacrum una recensione a Nagalite, il nuovo album di Lili Refrain; eccone un estratto:

È certamente una mia percezione, un’opinione che tale è e che tale rimarrà, totalmente mia, intimamente personale. Cercavo nelle copertine dei dischi, nelle pose degli Artisti ritrattivi, un’idea di bellezza che, ne ero consapevole, era effimera, destinata a sfiorire. A questo è deputato il Tempo, tutto prima o poi appassisce fino a ridursi in polvere. Se oggi quelle copertine le contemplo ancora, le scruto come allora con ammirazione, non è per cercare il conforto nel passato. L’età più bella, a dispetto delle miserie che non posso fingere di non vedere, è destinata ad essere ancora vissuta. E quell’ideale di bellezza si manifesta ancora. A volte inaspettatamente, altre già annunziata. Ed in quelle opere ricercavo una sensibilità diversa. Allora raffigurata forse in una posa, in un fronzolo.

Inoltrandomi nell’età via via più matura, questa idea l’ho cercata nella sensibilità e l’ho trovata, non a caso, nell’Opera di Artiste. E oggi, di questa sensibilità che si sviluppa dalla forte colonna del carattere, del temperamento e che ad esso si avvinghia germogliando prospero, ne abbiamo estrema necessità. Ma serve ripetere chi è oggi Liliana Lili Refrain? Che pubblica un nuovo disco che è il sesto in studio e il settimo complessivo della sua carriera, che ha accompagnato sul palco colleghi consegnati alla notorietà e ha partecipato ad un numero di eventi che è difficile calcolare e che, non di poco conto, ha saputo guadagnarsi, strappandone un lembo dopo l’altro, il meritato rispetto. Impresa ardua è conservarlo, pare che sia diletto dei “critici” (qualsiasi cosa voglia dire oggi “critica”), elevare alla Santità un Artista eppoi con altrettanta lestezza destinarla/o all’agiografia da catalogo.

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Torna Odissea Argento con Gambetto di libellula, novella Premio Nebula | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di “Gambetto di libellula”, novella di A. D. Sui che ha vinto il Premio Nebula 2024; edita da DelosDigital. La quarta:

La Regola governa la galassia da mille anni. Ha conquistato pianeti, annientato sistemi, trasformato le proprie Figlie in icone di guerra e propaganda. Ma ora è in stallo: una rivolta ai confini dell’impero resiste da vent’anni.
Nez Kato un tempo era una delle migliori pilota della flotta. Poi un incidente – e un tradimento – l’hanno lasciata con una vertebra spezzata, un braccio quasi inservibile e una rabbia che non si è mai spenta. Negli anni ha sabotato, divulgato segreti, colpito l’impero dall’ombra. Finché la Terza Figlia, Ennis Rezàl, la donna più temuta e ammirata della galassia, non la convoca sulla nave ammiraglia. La richiesta è semplice e mostruosa: vincere la guerra in sei mesi. Nez accetta a una condizione: quando tutto sarà finito, il suo sangue benedirà la vittoria.
Tra hangar immensi, caccia stellari e propaganda, tra un amore tradito e un’attrazione pericolosa verso il volto stesso del potere, Il gambetto di libellula è un romanzo di guerra e desiderio, di tecnologia e sacrificio, dove la mossa decisiva potrebbe non essere quella che salva l’impero – ma quella che lo fa crollare.

Abbiamo sempre vissuto nel cestello | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di “Abbiamo sempre vissuto nel cestello”, nuovo lavoro di Danilo Arona che si conferma tra i più longevi e prolifici autori del fantastico italiano, in uscita per DelosDigital; la quarta:

La classica invasione zombie – che zombie poi non sono… – vista da una soggettiva particolare che Alfred Hitchcock definì nel 1963 “il punto di vista di Dio”. Se la piattaforma aerea con cestello può sembrare una strana location per un body horror alla George Romero, che dire di una caserma di carabinieri che a suo modo richiama certi famosi epigoni del neorealismo italiano? Giudizio sospeso, ma il richiamo nel titolo a un famoso romanzo di Shirley Jackson ha un suo perché.

Excalibur, storia di due (e più…) spade | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine una lunga escursione di Lorenzo Davia sul mito Excalibur, con ricchi riferimenti storici; l’incipit, ma poi dovete leggervi tutta la storia contenuta nell’articolo:

Un viaggio tra testi medievali, riti pagani e archeologia del ferro per mostrare come Excalibur e la Spada nella Roccia nascano dall’intreccio di miti europei, nordici e caucasici, tra rocce, alberi sacri e acque incantate.

Mettiamo subito in chiaro che non esiste alcuna Storia Originale di Re Artù. Il modo migliore per immaginare il ciclo di opere è quella di un universo condiviso tra più autori di fanfiction, a cui manca l’opera originale. Le storie col passare dei secoli sono cresciute, si sono arricchite, si sono incrociate tra di loro, imprestandosi (o rubando) episodi e nomi. Come tale le storie sono piene di ripetizioni e inconsistenze. O, volendo vederla in maniera più poetica, echi e riflessi. Questa incertezza si riflette anche sulle origini di Excalibur e della Spada nella Roccia…

The Police – Wrapped Around Your Finger


“Devil and the deep blue sea behind me
Vanish in the air you’ll never find me
I will turn your face to alabaster
When you’ll find your servant is your master”

Carmilla on line | Il trionfo del kitsch


Su CarmillaOnLine una recensione di Gioacchino Toni a un saggio di Vincenzo Susca, Bello da morire. L’arte e il pubblico dal kitsch al wow; è interessante la chiosa, che richiama Valerio Evangelisti e su cui tutta la recensione si muove assieme alle ombre del Futurismo; in tutto ciò, la battaqglia sull’immaginario è in pien o svolgimento, e non possiamo permetterci di trascurarla:

“Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia (F.T. Marinetti, Manifesto del Futurismo, 1909)”.

Nell’individuare la bellezza del mondo contemporaneo nella velocità di un veicolo a motore, piuttosto che in qualche antica reliquia marmorea, a inizio Novecento, la poetica futurista ha dichiarato guerra ai musei. Se da un lato l’arte, a partire dalle avanguardie storiche, ha rivendicato il diritto di prescindere dalla bellezza, dall’altro quest’ultima si è diffusa oltre l’ambito artistico dando luogo a un processo di estetizzazione diffusa. L’estetica si è emancipata dalle istituzioni artistiche incarnandosi in ambiti inattesi. La ricerca del sublime, scrive Vincenzo Susca in Bello da morire (Mimesis, 2026), ha lasciato il posto all’ordinario estetizzato: «una bellezza contaminata, ibrida, affettiva, virale e proliferante. Il nuovo paesaggio sensibile si popola di soggetti spaesati e relazioni fluide, di immagini ibride e suoni intermittenti, di mode passeggere e idoli effimeri» (p. 27). L’ordinarietà, la vita senza qualità, si è rovesciata in una spettacolarizzazione diffusa. Intrecciando sociologia dell’immaginario, mediologia, estetica e filosofia, Susca spiega come la tecnica, la comunicazione, l’immaginario e l’arte attuali siano giunti a essere plasmati dal kitsch attraverso un lungo processo di sedimentazione di tensioni, fratture e contaminazioni.

– Insomma, l’immaginario si palesa sempre più come un terreno di battaglia da affrontare con la necessaria radicalità se ci si vuole sottrarre alla colonizzazione dei sogni e dei desideri, a quella che Valerio Evangelisti ha definito come la “dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi”.

The Creatures – Killing Time


Quel senso strisciante di decadenza che conosco bene, oltre le apparenze, un distacco che sa di stanchezza.

Until


Nel conflitto di un complotto mancato, quando la tua cognizione supera la complessità del suolo e del suono, fino alla realizzazione di una trascendenza spostata.

LIMINALSEC 1 OF MANY | Komplex


Quel che non ti AspettI. Via Equizzi.

Lonely


Forme aliene di sussistenza.

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

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Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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