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Archivio per marzo 10, 2026

Non ci indurre in tentazione: fantascienza e religione | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un’antologia DelosDigital a cui ho partecipato invitato dal curatore Alessandro Montoro, che ringrazio, e in cui mi ha fatto enormemente piacere esserci: “Non ci indurre in tentazione: fantascienza e religione”; sono in bella compagnia, come potrete notare dai nomi presenti in copertina, e questa è la quarta dell’opera:

Preparatevi a divertirvi, a riflettere, e forse anche un po’ a indignarvi.
Apparentemente temi lontanissimi uno dall’altro, fantascienza e religione si sono incontrate un’infinità di volte. Da San Leibowitz alle Bene Gesserit, dagli American Gods alla Divina invasione, gli scrittori di fantascienza hanno spesso osato affrontare l’ignoto più imperscrutabile. In questa antologia, curata da Alessandro Montoro, alcuni dei più temerari autori di fantascienza italiana hanno accettato la sfida o, se volete, hanno ceduto alla tentazione. Attraverserete le sabbie del Vecchio Testamento e incontrerete divinità dimenticate e sacerdoti corrotti. Vi ritroverete in mezzo a teorie del complotto capaci di togliervi il sonno. Demoni sussurreranno al vostro orecchio, voci terribili da farvi smettere di vivere. La Morte vi offrirà da bere. E mentre esplorate sesso, peccato e salvezza, vi addentrerete negli anfratti più psichedelici della mente umana. Viaggerete anche nel tempo. Scoprirete un Gesù alternativo, inedito. Conoscerete angeli da un solo occhio. E dalla Terra giungerete fino alle stelle, dove vi attendono santoni alieni e nuovi dogmi, nuove eresie. E magari, nella perfezione senz’anima della macchina, sentirete la struggente nostalgia dell’imperfezione umana. E troverete anche divinità pagane, assetate di sangue. Molte, magari manipolate dall’élite come strumenti di potere. Sì, proprio loro. Perché nulla è escluso da questo viaggio.

Il mio racconto si chiama “Staring at the sea”; ovviamente il mio concetto di religione è nullo, mi attengo più al misticismo…

Letali


Troppi affondi non gestiti rimandano a distopie non annunciate, per questo letali.

Nemmeno immaginabile


Nel caustico integrato, nel procedere incespicante, il panorama diviene un landscape frastagliato, immane, non gestibile: attraverso scariche di cadute quantiche, il tuo reale non è nemmeno immaginabile.

Caos & SideEffect


Temendo strascichi, provochi estensioni, esplosioni verso altri side_effect indesiderati e impensati: il caos del continuum ha ancora una volta avuto la predominanza.

Lankenauta | LA PROSSIMA NOTTE


Su Lankenauta la segnalazione/recensione del nuovo lavoro di Giovanni Agnoloni: La prossima notte; vi lascio al post:

La prossima notte si colloca al crocevia d’una serie di ossessioni ricorrenti dell’autore: i temi dell’identità, del viaggio e del destino, già trattati in modi diversi in Viale dei silenzi o ne Le rivelazioni del viaggio, vi si intrecciano infatti strettamente, quasi indistricabilmente, e vanno a comporre una storia che turba e avvince. L’altro tema, l’altra passione dell’autore, qui, è il calcio; che viene però declinato con originalità. Né solo gioco né solo metafora della vita, il calcio accompagna il protagonista come una sorta di specchio della psiche, e delle sue difficoltà.

Aaron Stewart è il centravanti della Fiorentina (squadra per cui Agnoloni tifa) in un immaginario e verosimile anno 2010. Aaron ha talento, ma si tratta di un talento “sofferto”, che restituisce l’indole inquieta dell’uomo. Di ruolo è un nove, tuttavia sente di possedere lo spirito del dieci, del fantasista più che del goleador, della creatività più che dell’efficacia pura e semplice.
Fidanzato con una giornalista sportiva discreta e assai in gamba, Aaron riceve un giorno un inatteso e traumatico messaggio dal padre, dato per morto ben dieci anni prima. È l’inizio di un viaggio realmente iniziatico da parte sua, alla ricerca del genitore, del proprio passato e anche – di conseguenza – del proprio presente, del proprio vero sé. Man mano che Aaron si sposta da Firenze a Montepulciano e da Napoli alla Sicilia, sulle tracce di una leggendaria trasferta della squadra viola risalente al 1946 (trasferta cui suo padre guarda caso partecipò in qualità di massaggiatore, e che ora illustra al figlio in una serie di mail che fungono da guida), la faccenda diventa al tempo stesso più chiara e più oscura. Chiara perché adesso, per la prima volta, Aaron può affrontare e decodificare l’ansia esistenziale che lo attanaglia e che si riflette perfino nel suo modo di giocare a calcio, anzi di sentirsi calciatore; oscura, perché dalla spelonca del passato – un luogo immaginifico caro ad Agnoloni, che assume talora le sembianze della caverna platonica – emergono ombre perturbanti, intrighi, sotterfugi, ricatti, bugie. La figura paterna addirittura si duplica – di padri misteriosi e sfuggenti pullula la produzione di Agnoloni. Oltre al genitore naturale, infatti, risulta coinvolto nell’odissea una sorta di genitore acquisito per Aaron (che ha perso la madre troppo presto): il procuratore Ettore Brancati, anch’egli presente nell’avventura del lontano 1946, e legato perciò a doppio filo alle vicissitudini della famiglia Stewart.
Senza svelare i fatti essenziali di una trama tesa e calibrata, capace di affascinare il lettore per trasportarlo in luoghi e tempi diversi, possiamo dire che l’agnizione non sarà priva di sacrificio e nemmeno di ricompense. Aaron dunque – perciò abbiamo parlato di viaggio iniziatico – troverà al termine del romanzo un nuovo e più funzionale equilibrio emotivo, mentre la rinnovata consapevolezza lo porterà ad arretrare sul campo il proprio raggio d’azione, e a rendere con naturalezza i connotati di una ricerca familiare che sfocia nel metafisico, o che dà finalmente sfogo alle sue energie più profonde e più nascoste.

La prossima notte, che può configurarsi come un thriller on the road, assume insomma un senso metafisico o quantomeno arriva a sfiorarlo (sintomatica al riguardo la presenza nella storia di una sensitiva). C’è del resto sempre, sul fondo delle opere di Agnoloni, come brace che sonnecchia, un interrogativo di marca trascendente. Ma la trascendenza è, se così possiamo dire, immanente, perché la dimensione terrena dei personaggi e delle storie e il loro ancoraggio alla realtà non vengono mai dimenticati né messi in secondo piano.

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