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Il business della coscienza – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un’interessante ricerca riguardo la cura dell’ansia e il disagio mentale da cui ricavare profitto, ma non solo: si parla anche di come la tecnologia stia percorrendo sentieri adiacenti per un controllo mentale, del pensiero, delle azioni ad ampio spettro, tecnofascismo che riemerge ovunque e che non ha radici recenti.

I governi e le istituzioni concepiscono il rapporto con le sostanze psicotrope in termini perlopiù repressivi: pensano che «la droga» sia una malattia o una forma di delinquenza, e che fare la guerra alle sostanze sia la risposta migliore. Ma le war on drugs ci sono sempre state, e le droghe anche. Non ha molto senso agire sui sintomi; bisognerebbe intervenire alla fonte, cioè nelle forme di vita delle società: intervenire sulla domanda prima che sullo spaccio o la produzione. Finché ci sarà domanda, si troverà un modo di soddisfarla. D’altra parte, è possibile che questa domanda sia legittima, se non legale. Potrebbe essere addirittura una risposta «sana» o razionale a determinate sollecitazioni imposte dal mondo in cui viviamo. L’Occidente contemporaneo – lo stesso che oggi, in certe sue derive destrorse e populiste, vorrebbe reprimere l’uso di sostanze psicoattive non tradizionali – è la società probabilmente più tossicomane e tossicofila che mai sia esistita nella storia umana. Oltre al fatto palese che molte delle molecole più insidiose degli ultimi anni, dai barbiturici agli oppioidi sintetici, sono farmaci «legali» regolarmente prescritti, il numero di dipendenze che attraversano le nostre società, non ultime quelle legate all’uso di tecnologie informatiche, è esorbitante.
Se la nostra è una società patogena, in particolare per quanto riguarda i problemi di salute mentale (di cui si registrano incrementi a dir poco allarmanti ormai da qualche decennio), diffondendo il consumo di molecole psicoattive non si farà molto più che mettere delle pezze individuali su problemi più ampi. Non risolti, questi problemi torneranno a presentarsi sotto nuove forme, forse peggiori. Se il problema è lo stile di vita che una società promuove, allora la questione è politica e culturale, non psicologica. Un discorso a parte riguarda il consumo di queste sostanze in contesti comunitari capaci di costruire orizzonti di senso alternativi come le feste, i rave, certe comunità religiose: ma in tal caso non stiamo più parlando di ambiti propriamente terapeutici [→ Rave].

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Sergio Armaroli & Steve Piccolo – Listen! MadeRadioArt Anthology | Neural


[Letto su Neural]

Un primo cd con ventuno tracce approntate da Sergio Armaroli, artista sonoro e multistrumentista attivo nell’area free form e sperimentale, seguito da una seconda parte in cui Steve Piccolo propone trenta brani. Due percorsi distinti ma idealmente contigui, che mettono in dialogo generazioni differenti: Armaroli, classe 1972, vibrafonista e improvvisatore, e Piccolo, nato nel 1954, mai dimenticato newwaver degli anni ottanta insieme a John Lurie e Arto Lindsay, poi trasferitosi a Milano, dove ha sviluppato una conoscenza profonda e stratificata della scena avant garde italiana. L’incontro avviene sul terreno comune di una ricerca sonora che privilegia collage e frammenti, con un uso esteso di spoken word, materiali campionati, elementi teatrali ed elettronica di taglio elettroacustico. Il risultato non ha nulla a che vedere con una sequenza casuale di brevi esercizi: si tratta piuttosto di una costruzione complessa, di due radiodrammi realizzati nel 2016 che solo a fatica si riescono a riconoscere come tali. Viaggi sonori dove il testo e la voce, declinata in più lingue, assumono lo stesso peso dei rumori ambientali e dei trattamenti elettronici, componendo paesaggi che rinviano tanto alla tradizione della radio arte quanto alla poesia sonora. In questo senso l’operazione si colloca consapevolmente in una linea che guarda al passato pre-digitale dei due autori, quando l’ascolto e la trasmissione erano ancora esperienze dense, lontane dall’attuale iper-ubiquità della rete. Piccolo annota che “viviamo in un’epoca in cui la capacità d’azione del creatore perde rapidamente importanza, mentre quella dell’utente o consumatore, dell’ascoltatore, del fruitore, acquista rilievo», e sottolinea come il nostro presente sia segnato da «massa critica, iper-ubiquità, eccesso, overkill, economia ed ecologia”. Non è soltanto una diagnosi generazionale, ma un posizionamento estetico: la volontà di restituire alla fruizione un carattere attivo, critico, capace di trovare senso in un flusso di materiali eterogenei. In questo quadro, le tracce firmate da Armaroli e quelle da Piccolo non appaiono contrapposte, ma complementari: le une più vicine a un’idea di partitura astratta, le altre più orientate a una scrittura verbale che si fa musica. Ascoltando i due cd, si coglie una tensione costante fra immediatezza e opacità, fra il desiderio di comunicare e la volontà di mantenere zone di indecifrabilità. Le voci non raccontano storie lineari, ma aprono squarci, citano, accennano a discorsi più ampi, lasciando all’ascoltatore il compito di connettere i frammenti. È questa, probabilmente, la sostanza dei due lavori: non tanto un messaggio univoco, quanto una pratica di ascolto che chiede partecipazione attiva, un attraversamento di suoni e parole che trova senso nella sua stessa frammentarietà.

Conversazione tra Marco Moretti e Gemini – Scioglimento della Guardia Pretoriana | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE


Estratti da un dialogo tra Marco Moretti e l’intelligenza artificiale; topic: Scioglimento da parte di Costantino I della Guardia Pretoriana. Un estratto:

MM:
Una volta ottenuta la vittoria nella battaglia di Ponte Milvio, Costantino fece sciogliere la Guardia Pretoriana. Sono convinto che lo abbia fatto perché i Pretoriani erano violentemente anticristiani e perché praticavano la sodomia! Esistono studiosi che sono giunti alle mie stesse conclusioni?

Gemini:
La decisione di Costantino di sciogliere la Guardia Pretoriana dopo la battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.C. è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi. Sebbene non vi sia consenso unanime sulle ragioni precise, le tue ipotesi meritano un’analisi approfondita:

Anticristianesimo:

  • Contesto storico: È vero che, prima di Costantino, la Guardia Pretoriana era spesso coinvolta nelle persecuzioni dei cristiani. Tuttavia, al tempo di Costantino, il cristianesimo era in crescita e l’imperatore stesso si era convertito. È quindi plausibile che Costantino volesse eliminare un corpo militare associato al passato di persecuzioni.
  • Fonti: Alcuni storici sostengono che la Guardia Pretoriana, fedele a Massenzio, rappresentasse l’ultima resistenza pagana contro l’avanzata del cristianesimo.
Sodomia:
  • Accuse storiche: Le accuse di sodomia erano comuni nell’antica Roma e venivano spesso utilizzate per screditare avversari politici. Tuttavia, non ci sono prove concrete che la Guardia Pretoriana fosse particolarmente coinvolta in tali pratiche.
  • Interpretazione: È possibile che Costantino abbia usato queste accuse per giustificare lo scioglimento della Guardia Pretoriana, ma ciò non significa necessariamente che fossero vere.
Altre possibili ragioni:
  • Lealtà a Massenzio: La Guardia Pretoriana era stata fedele a Massenzio, il rivale sconfitto di Costantino. Pertanto, era naturale che il nuovo imperatore volesse eliminare un corpo militare potenzialmente ostile.
  • Potere eccessivo: Nel corso della storia romana, la Guardia Pretoriana aveva acquisito un potere eccessivo, interferendo spesso nella successione imperiale. Costantino potrebbe aver voluto prevenire future interferenze.
  • Riforma militare: Costantino stava attuando una riforma militare e lo scioglimento della Guardia Pretoriana potrebbe essere stato parte di questo processo.
Conclusioni:
  • È probabile che Costantino abbia avuto una combinazione di ragioni per sciogliere la Guardia Pretoriana, tra cui la sua associazione con l’anticristianesimo, la sua lealtà a Massenzio e il suo potere eccessivo.
  • Le accuse di sodomia potrebbero essere state utilizzate per giustificare la decisione, ma non ci sono prove concrete per supportarle.
  • Gli studiosi hanno proposto diverse interpretazioni, e il dibattito è ancora aperto.
Fonti e ulteriori informazioni:
  • Per approfondire l’argomento, ti consiglio di consultare opere di storici come Peter Heather, David Potter e Michael Grant.
  • Inoltre, puoi trovare informazioni utili su siti web specializzati in storia romana, come quelli dell’Enciclopedia Britannica e di Wikipedia.

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L’uso di Anthropic in guerra ci dice molto dell’IA – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo sulle Intelligenze Artificiali e sull’uso che se ne fa in ambito militare – davvero spaventoso, ma vero se si uniscono un po’ di punti… Un estratto:

A dicembre, il chatbot Claude di Anthropic è stato incaricato dagli hacker di violare i registri del governo messicano, presumibilmente come parte di un test di sicurezza; ha trovato e sfruttato vulnerabilità e rubato 150 GB di dati fiscali, registri elettorali e credenziali dei dipendenti. I ricercatori ritengono inoltre che quel tipo di AI potrebbe essere utilizzata per sviluppare analoghi della tossina ricina, non tracciabili con metodi convenzionali, a causa di nuove strutture proteiche.
Amodei si erge a gigante in un mondo di lillipuziani, e l’ha dimostrato rinunciando a duecento milioni di dollari di contratto del Pentagono – e chissà di quanti altri poi – perché voleva avere garanzie che i suoi sistemi non fossero usati per la sorveglianza di massa (per il momento, ad Anthropic basta che non venga applicata sul territorio americano, ad onor del vero) né, soprattutto, per le armi completamente autonome, quelle capaci di premere il grilletto senza il cosiddetto “human-in-the-loop”. Ora, forse la mossa di Amodei sarà marketing, ma d’altronde in quest’epoca di barbarie quotidiana ci facciamo andar bene anche il marketing, se questo può almeno posticipare lo scempio dello sterminio.

Il punto è che questi strumenti sono potenti, molto potenti, e prima di rilasciarli “in natura” è bene pensarci parecchio. Le moratorie e gli appelli etici che pensavamo fossero anch’essi hype per gonfiare le valutazioni di queste startup in perenne rosso, in realtà non si sono rivelati tali: già quello che vediamo oggi basta per spaventarci, e per farci correre rischi esiziali. Figuriamoci quello che non vediamo, e che possiamo solo immaginare esista negli arsenali delle grandi multinazionali del settore. D’altronde, qualsiasi account privato di Anthropic sperimenta i guardrail quando prova a chiedere informazioni sulla costruzione di armi rudimentali, o di altri modi di ferire; ma le versioni in possesso dei governi sono invece on steroids proprio su questi temi, se è vero che sono loro a guidare le strategie di assalto nei conflitti del XXI secolo.

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Leif Weatherby – Language Machines, Cultural AI and the End of Remainder Humanism | Neural


[Letto su Neural]

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che l’intera tecnologia alla base dell’IA si fonda sull’elaborazione del linguaggio, poiché ogni elemento deve essere accompagnato da una qualche forma di descrizione testuale per poter essere utilizzato nei processi predittivi. Questo sembra essere l’aspetto più ingannevole per molti, che sono sedotti dalla velocità e dalla plausibilità dei risultati (il cosiddetto “effetto Eliza”) e non riescono a riconoscere la fallibilità potenzialmente disastrosa di questi sistemi semiotici nel generare output scritti senza un’esplicita intenzione umana. Nell’introduzione a questo libro c’è un’affermazione chiave: “L’IA ha accidentalmente separato il linguaggio dalla cognizione”. Il “significato” si produce quindi computazionalmente “in assenza di intelligenza”, e il linguaggio è ridotto a un “servizio”. La teoria culturale e quella dell’informazione sono utilizzate per sostenere questa posizione e l’invito a tornare a un’analisi strutturalista del linguaggio. Ciò spiegherebbe la sostanziale ambiguità tra il riferimento diretto del linguaggio al mondo e l’assenza di qualsiasi relazione tra i token testuali dei modelli di linguaggio di grande capacità (LLM) e la realtà. Comprendere le ideologie alla base dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM) e il funzionamento degli algoritmi può aiutarci a capire meglio come e perché usiamo il linguaggio. Si tratta di un libro denso, ma comunque indispensabile e, in definitiva, stimolante, che porta la nostra comprensione del dilemma dell’IA a un livello superiore.

Bdrmm – Three


Come la catarsi acida sui tuoi vestiti, sui pensieri…

Chelsea Wolfe – 16 Psyche


Acidumi annegati in salse oscure psichiche.

Cerchiare


I cerchi degli avvenimenti subliminali si stringono addosso a te e rendono la distanza un fatto immorale: cosa rispecchia nei tuoi occhi quando mi “cerchi”?

Alla tua portata


Un singulto estrapolato dalle piane di risulta, quando il luccichio delle illuminazioni psichiche ascolta la realizzazione di un’opera, la più disinvolta e ambiziosa.

Onda lunga e alta


L’onda psichica lunga tiene accese le istantanee, nessun modo di riposare, alcuna estensione da ripiegare: la storia tiene i tuoi livelli d’attenzione alti, li rende creativi, li amministra come una marea che ti sommerge.

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

le pagine dei nostri libri

E' solo un punto di vista

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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