HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Fascismo
Gli eccidi nel Congo Belga | le pagine dei nostri libri
18 aprile 2026 alle 12:50 · Archiviato in Cognizioni, Letture, Sociale, Storia and tagged: Belgio, Colonialismo, Congo, Fascismo, Infection, Liberismo
Sul blog Recensioni936 una lunga dissertazione su cosa è – non cosa è stato – il colonialismo nel secolo XIX, sulle sue ramificazioni liberisti, razziste, fasciste, quant’altro; vi lascio al post, ditemi che differenze ci sono col presente, con il futuro, con il profondo passato:
Nato nel 1835, Leopoldo regnò tra il 1865 e il 1909 ed in Belgio fu un re riformista: incentivò grandi opere pubbliche, appoggiò una legislazione sociale progressista, e sostenne il suffragio universale maschile. Scoprì un promettente territorio al centro dell’Africa, l’enorme bacino del Congo, ma camuffò il suo interesse economico con una retorica scientifica e umanitaria e fondò l’Associazione internazionale africana. Invitò a prenderne parte Henry Morton Stanley, giornalista statunitense senza scrupoli ed esperto conoscitore dell’Africa.
Tra il 1879 e il 1884, finanziato dal re belga, Stanley esplorò metodicamente il basso Congo e fondò Léopoldville. Stabilì degli avamposti e stipulò, a volte con la violenza, centinaia di falsi trattati con i congolesi che, senza saperlo, gli cedevano le loro terre.
Nel 1885 nella Conferenza di Berlino, in cui gli europei si spartirono l’Africa, venne creato a tavolino lo Stato libero del Congo, ottanta volte più grande del Belgio, che doveva essere neutrale e libero nei commerci. Inoltre Leopoldo venne eletto re del Congo, ma «a titolo personale». Per amministrarlo, nel 1886 creò la Compagnia del Congo per il Commercio e l’Industria.
Gli europei vi si potevano stabilire «senza chiedere il permesso» e senza rendere conto a nessuno. Le compagnie saccheggiavano le materie prime della colonia, in particolare il caucciù e l’avorio. I rappresentanti dello stato e gli agenti delle compagnie prendevano una percentuale sulla vendita dei prodotti, quindi per ottenerne la massima produzione ricorrevano a ogni mezzo, anche alla violenza.
Per sorvegliare la colonia, nel 1885 fu istituito un corpo armato: la Force Publique (FP), dalla fama sinistra comandata da ufficiali europei, in maggioranza belgi e anche scandinavi. Ne facevano parte africani, spesso criminali, schiavi in fuga o mercenari stranieri. Erano etiopi e somali, ma pure liberiani, senegalesi e perfino congolesi reclutati con la forza. Per queste note atrocità, il Congo belga fu sottoposto a un’insolita tassazione da parte degli altri stati colonialisti. Nel 1904-1905 una commissione di inchiesta internazionale pubblicò un rapporto sugli abusi nella raccolta del caucciù. Nacque l’Associazione per la riforma del Congo.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Alla festa della rivoluzione | FantasyMagazine
14 aprile 2026 alle 16:08 · Archiviato in Creatività, Empatia, Oscurità, Passato, Recensioni, Storia and tagged: Alla festa della rivoluzione, Arnaldo Catinari, Benito Mussolini, Claudia Salaris, Distopia, Emanuele Manco, Fascismo, Gabriele D'Annunzio, Infection, Movie, Rivoluzioni, Trailer, Video
Su FantasyMagazine la recensione di Emanuele Manco al film “Alla festa della rivoluzione”, di Arnaldo Catinari; vi lascio a stralci della rece e al trailer, il tutto – devo dire – mi piace molto:
Durante i primi momenti di euforia e festeggiamenti di piazza per l’avvenuto insediamento del poeta Gabriele D’Annunzio a Fiume, con conseguente proclamazione dell’annessione della città all’Italia, quest’ultimo subisce un attentato alla sua vita. Il medico anarchico, disertore della Grande Guerra, Giulio Leone, amico e sostenitore di D’Annunzio, sventa l’attentato ma ne viene accusato dall’ufficiale di polizia Pietro Brandi di essere parte del complotto.
Insperato aiuto del giovane medico arriva la misteriosa Beatrice Superbi, al servizio del diplomatico russo Dimitri Pavlov. Sarà l’inizio di una vicenda che presto si trasformerà in una lotta per la vita e contro chi, nell’ombra, sta tramando per fare fallire la rivoluzione dannunziana. Una storia che coinvolge servizi segreti di vari paesi europei, alcuni impegnati a sostenere l’impresa, altri a cercare di farla fallire. Sullo sfondo, lo spettro dell’ascesa in Italia del partito politico guidato da Benito Mussolini.È a tutti gli effetti un thriller politico a sfondo storico, il film, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Claudia Salaris, che ha per sottotitolo Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume.
Messo in scena con il linguaggio del cinema di genere, ha proprio nei momenti spettacolari e d’azione i suoi momenti migliori. Catinari è un esperto direttore della fotografia che ha lavorato anche all’estero, e conosce le dinamiche del cinema di intrattenimento. Siamo davanti a un’opera di finzione, non di un documentario, pertanto non c’è pretesa di veridicità nella trama, se non negli elementi storici di sfondo. I personaggi storici assolvono al ruolo di funzione narrativa, senza un reale approfondimento.
La sceneggiatura mira più a raccontare il percorso dei personaggi inventati in primo piano nella vicenda, le loro intenzioni e motivazioni. Non solo la loro lotta per la vita, ma anche la loro lotta contro i demoni del proprio passato, in una storia che mescola anche sentimenti come odio, amore e desiderio di vendetta. Se la parte visiva è ben curata, è nei dialoghi e in alcuni passaggi della sceneggiatura che il film mostra dei limiti, che però sono coerenti con il monito che la vicenda dell’Impresa di Fiume dà a noi ancora oggi.
Il film racconta anche la tragedia di un’utopia tradita, di un sogno infranto. Col senno di poi, un’utopia che paradossalmente fu uno dei germogli di quella distopia fascista che pochi anni dopo sarebbe iniziata in Italia e in Europa, portandoci poi alle tragedie della II Guerra Mondiale.
In tal senso un film imperfetto, non pienamente risolto, è la migliore rappresentazione possibile di come la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Il business della coscienza – L’INDISCRETO
11 aprile 2026 alle 20:26 · Archiviato in Acido, Cognizioni, Deliri, Futuro, Oscurità, Sociale, Tecnologia and tagged: Dillan DiNardo, Distopia, Donald Trump, Elon Musk, Fascismo, Intelligenza Artificiale, J.D. Vance, Ketamina, Peter Thiel, USA
Su L’Indiscreto un’interessante ricerca riguardo la cura dell’ansia e il disagio mentale da cui ricavare profitto, ma non solo: si parla anche di come la tecnologia stia percorrendo sentieri adiacenti per un controllo mentale, del pensiero, delle azioni ad ampio spettro, tecnofascismo che riemerge ovunque e che non ha radici recenti.
I governi e le istituzioni concepiscono il rapporto con le sostanze psicotrope in termini perlopiù repressivi: pensano che «la droga» sia una malattia o una forma di delinquenza, e che fare la guerra alle sostanze sia la risposta migliore. Ma le war on drugs ci sono sempre state, e le droghe anche. Non ha molto senso agire sui sintomi; bisognerebbe intervenire alla fonte, cioè nelle forme di vita delle società: intervenire sulla domanda prima che sullo spaccio o la produzione. Finché ci sarà domanda, si troverà un modo di soddisfarla. D’altra parte, è possibile che questa domanda sia legittima, se non legale. Potrebbe essere addirittura una risposta «sana» o razionale a determinate sollecitazioni imposte dal mondo in cui viviamo. L’Occidente contemporaneo – lo stesso che oggi, in certe sue derive destrorse e populiste, vorrebbe reprimere l’uso di sostanze psicoattive non tradizionali – è la società probabilmente più tossicomane e tossicofila che mai sia esistita nella storia umana. Oltre al fatto palese che molte delle molecole più insidiose degli ultimi anni, dai barbiturici agli oppioidi sintetici, sono farmaci «legali» regolarmente prescritti, il numero di dipendenze che attraversano le nostre società, non ultime quelle legate all’uso di tecnologie informatiche, è esorbitante.
Se la nostra è una società patogena, in particolare per quanto riguarda i problemi di salute mentale (di cui si registrano incrementi a dir poco allarmanti ormai da qualche decennio), diffondendo il consumo di molecole psicoattive non si farà molto più che mettere delle pezze individuali su problemi più ampi. Non risolti, questi problemi torneranno a presentarsi sotto nuove forme, forse peggiori. Se il problema è lo stile di vita che una società promuove, allora la questione è politica e culturale, non psicologica. Un discorso a parte riguarda il consumo di queste sostanze in contesti comunitari capaci di costruire orizzonti di senso alternativi come le feste, i rave, certe comunità religiose: ma in tal caso non stiamo più parlando di ambiti propriamente terapeutici [→ Rave].
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Considerazioni postreferendum…
29 marzo 2026 alle 10:35 · Archiviato in Sociale and tagged: Attività politica, Fascismo, Infection, My continuum
A giorni di distanza, a bocce quasi ferme, è bello vedere come questa manica di postfascisti sia andata nel panico e pur di apparire integra, abbia sacrificato rapporti di amicizia profonda: ma nulla sarà più come prima, state per tornare nelle fogne, in fondo a destra, in marcescente compagnia di tutti i vostri sodali internazionali da genocidio.
Non credo sarà una rivoluzione, ma l’onda è finalmente mutata: siamo oltre la speranza, era ora, il caos ha vinto ancora una volta.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Resistere al tecnofascismo – L’INDISCRETO
28 marzo 2026 alle 14:32 · Archiviato in Cognizioni, Deliri, Oscurità, Sociale, Tecnologia and tagged: Controllo sociale, Fabrizio Acanfora, Fascismo, Internet, Interrogazioni sul reale
Su L’Indiscreto un articolo che esamina la tematica del tecnofascismo, così presente nelle nostre attuali vite e, ahimè, monito ancora più terribile per il futuro:
Chi ha avuto modo di sperimentare la prima era di Internet, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, ricorda forse una sensazione di libertà. Dai nostri angusti spazi fisici, le province, le città di periferia, potevamo proiettarci in tutto il mondo: le nostre parole e idee potevano varcare oceani e catene montuose, potevamo tessere amicizie e relazioni che sfidavano lo spazio-tempo. (…) . È un’illusione in gran parte sfumata, nello specifico per via di tre fattori: la frammentazione dell’attenzione, la spinta all’autoimprenditorialità (ovvero la trasformazione dell’identità online in brand) e la sorveglianza. Significa che ogni possibilità di agency politica nello spazio digitale è andata perduta? Forse no. Lo spazio online può continuare a essere occupato strategicamente dai movimenti di liberazione, ma, senza dubbio, è un luogo sempre più ostile.
All’interno dello specchio delle piattaforme digitali, mentre ci nutriamo della nostra stessa immagine, siamo sottoposti a un controllo capillare dei nostri comportamenti. Siamo tracciati, la nostra «persona digitale» è in mano ad aziende che elaborano i dati da noi prodotti per scopi non sempre innocui, sicuramente non trasparenti. In cambio di intrattenimento costante e di presunte opportunità di successo, abbiamo accettato che i nostri comportamenti, anche quelli più intimi, siano oggetto di sorveglianza. E lo abbiamo fatto, lo facciamo, volontariamente: abbiamo trasferito parte della nostra identità online, assuefacendoci alla nostra immagine e alla possibilità di una visibilità sempre maggiore. Abbiamo normalizzato controllo e profilazione, fino a considerarle una condizione normale, addirittura auspicabile, e abbiamo finito così per interiorizzare la sorveglianza e l’aderenza a una serie di modelli di comportamento. «L’utente non è solo un destinatario passivo» scrive Fabrizio Acanfora in Rompere il gioco, «ma viene sfruttato a livello esistenziale, trasformato in una sorta di creatura autofaga che alimenta il Sistema consumando se stessa; ogni azione online, ogni interazione sui social non solo produce dati, ma nutre questo meccanismo.»
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Minneapolis come laboratorio della post-verità – L’INDISCRETO
17 gennaio 2026 alle 13:13 · Archiviato in Disumano, Sociale and tagged: Distopia, Donald Trump, Fascismo, Infection, J.D. Vance, Jonathan Ross, Renee Nicole Good, Repressioni, USA
In un’epoca in cui diverse narrazioni sono in guerra, la realtà è sopravvalutata: a convincerci è, come sempre, la storia che vogliamo ascoltare.
Questa la chiosa su un articolo dell’Indiscreto che analizza le violenze degne di ben altro regime – ma il discorso qui si farebbe lungo, ne parleremo in a parte – che le forze speciali statunitensi ICE commettono, con orrore e determinazione disumana, nei confronti di chi ritengono immigrati (una colpa colossale, il culmine della diversità che va sempre e comunque condannata, perché il Mercato fiaccato dalla pandemia ha bisogno di ripartire forte, di concentrarsi sugli elementi forti del businness). Un altro estratto, che analizza l’orrore dell’uccisione di Renee Nicole Good:
Il Vicepresidente J.D Vance ha adottato una strategia diversa, affermando, senza alcun fondamento che Good apparteneva a una rete più ampia di attivisti che progettavano “di attaccare, di doxare e di aggredire” le forze dell’ordine federali, criticando i media per aver parlato dell’agente senza empatia e dicendo che Good è morta per la propria ideologia. È a dir poco allarmante se a riscrivere la realtà è un apparato statale, con la consapevolezza che la narrazione “ufficiale” ha un peso ben diverso di qualsiasi prova e testimone. Il sindaco dem di Minneapolis Jacob Frey non ha fatto molti giri di parole, definendo la versione dell’amministrazione “narrazione spazzatura”. “L’Ice dovrebbe “andarsene da Minneapolis”, ha aggiunto.
Chi supporta queste violenze non cambierà idea nemmeno di fronte all’evidenza più lampante, perché, pur se non lo ammetterà esplicitamente, ritiene che queste violenze siano in qualche modo giustificate se la si pensa diversamente da Trump e si fida ciecamente della narrazione dominante che chiama terrorista una madre di 37 anni disarmata che voleva tornare a casa sua.
Ad aumentare la confusione sui social media sono stati alcuni deepfake, indirizzati sia contro la vittima che contro l’agente. Il giornalista del Washington Post Drew Harwell ha pubblicato un video sulle immagini generate dall’intelligenza artificiale (in particolare Grok su X) che rimuovevano la maschera dell’agente dell’ICE Jonathan Ross divenute virali sui social media, prima che fosse identificata la sua vera identità. I generatori di immagini non sono in grado di smascherare le persone, possono infatti solo basarsi su dati del passato già acquisiti, dunque questo genere di utilizzo è privo di senso.
I commentatori politici di Fox News (ma anche di ambienti più moderati, sia in Europa che oltreoceano) che parlavano di nuovo fascismo in riferimento a iniziative definite dittatura del politicamente corretto, adesso spiegano che chi non obbedisce agli agenti mette consapevolmente a rischio la sua vita. Nel mentre i commentatori esaltano l’attacco di Trump al Venezuela e celebrano i manifestanti iraniani contro il sanguinario regime dittatoriale in Iran ergendosi a paladini della libertà, come se le violenze delle autorità iraniane fossero diverse da quelle statunitensi. I diritti umani e la libertà, del resto, valgono solamente in funzione della propria visione geopolitica.
A creare un “clima infame” a Minneapolis, come riassunto da Francesco Marino nella newsletter Culture Wars, ha contribuito anche l’ecosistema mediatico dei creator al servizio dell’estrema destra, che adesso sta amplificando le diffamazioni contro Renee Nicole Good. Lo scorso dicembre, lo youtuber MAGA Nick Shirley pubblica, un video in cui “smaschera” presunte frodi in una serie di asili nido somali a Minneapolis, di cui in realtà FBI erano a conoscenza da anni, ma che in ogni caso diventano la scusa perfetta perfetta per attaccare il governatore del Minnesota Tim Walz, bloccare i fondi federali e inviare migliaia di agenti dell’ICE a Minneapolis.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Roger Waters – Sumud
1 dicembre 2025 alle 17:29 · Archiviato in Sociale, Tersicore and tagged: Attività politica, Fascismo, Infection, Israele, Palestina, Roger Waters, Video
Un nuovo brano di Roger Waters, che usa molto materiale iconografico relativo alle recenti marce in Italia a favore della Palestina contro il massacro criminale, religioso, infame, schifoso, operato da Israele con metodi coloniali, e molto peggio ancora…
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Carmilla on line | Anticapitalismo e antifascismo (seconda parte) | CarmillaOnLine
28 ottobre 2025 alle 19:48 · Archiviato in Cognizioni, Oscurità, Sociale, Storia and tagged: Adolf Hitler, Benito Mussolini, Carlo Modesti Pauer, CarmillaOnLine, Fascismo, Infection, Liberismo, Nico Maccentelli
Su CarmillaOnLine la seconda parte di una lunga riflessione di Nico Maccentelli (qui la prima parte) che argomenta come il fascismo sia l’endemica longa manus del capitale, senza troppi giri di parole o sofismi ideologici; l’incipit:
In questa seconda parte affronto l’origine e la storia del fascismo nella prospettiva di una lotta antifascista che non può non essere anticapitalista e vedremo il perché. Ad avvalorare questa ipotesi c’è l’ottimo contributo di Carlo Modesti Pauer apparso il 21 ottobre scorso sul nostro web, dal titolo: Di piazze piene a milioni e di carogne, canaglie e cialtroni…
Modesti Pauer scrive:
«Il punto cruciale è che, dopo la guerra, il “nuovo” capitalismo yankee non ha – apparentemente – più bisogno dei fascismi storici, così come se ne servì nel primo dopoguerra. La democrazia parlamentare entro certi limiti (anticomunismo ad ogni costo), diventa funzionale al nuovo ordine economico e geopolitico sorto con la Guerra fredda. Come noterà Bobbio, la “democrazia liberale è fragile ma si rivela adattabile: non un ostacolo, ma una forma di governo che il Capitale sa usare”. Tuttavia, le vicende complesse degli ultimi trent’anni, dalla dissoluzione dell’Urss in poi, hanno trasformato profondamente lo scenario geopolitico, mentre si imponeva un’economia globale di stampo neoliberista: deindustrializzazione nei paesi maturi, delocalizzazione produttiva, privatizzazioni, vendita di imprese pubbliche e riduzione dello Stato sociale; concentrazione della ricchezza, erosione dei diritti, crisi ricorrenti, tagli alla spesa pubblica, collasso dei welfare europei; omologazione giuridica al modello anglosassone, erosione della sovranità nazionale. La mattanza alla Diaz, la violenza feroce della repressione a Genova (G8-2001), doveva mettere a tacere chi indicava il nuovo orrore della teologia economica: il Capitale, nella sua autoriproduzione, si pone come realtà ultima, come principio di ogni senso, come Assoluto immanente che non tollera esterno né differenza. Il valore non rimanda più a nulla: è puro esser-presente, pura parusia del denaro che si moltiplica.»E ancora:
«Il volto nuovo del fascismo non ha la forza né la necessità di costruire un ordine alternativo come nel 1932. Non organizza corporazioni, non genera un nuovo modello di Stato. Si riduce a un doppio ruolo: a) l’intensificazione repressiva, attraverso leggi securitarie, restrizioni di libertà e sorveglianza hi tech; b) la mobilitazione simbolico-identitaria intorno a bandiere, retoriche nazionaliste, slogan sulla patria e sulla tradizione, richiami strumentali e infantili a disegni divini. Il nuovo fascismo è dunque un attrezzo residuale, non più totalità organica, e quando arriva al potere, si riallinea immediatamente con il Capitale e con lo Stato imperiale.»
Di fatto segue la mia linea di ragionamento sviluppata nella prima parte che trovate qui. Il rapporto organico tra capitalismo e fascismo è ancora più forte in mancanza di un’ideologia, di riferimenti culturali iconici e di valori reazionari come costanti e denominatori comuni da contesto a contesto. L’unica visione del mondo che resta è l’onnipresenza sempiterna del capitalismo, il valore della competizione del rapporto superiorità inferiorità a prescindere dai tools politici e valoriali necessari per affermare e imporre questa narrazione.
Pertanto la relazione tra democrazia svuotata delle sue funzioni a divenirne un simulacro e oligarchia come realtà occultata o manifesta ma comunque anch’essa imposta è l’essenza del fascismo e il livello sopra strutturale del capitalismo, ossia in particolare del capitale globale diretto dall’imperialismo atlantista. Pertanto non ci si può fermare semplicemente alle icone del passato, o ai comportamenti, o peggio alle espressioni culturali stereotipate, tutte gaglierdetti e orbaci. Ma occorre cogliere la determinazione funzionale del fascismo (per essere tale) nella sovrastruttura del capitale stesso. E oggi, nella fine della democrazia liberale (di cui resta solo un vuoto simulacro) arriva ad assurgere una posizione sistemica che va riconosciuta al di là dei luoghi comuni e delle colorazioni politiche che sono solo strumenti di apparati camaleontiaci: un fascismo zelig, ma sempre orientato ad assolvere il suo ruolo. Come vedremo tra breve i classici ci aiuteranno in questo orientamento.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Necessità divine
22 agosto 2025 alle 12:09 · Archiviato in Empatia, Energia, InnerSpace, Oscurità, Reading, Surrealtà and tagged: Anarchia, Fascismo, Infection, Luce oscura, Misticismo, My continuum, Nazismo, Religioni, Sciamanesimo
L’incanto di un popolare vaste distese con strette ideologie racconta fascismi, denota lordure, la fogna del mondo giustificata da leggi divine scritte da umani: necessità di percepire il divino soltanto tramite se stessi, da non divenire dottrina.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Carmilla on line | Il corollario razzista e imperialista del mito della Frontiera
21 agosto 2025 alle 20:59 · Archiviato in Cognizioni, Passato, Sociale, Storia and tagged: CarmillaOnLine, Colonialismo, Cristiani, Dante Alighieri, David W. Belisle, Fascismo, Frederick Turner, Frontiere, Imperialismo, Infection, Jesup D. Scott, Josiah Strong, Martin Bernal, Mitford M. Mathews, Nazismo, Sandro Moiso, USA
Su CarmillaOnLine una recensione di Sandro Moiso a I Robinson d’America. Le avventure di una famiglia persa nel gran deserto del West, saggio di David W. Belisle sulle frontiere e su quanto significhi per il colonialismo, razzismo e tutta quella congerie di idee orribili e fasciste, a volte anche naziste, connesse; un estratto:
Sull’importanza della Frontiera nella storia degli Stati Uniti e, soprattutto, per la creazione del mito americano non vi può essere più alcun dubbio. Questo assunto è d’altra parte facilmente verificabile a partire dall’opera di Frederick Turner, intitolata The Frontier in American History pubblicata nel 1953, che raccoglieva una serie di saggi dello stesso autore editi tra il 1920 e il 1947.
«La frontiera non costituisce una linea in cui fermarsi, ma un’area che invita ad entrare».
Originariamente il termine aveva lo stesso significato e in Inghilterra e nel continente europeo e nelle colonie inglesi del Nord-America. Il cambiamento di significato del termine fu determinato dalla consapevolezza che, attorno agli insediamenti coloniali, non c’era un confine rigido e impenetrabile se non sotto la pressione eccezionale di un conflitto bellico; c’era invece spazio aperto e disponibile. La scoperta di questo fatto dava al dinamismo espansionista, che era alla base della creazione delle colonie, nuovo vigore e nuova vitalità. La consapevolezza di trovarsi all’orlo di un continente, che aspettava solo di essere esplorato, conquistato e sfruttato, era travasato nel linguaggio stesso e nel significato traslato che parole come frontier venivano ad assumere. Mitford M. Mathews è in grado di citare esempi di un simile uso del termine che risalgono a prima della fine del ‘6001.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa


