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Archivio per Internet

Resistere al tecnofascismo – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo che esamina la tematica del tecnofascismo, così presente nelle nostre attuali vite e, ahimè, monito ancora più terribile per il futuro:

Chi ha avuto modo di sperimentare la prima era di Internet, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, ricorda forse una sensazione di libertà. Dai nostri angusti spazi fisici, le province, le città di periferia, potevamo proiettarci in tutto il mondo: le nostre parole e idee potevano varcare oceani e catene montuose, potevamo tessere amicizie e relazioni che sfidavano lo spazio-tempo. (…) . È un’illusione in gran parte sfumata, nello specifico per via di tre fattori: la frammentazione dell’attenzione, la spinta all’autoimprenditorialità (ovvero la trasformazione dell’identità online in brand) e la sorveglianza. Significa che ogni possibilità di agency politica nello spazio digitale è andata perduta? Forse no. Lo spazio online può continuare a essere occupato strategicamente dai movimenti di liberazione, ma, senza dubbio, è un luogo sempre più ostile.
All’interno dello specchio delle piattaforme digitali, mentre ci nutriamo della nostra stessa immagine, siamo sottoposti a un controllo capillare dei nostri comportamenti. Siamo tracciati, la nostra «persona digitale» è in mano ad aziende che elaborano i dati da noi prodotti per scopi non sempre innocui, sicuramente non trasparenti. In cambio di intrattenimento costante e di presunte opportunità di successo, abbiamo accettato che i nostri comportamenti, anche quelli più intimi, siano oggetto di sorveglianza. E lo abbiamo fatto, lo facciamo, volontariamente: abbiamo trasferito parte della nostra identità online, assuefacendoci alla nostra immagine e alla possibilità di una visibilità sempre maggiore. Abbiamo normalizzato controllo e profilazione, fino a considerarle una condizione normale, addirittura auspicabile, e abbiamo finito così per interiorizzare la sorveglianza e l’aderenza a una serie di modelli di comportamento. «L’utente non è solo un destinatario passivo» scrive Fabrizio Acanfora in Rompere il gioco, «ma viene sfruttato a livello esistenziale, trasformato in una sorta di creatura autofaga che alimenta il Sistema consumando se stessa; ogni azione online, ogni interazione sui social non solo produce dati, ma nutre questo meccanismo.»

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Emerald Black Latency, the technological latency of the green screen | Neural


[Letto su Neural]

Emerald Black Latency di Mario Santamaría è un progetto che esplora la rappresentazione e la dimensione materiale della circolazione dei dati su Internet, nonché l’aspetto speculativo di un oggetto reale, ma impossibile da percepire nella sua interezza. L’oggetto in questione è il Medusa Submarine Cable System, un’infrastruttura di telecomunicazioni in fibra ottica lunga 8.700 km che dovrebbe entrare in funzione nel 2026. Con l’obiettivo di migliorare la connettività nel Mediterraneo e di collegare l’Europa e il Nord Africa, questa nuova rete si unisce a un importante sistema sottomarino che trasporta il 98% del traffico Internet internazionale. La proposta speculativa di Santamaría comprende una serie di immagini tratte da un intervento dell’artista su Google Maps: una simulazione dell’interno del cavo Medusa – più precisamente, il segmento tra la costa di Sant Adrià del Besòs (Barcellona), dove si trova uno dei punti di ancoraggio costieri, e il Mar Balearico – che ha ricreato nel suo studio. Come un Méliès contemporaneo, l’illusione generata dalla rappresentazione di ciò che è inaccessibile si apre a questa nozione di latenza, evocata dal titolo del progetto. Una latenza “nero smeraldo” simile a uno schermo verde su cui possiamo proiettare, in un certo senso, l’immaginario moltiplicato di Internet – questo “schermo” diventa la rappresentazione metaforica del suo veicolo reale. Ciò riecheggia anche l’Aleph della mitologia borgesiana, quel punto in cui tutto coesiste simultaneamente e istantaneamente, e dove tutti i luoghi dell’universo possono essere trovati, senza fondersi, visti da tutte le angolazioni. Il contenuto di un ipotetico Google Maps molto avanti rispetto ai suoi tempi. Questo intervento basato sul web suggerisce anche un possibile attraversamento all’interno del cavo stesso, cosa umanamente impossibile dato il suo diametro inferiore al millimetro. In questo modo, Medusa riacquista l’aura del mito che le dà il nome: nipote dell’unione tra terra e oceano, si lascia vedere solo rinunciando alla vita. E paradossalmente, ciò che non possiamo vedere ci offre uno scorcio – attraverso la tecnologia digitale – di ciò che altrimenti rimarrebbe inaccessibile, latente e invisibile.

Echo Chamber System for Submarine Cable, the voice of the distant network | Neural


[Letto su Neural]

Il ritardo è stato integrato come elemento simbolico nella prima net art e ora è ancora molto presente, un elemento inosservato nello streaming. Il processo di svelamento, con la fisicità dell’internet globale, è già stato intrapreso da diversi artisti, ai quali Honam Kim si unisce con la propria interpretazione. Nel suo Echo Chamber System for Submarine Cable, costruisce un’infrastruttura tecnica basata su dieci server situati in rispettive città lontane, che scambiano informazioni e dieci display in sequenza, con ritardi che creano effetti di eco audio. Questo diventa la “voce” dei segnali che rimbalzano in tutto il mondo, materializzando i confini sistematicamente ignorati della rete.

YouTG.NET – Diecimila torri: la civiltà nuragica come un social network


Su YouTG un articolo di Arnaldo Pontis sul sistema interattivo dei nuraghi in Sardegna, una rete dalle molteplici valenze che intesseva l’isola in tempi remoti, dallo stupefacente sapore moderno; nello specifico, Arnaldo rivendica la paternità delle intuizioni web degli antichi, che posso suffragare perché quelle tesi le lessi in un suo PDF più di dieci anni fa. Ecco i dettagli:

Sul portale di NURNET – la rete dei nuraghi (LINK)  è stata pubblicata di recente una notizia che parla dei risultati di una importante ricerca sui Nuraghi. Si tratta di uno studio portato avanti da Roberto Demontis, informatico e ricercatore, che ha implementato uno sviluppo di layer e tematismi GIS basato sui dati del Geoportale di mappatura e georeferenziazione dei nuraghi in Sardegna, creato dal CRS4 (LINK)  in accordo con NURNET.
L’articolo, pubblicato su People and Nature (UNISS) e ripreso anche da diversi media, si basa sull’esame del luoghi di insediamento nuragico e sulla sovrapposizione di strati tematici della vegetazione, geologici e archeologici. Questo studio cerca di verificare la  possibilità di visibilità e inter-visibilità di ogni nuraghe con i nuraghi ad esso vicini e ipotizza la capacità dei Sardi Nuragici di comunicare e scambiarsi informazioni attraverso una vera e propria  “rete di comunicazione delle torri”  per mezzo di una sorta di “telegrafo di Chappe” ante litteram. I risultati preliminari sui dati censiti attraverso il portale, dimostrerebbero che dalla sommità di circa il  94% dei nuraghi ancora esistenti si poteva essere in grado di “triangolare” e comunicare visivamente con altri nuraghe vicini entro un raggio di 5 km.Si sarebbe quindi di fronte alla dimostrazione scientifica di una teoria “rivoluzionaria” che potrebbe risolvere l’enigma su cui da tempo tanti archeologi si interrogano, ovvero  quale sia stata la funzione e la necessità che ha portato i nostri antenati a costruire  oltre 10mila nuraghi in Sardegna. L’articolo pubblicato su NurNet cita, allo scopo di far luce proprio su questo quesito irrisolto, varie fonti tra cui un altro interessante articolo intitolato “Dell’origine, funzione e utilizzo dei Nuraghi” scritto da Marco Chilosi  sempre su NURNET nel 2018 (LINK) che a sua volta rimanda a diverse altre fonti.

Tra le tante fonti citate però, a mio avviso, ne manca una.  Un altro articolo che li precede praticamente tutti, essendo stato pubblicato oltre 12 anni or sono, che ipotizzava esattamente le stesse cose su cui CRS4  e Nurnet stanno lavorando oggi, spingendosi anche oltre.

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Elementi stratificati


Ogni fatto si rivela informazione pura, potresti vivere solo di esse e così ti accorgi che l’intera infrastruttura cognitiva attuale si sorregge sulle nozioni più elementari, via via più complesse.

Lankenauta | INTERNET. CRONACHE DELLA FINE


Su Lankenauta la recensione a Internet. Cronache della fine, la quadrilogia della fine di internet di Giovanni Agnoloni che ho letto in anteprima tempo fa, e che ho apprezzato particolarmente. Un estratto dalla critica:

Agnoloni possiede uno sguardo obliquo e insolito, che gli consente di sintonizzarsi sulla frequenza di ciò che in genere si tende a rimuovere, l’elefante chiuso nella stanza della tarda modernità: l’abisso della fine. Che un mondo ben preciso, quello del finanzcapitalismo (Gallino) o del realismo capitalista (Fisher) che dir si voglia, si stia inabissando davanti ai nostri occhi non si discute; il punto è tenere gli occhi aperti per guardarlo, e non distoglierli da cotanto sfacelo.

Agnoloni al coraggio somma una visione nutrita di filosofia, sociologia, psicologia, teologia; i suoi molteplici interessi e le sue vaste competenze convergono nell’opus magnum a formare un blocco coeso, una sorta di pietra tombale ritta nella palude della nostra esausta civiltà. Tuttavia, ed ecco il paradosso, la quadrilogia della fine di internet prefigura una speranza: quella sfolgorante e indistruttibile che riluce al termine di ogni tunnel.
Scriveva Stanislav Grof ne La mente olotropica: “Non potrebbe darsi allora che i nostri sforzi falliscano perché nessun tentativo s’indirizza in quella dimensione che è invece proprio al centro dell’attuale crisi globale: la psiche umana? Il maggiore ostacolo che dobbiamo fronteggiare in quanto specie si trova nel presente livello di evoluzione della nostra coscienza.”

Agnoloni non scinde mai la componente materiale da quella spirituale, la componente storica da quella psichica, la componente sociale da quella individuale. Egli ha ben chiaro che se non puliamo la lente tramite cui osserviamo il mondo non potremo guarire il mondo, il quale non è che una proiezione della nostra coscienza. In ciò si allinea, dal proprio punto di vista umanistico, alle scoperte più estreme della fisica. Pensiamo alle parole di Niels Bohr: “Le particelle materiali isolate sono astrazioni, poiché le loro proprietà sono definibili e osservabili solo mediante la loro interazione con altri sistemi.” O pensiamo alle teorie di Einstein o di Heisenberg. Non a caso Agnoloni proviene dall’avanguardia connettivista: una visione olistica (la radice olos compare nel titolo del succitato libro di Grof) caratterizza il suo pensiero; questo pensiero poi s’incarna in un racconto affascinante e coinvolgente, ricco di personaggi, luoghi e fatti a cavallo tra possibile e impossibile, vissuto e sognato. Agnoloni è anzitutto un romanziere, ma un romanziere sapienziale; e la sua sapienza è antica e modernissima.

Culture e pratiche di sorveglianza. Il nuovo ordine mediale delle piattaforme-mondo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che recensisce in modo ragionato Le piattaforme mondo. L’egemonia dei nuovi signori dei media, di Luca Balestrieri. Un estratto per capire ci cosa si parla:

Attorno alla metà degli anni Dieci del nuovo millennio è emersa con forza l’importanza che nell’odierna economia globale sta assumendo il cosiddetto Platform Capitalism – analizzato pionieristicamente da studiosi come Nick Srnicek1 –, cioè quella particolare forma di business ruotante attorno al modello delle piattaforme web rivelatosi il paradigma organizzativo emergente dell’industria e del mercato grazie alla sua abilità nello sfruttare pienamente le potenzialità della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

In generale, quando si parala di “piattaforma” si fa riferimento a «uno spazio per transizioni o interazioni digitali che crea valore attraverso l’effetto network, il quale si manifesta tramite la produzione di esternalità positive» (p. 14). Visto che la creazione di valore deriva soprattutto dalla conoscenza dei clienti e del mercato, diventa fondamentale la capacità di estrazione e di interpretazione dei dati comportamentali dei consumatori. Essendo la piattaforma a organizzare i flussi di informazione all’interno del network, la sua forza risiede proprio in questa sua capacità di connettere e ottimizzare gli scambi di informazioni tra gli elementi che coinvolge che prima erano invece disseminati lungo una filiera lineare. Si tratta pertanto di una forma organizzativa meglio capace di sfruttare le potenzialità offerte dall’intrecciarsi di intelligenza artificiale, cloud computing e connessioni ultraveloci e che, strada facendo, ha dato luogo a quelle che l’autore definisce come vere e proprie “piattaforme-mondo”:

“ecosistemi che organizzano in rete produzione e consumi, sviluppano e gestiscono la tecnologia con cui governano i mercati e tendono a espandersi attraverso il controllo dei dati. La piattaforma diventa mondo, tende a dilatare sena limiti i suoi servizi e le opportunità che offre. È la versione dell’one stop shop sviluppata, con il massimo di rigore e coerenza, per le prime dalle grandi piattaforme cinesi. Una sorta di paese dei balocchi nel quale il consumatore, idealmente, non deve cercare altrove per soddisfare digitalmente ogni suo bisogno (p. 19)”.

Si sta parlando di colossi statunitensi come Alphabet (gruppo Google), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft e cinesi come Baidu, Alibaba e Tencent. A un livello inferiore in questa gerarchia di potenza si collocano invece piattaforme come Netflix e Spotify in quanto impegnate in un segmento di mercato limitato, audiovisivo la prima e musicale la seconda. Per dare un’idea della potenza di fuoco di cui dispongono tali colossi si pensi che nel 2021 tra le dieci imprese a maggior capitalizzazione mondiale figuravano ben sette piattaforme-mondo.
Per comprendere come le piattaforme si siano evolute da semplici sistemi informatici nell’infrastruttura chiave dell’economia globale in grado di erodere le sovranità nazionali, sfruttando la capacità di ottenere ed elaborare dati, lo studioso ritiene sia necessario partire dalle “guerre dello streaming” per il controllo dell’industria audiovisiva statunitense che si sono scatenate negli anni Dieci del nuovo millennio. A una prima fase in cui le piattaforme S-VOD (sevizi video-on-demand richiedenti un abbonamento per una visione senza limiti dei contenuti) sferrano il loro attacco alla televisione multicanale uscendone vincitrici, succede una seconda fase in cui queste piattaforme si scontrano tra di loro per il dominio del mercato in una competizione giocata sul volume di dati raccolti e sull’ampiezza dei servizi che tali dati permettono di proporre in maniera profilata ai consumatori.

Per oltre un trentennio, a partire dagli anni Novanta del Novecento, il sistema della tv via cavo statunitense ha regnato sul sistema mondiale dei media grazie soprattutto alla sua indubbia capacità creativa (che ha portato a fare della serialità la narrazione privilegiata della contemporaneità e del suo immaginario) e all’aver messo in piedi un efficace sistema produttivo e di aggregazione di media company capace di integrare il comparto hollywoodiano tanto a livello creativo che organizzativo. Ne corso degli  anni Dieci le piattaforme streaming hanno dunque saputo assimilare e prendere il controllo tanto della creatività seriale che della base produttiva sviluppata nel frattempo dal sistema della tv via cavo. A risultare vincente, scrive Balestrieri, non è dunque il prodotto in sé (la serialità), che le piattaforme hanno trovato già strutturato dalle cable tv, ma il rapporto con il consumatore, che nello specifico significa la fruizione on demand e la valorizzazione della libertà di scelta. Quando compare Netflix, ad esempio, la cosiddetta complex tv2– la tv della complessità narrativa – era già un dato di fatto così come, almeno parzialmente, le sue innovative modalità produttive. Si potrebbe dire che Netflix arriva quando HBO ha già cambiato la serialità.

Giovanni Agnoloni racconta la fine di Internet. Un libro profetico che ci indica una via d’uscita – Il Fatto Quotidiano


Sul Fatto Quotidiano una bella recensione alla quadrilogia sulla “Fine di Internet”, Internet. Cronache della fine, Galaad edizioni, di Giovanni Agnoloni. Uno stralcio della rece:

Viaggia su più piani – suggestioni letterarie, fantascientifiche e psicanalitiche – il libro di Giovanni Agnoloni, Internet. Cronache della fine, che affronta un unico, grande tema profetico (o forse no, chissà): la fine della rete, di Internet insomma. Al grande tema, alla catastrofe digitale naturalmente, si salda il grande quesito: che fare, come reagire, come (ri)rovarsi?
Siamo tra il 2025 e il 2029 ma, quesito machiavellico, “li omini sono sempre li medesimi?”. Forse no. Il web fa parte della loro vita. Ci convivono. Lo apprezzano. Gli sono grati: come dimenticarsi che nei momenti bui (Agnoloni ricorda la quarantena) ci ha fatto vivere meglio, facendoci sentire meno soli?
In Internet. Cronache della fine incontriamo più storie. Il libro, infatti, comprende quattro romanzi già pubblicati (tra il 2012 e il 2017). Quattro storie comunque connesse tra loro (ricordiamo i titoli: Sentieri di notte, Partita di anime, La casa degli anonimi e L’ultimo angolo di mondo finito) e che per la prima volta in letteratura hanno prefigurato la caduta in disgrazia di Internet.
I personaggi di Agnoloni, ormai abituati a vivere una non-vita sulla rete, hanno perduto qualcosa: chi un amore, chi la memoria. Nella rete, insomma, inconsapevolmente siamo intrappolati ed è dura, poi, uscirne.

Abbiamo detto delle suggestioni a cui si affida Agnoloni. Ma c’è anche una forte lettura politica: la rete domina e controlla la nostra esistenza, condiziona il nostro tempo, i nostri pensieri, e poi la rete – si sa – appartiene ai padroni del mondo. Che però un bel giorno “rompono il mostro-giocattolo”: la vicenda parte infatti da un tentato colpo di stato da parte di una multinazionale europea delle telecomunicazioni.

Presentazione di “Internet. Cronache della fine”, di Giovanni Agnoloni


Oggi 19 luglio, alle 19.00, sarò presente come relatore alla presentazione di Internet. Cronache della fine, di Giovanni Agnoloni (qui l’evento FB aperto a tutti, qui la diretta su Anticorpi letterari).
 
La prima presentazione in Rete sulla fine della Rete. Si parlerà di “Internet. Cronache della fine”, la raccolta completa dei quattro libri della saga distopica di Giovanni Agnoloni appena uscita per Galaad Edizioni in volume unico aggiornato, con la prefazione della critica letteraria e autrice Sonia Caporossi. Parteciperanno all’evento lei stessa e gli scrittori Carlo Cuppini e Sandro Battisti, co-fondatore del movimento connettivista.
 
UPDATE: qui il video della presentazione.

Internet. Cronache della fine – quadrilogia di Giovanni Agnoloni


È recentemente uscito per i tipi di Galaad Internet. Cronache della fine, un tomo contenente l’intero ciclo della Fine di Internet, quattro storie scritte da Giovanni Agnoloni che girano tutte attorno a un solo evento: in un determinato momento del prossimo futuro la rete Internet cessa di funzionare, per motivi che possono essere riconducibili a sovrapposizioni legate all’avidità del business e a multinazionali che cercano di spremere ciò che non può essere spremuto – insomma, il classico sangue da una rapa – e che provocano il collasso strutturale della Rete.
Quello che accade dopo è assai prossimo all’apocalisse. È evidente che per un mondo basato sulla connessione telematica perdere il collante digitale equivale a una dispersione verso la periferia cognitiva di ogni sapere, di ogni abitudine, di ogni obiettivo, di ogni convinzione. Dopo la catastrofe, tutto appare slegato e l’orizzonte degli umani sembra affrontare un nuovo Medioevo in cui anche le condizioni meteo appaiono come una regressione verso una sorta di piccola glaciazione, qualcosa che ricorda molto da vicino la decadenza dell’evo antico, quando il prestigio di Roma si dissolse lasciando all’Europa un nulla barbarico forse non così prossimo all’epoca delle caverne, ma certo assai lontano dai fasti culturali, tecnologici e ideologici dell’epoca Classica.

Agnoloni ha scritto in questo scenario, in un volgere di pochi anni, ben quattro episodi: tre romanzi e un altro spin-off; un poderoso vademecum distopico allineato con chi vede nel futuro dominato dalle multinazionali e dal potere economico derivato dal Liberismo un’unica possibile forma di potere: il feroce controllo sociale e indistinto da parte di entità che di umano hanno ormai ben poco, se non nulla. La cruenta via d’uscita, sembra suggerirci l’autore, è la decadenza, la fine violenta di un mondo altamente sofisticato che genererà quindi scompigli immani, catastrofi, isterie e prese autonome di potere di singoli violenti, un po’ come davvero successe nel Medioevo.
La distopia di Agnoloni non è, però, soltanto centrata sulle istanze sociali ed economiche. La forza innovativa del suo messaggio è affidata a un misticismo senza nome e padroni che pervade la vita dei protagonisti di questo mondo disconnesso, che posseggono una carica esoterica che sembra sostituirsi alla connessione cibernetica e costituisce, a sua volta, un altro tipo di condivisione delle sapienze, delle convinzioni, delle abitudini, degli obiettivi. È un mondo profondamente diverso dal nostro quello che esce dalle pagine della quadrilogia, c’è un grande affresco di spiritualità che ha le movenze della premonizione, della certezza quasi sciamanica dei gesti, della potenza dei sogni, della sincronicità junghiana che prende l’anima del lettore avventuratosi nella Fine di Internet, è un po’ come entrare in una fitta foresta che diviene inestricabile già dopo pochi passi, che ci vuole a tornare indietro?, e invece ci ritroviamo avvolti da una selva oscura e complessa, e riemergervi è tutt’altro che semplice.

L’edizione editoriale di questo ciclo è resa ancora più corposa da una bella e totalmente all’altezza del testo prefazione di Sonia Caporossi, che districa alcuni dilemmi filosofici che i romanzi suggeriscono e lancia, a sua volta, alcune domande che allargano l’orizzonte cognitivo dell’opera.
Vi lascio quindi alla quarta di copertina, lancio di segnali moltiplicati, nella speranza che la caduta della connessione permetta comunque di sopravvivere ad alcuni concetti espressi da Giovanni Agnoloni. Buona lettura.

Sul volgere di una delle più gravi crisi della contemporaneità, ecco la raccolta completa della serie distopica dedicata al crollo di Internet. Tra il 2025 e il 2029, il tentativo di presa del potere da parte di una multinazionale europea delle telecomunicazioni e dell’energia e le ambigue vicissitudini di un movimento di sabotatori informatici riducono l’umanità a una condizione d’impotenza. Privati della Rete, donne e uomini di un futuro talmente prossimo che potrebbe già essere – e forse è – il presente devono scegliere se rimanere nella nebbia bianca dell’inconsapevolezza o trovare in sé, nella natura e nella consonanza con anime affini lo spunto per una rinascita che è anche l’inizio di un’auspicata rivoluzione globale.
Sospesa tra amore e suggestioni spirituali, avventura, viaggio e filosofia, questa edizione raccoglie i quattro romanzi (Sentieri di notte, lo spin-off Partita di anime e i due successivi sequel La casa degli anonimi e L’ultimo angolo di mondo finito) che per primi, a livello internazionale, hanno prefigurato la caduta di Internet non solo come evento astrattamente possibile, ma come ipotesi per mettere alla prova la capacità degli esseri umani di interagire con i propri simili e con l’ambiente, per invertire la tendenza all’abuso degli strumenti di Rete e scongiurare gli attentati alle libertà fondamentali che ne possono derivare.

Un’opera che travalica le barriere convenzionali tra i generi, radicandosi nella realtà per affrontare, anche con il ricorso a suggestioni noir e fantascientifiche, alcuni dei nodi cruciali del nostro tempo.

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