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Archivio per Albert Einstein

Sean Carroll spiega La fisica dei quanti | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di “La fisica dei quanti”, saggio di Sean Carroll dalla seguente descrizione di Emanuele Manco e dalla seguente quarta:

Possiamo immaginare la meccanica quantistica come una fotografia: congela gli elettroni mentre danzano attorno al nucleo. La teoria quantistica dei campi (QFT, Quantum Field Theory) è invece il film completo dell’universo.
La meccanica quantistica tratta le particelle come attori fissi su un palcoscenico. La QFT rivela che il palcoscenico stesso, lo spazio vuoto, è un mare ribollente di campi quantistici. Le particelle non “esistono”: sono eccitazioni di questi campi, come onde sull’oceano. In QFT, ogni tipo di particella ha il suo campo: c’è un campo elettronico che permea tutto l’universo, uno per i fotoni, uno per i quark. Quando “osservi” un elettrone, stai semplicemente vedendo un’increspatura locale nel campo elettronico. Le particelle possono apparire dal nulla e svanire istantaneamente. La creazione e annichilazione sono intrinseche alla teoria. Questo permette alla QFT di spiegare l’antimateria, le forze fondamentali e persino i comportamenti della luce.
La QFT è il framework che unisce relatività e quantistica, trasformando il vuoto da “nulla” a “tutto il possibile”.

Quarta: La teoria quantistica dei campi è il modo in cui la fisica moderna descrive la natura al suo livello più profondo. Partendo dalle basi della meccanica quantistica stessa, Sean Carroll analizza il processo di misura e l’entanglement prima di spiegare che il mondo è in realtà costituito da campi.
Capirete perché la materia è solida, perché esiste l’antimateria o perché gli atomi hanno determinate dimensioni; imparerete alcune idee fondamentali come spin, simmetria, diagrammi di Feynman e meccanismo di Higgs; e vi sarà finalmente chiaro perché le predizioni della teoria quantistica dei campi sono confermate in modo impressionante.
Spingendosi oltre Newton, Einstein e tutte le nozioni intuitive che hanno guidato l’Homo sapiens per millenni, questo libro è un viaggio verso una verità sul nostro universo che fino a poco tempo fa sembrava inimmaginabile. Quello di Sean Carroll è un approccio completamente nuovo, che arriva all’essenza matematica delle teorie fondamentali, spiegando ogni passo in modo semplice e originale.

The Weight Of The False Hopes


Le divinità giocano a dadi?

Lankenauta | INTERNET. CRONACHE DELLA FINE


Su Lankenauta la recensione a Internet. Cronache della fine, la quadrilogia della fine di internet di Giovanni Agnoloni che ho letto in anteprima tempo fa, e che ho apprezzato particolarmente. Un estratto dalla critica:

Agnoloni possiede uno sguardo obliquo e insolito, che gli consente di sintonizzarsi sulla frequenza di ciò che in genere si tende a rimuovere, l’elefante chiuso nella stanza della tarda modernità: l’abisso della fine. Che un mondo ben preciso, quello del finanzcapitalismo (Gallino) o del realismo capitalista (Fisher) che dir si voglia, si stia inabissando davanti ai nostri occhi non si discute; il punto è tenere gli occhi aperti per guardarlo, e non distoglierli da cotanto sfacelo.

Agnoloni al coraggio somma una visione nutrita di filosofia, sociologia, psicologia, teologia; i suoi molteplici interessi e le sue vaste competenze convergono nell’opus magnum a formare un blocco coeso, una sorta di pietra tombale ritta nella palude della nostra esausta civiltà. Tuttavia, ed ecco il paradosso, la quadrilogia della fine di internet prefigura una speranza: quella sfolgorante e indistruttibile che riluce al termine di ogni tunnel.
Scriveva Stanislav Grof ne La mente olotropica: “Non potrebbe darsi allora che i nostri sforzi falliscano perché nessun tentativo s’indirizza in quella dimensione che è invece proprio al centro dell’attuale crisi globale: la psiche umana? Il maggiore ostacolo che dobbiamo fronteggiare in quanto specie si trova nel presente livello di evoluzione della nostra coscienza.”

Agnoloni non scinde mai la componente materiale da quella spirituale, la componente storica da quella psichica, la componente sociale da quella individuale. Egli ha ben chiaro che se non puliamo la lente tramite cui osserviamo il mondo non potremo guarire il mondo, il quale non è che una proiezione della nostra coscienza. In ciò si allinea, dal proprio punto di vista umanistico, alle scoperte più estreme della fisica. Pensiamo alle parole di Niels Bohr: “Le particelle materiali isolate sono astrazioni, poiché le loro proprietà sono definibili e osservabili solo mediante la loro interazione con altri sistemi.” O pensiamo alle teorie di Einstein o di Heisenberg. Non a caso Agnoloni proviene dall’avanguardia connettivista: una visione olistica (la radice olos compare nel titolo del succitato libro di Grof) caratterizza il suo pensiero; questo pensiero poi s’incarna in un racconto affascinante e coinvolgente, ricco di personaggi, luoghi e fatti a cavallo tra possibile e impossibile, vissuto e sognato. Agnoloni è anzitutto un romanziere, ma un romanziere sapienziale; e la sua sapienza è antica e modernissima.

Poli gravitazionali


Cresce nei meandri della foresta un senso di surreale, dove le parole segnano gli abissi tu stazioni con le tue idee e crei un polo gravitazionale, su cui tutti si avvitano.

Questione di Princìpi. del Principio di Indeterminazione e di Incompletezza – CRITICA IMPURA


Sonia Caporossi sul suo blog analizza a fondo le implicazione fisiche e filosifica sollevate dalla Fisica quantistica e tutto il paradogma umano che si modifica, elementi del resto ben analizzati a fondo anche da Carlo Rovelli nelle sue innumerevoli pubblicazioni. Un estratto:

Nonostante si sia prossimi a festeggiare il centenario del Principio di Indeterminazione e di Incompletezza, rispettivamente dal tedesco Werner Heisenberg, 1927, e dall’austriaco Kurt Gödel, 1930, la loro potenza rivoluzionaria nella concezione della natura e della realtà non è stata sufficiente ad aggiornare l’assolutismo razionalistico, materialistico ed economico delle culture del mondo.

Einstein, con Podolsky e Rosen, affermò che il senso comune – ben codificato nella Meccanica classica – fa a pugni con la conoscenza della materia/realtà affermata dalla Meccanica quantica. Non riusciva a inscrivere nella sua Relatività ristretta quanto affermato dalla cosiddetta interpretazione di Copenaghen, nella quale si sostenevano per la prima volta il principio di complementarità e quello di dualità. Il primo afferma che a livello subatomico non è possibile conoscere contemporaneamente posizione e velocità della particella; il secondo, afferma la natura corpuscolare e ondulatoria delle particelle elettromagnetiche. La nota lettera del 1935, detta EPR come dalle loro iniziali, esordisce così: “La descrizione quantica della realtà può essere considerata completa?

La perplessità di Einstein era del tutto plausibile, comprensibile e condivisibile se osservata in termini empirici, sensoriali, egocentrici. Che di una particella si potesse conoscere solo uno dei due dati fondamentali della Meccanica classica, posizione e velocità, non era accettabile. Che la materia potesse essere un’onda, neppure.

La medesima perplessità si origina generando il proprio pensiero filtrato dal dominio assolutistico del razionalismo. Da questo discende l’idolatrata oggettività. Un plinto meccanicista che prevede la realtà come oggetto disponibile ad essere posto sul vetrino della conoscenza. Ma anche un cancello che impedisce di accedere alla verità affermata tanto dal Principio di indeterminazione di Heisenberg, quanto da quello di incompletezza che emerge dall’indagine dell’aritmetica attuata dal logico-matematico Kurt Gödel.

Se il principio del fisico tedesco – in collaborazione con Niels Bohr – afferma che di una particella elementare è possibile misurare solo la velocità o solo la posizione e che il comportamento di questa è relativo all’osservatore, quello del matematico austriaco osserva che entro la sintassi aritmetica si possono verificare situazioni per le quali non è possibile affermare univocamente siano vere o siano false, per le quali non si può altro dire che non siano vere e non siano false.

Ciò che permette…


Nel discrimine dei tuoi gesti trovi la difficile via attraverso il caso, un agglomerarsi di eventi diviene solidità ed è così che le molecole del caos s’innestano nel concreto, in quello che ti permette di vivere biologicamente.

Neil Gaiman: “Vi spiego perché il nostro futuro dipende dalla lettura e dalla fantasia” – Fumettologica


La lectio magistralis di Neil Gaiman sull’importanza dei libri, delle biblioteche, della lettura e dell’immaginazione, in particolare per giovani e bambini. Su FumettoLogica. Leggetelo bene fino in fondo ma, soprattutto, fatelo leggere a chi non lo fa normalmente.

Gaiman ha parlato alternando all’autoironia toni più seri e impegnati: «Io sono di parte: sono un autore e per trent’anni mi sono guadagnato da vivere con le parole. Quindi sono di parte come scrittore, ma lo sono ancora di più come lettore. E per questo sono qui a parlare stasera, sotto l’egida di un ente [la Reading Agency appunto] che sostiene programmi di alfabetizzazione e incoraggia la lettura. Perché tutto cambia quando leggiamo, e io voglio parlare di questo cambiamento e dell’atto della lettura».

Lo scrittore si è fatto ancora più serio nel toccare il tema della correlazione tra la lettura (e quindi l’alfabetizzazione) e la crescita della popolazione di un Paese, portando come esempio la correlazione tra la scolarizzazione e il livello di criminalità presente in una società. Negli Stati Uniti – ha detto – paese in cui è in grande crescita il settore della costruzione di prigioni “private”, il criterio con cui viene stimato il numero futuro dei carcerati viene semplicemente calcolato partendo dalla percentuale di giovani (10 e 11 anni) che dichiarano di non saper leggere.

Proseguendo nel suo ragionamento, Gaiman ha parlato a lungo del tema che evidentemente gli stava più a cuore, cioè del peso e dell’importanza della lettura durante l’infanzia:

«La narrativa è la droga che fa da porta d’ingresso alla lettura. Non penso che esistano una cosa come “un cattivo libro per bambini”: è una fesseria, è snobismo, ed è una stupidaggine. Non scoraggiate i bambini dal leggere solo perché pensate che stanno leggendo la cosa sbagliata. Quella narrativa che a voi non piace sarà la strada per arrivare ad altri libri che potreste preferire. E non tutti hanno il vostro stesso gusto».

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Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein | False percezioni


Sul blog di Luigi Milani interessante segnalazione della Mostra “Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein”, che si sta svolgendo (quasi chiudendo) al MAXXI di Roma. Vi riporto l’efficace descrizione che il buon Luigi ha espresso. Andateci, fate presto!

Vengono esposti concetti chiave fra loro dipendenti e interconnessi, di fondamentale importanza per accostarsi a un percorso di comprensione del nostro universo, della cosmologia e delle leggi che governano la nostra stessa esistenza.

Nel 1917 Albert Einstein pubblicò un articolo che di fatto pose le basi della moderna cosmologia, stravolgendo i modelli di cosmo e universo immaginati fino a quel momento da scienziati e pensatori, rivoluzionando le categorie di spazio e tempo. A cent’anni da quella pubblicazione il museo MAXXI dedica un’esposizione a uno dei giganti del pensiero moderno.

Il progetto è il frutto di una inedita collaborazione del MAXXI con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per il versante scientifico e con l’artista argentino Tomás Saraceno per quello artistico.

La mostra è composta da installazioni artistiche e scientifiche immersive affascinanti, ma direi quasi spericolate: la sala che ospita la mostra è immersa nel buio e i filmati a corredo sono spesso dotati del solo audio in lingua inglese.

Scelte indubbiamente di grande effetto, ma che rendono la fruizione faticosa, impegnativa e poco adatta ad esempio al pubblico anziano. Il legame tra arte e scienza viene dunque affermato con convinzione e orgoglio, ma il risultato non è del tutto convincente, a mio modesto avviso.

Sono presenti poi diversi reperti storici e simulazioni di esperimenti per accostarsi all’essenza delle innovazioni scientifiche introdotte da Einstein e far almeno intuire le profondità sottese all’Universo conosciuto.

02 dicembre 2017 – 06 maggio 2018
Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein
Galleria 4
a cura di Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano, Andrea Zanini
consulenza scientifica: Giovanni Amelino-Camelia
La chiusura della mostra è stata prorogata al 6 maggio 2018

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