HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Industrial
Arnaldo Pontis: arte elettronica e sperimentazione sonora – Unica Radio
Intervista ad Arnaldo Pontis su podcast UnicaRadio, dove l’artista cagliaritano fa un po’ il punto di tutta la sua carriera musicale, partendo dal punk – cose verissime, quelle che dice al proposito – fino ai suoi approcci tecnologici, sperimentali, fantastiche evoluzioni poetiche per esperire la frontiera amelodica e sì, politica.
Einstürzende Neubauten – Collapsing New Buildings – Live 1984
Decostruzioni seminali, che interpretano l’esatto mood dell’economia industriale.
25 anni di “ODRZ”: intervista a Massimo Mascheroni – Pomeriggi perduti
Michele Nigro intervista gli ODRZ – in particolare Massimo Mascheroni – in occasione del loro ODRZ100; un corposo estratto:
Per festeggiare degnamente i loro primi 25 anni di attività, ben spesi tra registrazioni in studio e performance live, il collettivo musicale italiano ODRZ – composto da Massimo Mascheroni e Antonio Maione – ha pensato di uscirsene con un prodotto assolutamente originale (a partire dalla confezione, dal booklet-“lenzuolo” e dal pratico supporto scelto per l’occasione: non un CD ma una chiavetta USB in formato card) e rivoluzionario: una registrazione “ipertrofica” – etichetta TIBProd – contenente 100 tracks e ognuna di queste realizzata in collaborazione con un artista invitato dal duo di Osnago alcuni anni fa in vista dell’anniversario. Tra i 100 “prescelti” anche il sottoscritto (track n° 31) che ha intrecciato la propria voce preventivamente registrata – il testo letto è quello della poesia intitolata “Vestigia”, in seguito inclusa nella raccolta edita “Carte nel buio”) – con i suoni prodotti dagli ODRZ. Ma non tutti i brani del mega-album sono un mix di testo e musica: infatti le numerose collaborazioni che hanno dato vita al progetto si sono basate anche, se non prevalentemente, su incontri di tipo prettamente musicale.
Ma che musica fanno gli ODRZ? Post-industriale, noise e d’avanguardia, con un approccio corrosivo e fortemente sperimentale: a volte “disturbanti”, altre volte sorprendentemente melodici (come, per fare un esempio, nella traccia n°7 realizzata con Gerstein), gli ODRZ sono dal 2000 alla ricerca di un nuovo suono, di un nuovo concetto di ascolto che non si rifà a melodie o a una partizione tradizionale, bensì a uno sperimentalismo sonoro quasi sempre improvvisato. Una musica non-musica fatta di suoni (e rumori) industriali (industrial noise) con cui compiere una ricerca profonda nell’animo di chi la produce e di chi l’ascolta: un ascolto “scomodo”, non facile, non accogliente, volutamente respingente, che arriva quasi sempre a creare un’angosciante ambientazione post-apocalittica capace di mettere in evidenza le condizioni esistenziali dell’uomo contemporaneo. Perché questo è il mondo in cui viviamo: fatto di metallo, di elettricità, di disumanizzante produttività, di fabbriche rumorose, di suoni ancestrali ricavati da materiali moderni; tutto sta nel riconoscerli, nell’accoglierli come suoni “naturali”, di una natura artificiale che ormai fa parte della nostra carne e del nostro DNA. Ma tra questi suoni disumanamente umani ecco riaffiorare, come in un innesto transumanista, parole emesse da apparati vocali animali – i nostri -; frasi reiterate, giochi vocali che ricordano quelli dissacranti e anti-passatisti dei futuristi di Marinetti, ripetizioni a oltranza di concetti poetici come se si trattasse dei movimenti ossessivamente ripetuti di un macchinario industriale: verrebbe da chiedersi, anche la creatività letteraria è dunque parte della produzione meccanica dell’uomo contemporaneo? Forse il rumorismo degli ODRZ vuole suggerirci che l’apocalisse è già realizzata, è hic et nunc e la viviamo quotidianamente, e che c’è solo bisogno di chi la concretizzi in arte sonora, che la reinterpreti musicalmente per chi fa finta di non sentire o è da troppo tempo immerso in un suono postumano divenuto familiare.
Riot
Le pessime olosensorialità, quelle che affossano i tuoi sensi ingannandoli con la surrealtà, si mostrano taglienti e ciniche, come un rivolo di notte acida nel contempo di un vomito industriale.
ODRZ – 100: è arrivato!
Mi è stato appena recapitato “100” degli ODRZ, il disco che celebra i loro 25 anni di attività industrial, sempre sul filo delle sperimentazioni più profonde, senza sconti, con gli occhi e le orecchie rivolte oltre ogni frontiera; essere loro ospite in questa grandiosa raccolta mi ha fatto davvero tanto tanto piacere, i nomi che sono presenti sul disco narrano di spessori espressivi e culturali enormi: ascoltatelo, è presente anche su BandCamp, poi acquistatelo 😉
Mega progetto in occasione dei 25 anni di ODRZ, nati il primo dicembre del 2000.
ODRZ100 è un’opera che contiene 100 brani. Ogni brano è stato realizzato collaborando con un artista ospite.
100 brani = 100 artisti nazionali e internazionali = 100 collaborazioni con ODRZ.
Un lavoro monumentale: oltre 8 ore di musica e parole, che ha impegnato il gruppo per un paio di anni e che non sarebbe stato possibile senza il supporto dei 100 ospiti che hanno tutti accettato con entusiasmo l’invito, inizialmente proposto ad artisti più vicini a ODRZ (collaboratori e amici di vecchia data) e man mano allargato a nuovi nomi fra passaparola e nuove scoperte.
Un lavoro eterogeneo, fra brani recitati, noise, musica concreta, ambient, richiami classici, sperimentazioni varie.
Nel suo insieme, il progetto risulta ricco di diversità espressive, schemi e stili compositivi.
In occasione di un traguardo così importante, ODRZ hanno deciso di far coincidere il numero del progetto facendolo corrispondere al numero dei partecipanti ospiti, tralasciando la numerazione progressiva tradizionale.
Il lavoro esce ufficialmente il primo Dicembre 2025 su etichetta TIBProd; un pieghevole 6 pagine fronte/retro in formato 7” con all’interno una usb card con tutti i 100 brani.
▶︎ 17 Fermate | Lehel P.
Queste sono le diciassette tracce che Emanuele Pescia ha appena reso pubbliche su BandCamp; droni virati di nero a contatto, di distopie industriali, di cangianti avvisi premorte: poche parole a sottolineare ciò…
dal mare
un punto luce
stempera e si deforma
il caldo volge al cambiamento
cambia direzione
muta la pelle
sorteggia un nuovo orizzonte
con attesa paziente
si rincorrono fischi e carte colorate
tra pietre solubili nel tempo
persino il verde degli alberi sembra
partecipare
a un gioco serale
di bimbi felici
l’imbrunire è pronto alla staffetta


