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È morto Dan Simmons, autore di Hyperion | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la notizia – sono un bel po’ incredulo – della morte di Dan Simmons, avvenuta ormai giorni fa e resa nota soltanto ieri; ecco come lo ricorda Silvio Sosio:
Simmons è noto soprattutto per il ciclo monumentale I Canti di Hyperion, una saga che fonde spazio, filosofia e letteratura, vincitrice dei più importanti premi di genere e considerata un classico moderno della science fiction, composta dai romanzi Hyperion, La caduta di Hyperion, Endymion e Il risveglio di Endymion.
La sua carriera letteraria ha attraversato i confini dei generi: dalla fantascienza all’horror, dal fantasy al thriller. Tra gli altri romanzi più celebri si ricordano il ciclo di Ilium, Il canto di Kali, Danza macabra e The Terror, dal quale è stata tratta una serie tv.
Lovely Pamelina
…e t’ho vista adesso, nel profondo tumulto del tuo ricordo, in un attimo di eterno che mi ha portato a piangerti dentro alla mia anima: perché manchi, ed eri bellissima…
La tua nuova casa
Ti ho ritrovata, infine
nella tua nuova casa
nella notte più profonda
nell’angolo più remoto, nascosta, sola.
Eri nel freddo
nella terribile aura del buio
piangevi piano, forse ti sei persa
cercando la mia mano?
Eppure t’ho vista nei caruggi
fino all’Abbazia
ero con i tuoi passi
riesci a sentirmi?
Con dolore e sgomento
desideri la tua calda branda
qui, nel cuore del crudo novembre
nel lontano altrove, tu spettro di brume.
Una nota personale
Ogni Viaggio è un percorso interiore, una ricerca che a volte è consapevole, altre una sorpresa; quello di sabato per Genova voleva essere una festa per la serata dark ambient di Stefano e voleva essere ricordo, una intima evocazione di Pamelina, che è stata in me nel tragitto. Ma è nella notte più abissale, al ritorno, che ho toccato l’acme dell’emozione: sull’Aurelia non viaggiava nessuno, ero solo nel cuore delle tenebre e a un certo punto, a nord di Grosseto – nella zona delle colline metallifere – mi sono fermato un minuto, ho spento la macchina. Il buio solitario più profondo, sopra avevo miriadi di stelle, mi ha avvolto crudamente e senza lasciarmi fiato, violento come un assalto imprevisto; lì, in quel luogo etrusco remotissimo e spettrale come una paura dell’anima, ho percepito Pamelina: intorno non c’era nulla di umano o accogliente e lei era lì, sola, spersa nel suo Ade, nella sua nuova desolata casa. Un flusso di dispiaceri e rimpianti mi ha spaventato fino al mio più profondo intimo…
Non potevo non scriverle; in fondo, il viaggio lo avevo fatto per lei, per trovarla e, mio malgrado, per cominciare a lasciare andare quel che è stato.
Enter the shadows
…e torni di continuo, quando meno me l’aspetto, con il ricordo di te che sei stata ovunque, nella tua quieta esistenza, nel tuo vivere nella mia ombra… Ti rivedrò in quel luogo che hai visto con me, mentre le brume stringono qualsiasi oggetto io possa scorgere…
Risvegliandosi
Inconscio lasciato espandere nelle retrovie d’un pensiero anomalo, istantaneo, mostrato con dolore levigato e mistificato, ancora vivo sotto la cenere.
Ti vedo ovunque
Il presidio sulle lunghe orme del notturno che è ovunque, libero bello intenso, a coprire tutte quelle forme di disperazione innerspace che sento vedendoti muovere ovunque.
Il vuoto del dolore
Soppesi la dinamica da perfezionare e la rendi prossima all’esiguità, i rimandi sono flebili lamenti lanciati nel vuoto del dolore.
Alcun desiderio di nulla
Nei discreti sfranti sfarinati trovi immersioni di ricordi, vividi come un dolore persistente, inimmaginabili estensioni di quello che vorresti finisse qui, dentro te, senza alcun desiderio di nulla.
Il vuoto e il fatuo
Il profilo ricco d’immagini che tempestano la poderosa mancanza e il vuoto, quell’impossibile vuoto che riempie di nulla la psiche.

