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Microsoft annuncia l’arrivo di “Majorana 1”, il processore da un milione di qubit | Fantascienza.com
21 febbraio 2025 alle 12:28 · Archiviato in Cognizioni, Cybergoth, Digitalizzazioni, Futuro, Matematica, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Computer quantistici, Emanuele Manco, Microsoft
Su Fantascienza.com la descrizione tecnica, tecnologica e matematica – a opera di Emanuele Manco – del nuovo processore quantistico di Microsoft, “Majorana 1”, di cui parlavo ieri qui in termini distopici per quello che può accelerare nel nostro mondo; un estratto:
Come se fosse la singolarità tecnologica, Microsoft ha annunciato l’arrivo del processore Majorana 1, con l’intenzione di spalancare le porte di una nuova era della computazione quantistica. Si tratta di un processore quantistico che nelle intenzioni di Microsoft rappresenterebbe molto più di una semplice evoluzione tecnologica, bensì una vera e propria rivoluzione nel modo in cui pensiamo alla materia e all’informazione. Come un esploratore che scopre un nuovo continente, Microsoft ha mappato un territorio della fisica finora solo teorizzato, trasformando concetti astratti in realtà tangibile.
Secondo Microsoft questa innovazione potrebbe essere un punto di svolta nella storia della computazione quantistica, accelerando drammaticamente il percorso verso computer quantistici pratici e utilizzabili. Non staremmo più parlando di decenni di attesa, ma di anni – forse anche meno. È come se avessimo improvvisamente accelerato il ritmo dell’innovazione tecnologica, aprendo la porta a un futuro che fino a ieri sembrava fantascienza. Ma vediamo i dettagli annunciati.
Immaginiamo di entrare nel cuore di questa innovazione: i superconduttori topologici. Questi materiali sono come dei ballerini quantistici che eseguono una coreografia mai vista prima, creando uno stato della materia che sfida le nostre categorie tradizionali. Non è solido, non è liquido, non è gas – è “topologico”, come se la natura stessa avesse deciso di inventare un nuovo stato di aggregazione. Questi materiali nascono dall’unione di semiconduttori come l’arseniuro di indio con superconduttori come l’alluminio, orchestrati a livello atomico per creare nanofili superconduttivi topologici. È come costruire un ponte quantistico tra il mondo che conosciamo e quello delle possibilità infinite.
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IA & Elaborazione quantistica: una nota
20 febbraio 2025 alle 20:13 · Archiviato in Cognizioni, Cybergoth, Deliri, Futuro, Inumano, Matematica, Oscurità, Postumanismo, Quantistico, SF, Sociale, Tecnologia and tagged: Computer quantistici, Controllo sociale, Distopia, Infection, Intelligenza Artificiale, Interrogazioni sul reale, Microsoft, No more human, P.K. Dick, Produco, Wired
La scintilla che ha dato vita a questa nota si è accesa leggendo l’articolo di Wired, in cui Microsoft annuncia il processore quantistico “Majorana 1”, un nuovo oggetto in grado di sfruttare una recente tecnologia dove viene applicata una particolare matematica, così da realizzare concretamente – nel giro di pochi anni – un tipo di computazione estremamente veloce con una bassa densità di errori.
Fin qui, nulla di nuovo, parliamo di una ricerca che viene approfondita già da anni: il calcolo quantistico è già realizzato con macchine apposite, ma provate a coniugare quella computazione con le IA, cosa potrebbe scaturirne? Il risultato sarà la comunione tra le possibilità cognitive della intelligenze artificiali, di per sé rapide, e le mostruose potenze di calcolo dei computer quantistici, enormemente più veloci rispetto ai calcolatori attuali; il risultato sarà quindi un controllo totale e immediato su ogni conversazione, azione, fino a predire i desideri e le mosse di tutta la popolazione umana.
Pensate a tutti i miliardi di videocamere installate in giro per il mondo, per esempio, già in grado di scansionare l’intera attività umana in tempo reale e, con l’ausilio delle IA, capaci di carpire cosa il singolo individuo sta facendo; con altrettanta solerzia e grazie al calcolo quantistico, quel sistema di sorveglianza sarà in grado di catalogare e documentare, scavando negli archivi più oscuri del web, comprendendo infine cosa il singolo sta pensando: perché la potenza di calcolo dei computer quantistici può offrire una valida velocità di elaborazione a questo processo di controllo, finendo per eliminare gli errori previsionali e rumori di fondo dell’algoritmo di catalogazione, sfociando nella predizione.
Insomma, la “precog” di Dick sta per arrivare, e per certi versi è già qui; il controllo totale da parte delle élite mondiali è prossimo a realizzarsi. Ma la cosa più agghiacciante di tutto questo discorso è che non saranno loro, questi signori privilegiati, i veri beneficiari del flusso distopico che ho descritto, ma il sistema stesso di controllo, un organismo disincarnato e inumano che va a braccetto col costrutto economico liberista, altro elemento pervasivo, inumano e disincarnato che flagella l’umanità.
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Geopolitica dell’intelligenza artificiale – L’INDISCRETO
3 dicembre 2023 alle 08:43 · Archiviato in Cognizioni, Cyberpunk, Digitalizzazioni, Filosofia, Matematica, Sociale, Tecnologia and tagged: Amazon, Apple, Cina, Europa, Facebook, Google, Infection, Instagram, Intelligenza Artificiale, Interrogazioni sul reale, Jeff Bezos, L’odio, Liberismo, Mark Zuckerberg, Matthieu Kassowitz, Microsoft, Movie, Ridefinizioni alternative, Shoshana Zuboff, Sorveglianze, USA, Vincent Cassel, WhatsApp
Su L’Indiscreto tante nozioni e considerazioni che ruotano attorno al moderno concetto di Intelligenza Artificiale ma che coinvolgono, pure, dettami del liberomercato e del CapitalismoSorvegliante, versa spina infetta nel fianco di ognuno di noi. Brani dell’articolo:
La nostra narrazione quotidiana serve a costruire giornalmente una percezione di un sé continuo, e ci serve per rappresentare il mondo come un flusso di avvenimenti più o meno collegati da un fil rouge, salvandoci così dall’accettarlo per quello che invece è: una grandissima accozzaglia di eventi randomici, spesso totalmente scollegati l’uno dall’altro. In questa narrazione, siamo portati come esseri umani a vedere correlazioni forti sulla base di quello che il nostro cervello ci suggerisce essere logico. Ci aspettiamo che qualcosa vada in una certa maniera, e allora stiamo particolarmente attenti a tutti i dettagli che secondo noi ha senso che siano la causa di quel qualcosa che accade. Qualcuno fuma due pacchetti di sigarette al giorno, e quindi se muore di tumore a quarant’anni è perché i suoi polmoni sono un colabrodo. Se la spiegazione ci appaga, non abbiamo bisogno di collezionare altri dati. Abbiamo già visto precedentemente come le nostre percezioni siano spesso sbagliate, perché fortemente condizionate dai bias insiti nel nostro cervello e nelle nostre culture. Su questo tema, l’intelligenza artificiale ha un grosso vantaggio, che può essere anche un’arma a doppio taglio: non ha un cervello, appunto. Il suo cervello siamo noi – anzi, sono i dati che le diamo in pasto. Per questo, è in grado di creare collegamenti tra dati che per noi risulterebbero totalmente invisibili. Sono i cosiddetti “segnali deboli”. Esercitando l’intelligenza artificiale su un quantitativo enorme di dati, può venire fuori dunque che tutti i quarantenni morti in un certo intervallo di tempo avevano una particolare abitudine alimentare – mettiamo che tutti mangiassero pomodori verdi fritti – e che quindi è quello, molto più dei pacchetti di sigarette fumati, che determina una morte precoce. O ancora, magari quei morti quarantenni sono concentrati tutti in una particolare regione, dove il gioco dei venti porta ad avere una concentrazione di polveri sottili e inquinamento particolarmente elevati.
Si può dire dunque che l’intelligenza artificiale abbia una sua “creatività”, che non risiede tanto nel software in sé, quanto nei risultati anche molto inaspettati che può produrre.(…)
In un convegno, una nota imprenditrice italiana che non avrebbe piacere a essere ricordata per questo aforisma, disse: «Quando arriva un’innovazione tecnologica, gli americani ci fanno un business, i cinesi la copiano, e gli europei la regolano».La citazione non è recentissima, ma lo stereotipo almeno parzialmente è ancora attuale. Già, perché se il senso innato del business è rimasto uno dei capisaldi di quel che rimane delle vestigia del “sogno americano”, e se gli europei non hanno perso un certo gusto per la regolamentazione, è invece da un pezzo che i cinesi si sono smarcati dalla loro fama di meri copycat, costituendo invece un vero e proprio polo di innovazione a sé stante.
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Culture e pratiche di sorveglianza. Il nuovo ordine mediale delle piattaforme-mondo – Carmilla on line
13 gennaio 2022 alle 21:30 · Archiviato in Cognizioni, Digitalizzazioni, Futuro, Passato, Sociale, Tecnologia and tagged: Amazon, CarmillaOnLine, Controllo sociale, Facebook, Gioacchino Toni, Google, Infection, Internet, Interrogazioni sul reale, Liberismo, Luca Balestrieri, Luce oscura, Microsoft, Netflix, Nick Srnicek, Ridefinizioni alternative, TV
Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che recensisce in modo ragionato Le piattaforme mondo. L’egemonia dei nuovi signori dei media, di Luca Balestrieri. Un estratto per capire ci cosa si parla:
Attorno alla metà degli anni Dieci del nuovo millennio è emersa con forza l’importanza che nell’odierna economia globale sta assumendo il cosiddetto Platform Capitalism – analizzato pionieristicamente da studiosi come Nick Srnicek1 –, cioè quella particolare forma di business ruotante attorno al modello delle piattaforme web rivelatosi il paradigma organizzativo emergente dell’industria e del mercato grazie alla sua abilità nello sfruttare pienamente le potenzialità della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.
In generale, quando si parala di “piattaforma” si fa riferimento a «uno spazio per transizioni o interazioni digitali che crea valore attraverso l’effetto network, il quale si manifesta tramite la produzione di esternalità positive» (p. 14). Visto che la creazione di valore deriva soprattutto dalla conoscenza dei clienti e del mercato, diventa fondamentale la capacità di estrazione e di interpretazione dei dati comportamentali dei consumatori. Essendo la piattaforma a organizzare i flussi di informazione all’interno del network, la sua forza risiede proprio in questa sua capacità di connettere e ottimizzare gli scambi di informazioni tra gli elementi che coinvolge che prima erano invece disseminati lungo una filiera lineare. Si tratta pertanto di una forma organizzativa meglio capace di sfruttare le potenzialità offerte dall’intrecciarsi di intelligenza artificiale, cloud computing e connessioni ultraveloci e che, strada facendo, ha dato luogo a quelle che l’autore definisce come vere e proprie “piattaforme-mondo”:
“ecosistemi che organizzano in rete produzione e consumi, sviluppano e gestiscono la tecnologia con cui governano i mercati e tendono a espandersi attraverso il controllo dei dati. La piattaforma diventa mondo, tende a dilatare sena limiti i suoi servizi e le opportunità che offre. È la versione dell’one stop shop sviluppata, con il massimo di rigore e coerenza, per le prime dalle grandi piattaforme cinesi. Una sorta di paese dei balocchi nel quale il consumatore, idealmente, non deve cercare altrove per soddisfare digitalmente ogni suo bisogno (p. 19)”.
Si sta parlando di colossi statunitensi come Alphabet (gruppo Google), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft e cinesi come Baidu, Alibaba e Tencent. A un livello inferiore in questa gerarchia di potenza si collocano invece piattaforme come Netflix e Spotify in quanto impegnate in un segmento di mercato limitato, audiovisivo la prima e musicale la seconda. Per dare un’idea della potenza di fuoco di cui dispongono tali colossi si pensi che nel 2021 tra le dieci imprese a maggior capitalizzazione mondiale figuravano ben sette piattaforme-mondo.
Per comprendere come le piattaforme si siano evolute da semplici sistemi informatici nell’infrastruttura chiave dell’economia globale in grado di erodere le sovranità nazionali, sfruttando la capacità di ottenere ed elaborare dati, lo studioso ritiene sia necessario partire dalle “guerre dello streaming” per il controllo dell’industria audiovisiva statunitense che si sono scatenate negli anni Dieci del nuovo millennio. A una prima fase in cui le piattaforme S-VOD (sevizi video-on-demand richiedenti un abbonamento per una visione senza limiti dei contenuti) sferrano il loro attacco alla televisione multicanale uscendone vincitrici, succede una seconda fase in cui queste piattaforme si scontrano tra di loro per il dominio del mercato in una competizione giocata sul volume di dati raccolti e sull’ampiezza dei servizi che tali dati permettono di proporre in maniera profilata ai consumatori.Per oltre un trentennio, a partire dagli anni Novanta del Novecento, il sistema della tv via cavo statunitense ha regnato sul sistema mondiale dei media grazie soprattutto alla sua indubbia capacità creativa (che ha portato a fare della serialità la narrazione privilegiata della contemporaneità e del suo immaginario) e all’aver messo in piedi un efficace sistema produttivo e di aggregazione di media company capace di integrare il comparto hollywoodiano tanto a livello creativo che organizzativo. Ne corso degli anni Dieci le piattaforme streaming hanno dunque saputo assimilare e prendere il controllo tanto della creatività seriale che della base produttiva sviluppata nel frattempo dal sistema della tv via cavo. A risultare vincente, scrive Balestrieri, non è dunque il prodotto in sé (la serialità), che le piattaforme hanno trovato già strutturato dalle cable tv, ma il rapporto con il consumatore, che nello specifico significa la fruizione on demand e la valorizzazione della libertà di scelta. Quando compare Netflix, ad esempio, la cosiddetta complex tv2– la tv della complessità narrativa – era già un dato di fatto così come, almeno parzialmente, le sue innovative modalità produttive. Si potrebbe dire che Netflix arriva quando HBO ha già cambiato la serialità.
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Microsoft dalla fantascienza alla realtà: il futuro del computer fra 5-10 anni | Kipple Officina Libraria
10 dicembre 2016 alle 21:14 · Archiviato in Digitalizzazioni, Kipple, Sociale, Tecnologia and tagged: Application Programming Interface, Cronache basso futuro, Interrogazioni sul reale, Microsoft, Roberto Bommarito, Video
[Letto su KippleBlog]
Nel video che vi proponiamo oggi, Microsoft: Productivity Future Vision, il colosso dell’informatica con sede a Washington negli Stati Uniti, presenta quella che è la sua visione di come saranno i computer – e di cosa saremo capaci di fare utilizzandoli, grazie alle innovazioni nel settore – in un futuro non troppo lontano: il 2020/2025. Nel video, un giovane ricercatore marino, Kat, e una manager d’azienda, Lola, ci mostrano come l’utilizzo di stampanti 3D, portatili avvolgibili, braccialetti intelligenti e molto altro cambieranno le nostre vite.
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Microsoft auricolari non vedenti | Navigazione sonora 3D
10 novembre 2014 alle 15:57 · Archiviato in Creatività, News, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Application Programming Interface, Microsoft, Olosensorialità, Paradigma olografico, Ridefinizioni alternative, Scansioni 3D
Su Gadgetblog la segnalazione di un interessante progetto di Microsoft che ha dell’olografico: la mappatura sonora dell’ambiente circostante, affinché i non
vedenti possano avere un’idea la più possibile aderente alla realtà che hanno intorno.
Si tratta di una sorta di auricolare che trasmette il sonoro tramite le ossa della mandibola – conduzione ossea, come i primi modelli di Google Glass. In questo caso però le informazioni sono audio, e sono di fatto piuttosto dettagliate. Non sappiamo come sia venuto in mente a Microsoft così all’improvviso, ma il sistema ideato è davvero geniale: ci sono diversi segnali per indicare dei punti del percorso, dei riferimenti, e poi ci sono differenti effetti sonori per indicare negozi, punti di interesse, dettagli sulla strada scelta. Tutto questo si va a sommare a un normale sistema di navigazione stradale turn by turn per pedoni, e siccome l’audio passa attraverso le ossa, non impedisce all’utente di sentire l’ambiente circostante – una considerazione estremamente importante in questo caso specifico. Questo device contiene una bussola, e quando l’utente gira la testa, i suoni gli indicano se la direzione è giusta – e non si tratta di una direzione generica, che punta sull’obiettivo, ma di un vero percorso che aggira ostacoli e pericoli.
Per ora l’auricolare funziona in coppia con uno smartphone, usato come GPS e come “cervello elettronico” per il software di navigazione, che ha bisogno di connettività per funzionare (o per lo meno di un dettagliato archivio di mappatura offline). Microsoft ha ideato un sistema di menù audio che si manovrano grazie ai gesti delle mani – vibrazioni e suoni comunicano le nostre scelte, mentre “trasciniamo” le opzioni in giro.
Ammirazione per questo portento tecnologico, spero solo non si impalli durante l’uso.
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Microsoft mostra lo smartphone del futuro @ Mobileblog
28 ottobre 2011 alle 21:24 · Archiviato in Digitalizzazioni, News, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Microsoft, Smartphone, Video
Su MobileBlog un interessante video della Microsoft sul futuro degli smartphone.
La società intende costruire un telefono che si interfacci con qualsiasi apparecchio elettronico tramite tecnologia senza fili e TAG per il riconoscimento degli oggetti. Comunicazione costante on line per nutrire una serie di servizi come prenotazioni, acquisti, database e così via. E intende costruire questo telefono entro il 2019.
È o non è un portento di vertigine futura? C’è tutto, da William Gibson a Neal Stephenson, e per una volta mi viene da dire che il Futuro sarà una bella cosa. Forse…
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