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Anche l’Esegesi arriva negli Oscar Moderni | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova riedizione per quanto riguarda l’opera di Philip Dick, in uscita per Mondadori, collana Oscar Moderni: L’Esegesi, che l’autore “scrisse nel disperato tentativo di dare un senso alle visioni che ebbe nel febbraio e marzo del 1974. Non si tratta di un romanzo, ma di un libro piuttosto complesso e decisamente lungo (oltre ottocento pagine) che può avere senso leggere soprattutto se si è cultori di questo autore”. La quarta:

Nei mesi di febbraio e marzo del 1974, Philip K. Dick venne premiato, o maledetto, da una visione, una rivelazione sulla vera natura dell’universo che egli chiamò “2-3-74” e alla cui decifrazione dedicò il resto della vita, rintracciandone le premonizioni, tra l’altro, nei suoi stessi libri, a partire dai grandi romanzi fantascientifici degli anni Sessanta. Frutto di questo immane sforzo di interpretazione del visibile, dell’invisibile e del proprio sé è un corpus di oltre ottomila fogli, per la maggior parte manoscritti, che lo scrittore definì la sua Esegesi. Questo volume ne presenta una scelta, trascritta e organizzata sulla base del materiale trovato nella casa di Dick alla sua morte: un tentativo di sopravvivere a quella lacerante illuminazione, pieno di sofferenza, pietà, alieni con tre occhi e robot, viaggi nel tempo e dimenticati culti cristiani, messaggi radiofonici e l’essenza della tragedia, come solo una delle menti più brillanti, immaginifiche e originali del xx secolo poteva generare.

I nostri amici di Frolix 8, distopia aliena | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di “I nostri amici di Frolix 8”, riedizione di un romanzo minore di Philip Dick in uscita per Mondadori; la quarta:

Nel ventiduesimo secolo, la Terra è dominata dagli Uomini Nuovi, esseri umani dalle straordinarie capacità intellettive che condividono il potere con gli Insoliti, anch’essi eccezionalmente dotati. Gli uomini normali, i Vecchi, vivono sottomessi all’interno di una società poliziesca e repressiva. Solo i Nascosti tentano di opporsi all’autorità nell’attesa che un giorno ritorni il loro leader, Thors Provoni, partito dieci anni prima con un’astronave per cercare aiuto nello spazio. I più lo danno ormai per disperso, quando all’improvviso arriva un suo messaggio: sta tornando, e sostiene di aver trovato, sul pianeta Frolix 8, degli amici. Le speranze degli Uomini Vecchi stanno per essere esaudite. Forse anche troppo. I nostri amici da Frolix 8 (1970) è la versione dickiana della classica distopia orwelliana, unita al topos sci-fi dell’incontro con gli alieni. Il risultato è un racconto in cui predominano il caos, l’imprevedibilità, l’aspetto ludico, in una sfida burlesca al canone di un genere letterario, ridefinito così dalle fondamenta.

«Earthbound», recensione del romanzo di Sandro Battisti | MagmaMag


Su MagmaMag è uscita una bella recensione al mio romanzo EarthBound, edito da D Editore, con le valutazioni di Alberto Palmieri; molte info e apprezzamenti, e io non posso che ringraziare il recensore, di cui vi riporto qui sotto molte righe:

Con Earthbound riprende la saga dell’Impero Connettivo, storico punto di riferimento per gli appassionati italiani di fantascienza da più di vent’anni. Questo romanzo breve dà il via ad un ampio progetto editoriale, proposto nella collana Intermundia di D Editore. L’idea è quella di estendere l’universo narrativo di Sandro Battisti, promuovendolo su piattaforme e media differenti, come, ad esempio, giochi da tavolo.
Earthbound potrebbe essere classificato come un prequel; al contempo, però, potrebbe essere anche un sequel: nell’Impero infatti lo spazio e il tempo sono assenti e plasmati secondo la volontà del sovrano. Come afferma l’autore:

“Si configura benissimo come un prequel. Ma non lo è, e forse è un sequel dei tanti finali possibili dell’Impero, ma più propriamente è una delle tante linee di espansione che l’imperatore ha pianificato, famelico e inesauribile, per il suo illusorio tessuto spaziotemporale, tanto da voler annichilire l’entropia stessa”.

L’Impero è guidato da una divinità, di chiara connotazione sumera, il nephilim (nella tradizione biblica sono dei giganti, concepiti da dei e donne umane) Totka II. L’imperatore è fondamentalmente un demiurgo in grado di plasmare passato, presente e futuro. Seguendo una definizione dell’autore:

“Una sorta d’immortale dal punto di vista umano, che aveva colonizzato la Terra ai primordi della vita antropomorfa, ispirando la Classicità – non facendosi quindi ispirare dal mondo antico ma favorendolo, influenzandolo, rendendolo possibile”.

La valuta di questo Stato è l’informazione, ovviamente senza spaziotempo: possiamo considerarla input di determinati eventi, e allo stesso tempo output, inizio, fine o svolgimento in un continuum non cronologico.
Il corpus narrativo dell’Impero è composto da svariati racconti e altrettante opere. Una saga longeva e apprezzata dalla critica: nel 2015 il romanzo L’Impero restaurato vince il premio Urania, prestigioso premio letterario per la fantascienza italiana. Una domanda è però sempre rimasta in sospeso: com’è nato il dominio trascendente dell’Impero? Earthbound, il reboot della serie, ne racconta la genesi. Certo, ammettendo che qualcosa che esiste oltre lo spazio ed il tempo possa avere un’origine.

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MANDELA EFFECT di Mariano Equizzi – Libri Senza Gloria


Su LibriSenzaGloria una bella recensione di Vincenzo Sacco a Mandela Effect, strana intervista romanzata con logiche quantiche a Mariano Equizzi, uscita per la collana anarcopunk non-aligned objects che curo per DelosDigital:

Mandela Effect è un breve saggio pubblicato da Delos Digital nella collana “non-aligned objects a cura di Sandro Battisti, nonché una “strana intervista” fatta a Mariano Equizzi, poliedrico scrittore e regista (leggi QUI per leggere del suo racconto contenuto in Trinacria Station). Il titolo ovviamente fa riferimento al noto fenomeno neurocognitivo, e se non ne avete mai sentito parlare allora vi trovate in un universo alternativo.
Questa lettura, che cita Lovecraft e Dick ma parla anche di meme, woke e trigger culturali, è un caleidoscopio travolgente fatto di voli pindarici corredati da link a video YouTube (come quello che raccoglie i 10 più strani misteri legati all’Effetto Mandela), a testi di Harvard e pagine Wikipedia (anche raggiungibili inquadrando appositi QR Code). Un’operazione che finisce per riscrivere i contorni della realtà, la nostra. L’intervista si trasforma in un monologo dove anche le domande si perdono nel flusso di coscienza, ed è così che in questa dimensione postmodernista convivono universi diversi che finiscono per collidere fra loro.

Equizzi si serve di termini arzigogolati e divulga con passione concetti astrusi, mette in piedi una rete infinita di rimandi sorretta da una cultura enciclopedica, dal cinema (le tendenze dell’analog horror) alla rete (le blackrooms), dalla scienza ufficiosa (il Raggio di Majorana e la teoria del Ghiaccio Cosmico) ai videogame (passando per il blog Komplex dove Equizzi presenta mostri generati con AI).
La finzione entra nella realtà (in particolare l’idea propugnata da Valerio Evangelisti nei romanzi dell’Inquisitore Nicolas Eymerich – leggi QUI la recensione – in cui la mente umana può influenzare certe macchine e viceversa) dove affronta la macchina del consenso; al contrario la realtà sociale, politica ed economica si addentra negli inediti territori dell’Unfiction, che richiedono un ruolo più attivo del fruitore. Come del lettore. Che alla fine della lettura sarà uscito dalla volta celeste, ma solo per entrare in un nuovo incubo.

IA & Elaborazione quantistica: una nota


La scintilla che ha dato vita a questa nota si è accesa leggendo l’articolo di Wired, in cui Microsoft annuncia il processore quantistico “Majorana 1”, un nuovo oggetto in grado di sfruttare una recente tecnologia dove viene applicata una particolare matematica, così da realizzare concretamente – nel giro di pochi anni – un tipo di computazione estremamente veloce con una bassa densità di errori.
Fin qui, nulla di nuovo, parliamo di una ricerca che viene approfondita già da anni: il calcolo quantistico è già realizzato con macchine apposite, ma provate a coniugare quella computazione con le IA, cosa potrebbe scaturirne? Il risultato sarà la comunione tra le possibilità cognitive della intelligenze artificiali, di per sé rapide, e le mostruose potenze di calcolo dei computer quantistici, enormemente più veloci rispetto ai calcolatori attuali; il risultato sarà quindi un controllo totale e immediato su ogni conversazione, azione, fino a predire i desideri e le mosse di tutta la popolazione umana.
Pensate a tutti i miliardi di videocamere installate in giro per il mondo, per esempio, già in grado di scansionare l’intera attività umana in tempo reale e, con l’ausilio delle IA, capaci di carpire cosa il singolo individuo sta facendo; con altrettanta solerzia e grazie al calcolo quantistico, quel sistema di sorveglianza sarà in grado di catalogare e documentare, scavando negli archivi più oscuri del web, comprendendo infine cosa il singolo sta pensando: perché la potenza di calcolo dei computer quantistici può offrire una valida velocità di elaborazione a questo processo di controllo, finendo per eliminare gli errori previsionali e rumori di fondo dell’algoritmo di catalogazione, sfociando nella predizione.
Insomma, la “precog” di Dick sta per arrivare, e per certi versi è già qui; il controllo totale da parte delle élite mondiali è prossimo a realizzarsi. Ma la cosa più agghiacciante di tutto questo discorso è che non saranno loro, questi signori privilegiati, i veri beneficiari del flusso distopico che ho descritto, ma il sistema stesso di controllo, un organismo disincarnato e inumano che va a braccetto col costrutto economico liberista, altro elemento pervasivo, inumano e disincarnato che flagella l’umanità.

La conquista di Ganimede tradotto da Pincio | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita Oscar Fantastica Mondadori  di questo mese, “La conquista di Ganimede”, di Philip K. Dick e Ray Nelson, uno dei pochi lavori a quattro mani di Dick; Nelson, tra l’altro, è l’ispiratore di Essi vivono, celebre film di Carpenter. La quarta:

La Terra è stata invasa da grossi molluschi telepatici provenienti da Ganimede, il satellite di Giove. Tra di essi c’è Mekkis, che si era opposto all’invasione ed è stato perciò punito dai suoi superiori con il governo di uno dei territori meno ambiti, il Tennessee, arretrato e razzista. Qui è molto attivo un gruppo di partigiani guidati da Percy X, che ben presto si trova al centro di una spietata lotta tra diverse fazioni, combattuta a colpi di armi psichiche, simulacri e allucinazioni, mentre il destino dell’intero pianeta è pericolosamente in bilico. L’incontro tra il leader dei terroristi e il ganimediano ribelle porterà a conseguenze inimmaginabili. Frutto della collaborazione tra due grandi autori di science fiction, La conquista di Ganimede (1967) riprende uno dei classici temi del genere – l’invasione aliena della Terra – per esplorare ancora una volta i sottili confini tra realtà e illusione e indagare i perversi legami tra manipolazione delle menti e potere.

Simulacri vecchi e nuovi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com l’editoriale di Franco Piccinini per Delos258 verte su “I simulacri” di PK Dick, sulle sue preveggenze politiche USA che potrebbero essere realtà in questo scorcio storico:

I simulacri (The Simulacra) è un romanzo di fantascienza dello scrittore statunitense Philip K. Dick pubblicato nel 1964, che appartiene al periodo più fecondo dell’autore (indicativamente dal 1960 al 1966/67). Si tratta di un romanzo corale, in cui non si riesce a individuare un protagonista, mentre invece una lunga serie di personaggi si muove fra complotti di stato, lotte di potere fra corporazioni e conflitti sociali fra élite e massa. Il romanzo è ambientato nel XXI secolo, quando secondo Dick ci saranno degli ipotetici “Stati Uniti d’Europa e America”, governati dal partito unico Democratico-Repubblicano. Gli USEA (Stati Uniti d’America e d’Europa) sono nati dalla fusione di USA e Germania Ovest durante la guerra fredda. Ufficialmente a governare è il presidente, un uomo molto anziano del quale non si pronuncia mai il nome. È noto solo come Der Alte (il Vecchio, in tedesco). In realtà costui pronuncia solo dei vuoti discorsi televisivi, mentre il vero motore del potere è la giovane First Lady Nicole Thibodeaux (figura nella quale non è difficile indovinare i tratti di Jacqueline Bouvier – Kennedy, che Dick non ha mai amato). Ben presto emerge che Der Alte non è un essere umano molto vecchio ma solo un simulacro, un androide etero diretto, che viene periodicamente sostituito. Mentre i governanti tramano per decidere il cambio del Presidente, si scatena la spietata concorrenza delle industrie che costruiscono i simulacri stessi (la grande multinazionale Karp e la piccola azienda familiare Frauenzimmer). Intanto le piazze sono agitate dalle manifestazioni di un movimento giovanile para-nazista chiamato “I Figli di Giobbe”, diretto dalle oscure macchinazioni di Bertold Goltz, giovane ebreo tedesco, che si oppone al governo ma non è chiaro per quali motivi.
Nel frattempo assistiamo alla progressiva distruzione della psiche del pianista telecinetico Kongrosian, che è capace di suonare le più belle melodie di Schumann al pianoforte senza toccare la tastiera, ma è affetto da schizofrenia. Richard Kongrosian non può più curarsi dal suo psicanalista, il dottor Egon Superb (nomen omen!), dato che psicologi e psicanalisti sono stati messi fuorilegge, su pressione delle industrie farmaceutiche come AG Chemie, che vogliono usare esclusivamente i loro medicinali per le cure psichiatriche.
La situazione precipita quando, nel tentativo di consolidare la struttura di questa società futura, la first lady progetta di portare il gerarca nazista Hermann Göring nel presente, grazie a una macchina del tempo, per trattare con lui la salvezza degli ebrei deportati nei lager. In cambio gli offrirebbe armi sofisticate del futuro, che assicurerebbero la vittoria dei nazisti. Le varie trame s’incrociano in una successione di colpi di scena e rivelazioni, che culminano in una catastrofe finale, con lo scoppio di una guerra civile che porta gli USEA sull’orlo della distruzione. Il finale però rimane aperto, come spesso nei romanzi di Dick.

Dunque ricapitoliamo: c’è un vecchio presidente che non sa fare niente, un burattino a cui tirano i fili; ci sono aziende multinazionali più potenti dei governi; ci sono gli Stati Uniti d’Europa ormai inglobati negli Stati Uniti d’America; ci sono movimenti neonazisti che dilagano; c’è il tentativo di riscrivere la Storia (concretamente, con il viaggio nel tempo, e non rimaneggiando i libri come in 1984); ci sono nuovi farmaci psichiatrici che rivoluzionano il concetto di cura dei disturbi mentali: siamo sicuri di essere nel 1964 e non nel 2024?

Carmilla on line | Viaggio al termine della città per rilanciare il “principio speranza” di un’utopia concreta


Su CarmillaOnLine la recensione di Gioacchino Toni a Viaggio al termine della città. Le metropoli e le arti nell’autunno postmoderno, di Leonardo Lippolis; stralci significativi e ideologici – ma poteva essere diversamente? – della valutazione:

L’associazione tra il concetto di postmoderno e la sensazione di una civiltà urbana al collasso rappresenta una sintesi efficace di quel “viaggio al termine della città” condotto da Lippolis per indagare la crisi della metropoli e dell’immaginario di un’epoca in via di dissoluzione. Lo studioso delimita simbolicamente il crepuscolo di quella civiltà tra due crolli: la distruzione nel 1972, per volontà degli abitanti, del complesso residenziale razionalista di Pruitt-Igoe a Saint-Louis realizzato da Minoru Yamasaki, e l’abbattimento terroristico delle Twin Towers newyorkesi progettate dal medesimo architetto. È in questo lasso di tempo che, secondo lo studioso, è maturata «la sensibilità di un nuovo tramonto dell’Occidente, ben leggibile proprio attraverso la percezione della vita delle grandi metropoli occidentali» (p. 28).

Lippolis propone dunque una lettura della fine della civiltà urbana e delle sue utopie ricorrendo alle categorie della distopia e dell’eterotopia. Ad arginare il diffondersi, sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, della improduttiva sensazione di no future, ha provveduto il mito Smart City con cui il capitalismo ha saputo abilmente rispolverare la categoria dell’utopia che si realizza, seppure per una esigua minoranza privilegiata imponendo ai più le banlieue, quando non le bidonville e gli slum.
Come la quarta rivoluzione industriale rivendica la propria filiazione dalle origini della civiltà delle macchine, cosi Smart City ripropone la stessa idea di vita e di felicità della città novecentesca, una macchina che deve aggiornare le risposte ai bisogni utilitaristici dell’uomo moderno: dalla città-fabbrica alla città-fabbrica digitale. In quanto prodotto dell’urbanizzazione capitalistica del mondo, la Smart City è programmata per continuare a distruggere i residui valori storici della vita urbana come luogo di convivenza, mutualismo, reciprocità e, a volte, democrazia diretta. Ciò che resta dell’agorà pubblica e della vita activa del cittadino inteso come animale politico si smaterializzerà sempre più nella solitudine interconnessa delle piazze virtuali e del distanziamento sociale, nella distrazione annoiata dei nuovi consumi gestiti dal capitalismo della sorveglianza (pp. 11-12).

Così come James G. Ballard ha mirabilmente messo in scena l’alienazione dello spazio urbano dell’ultimo scampolo di Novecento, Philip K. Dick ha saputo prefigurare le degenerazioni del capitalismo più avanzato che hanno condotto all’inospitalità e all’inabitabilità della Terra, alla disumanizzazione di una società ove la merce esercita un potere totalitario, narcotico e religioso, ai processi di ibridazione tra umani e macchine ed al ricorso all’intelligenza artificiale per controllare e sfruttare quel che resta del Pianeta e dell’umanità.

“Le ambientazioni dei romanzi di Dick sono spesso città lugubri – mondi urbani terrestri intrisi di solitudine o tetre periferie di colonie extraterrestri – luoghi in cui l’umanità, sottomessa a stati di polizia e regimi totalitari retti da grandi multinazionali, vive sonnambula e anestetizzata. In molti di questi ambienti urbani tutto e automatizzato e smart: veicoli volanti autopilotati che interagiscono con i passeggeri, case governate da sistemi di sensori e comandi vocali, elettrodomestici e computer comandati a gesti. Vere e proprie anticipazioni di Smart City che non riguardano solo l’hardware ma anche il suo software: la polizia predittiva, al centro del racconto Rapporto di minoranza da cui è tratto il film di Spielberg, è diventata realtà nei dipartimenti di polizia di mezzo mondo che, in attesa dei precog, per prevenire i reati si affidano all’intelligenza artificiale e ai big data.
Dick associa dunque la catastrofe ambientale, sociale e mentale dell’umanità tardocapitalista a un futuro urbano ipertecnologico, con un’insistenza che suggerisce un significativo nesso di causalità. Questa compensazione di una vita ridotta a sopravvivenza tramite illusioni sensoriali e protesi tecnologiche illumina Smart City come surrogato digitale della città novecentesca (pp. 14-15)”.

L’ebook meraviglioso di Philip K. Dick | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita in digitale di Il libro meraviglioso di Philip K. Dick, saggio di Alessandro Fambrini edito da Elara; la quarta:

Finalmente un saggio importante, ricco, scorrevole come un racconto e profondo come una tesi, fatto da uno studioso che allo stesso tempo è critico e fan, che non nasconde il suo amore per il grande scrittore americano ma ne inquadra le opere, finalmente, con l’occhio obiettivo di chi vuole collocare esattamente il ruolo dell’autore de La svastica sul sole e Le tre stimmate di Palmer Eldritch al di fuori della pubblicità e della leggenda, in quella letteratura di science fiction alla quale ha aperto strade nuove e rovesciato come guanti vecchie idee. Un libro fondamentale per la comprensione di un autore tra i più grandi del Ventesimo Secolo, necessaria a specialisti e neofiti per capire.

 

“Ricordi proibiti? Una mia ossessione”: intervista a Giovanni De Matteo


Nell’ambito di Delos257, segnalo lo speciale del numero dedicato a Giovanni De Matteo e al suo universo della Sezione π² che gli ha permesso di vincere il Premio Urania; qui c’è una bella intervista di Carmine Treanni e qui un’approfondita nota critica dell’autore stesso alla riscrittura del romanzo operata per DelosDigital. Un estratto della chiacchierata:

Partiamo da un perché: perché riscrivere il tuo primo romanzo, che vinse il premio Urania nel 2006 e ripubblicarlo a distanza di tanti anni?

Grazie per questa domanda, che credo sia il primo punto da smarcare per parlare del romanzo. Inizierei dalla fine: perché ripubblicarlo? Credo che ci sia stato, nel corso degli anni, un certo interesse intorno a Sezione π². Quando uscì era il 2007 e ovviamente rimase in circolazione per il mese canonico che spetta a tutti i volumi che escono sotto le insegne di Urania. Oggi un Urania può contare in una estensione della sua vita utile grazie al libro elettronico, ma all’epoca gli e-book erano ancora in una fase pionieristica e l’edizione non prevedeva un canale diverso dalle edicole. Quindi, terminato il suo breve ciclo di vita, Sezione π² è di fatto uscito dai radar, con la rara eccezione delle copie che di tanto in tanto saltavano fuori nel mercato dell’usato. Intanto, alcuni lettori, che ringrazio, non si sono stancati di chiederne un ritorno, e alcuni editori hanno manifestato l’interesse per ripubblicarlo. Si è parlato per qualche tempo di un recupero in edizione elettronica di alcuni titoli del catalogo di Urania, ma poi per un motivo o per l’altro non è stato possibile portare a termine l’operazione. Alla fine, ho deciso di accogliere la proposta di Delos Digital, che nel 2019 aveva già pubblicato un altro romanzo ambientato nello stesso universo narrativo, per quanto autonomo e fruibile separatamente: Karma City Blues.
Tuttavia, erano trascorsi quasi quindici anni dalla prima edizione di Sezione π² e ho pensato che il romanzo potesse essere riproposto in una forma spero in qualche modo migliorata, in ogni caso sicuramente diversa rispetto all’originale. Sezione π² è stato riscritto per i due terzi e forse qualcosa in più per diventare Ricordi proibiti: in aggiunta ai capitoli rimpiazzati in blocco conta anche un’intera nuova sezione in appendice, con il testo del misterioso diario di Morgan Carter che getta nuova luce sugli albori della psicografia. Se Sezione π² era il meglio che potevo scrivere a venticinque anni, Ricordi proibiti è il meglio che potevo scrivere a quaranta compiuti. In definitiva, soddisfa una mia personale ossessione e rappresenta un gesto di riguardo per i lettori.

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