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Archivio per Nazismo

Carmilla on line | La lunga notte della svastica Katharine Burdekin e il nazismo


Riflessione fiume di Nico Gallo su CarmillaOnLine, partendo dalla suggestione di Katharine Burdekin col suo “La lunga notte della svastica”; un corposissimo estratto (necessario) che delinea le linee dell’utopia e della distopia focalizzate sul nazismo visto anche come religione:

Il giorno 9 novembre del 1933 il Partito Nazional-Socialista dei Lavoratori Tedeschi (NSDAP) era al potere da poco meno di dieci mesi, ma la Germania era già stata profondamente trasformata. In quel giorno cadeva il decimo anniversario del tentativo insurrezionale meglio conosciuto come il Putsch di Monaco, in cui i nazionalsocialisti intendevano guadagnarsi l’appoggio di esercito e polizia per prendere il potere in Baviera e poi estendersi fino a Berlino per realizzare una rivoluzione spietatamente conservatrice. Secondo le cronache dell’epoca, la commemorazione aveva assunto una connotazione religiosa che inevitabilmente doveva sembrare blasfema a un cristiano. I sopravvissuti alla salva delle carabine della polizia locale in Odeonplatz avevano preso il nome di “Ordine del sangue” (Blutorden) o di “Testimoni del sangue” (Blutzeugen). La cerimonia sfumava le proprie connotazioni politiche in quelle di un rituale religioso, Adolf Hitler indossava la camicia bruna come gli altri presenti, marciando tra le prime file del gruppo che apriva il corteo, vicino a lui era condotta in processione la bandiera intrisa del sangue del SA Andreas Baudriedl, cappellaio di 44 anni e reduce di guerra: la “bandiera di sangue” (Blutfahne). Bauriedl fu colpito all’addome da una pallottola e cadde sulla bandiera, che venne raccolta e tenuta nascosta dai nazisti fino a quando non venne consegnata a Hitler appena uscito di prigione. La Blutfahne macchiata del sangue del cappellaio di Monaco venne poi affidata alle SS, e in particolare allo Sturmbannführer Jakob Grimminger, che divenne l’unico portatore autorizzato. Usata per le più significative parate del regime nazista, la Blutfahne era gelosamente custodita nella Braun Haus di Monaco e controllata una speciale guardia d’onore. Forse distrutta durante due bombardamenti Alleati, se ne persero le tracce.

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Necessità divine


L’incanto di un popolare vaste distese con strette ideologie racconta fascismi, denota lordure, la fogna del mondo giustificata da leggi divine scritte da umani: necessità di percepire il divino soltanto tramite se stessi, da non divenire dottrina.

Carmilla on line | Il corollario razzista e imperialista del mito della Frontiera


Su CarmillaOnLine una recensione di Sandro Moiso a I Robinson d’America. Le avventure di una famiglia persa nel gran deserto del West, saggio di David W. Belisle sulle frontiere e su quanto significhi per il colonialismo, razzismo e tutta quella congerie di idee orribili e fasciste, a volte anche naziste, connesse; un estratto:

Sull’importanza della Frontiera nella storia degli Stati Uniti e, soprattutto, per la creazione del mito americano non vi può essere più alcun dubbio. Questo assunto è d’altra parte facilmente verificabile a partire dall’opera di Frederick Turner, intitolata The Frontier in American History pubblicata nel 1953, che raccoglieva una serie di saggi dello stesso autore editi tra il 1920 e il 1947.

«La frontiera non costituisce una linea in cui fermarsi, ma un’area che invita ad entrare».

Originariamente il termine aveva lo stesso significato e in Inghilterra e nel continente europeo e nelle colonie inglesi del Nord-America. Il cambiamento di significato del termine fu determinato dalla consapevolezza che, attorno agli insediamenti coloniali, non c’era un confine rigido e impenetrabile se non sotto la pressione eccezionale di un conflitto bellico; c’era invece spazio aperto e disponibile. La scoperta di questo fatto dava al dinamismo espansionista, che era alla base della creazione delle colonie, nuovo vigore e nuova vitalità. La consapevolezza di trovarsi all’orlo di un continente, che aspettava solo di essere esplorato, conquistato e sfruttato, era travasato nel linguaggio stesso e nel significato traslato che parole come frontier venivano ad assumere. Mitford M. Mathews è in grado di citare esempi di un simile uso del termine che risalgono a prima della fine del ‘6001.

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Carmilla on line | I palestinesi, l’avanguardia dell’ultima generazione globale senza futuro


Su CarmillaOnLine una recensione di Fabio Ciabatti a Pensare dopo Gaza. Saggio sulla ferocia e la terminazione dell’umano, di BiFo (Franco Berardi), che di per sé è un evento e che poi contiene alcune perle così evidenti che non è facile leggere o ascoltare in giro, salvo virare infine verso un’ideologia che non sento mia ma che poco incidono sulla lucida analisi; ecco parte della rece:

Pensare dopo Gaza significa guardare in faccia la catastrofe dell’umano riconoscendo il definitivo fallimento dell’universalismo della ragione, della democrazia e della civiltà. Capire è l’unica cosa che ci rimane, anche se “Il pensiero non può pensare altro che la propria impotenza”. La disperazione è rimasta l’unico sentimento umano. L’unica opzione a nostra disposizione è quella di disertare la storia, pur non avendo alcuna idea di come farlo. Franco Berardi, al secolo Bifo, non conosce mezze misure nel suo ultimo libro intitolato, appunto, Pensare dopo Gaza. L’argomentazione è sempre portata all’estremo e talvolta sconfina nell’invettiva senza curarsi dei suoi possibili effetti disturbanti per i benpensanti, compresi quelli di sinistra. Per lui Israele è il paese che, dal punto di vista della ferocia sterminatrice, è quello più sviluppato e per questo mostra a quelli meno progrediti l’immagine del loro avvenire. Per esempio attraverso l’utilizzo bellico dell’intelligenza artificiale le cui ricerche sono essenzialmente finalizzate, in tutto il mondo, a ottimizzare lo sterminio, dal momento che il sistema militare è il loro principale committente. Applicazioni come il programma Lavender, utilizzato dagli israeliani a Gaza secondo le rivelazioni della rivista  israelo-palestinese +972, consentono di perpetrare massacri in modo asettico, superando definitivamente gli ostacoli rappresentati dalle emozioni umane e dalla fatica di uccidere.
L’idea che gli israeliani si stiano comportando come i nazisti dà le vertigini. Eppure, sostiene Bifo, non si può arretrare di fronte a questo tabù perché la storia dello stato sionista ci insegna che ci sono traumi che non possono essere elaborati, ma solo riprodotti. Israele si costituisce per prevenire una nuova aggressione antisemita, ma lo fa rispondendo allo shock storico della Shoah in modo vendicativo e asimmetrico, punendo chi non ha alcuna colpa e non può difendersi. Per i sionisti la ragione universale, che ha preso forma con il contributo essenziale dell’intellettualità ebraica, non è stata una protezione sufficiente dallo sterminio antisemita. Un pensiero legittimo, sottolinea Bifo, che rende tragicamente comprensibile il passaggio successivo: per non essere più prede bisogna diventare predatori.
Di qui l’amarissima conclusione: “Se il solo modo per evitare di ripetersi del genocidio è costituire uno stato destinato a perpetrare a sua volta il genocidio, significa che la ferocia, nella storia, ha preso il posto della legge”.1 Ma c’è anche di peggio, perché al di là della ferocia, che è la logica della sopravvivenza animale, c’è la crudeltà, cioè il desiderio tutto umano di infliggere dolore, come emerge da innumerevoli testimonianze sulla violenza dei soldati israeliani nei confronti dei palestinesi che rivelano un intento meramente vessatorio privo di effettivi obiettivi militari. Ci troviamo, insomma, di fronte a forme così estreme di crudeltà da essere mediatizzate e spettacolarizzate senza vergogna alcuna, tanto da suscitare l’allegria psicopatica degli assassini dell’esercito israeliano e l’ilare protervia dei coloni.
Questi e altri comportamenti degli israeliani provano che nel loro paese è in corso un collasso psicotico che deriva dall’aver preso atto, dopo la strage del 7 ottobre, che il sogno di vivere in pace accanto all’inferno di milioni di persone era un’illusione malvagia e impossibile. Lo stato sionista, con un popolo già irrimediabilmente diviso, non uscirà integro da questa prova, sentenzia Bifo. In questo paese vorranno rimanere soltanto i fanatici religiosi e i coloni che il ministro Smotrich ha armato con centomila mitragliatrici. “Israele è un mostro destinato a diventare sempre più mostruoso”.2

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La teocrazia “assoluta” di Trump – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo di Alessandro Mazzi che analizza – assai bene, a mio parere – la quintessenza “divina” del capitalismo/liberismo/iperlibersmo/turbocapitalismo o come volete chiamarlo; un estratto:

Il capitalismo è sempre stato un monoteismo nazifascista fin dalle origini, con la schiavitù del lavoro minorile che oggi ritorna all’orizzonte, e la colonizzazione. Tutti i fascismi presenti oggi sono direttamente dei monoteismi sfasati, concentrati sul loro territorio nazionale e agenti a distanza contro qualsiasi individuo, cittadino o meno, anche quando si trovano oltre i confini. Al suo peggio, il fascismo trasforma la nazione in un campo di sterminio invisibile dove regna come un demiurgo che sequestra e divide i suoi internati all’interno delle frontiere della propria nazione enclave. La propaganda per immagini è solo una palese distrazione. La gerarchia celeste tra gli eletti e i dannati si traduce nella divisione di classe in ricchi alienati e poveri incapaci di coprire le spese per i beni di prima necessità. La povertà viene accuratamente prodotta e gestita dai fascismi attraverso l’inasprimento del capitalismo, per impoverire la popolazione, assicurarsi che non abbia la forza di rivoltarsi, capire ciò che succede, o anche solo i soldi per espatriare. Walter Benjamin ha detto bene che «il fascismo tenta di organizzare le masse proletarie di nuova creazione senza intaccare la struttura di proprietà che le masse si sforzano di eliminare». Questa è la vera fine dei tempi, la tanto attesa seconda venuta. Una pulizia etnica e di classe, la colonizzazione interna della propria enclave, la cronofagia delle nostre vite ridotte a schiavitù. Dopotutto la Bibbia, tra il Deuteronomio e l’Esodo, fino al Nuovo Testamento, contiene precise istruzioni su come gli israeliti possano rendere schiavi sia altri israeliti che gli altri popoli.

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Carmilla on line | Il genocidio di Gaza tra decolonizzazione e competizione vittimaria


Su CarmillaOnLine una recensione di Fabio Ciabatti a Il mondo dopo Gaza, saggio di Pankaj Mishra che parte da un determinato punto, atomico, sulla questione sionista e approda poi a una chiosa molto più aperta, che dà il senso a un’egemonia iperliberista che guida i fascismi (nazismi?) mondiali:

Personalmente, sono ben lontano dal minimizzare questo livello etico-morale della resistenza. Ma temo che difficilmente potrà bastare. A cos’altro appellarsi? Qualche indizio lo troviamo nello stesso testo di Mishra. Per esempio quando afferma che “In un mondo in cui flussi economici indisciplinati compromettono la sovranità nazionale, le vecchie fantasie di purificazione culturale e di unità etnico-razziale sono diventate più forti”.14 Oppure quando rileva che India e Israele hanno avuto traiettoria storica molto simile essendo passati da un regime secolare e di ispirazione socialista a uno di natura religiosa e millenarista praticamente in contemporanea. Per quello che qui ci interessa, questo passaggio è stato favorito dal rifiuto degli ideali di una crescita inclusiva ed egualitaria in favore delle idee reaganiane-thatcheriane di privatizzazione, liberalizzazione e decimazione dello stato sociale. L’enorme crescita della diseguaglianza economica ha contribuito a creare nuovi panorami elettorali in cui si sono facilmente inseriti demagoghi ultranazionalisti che hanno riversato la frustrazione sociale su nemici esterni ed interni. Senza considerare queste dinamiche socio-economiche diventa difficile comprendere i processi politico-ideologici che Mishra descrive, compresi quelli che accomunano India e Israele.

“I dalit indiani, probabilmente il più numeroso tra i gruppi storicamente vittime di persecuzioni, si erano uniti ai loro aguzzini di casta superiore nell’uccidere e stuprare i musulmani durante il pogrom coordinato nel 2002 da Narendra Modi nello stato del Gujarat. Gli ebrei di origine mediorientale, un tempo soggetti ad abusi razziali e discriminazioni da parte della classe dirigente israeliana di origine europea, ora dettavano i termini dell’umiliazione ai palestinesi15.

Insomma, in passato si è pensato, in modo troppo schematico, che bastasse la guida della classe operaia per cementare l’unione tra i popoli e le classi oppresse di tutto il mondo. Anche se oggi possiamo considerare simili idee troppo semplicistiche, rimane il fatto che la solidarietà di classe, la concreta complicità tra gli esseri umani in quanto proletari e sfruttati e non solo in qualità di vittime, è ancora necessaria per dare gambe materiali a una nuova fratellanza umana. Più facile a dirsi che a farsi, certo. Comunque da farsi, ora più che mai.

Death In June – We Are The Lust


L’oscuro senso dell’orgoglio misto a malate istanze del nero: è la sopraffazione sacra perpetuata dalla devianza marziale.

Simulacri vecchi e nuovi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com l’editoriale di Franco Piccinini per Delos258 verte su “I simulacri” di PK Dick, sulle sue preveggenze politiche USA che potrebbero essere realtà in questo scorcio storico:

I simulacri (The Simulacra) è un romanzo di fantascienza dello scrittore statunitense Philip K. Dick pubblicato nel 1964, che appartiene al periodo più fecondo dell’autore (indicativamente dal 1960 al 1966/67). Si tratta di un romanzo corale, in cui non si riesce a individuare un protagonista, mentre invece una lunga serie di personaggi si muove fra complotti di stato, lotte di potere fra corporazioni e conflitti sociali fra élite e massa. Il romanzo è ambientato nel XXI secolo, quando secondo Dick ci saranno degli ipotetici “Stati Uniti d’Europa e America”, governati dal partito unico Democratico-Repubblicano. Gli USEA (Stati Uniti d’America e d’Europa) sono nati dalla fusione di USA e Germania Ovest durante la guerra fredda. Ufficialmente a governare è il presidente, un uomo molto anziano del quale non si pronuncia mai il nome. È noto solo come Der Alte (il Vecchio, in tedesco). In realtà costui pronuncia solo dei vuoti discorsi televisivi, mentre il vero motore del potere è la giovane First Lady Nicole Thibodeaux (figura nella quale non è difficile indovinare i tratti di Jacqueline Bouvier – Kennedy, che Dick non ha mai amato). Ben presto emerge che Der Alte non è un essere umano molto vecchio ma solo un simulacro, un androide etero diretto, che viene periodicamente sostituito. Mentre i governanti tramano per decidere il cambio del Presidente, si scatena la spietata concorrenza delle industrie che costruiscono i simulacri stessi (la grande multinazionale Karp e la piccola azienda familiare Frauenzimmer). Intanto le piazze sono agitate dalle manifestazioni di un movimento giovanile para-nazista chiamato “I Figli di Giobbe”, diretto dalle oscure macchinazioni di Bertold Goltz, giovane ebreo tedesco, che si oppone al governo ma non è chiaro per quali motivi.
Nel frattempo assistiamo alla progressiva distruzione della psiche del pianista telecinetico Kongrosian, che è capace di suonare le più belle melodie di Schumann al pianoforte senza toccare la tastiera, ma è affetto da schizofrenia. Richard Kongrosian non può più curarsi dal suo psicanalista, il dottor Egon Superb (nomen omen!), dato che psicologi e psicanalisti sono stati messi fuorilegge, su pressione delle industrie farmaceutiche come AG Chemie, che vogliono usare esclusivamente i loro medicinali per le cure psichiatriche.
La situazione precipita quando, nel tentativo di consolidare la struttura di questa società futura, la first lady progetta di portare il gerarca nazista Hermann Göring nel presente, grazie a una macchina del tempo, per trattare con lui la salvezza degli ebrei deportati nei lager. In cambio gli offrirebbe armi sofisticate del futuro, che assicurerebbero la vittoria dei nazisti. Le varie trame s’incrociano in una successione di colpi di scena e rivelazioni, che culminano in una catastrofe finale, con lo scoppio di una guerra civile che porta gli USEA sull’orlo della distruzione. Il finale però rimane aperto, come spesso nei romanzi di Dick.

Dunque ricapitoliamo: c’è un vecchio presidente che non sa fare niente, un burattino a cui tirano i fili; ci sono aziende multinazionali più potenti dei governi; ci sono gli Stati Uniti d’Europa ormai inglobati negli Stati Uniti d’America; ci sono movimenti neonazisti che dilagano; c’è il tentativo di riscrivere la Storia (concretamente, con il viaggio nel tempo, e non rimaneggiando i libri come in 1984); ci sono nuovi farmaci psichiatrici che rivoluzionano il concetto di cura dei disturbi mentali: siamo sicuri di essere nel 1964 e non nel 2024?

Il Twin Peaks di Pupi Avati – Il Tascabile


Sul Tascabile un lungo articolo che parla esaustivamente di Voci notturne, lo sceneggiato che trent’anni fa Pupi Avati realizzò a Roma usando come base suggestioni esoteriche, storiche, politiche in cui Roma recito un ruolo di primissimo piano. Un estratto:

Un’opera di Avati del 1995, che non ha diretto, ma soltanto scritto, è quasi interamente girata a Roma, e vede la città come uno dei protagonisti. Stiamo parlando della miniserie TV, Voci notturne, un unicum nella storia della TV italiana, che purtroppo non ha avuto seguito e che soprattutto non è stata valorizzata come avrebbe meritato.
Cos’è Voci notturne? Per quale motivo, dal momento della sua messa in onda avvenuta dal 24 settembre 1995 al 15 ottobre 1995 su RAI 1, si è creato un vero e proprio culto, popolato da adoratori, non necessariamente fan incalliti del cinema di Avati? Ma soprattutto, perché questo prodotto televisivo è ammantato da una coltre fittissima di mistero, paragonabile a quella che caratterizza la sua trama fitta e impegnativa? I motivi sono diversi. Forse per entrarci basta leggere il brano che apre ognuna delle 5 puntate da un’ottantina di minuti l’una per capire il tono della miniserie:

“Nella Roma Imperiale sussistevano i resti di uno strano ponte di legno. Era composto da travi sublique ed oblique, senza chiodi e affidato a persone sacre, una sorta di fratellanza o setta, che rispondeva, con la vita dei suoi membri, della sua conservazione. A costoro derivò il titolo celeberrimo di pontefici o facitori del ponte. Su questo ponte si compivano in epoca arcaica misteriosi e segreti sacrifici”.

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Übermensch, se Superman avesse parlato tedesco | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Übermensch, romanzo di Davide Del Popolo Riolo finalista Urania e ora edito da DelosDigital; la quarta:

La Germania nazista ha vinto la Seconda guerra mondiale. Un’ipotesi che si può ormai definire “classica” per il genere della Storia alternativa, a partire dal capolavoro di Philip K. Dick The Man in the High Castle. Ma nel mondo descritto da Davide Del Popolo Riolo gli eventi hanno preso una strada diversa per una ragione molto particolare; l’inserimento nell’equazione della storia di una variabile inattesa, l’Eroe Ariano, che ha spazzato via i nemici di Hitler.
Narrato su diverse linee narrative, intrecciate con le cronache calcistiche e i rapporti militari tedeschi, il romanzo di Davide Del Popolo Riolo fonde storia e mito con una forza straordinaria, affascinando il lettore a ogni pagina. Fino alla conclusione in quell'”Alto castello” che assumerà tutto un altro significato.

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