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Archivio per Frontiere

Oltre la frontiera


Col contrappasso sistemico gli interventi dimensionali s’accollano di nuovi ingressi, l’integrità referenziale resta un sorvolo statico sul campo delle possibilità ma, usando la fantasia surreale, potrai renderti di nuovo protagonista delle incursioni oltre la frontiera.

Via delle Streghe | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione a “Via delle Streghe”, di Marilù Oliva, nuovo romanzo dell’autrice che indaga la frontiera tra giusto e sbagliato; la rece:

La storia prende forma in una via immaginaria nel cuore di Bologna, città densa di fascino e mistero. Qui s’intrecciano le vite di quattro donne diverse tra loro, ma unite da una sorellanza profonda, dalla passione per la magia e da ferite che le hanno segnate nel profondo. Da questo intreccio nasce una narrazione intensa, carica di emozioni e colpi di scena. Al centro, una tensione che brucia: la lotta contro un patriarcato che ancora oggi non protegge le donne, lasciando spazio alla furia omicida di uomini incapaci di accettare un rifiuto, una scelta, un limite. In questo scenario, la rabbia diventa azione. Tra le protagoniste, Serena, il primo dei quattro cuori che animano il romanzo: “Concludeva il suo turbinio di sofferenza, ribellione, lacrime concedendosi un’ultima incursione nel mondo dell’impossibile”. Travolta da un caos emotivo che disorienta e trascina con sé ogni certezza, Serena attraversa il conflitto interiore di chi lotta per restare lucida, con un’ultima immersione in un mondo quasi onirico, alla ricerca di un frammento di pace, che le è stato strappato. Come un moderno Orfeo, guarda indietro: alla sorella Gaia, all’amore che le univa, ora trasformato in ferita, l’ultima arma di un’inevitabile verdetto: colpevole! Ma la dea Giustizia tarda a volgere lo sguardo. E allora le quattro amiche se ne fanno carico, incarnandola in una forma più immediata, umana e forse più spietata. E qui nasce la domanda che attraversa tutto il romanzo: si può togliere la vita a qualcuno senza perdere, nello stesso gesto, una parte di sé?

Quattro donne, quattro streghe. Ma una strega non nasce: si costruisce. “Ogni volta che mi avete graffiata nel silenzio ovattato dell’indifferenza. Ogni volta che mi avete buttata giù, giù in fondo al burrone, sorprendendomi alle spalle”. Magalie è una donna forte e indipendente, docente di storia medievale, affascinata dalla figura di Gentile Budrioli, arsa sul rogo nel 1498, con l’accusa di stregoneria. Iside, la più giovane, prende il nome dalla dea dell’antico Egitto. È conoscenza che scava, non agisce con la forza, ma con la tecnologia, ricostruendo, attimo dopo attimo, la vita delle future vittime. Perché streghe si diventa, non per scelta ma per necessità. Perché quando il mondo ti spezza e nessuno raccoglie i tuoi frammenti, impari a farlo da sola. Accanto a loro, Zulmira, l’anziana esperta di questioni officinali, che protegge la congrega con gesti affettuosi e materni. La loro è una famiglia scelta, non di sangue ma di necessità, solidarietà e, a volte, disperazione.

Tra solitudini, traumi, legami spezzati e futuri incerti, trovano l’unico modo per restare in piedi: l’unico verdetto è vendicarsi. Anche l’amore, quello vero, potrebbe non reggere tutto questo caos. Perché indossare i panni della giustizia non è mai innocente. Ha sempre un prezzo. E allora resta l’ultima domanda, quella che non lascia scampo: sono davvero pronte a pagarlo… o lo hanno già fatto?

L’inferno oltre l’orizzonte degli eventi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.comDelos273 – un articolo di Andrea Cattaneo sul topic esplorato dal film “Event Horizon”, di circa trent’anni fa, che lasciava però fumoso il discorso di cosa ci fosse oltre l’orizzonte, oltre la frontiera; l’incipit:

L’inferno non è qui fuori, l’inferno è dentro di noi. È questo il mantra che ripetono a turno gli astronauti a bordo della nave spaziale Event Horizon. A qualcuno forse questo nome suonerà nuovo, ma la Event Horizon è una delle navi spaziali più iconiche della fantascienza horror: il primo vascello dotato di un motore in grado di superare i limiti della velocità della luce, scomparso nel nulla durante il suo viaggio inaugurale e riapparso dopo 7 anni alla deriva, nell’atmosfera alta di Nettuno.
I fatti che seguono il tentativo di recupero della nave sono raccontati nell’omonimo film (in Italia Punto di non ritorno, 1997, regia di Paul W. S. Anderson). L’ingegnere che aveva creato il “motore gravitazionale”, un bravissimo Sam Neill, guida una missione che finisce in un massacro. Il suo congegno infatti non funziona come aveva pensato lui (o forse sì…), se azionato apre un portale per un’altra dimensione molto simile all’inferno. E, a quanto scopriamo, gli abitanti di quest’altra dimensione non attendono tranquilli le nostre mosse. Sono in grado di riattivare il motore gravitazionale, possono influenzare e sconvolgere le menti degli sventurati astronauti e tormentarli con allucinazioni orrorifiche.
Event Horizon è un film maldestro, con una sceneggiatura capace di creare un senso d’attesa angosciante, ma incapace di soddisfare tutte le curiosità dello spettatore (non si vedrà mai la misteriosa dimensione infernale dall’altra parte del portale), derivativo in molte sue trovate. L’inferno nel quale piombano gli astronauti, per esempio, è caratterizzato da una estetica body horror che richiama molto Hellraiser.
L’idea di unire una catabasi, una storia di discesa all’inferno, con la fantascienza dei viaggi nello spazio mi ha sempre affascinato. Tutta la pseudoscienza, che in molte storie di fantascienza ci permetterebbe di superare i limiti della fisica einsteiniana, mi è sempre sembrata pericolosissima. Giocare con il tessuto stesso dell’universo ha implicazioni filosofiche e anche spirituali che poche storie affrontano.

Fino a qualche giorno fa, chi come me considerava questo sfortunato film un piccolo cult che avrebbe potuto essere un capolavoro, era rimasto con moltissime domande e poche risposte. Una su tutte: quindi come è fatto l’inferno? La mini-serie a fumetti (5 numeri) Event Horizon: Dark Descent (20026, IDW Publishing) finalmente dà le risposte che cercavo. Cosa hanno trovato gli astronauti durante il viaggio inaugurale della nave?
Il motore gravitazionale non li ha portati vicini a Proxima Centauri come previsto, ma nelle interiora di una specie di organismo galattico. Lo spazio quindi è fatto di carne e sangue e questo basterebbe a spiegare lo stato di grande agitazione e ansia in cui precipita tutto l’equipaggio. Ma non è finita qui.
Il motore gravitazionale ha attirato l’attenzione di una creatura che si fa chiamare Paimon. L’aspetto è quello di un diavolo e anche i modi non sono amichevoli. Paimon sale a bordo della Event Horizon attraverso il motore gravitazionale con l’intenzione di impossessarsi della nave. Ha poteri psicocinetici, è in grado di fare emergere i sensi di colpa dei membri dell’equipaggio e guidarli verso la follia. Ecco spiegato il mantra iniziale: l’inferno è dentro di noi: ll massacro sulla Event Horizon è in gran parte autoinflitto, è l’equipaggio stesso che vuole espiare le proprie colpe e lo fa attraverso il dolore fisico.
Il fumetto si conclude con la spiegazione più importante: perché il personaggio di Sam Neill ha costruito il motore gravitazionale? Cosa cercava di raggiungere? Proxima Centauri o l’Inferno dove pensava di ritrovare sua moglie morta suicida, e quindi fuori dalla grazia di Dio?

The 9 To 5 Of Pungent Scents


L’odore surrealista del tuo orizzonte spostato più in là.

LAKE ARIEL — AREA 47 | Komplex


Quanto l’intelligenza artificiale si pone oltre le stesse barriere antropiche? Con Mariano Equizzi

Derive statiche


Le forme creative del Nulla senziente si arroccano sulle derive statiche dei confini dimensionali.

He Walks the Edge of Heaven


Celebrare gli abissi e le frontiere.

Silent


Scavalchi barriere come fossi alieno, alto, una sorta di nephilim.

Disturbante il bordo


Ufficialmente retrattile e presente all’uso, le discordanze rendono il pressante come un’arma di risulta eppure, eppure, è un ottimo modo di rendere vivo il bordo, ottenerlo disturbante.

Lakapati: alla scoperta della ricca mitologia delle Filippine | Iridediluce


Su IrideDiLuce l’interessante trattazione di una strana divinità, esotica, filippina, che non mi pare abbia riscontro negli altri pantheon mondiali: Lakapati. Quanta ricchezza ha estirpato il monoteismo e, soprattutto, il cristianesimo?

Lakapati è una figura significativa nella mitologia filippina, venerata come divinità transgender della fertilità e dell’agricoltura. Nota per la sua gentilezza e generosità, Lakapati simboleggia l’equilibrio e l’abbondanza. Associata a varie relazioni mitologiche, tra cui Mapulon e Bathala , Lakapati occupa un posto speciale nel pantheon. Il culto di Lakapati prevede rituali e offerte per garantire raccolti abbondanti, e la sua immagine è rappresentata in diverse forme d’arte e scultura. Nella cultura moderna, Lakapati rimane rilevante, soprattutto come simbolo di inclusività e protezione per la comunità LGBTQ+ e per gli agricoltori.
Lakapati è spesso raffigurata come una figura androgina, che abbraccia armoniosamente sia le qualità maschili che quelle femminili. Questa rappresentazione simboleggia l’ equilibrio di tutti gli aspetti dell’esistenza, sebbene l’espressione fisica di Lakapati sia prevalentemente femminile.

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