Archivio per India
17 marzo 2026 alle 15:18 · Archiviato in Cognizioni, Empatia, Energia, Filosofia, Sociale, Storia and tagged: Dea Madre, Divinità, India
Su IrideDiLuce una ricerca sulla dèa Shakti, appartenente al pantheon indù; un estratto:
Shakti è uno dei concetti più fondamentali della tradizione indù. Rappresenta il divino femminile ed è tipicamente associato alla dea madre. Secondo la tradizione indù, Shakti è responsabile della creazione, del mantenimento e della distruzione dell’universo.
Il concetto di Shakti è parte integrante della tradizione indù da migliaia di anni. Gli archeologi ne hanno rinvenuto le prime tracce risalenti alla civiltà della valle dell’Indo, dove vari antichi manufatti raffigurano il culto della Dea Madre. Shakti è menzionata anche nel Rig Veda, uno dei più antichi testi sacri indù, che la descrive come l’energia cosmica che permea l’universo. Tuttavia, il culto di Shakti come forma distinta del divino femminile non divenne prevalente fino a più tardi nella storia indù. Più specificamente, il culto diffuso di Shakti come divinità primaria emerse nel periodo medievale con l’ascesa delle sette Shakta.
Secondo la tradizione indù, la dea Shakti è generalmente associata all’energia creativa ed è responsabile della creazione e della distruzione dell’universo. Shakti rappresenta anche varie dee che incarnano un’ampia gamma di elementi e ruoli. La mitologia indù la raffigura spesso come una forza potente e dinamica che guida l’universo in avanti. Uno dei modi più significativi in cui Shakti si manifesta come forza creativa è come dea madre, un aspetto essenziale della religione indù, che si ritiene rappresenti gli aspetti nutritivi e vivificanti del divino femminile.
La dea madre è spesso raffigurata come una potente guerriera che brandisce armi per proteggere e difendere i suoi devoti. È associata ai cicli di nascita, morte e rinascita. Le sue qualità nutrienti e protettive la rendono un simbolo di compassione, amore e forza, rappresentando gli ideali della maternità. Le persone adorano la dea per il suo potere, ma anche per la sua energia creativa, come si riflette in varie pratiche culturali e artistiche, come gli elaborati e bellissimi disegni Rangoli. Questi disegni consistono in motivi realizzati sul terreno utilizzando una combinazione di sabbia colorata, riso e petali di fiori. Molti disegni Rangoli presentano immagini di dee venerate come Lakshmi o Durga. Le persone considerano questi disegni come un modo per onorare e accogliere il divino femminile nelle loro case. Allo stesso modo, la celebrazione di Navratri è una festa dedicata al culto della dea Durga nelle sue varie forme. La festa si svolge nell’arco di nove notti e prevede digiuno, puja (adorazione) e altri rituali in onore della dea.
14 marzo 2026 alle 16:16 · Archiviato in Cognizioni, Empatia, Energia, Passato, Sociale, Storia, Surrealtà and tagged: Anna Perenna, Divinità, India, Roma
AnnaPerenna era una ninfa nell’antica Roma che presiedeva ai festeggiamenti del nuovo anno (domani 15, idi di marzo) ma anche all’approvigionamento dei vivere, la cosiddetta “annona”; IrideDiLuce suggerisce assonanze fonetiche e non solo con la dèa indiana Annapurna, e sappiamo bene come le origini culturali e cultuali più remote di Roma fossero proprio indiane…
Annapurna, la dea del cibo nella mitologia indù, occupa un posto di rilievo nella cultura e nella religione indiana. Nota come la madre divina, è venerata per il suo ruolo nel nutrire e fornire sostentamento. Templi dedicati all’Annapurna si trovano in varie parti dell’India, come il Tempio di Annapurna a Horanadu e l’Annapurna Devi Mandir a Varanasi. Attraverso antichi inni e preghiere, come l’Annapurna Sahasranam Stotram, i devoti esprimono la loro devozione a questa dea.
Nell’induismo il cibo ha un significato sacro e l’Annapurna simboleggia la sua importanza nel nutrimento sia fisico che spirituale.
La dea del cibo nella mitologia indù, è circondata da origini affascinanti e da una ricca mitologia. Secondo antichi testi e scritture, Annapurna è considerata una manifestazione della madre divina, Parvati . È venerata per la sua abbondanza e la sua natura nutriente, che simboleggia l’importanza del cibo e del sostentamento nella vita.
La leggenda dell’Annapurna risale all’epoca degli dei e dei demoni, noti rispettivamente come deva e asura. Si narra che durante un grande tumulto cosmico, i deva furono privati della loro forza e vitalità. Cercando una soluzione, chiesero consiglio al Signore Shiva , che consigliò loro di adorare Parvati come Annapurna, la dispensatrice di cibo e nutrimento. Compiaciuto della loro devozione, Annapurna li benedisse con una scorta infinita di cibo, rivitalizzando i deva e ripristinando l’equilibrio nell’universo.
La mitologia che circonda Annapurna enfatizza ulteriormente il suo ruolo di dea del cibo e del sostentamento. Il suo nome, Annapurna, deriva dal sanscrito, dove “anna” significa cibo e “purna” significa pieno o completo. È raffigurata come una figura materna compassionevole e gentile, che si assicura che nessuno soffra la fame e che tutti siano nutriti. I suoi gesti di grazia e abbondanza hanno consolidato la sua posizione di divinità venerata nelle tradizioni indù.
La rappresentazione dell’Annapurna nei testi e nelle scritture antiche riflette il profondo significato del cibo e della nutrizione nell’Induismo. Evidenzia la convinzione che il sostentamento non sia solo un bisogno fisico, ma anche spirituale.
Attraverso il culto dell’Annapurna, i devoti cercano benedizioni per la buona salute, la prosperità e un sostentamento benedetto. Le storie e le leggende associate all’Annapurna riecheggiano i valori fondamentali della compassione, della gratitudine e dell’interconnessione tra tutti gli esseri.
29 gennaio 2026 alle 12:18 · Archiviato in Cognizioni, Fantastico, Passato, Sociale, Storia and tagged: Antropologia, Celtico, India, Inghilterra, Mitologia

Nella mitologia celtica, Damona collegava l’umanità alle forze divine che governavano il mondo naturale. Come protettrice degli animali, ne garantiva la fertilità e la protezione. La sua associazione con le acque sacre simboleggiava il ringiovanimento, dimostrando il suo ruolo nel promuovere la guarigione fisica e spirituale tra i suoi fedeli.
Il nome “Damona” racchiude un profondo simbolismo nella cultura celtica. Derivato dalla parola celtica che significa “mucca divina”, il nome di Damona rappresenta il suo legame con l’abbondanza, la fertilità e la prosperità. Questa associazione divina con le mucche si allinea alla credenza che il bestiame fosse una fonte di ricchezza e sostentamento nelle antiche società agricole.
Questo passo, estratto dal post di IrideDiLuce dedicato alla dèa celtica Damona, mi ha fatto pensare alle teorie – mi sembra anche ben suffragate da evidenze scientifiche – che individuano in un periodo geologico lontano ma non troppo il collegamento via terra dell’Inghilterra con l’Europa, che avrebbe permesso migrazioni senza impedimenti veri dall’Oriente – quindi anche dall’India – di popolazioni, con le loro culture: non vi sembra che il culto della mucca, professato dagli adepti di Damona e proprio dell’India, abbia anche senso nella perfida Albione? Se così fosse, le radici delle culture così lontane sembrerebbero davvero le stesse, e solo un’evoluzione tra genti lontane giustifica il distanziamento dai valori comuni che, invece, sono fondanti.
13 giugno 2025 alle 20:12 · Archiviato in Cognizioni, Oscurità, Recensioni, Sociale, Storia and tagged: Aguzzini, CarmillaOnLine, Fabio Ciabatti, Fascismo, India, Infection, Israele, Liberismo, Margaret Thatcher, Narendra Modi, Nazismo, Oppressione, Pankaj Mishra, Ronald Reagan
Su CarmillaOnLine una recensione di Fabio Ciabatti a Il mondo dopo Gaza, saggio di Pankaj Mishra che parte da un determinato punto, atomico, sulla questione sionista e approda poi a una chiosa molto più aperta, che dà il senso a un’egemonia iperliberista che guida i fascismi (nazismi?) mondiali:
Personalmente, sono ben lontano dal minimizzare questo livello etico-morale della resistenza. Ma temo che difficilmente potrà bastare. A cos’altro appellarsi? Qualche indizio lo troviamo nello stesso testo di Mishra. Per esempio quando afferma che “In un mondo in cui flussi economici indisciplinati compromettono la sovranità nazionale, le vecchie fantasie di purificazione culturale e di unità etnico-razziale sono diventate più forti”.14 Oppure quando rileva che India e Israele hanno avuto traiettoria storica molto simile essendo passati da un regime secolare e di ispirazione socialista a uno di natura religiosa e millenarista praticamente in contemporanea. Per quello che qui ci interessa, questo passaggio è stato favorito dal rifiuto degli ideali di una crescita inclusiva ed egualitaria in favore delle idee reaganiane-thatcheriane di privatizzazione, liberalizzazione e decimazione dello stato sociale. L’enorme crescita della diseguaglianza economica ha contribuito a creare nuovi panorami elettorali in cui si sono facilmente inseriti demagoghi ultranazionalisti che hanno riversato la frustrazione sociale su nemici esterni ed interni. Senza considerare queste dinamiche socio-economiche diventa difficile comprendere i processi politico-ideologici che Mishra descrive, compresi quelli che accomunano India e Israele.
“I dalit indiani, probabilmente il più numeroso tra i gruppi storicamente vittime di persecuzioni, si erano uniti ai loro aguzzini di casta superiore nell’uccidere e stuprare i musulmani durante il pogrom coordinato nel 2002 da Narendra Modi nello stato del Gujarat. Gli ebrei di origine mediorientale, un tempo soggetti ad abusi razziali e discriminazioni da parte della classe dirigente israeliana di origine europea, ora dettavano i termini dell’umiliazione ai palestinesi15“.
Insomma, in passato si è pensato, in modo troppo schematico, che bastasse la guida della classe operaia per cementare l’unione tra i popoli e le classi oppresse di tutto il mondo. Anche se oggi possiamo considerare simili idee troppo semplicistiche, rimane il fatto che la solidarietà di classe, la concreta complicità tra gli esseri umani in quanto proletari e sfruttati e non solo in qualità di vittime, è ancora necessaria per dare gambe materiali a una nuova fratellanza umana. Più facile a dirsi che a farsi, certo. Comunque da farsi, ora più che mai.
27 marzo 2025 alle 16:08 · Archiviato in Creatività, Editoria, Empatia, Fantastico, InnerSpace, Letteratura, OuterSpace, Surrealtà and tagged: India, Vandana Singh, Zona 42
Su Fantascienza.com la segnalazione di Racconti di viaggiatori dal confine dei mondi, antologia di Vandana Singh, è in uscita per i tipi di Zon42; i temi trattati mi sembrano molto intriganti…
Un matematico si perde correndo per le strade di una città che gli è aliena e si trova all’improvviso in una foresta a cui sente di appartenere; la responsabile della sicurezza di una miniera indiana sfiora la morte in un allagamento e decide di diventare un fiume; una donna muta e coperta di stracci è in realtà una tigre, ma sembra scortese farlo notare; un re e una regina vengono molestati da un poliziotto in un supermercato americano.
Ognuna di queste storie è un filo sottile nelle mani della Cantastorie che tesse il racconto dei Viaggiatori, creature capaci di spostarsi attraverso i mondi, alla ricerca di identità e famiglia e, con un po’ di fortuna, della speranza di uscire vivi dalla fine del mondo.
17 settembre 2024 alle 12:49 · Archiviato in Creatività, Cybergoth, Empatia and tagged: Caterina Mortillaro, Delos Books, Esoterismo, India, Milano, Ridefinizioni alternative
Su Fantascienza.com la segnalazione di Kali Yuga, nuovo romanzo di Caterina Mortillaro edito da DelosDigital; la quarta:
Giulia, editor per una prestigiosa casa editrice, scopre presso un antiquario di Milano un romanzo di fantascienza dei primi del Novecento, ambientato in India, intitolato “Kali Yuga”. Tuttavia, se si tratta davvero di fantascienza, perché le vicende narrate nel libro iniziano a manifestarsi nella realtà? In che modo il destino di Giulia si lega inesorabilmente a quello di Florien, un avvocato franco-indiano specializzato in crimini informatici? E quale è il vero obiettivo dell’uomo celato dietro lo pseudonimo di Kalki? Due uomini e due donne si trovano a combattere contro il tempo per evitare la fine del mondo in un thriller fantascientifico con sfumature esoteriche. La storia si svolge tra Milano, India, Stati Uniti e Porto Rico, intrecciando diversi piani temporali fino a un finale ineluttabile.
31 agosto 2019 alle 22:37 · Archiviato in Creatività, Experimental, Oscurità, Recensioni, Segnalazioni, Tersicore and tagged: Charles Manson, India, Inghilterra, La ragazza con la pistola, Londra, Luce oscura, Mario Monicelli, Monica Vitti, Movie, Peppino De Luca, Sicilia, Swinging London, Trailer, Video
Commistioni di oscurità, sitar, psichedelia e “The Family”; suoni seminali e occulti per i successivi due decenni. Dall’ennesimo capolavoro di Mario Monicelli, La ragazza con la pistola, l’impatto del vecchio mondo col nuovo, e le premonizioni su cosa sarebbe accaduto nel futuro successivo; la colonna sonora di Peppino De Luca è un capolavoro totale.
26 luglio 2019 alle 04:03 · Archiviato in Cybergoth, Empatia, Energia, Experimental, InnerSpace, Oscurità, OuterSpace, Reading, Surrealtà and tagged: India, Interrogazioni sul reale, Luce oscura, Ridefinizioni alternative
L’esotico di un mondo che non ti appartiene, ti seduce e ti rende mellifluo, cerchi istanze di qualcosa che possa renderti meglio, o forse diverso.
7 dicembre 2018 alle 22:30 · Archiviato in Cognizioni, Connettivismo, Creatività, Empatia, Experimental, Matematica, Passato, Surrealtà and tagged: Arabi, Brahmagupta, Esoterismo, India, Interrogazioni sul reale, Ridefinizioni alternative
Su AxisMundi un articolo molto approfondito sulla genesi dei nostri numeri e, in generale, sulle capacità matematiche degli Indiani e di riflesso, degli Arabi. Illuminante…
Il colonialismo ha distrutto non solo interi popoli e civiltà, ma talvolta anche la verità storica. In India già secoli prima di Copernico erano già esistiti astronomi che avevano dimostrato, con precisione fisica e matematica, la visione eliocentrica. Studiosi come Brahmagupta (598 – 668 d.C.) e Bhāskara Acārya (1114 – 1185 d.C.) sono gli eredi della millenaria conoscenza esoterica dei Veda e le loro scoperte matematiche ed astronomiche sono il frutto di questo millenario sapere ancora oggi nascosto all’umanità o mal compreso.
Brahmagupta fu il primo matematico a considerare lo zero secondo i canoni moderni e riuscì a risolvere importanti problemi relativi alle equazioni di secondo grado e descrisse la forza di gravità. Ancora più straordinari sono gli studi di Bhāskara Acārya: egli comprese il calcolo infinitesimale secoli prima di Newton e di Leibniz, approfondì le proprietà dello zero e il modello eliocentrico del sistema planetario (già esposto nel 499 da Aryabhata), calcolando il tempo di rotazione della terra attorno al sole. Molti studiosi eurocentrici hanno tentato, invano, di mostrare che le scoperte matematiche e astronomiche di Bhāskara erano il frutto dell’influenza occidentale: ma è vero esattamente l’opposto.
L’enigma dello zero. Brahmagupta era un grande astronomo e le sue doti in ambito matematico erano straordinarie. Si occupava dell’osservatorio astronomico di Ujjain, città che risale ai tempi del poema storico Mahabharata e che rappresenta per la sapienza vedica il primo meridiano; ciò sta a significare che la perfetta conoscenza astronomica non era scissa da un uso e uno scopo sacro, cioè il calcolo astrologico-karmico.
A differenza dell’astronomia contemporanea, che vede il cosmo come un cieco vede i colori, l’astronomia vedica sapeva intendere le corrispondenze e il piano divino manifestato nell’universo. Lo zero che non è un ‘numero arabo’ ma dagli arabi fu portato in Europa. Lo zero è un enigma, poiché non rappresenta una quantità determinata ma non è neppure il nulla. Il nulla del resto è una astrazione della mente moderna: già Parmenide faceva notare che “il nulla non esiste”. Nelle lingue antiche vi è il concetto di vuoto. Lo zero, cifra indicata nel sanscrito come un piccolo cerchio, da noi diventerà simile ad una ellisse: esso è il simbolo dell’infinito, del Brahman che sta alla base di tutte le cose, come l’energia del vuoto manifesta e sostiene il visibile — ecco perché lo zero accanto ad ogni numero ne aumenta la quantità.
Brahmagupta studiò in particolare lo zero come numero nelle sue relazioni aritmetiche; il grande matematico enunciò in modo corretto le regole che riguardano i numeri negativi. La differenza rispetto ai moderni risiede nel fatto che Brahmagupta, a proposito della divisione per zero, non lascia il risultato indefinito ma afferma chiaramente che 0/0=0. Perché questa determinazione? Nella matematica moderna ciò sarebbe un problema per il calcolo differenziale. Ma la posizione del matematico è qui anche filosofica e metafisica. L’Assoluto diviso l’Assoluto dà sempre l’Assoluto, cioè il Divino. Un Assoluto dinamico e mai statico, come in certe teologie negative occidentali. Inoltre Brahmagupta propose il modo corretto di risolvere le equazioni di secondo grado; fu il primo, nella storia, a risolvere l’equazione diofantea (Diofanto aveva dato una soluzione particolare di una formula indeterminata, mentre Brahmagupta fornì tutte le soluzioni).
La matematica aveva un significato esoterico, iniziatico: non era un calcolo meramente astratto. Pitagora imparò il significato mistico della matematica dalla cultura vedica, le cui tracce trovò in Egitto e forse in India. Senza la mistica matematica dei pitagorici Galileo Galilei non avrebbe avuto la sua grande intuizione: [l’Universo] è scritto in lingua matematica.
Ma questa è una visione mistica del cosmo, poiché presuppone una intelligenza divina che conosce tale lingua e la utilizza per dare ordine (cosmos, appunto) alla materia. Credere che il caso abbia dato un ordine geometrico al tutto è come credere di poter risolvere calcoli esponenziali tirando a indovinare. Galileo Galilei, Giovanni Keplero e Isaac Netwon conoscevano la valenza sacra dell’astronomia: non dimentichiamo che Keplero praticava l’astrologia e calcolò la data di morte del condottiero Wallenstein, il 1634. Keplero era sprezzante verso gli astrologi da strapazzo, che fanno un uso superficiale e distorto di un’arte che solo pochi iniziati sanno praticare a un livello corretto ed elevato.
31 luglio 2018 alle 13:09 · Archiviato in Creatività, Cybergoth, Experimental, News, Passato, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: India, Nephilim, Ridefinizioni alternative, Tania Candiani, Teoremi incalcolabili, Video
[Letto su Neural]
Le tecnologie immaginate del passato, specialmente quelle formulate come racconti fantastici, possono essere paragonate a molti prototipi assemblati nel XX secolo e mai prodotti. L’artista Tania Candiani ha indagato un testo indiano (Vaimanika Shastra) sulla tecnologia aerospaziale, citando “Vimana”, veicoli avanzati per il volo aerodinamico, descritti nell’antica epopea sanscrita. Nel contesto del trasferimento storico di tecnologie tra l’India e la regione cinese, ha cercato di ricreare uno di questi veicoli noleggiando un artigiano tradizionale taiwanese di lanterne volanti. Il volo è rappresentato in un video, che riflette la previsione di viaggiare alla “velocità del vento emettendo un suono melodioso”. La forma dell’opera Vimana ricorda droni attuali, che si adattano anche con la descrizione. Ma l’artista ha scelto di non considerare Vimana come una profezia visionaria, ma come una visione intensa, e di darle di conseguenza una forma fisica.