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NeXT Hyper ObscureArchivio per Vandana Singh
Racconti di viaggiatori dal confine dei mondi, il “nodo” di Vendana Singh | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione di Racconti di viaggiatori dal confine dei mondi, antologia di Vandana Singh, è in uscita per i tipi di Zon42; i temi trattati mi sembrano molto intriganti…
Un matematico si perde correndo per le strade di una città che gli è aliena e si trova all’improvviso in una foresta a cui sente di appartenere; la responsabile della sicurezza di una miniera indiana sfiora la morte in un allagamento e decide di diventare un fiume; una donna muta e coperta di stracci è in realtà una tigre, ma sembra scortese farlo notare; un re e una regina vengono molestati da un poliziotto in un supermercato americano.
Ognuna di queste storie è un filo sottile nelle mani della Cantastorie che tesse il racconto dei Viaggiatori, creature capaci di spostarsi attraverso i mondi, alla ricerca di identità e famiglia e, con un po’ di fortuna, della speranza di uscire vivi dalla fine del mondo.
Entanglement | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la recensione di Giovanni De Matteo a Entanglement, romanzo di Vandana Singh edito dalla Future Fiction di Francesco Verso. Eccone un estratto:
Entanglement come denuncia fin dal titolo, è un intreccio di voci che raccontano gli effetti delle nostre scelte sul mondo di domani: un domani non così lontano come molti di noi si ostinano a credere, ma che già avrà riversato il peso incalcolabile degli interessi dei nostri debiti sulle spalle dei nostri figli e nipoti. Il cambiamento climatico è uno dei due assi di questo scenario. L’altro è rappresentato dal progresso tecnologico, trasfigurato in un’invenzione – appena accennata nelle prime quattro storie, ma di cui apprendiamo tutti i retroscena nella quinta – che suggerisce una nuova idea di social network, consentendo alle persone di questo futuro di entrare in contatto tra di loro a prescindere dalla distanza, sulla base solo del loro stato emotivo del momento. È quanto accade ai protagonisti di ciascun racconto, che grazie alla scienza e alla tecnologia apprendono ciò che “le popolazioni indigene del mondo già sapevano bene: che ogni cosa è connessa”, come riscopre Irene dopo un incidente che fa risvegliare in lei una persona che credeva scomparsa, la giovane inuit che andava a caccia di foche con suo nonno e che da lui si faceva chiamare Enuusiq.
“Tutto è connesso” ribadisce Yuan all’ultimo monaco sopravvissuto tra le rovine del monastero. “Capire questa verità, però, vuol dire soffrire. Ogni volta che so della morte di un innocente, una parte di me muore”. Ma è un passaggio necessario, l’unico in grado di dischiudere l’accesso a un livello di consapevolezza superiore e innescare la catena di eventi necessaria per realizzare il cambiamento. L’alternativa è rimanere ad aspettare il compiersi dell’irreparabile:
Inondazioni da una parte, siccità dall’altra, il tessuto della biosfera si stava strappando. Pensò alla foresta pluviale amazzonica, così spesso chiamata il polmone verde della Terra. Perfino alcune guide turistiche della città, che portavano nella giungla gruppi perlopiù composti da nordamericani, usavano quell’espressione. C’era qualcuno che sapeva cosa volessero davvero dire quelle parole? Le vennero in mente le proiezioni di molti modelli predittivi, secondo cui la grande foresta, attualmente un enorme dissipatore di anidride carbonica, poteva diventare una sorgente di CO2 se fosse stata eccessivamente rovinata da siccità e disboscamenti. Che sarebbe accaduto in tal caso?


