HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Mario Monicelli
Agenti del caos
…essere agenti del caos, non dell’ordine, è l’unica speranza che abbiamo (lo so, “La speranza è una trappola inventata dai padroni”, ma non ci sono altre vie da percorrere)…
La speranza è una trappola inventata dai padroni
L’ispessimento della tua pelle va di pari passo con la consapevolezza del disordine caotico che ti salva, come una speranza.
La speranza è una trappola inventata dai padroni
Un barlume di motivo istantaneo può accendere quella che pensi sia speranza, eppure è soltanto un evento fake cui tu ti aggrappi.
La speranza è…
Dismessi i rigori della stagione cruda e inclemente, ti rivesti di una speranza sapendo, però, che sarà una trappola allestita per te.
PINK FLOYD: “HEY, HEY, RISE UP” – IL NUOVO SINGOLO | PINK FLOYD ITALIA
È con immensa tristezza che recepisco un singolo inaspettato – e questo renderebbe la news come stupenda – dei rinati Pink Floyd, in cui sostengono l’Ucraina producendo un brano cantato da un rapper ucraino ferito in guerra, che a sua volta coverizza una canzone folk di protesta di un secolo fa; già parlando solo dell’appalto della voce – e del testo – lo sconcerto che emerge la dice lunga sul nulla che attanaglia la mente dei Floyd, Gilmour in particolare, perché Mason sappiamo che non ha mai composto granché per la band.
Che dire di più? Certo, non mi aspettavo una simile sortita della band che amo, però l’unica nota che me li fa riconoscere è il solito e magistrale intervento di Gilmour, che con la sei corde davvero non ha eguali, ma in quanto a creatività, lucidità politica e senso di ciò che sono stati non possono competere coi tempi d’oro – o di carbonio, fate voi. Waters continua a tenere dritta la barra, e ha fatto bene a lasciare gli altri alla loro nullità politica e al ciclare sulle stesse cose di trent’anni fa. L’unica speranza è che a questo singolo segua qualcosa di più serio, ma si sa, la speranza…
Qui l’articolo su PinkFloydItalia, di seguito il video.
Roger Waters — Wish You Were Here
Una versione che mi piace molto di un brano che non amo particolarmente (per non dire poco). Indica che c’è ancora speranza, per Julian Assange e per chiunque si senta libero di contestare un sistema inumano e politico che opprime, anche se la speranza è una trappola inventata dai padroni (cit.)
Delos Veronesi: “La distopia è un monito per i lettori”
Su Delos224 un’intervista di Carmine Treanni a Delos Veronesi che vuole prendere le misure alla contrapposizione attuale che nel mondo della SF vede contrapposte la distopia e il solarpunk.
Al di là di ogni considerazione mi sembra che il punto nodale della questione sia questo qui:
Secondo te il solarpunk è il contrario della distopia? Che rapporto c’è tra i due filoni della fantascienza?
Il solarpunk è il capitolo due della distopia, parte da ciò che un distopico può aver narrato e tenta di creare qualcosa di buono con quello che resta.Il processo creativo e le basi di partenza sono comuni, entrambi i generi si interrogano sul futuro partendo da quello che non funziona nel presente. La differenza principale è il messaggio di fondo con cui vengono sviluppati. La distopia è un monito, il solarpunk una speranza.
Appunto: la speranza è una trappola inventata dai padroni, come sottolineava Mario Monicelli, e questa la frase tombale a tutta la contrapposizione e alla validità di un sottogenere.
Incastonati nelle citazioni
L’abisso chiama in una complessità di parole psichiche che non lasciano scampo alla speranza; anche perché, si sa, la speranza è una trappola inventata dai padroni.
L’armata Brancaleone: Recensione e trama del film
Su OcchioDelCineasta la scheda relativa a L’armata Brancaleone. Un caposaldo del nostro patrimonio culturale, ci parla di come eravamo e, per forza di cose, di come siamo rimasti.
È un medioevo straccione e malandato, quello che il regista Mario Monicelli narra attraverso le avventure dell’impavido cavaliere Brancaleone da Norcia e della sua armata. Presentato in concorso al diciannovesimo Festival di Cannes e vincitore di tre Nastri d’Argento, il film è il frutto della stretta collaborazione fra il cineasta romano e il binomio Age & Scarpelli, i quali già avevano cooperato alla stesura delle sceneggiature di capolavori come Padri e Figli (1957), I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959) e I compagni (1963). Per il progetto de L’armata Brancaleone, viene concepito uno script caratterizzato da un linguaggio immaginario, frutto dell’incrocio fra un latino maccheronico, espressioni dialettali e l’idioma volgare medievale; una scelta destinata non solo a rimanere negli annali della storia del cinema italiano, ma anche a permeare e sedimentarsi nella cultura del Belpaese.

