Archivio per Russia
11 marzo 2026 alle 12:46 · Archiviato in Creatività, Editoria, Letteratura, SF, Sociale and tagged: Argentina, Distorsioni temporali, Kike Ferrari, Macchina del Tempo, Noir, Russia, Thriller
Su Fantascienza.com la segnalazione di uno strano romanzo, “Todos Nosotros” di Kike Ferrari, autore argentino che ha scritto qualcosa a metà strada tra SF e un noir politico, interessante nella sua trama; la quarta:
Una storia ai limiti dell’incredibile, ambientata tra Buenos Aires e Città del Messico, in un delirio di birra, droghe e discorsi allucinanti, tra musica metal ed estremismo politico.
Un viaggio nel tempo per uccidere Ramón Mercader prima che riesca ad assassinare Trotsky nell’agosto del 1940, per ribaltare così la storia del Novecento, indebolendo Stalin e cambiando i rapporti di forza nello scenario della lotta di classe mondiale. Un obiettivo delirante che diventa un’ossessione, e non c’è niente di più bello, perturbante e sconvolgente di una persona catturata da un’ossessione.
Una specie di fantascienza. O anche un noir “impasticcato”. O forse una versione messicana e rossa di Ritorno al futuro. Di fatto, una fan fiction d’autore che mette in scena due personaggi dell’universo narrativo di Paco Ignacio Taibo II, lo scrittore José Daniel Fierro di La bicicletta di Leonardo e Come la vita e la giornalista Olga Lavanderos di Ma lo sai che è impossibile. L’autore di questa macchina narrativa è Kike Ferrari, addetto alle pulizie della metropolitana di Buenos Aires, scrittore e sindacalista.
Un racconto divertente e meravigliosamente necessario, che ci ricorda che del possibile non importa niente a nessuno, che il tempo è un’illusione e che, nel peggiore dei casi, gli ottimisti soffrono una volta sola.
28 febbraio 2026 alle 18:30 · Archiviato in Creatività, Empatia, Experimental, InnerSpace, Notizie, Recensioni and tagged: BandCamp, Ilia Belorukov, Percussioni, Power Noise, Russia
[Letto su Neural]
Sono state realizzate tra il 2022 e il 2024 su un Nord Drum 2 – un sintetizzatore analogico di suoni percussivi – queste tredici tracce, seguendo un’idea basata su un pattern a 1 step con tempo variabile. Ilia Belorukov è un sound artista di San Pietroburgo, Russia, ora residente a Novi Sad, Serbia, che dispiega equanimemente il suo talento in bilico tra musica improvvisata, noise ed elettroacustica. In NRD DRM TWO il focus dell’azione è sugli algoritmi di riverbero applicati al suono del sintetizzatore, forte della certezza che persino una piccola aggiunta di riverbero riesce a trasformare profondamente il suono, senza la necessità di montaggi o registrazioni aggiuntive. Quello che le tredici sequenze presentate ci raccontano è come gli strati nascosti sotto la superficie rendano l’intera ricerca assolutamente affascinante – nonostante l’indubbio minimalismo e la profonda essenzialità. L’approccio metodico di Belorukov si rivela sin dalle prime battute: ogni traccia esplora una configurazione specifica degli algoritmi di riverbero, creando spazi acustici che oscillano tra l’intimità claustrofobica e l’apertura cavernosa. Il Nord Drum 2, strumento dalla personalità marcata e spesso utilizzato in contesti più convenzionali, viene qui spogliato della sua funzione ritmica tradizionale per diventare generatore di texture e atmosfere. La struttura a pattern singolo, lungi dal risultare limitante, diventa il fulcro di un’indagine timbrica che procede per accumulazione e sottrazione. Ogni impulso viene modellato attraverso code di riverbero che si stratificano e si annullano reciprocamente, creando un tessuto sonoro in costante mutazione. L’ascoltatore si trova immerso in una dimensione dove il tempo sembra dilatarsi e contrarsi secondo logiche puramente acustiche. Particolarmente efficace risulta il modo in cui Belorukov gestisce le dinamiche: i momenti di apparente stasi vengono punteggiati da improvvise aperture spaziali, mentre le sezioni più dense mantengono sempre una trasparenza che permette di percepire i singoli elementi costitutivi. È un equilibrio delicato tra controllo compositivo e imprevedibilità algoritmica, dove l’artista sa quando intervenire e quando lasciare che il sistema evolva autonomamente. Il progetto si configura così come un’esperienza d’ascolto profondo, che richiede tempo e attenzione per rivelare le sue qualità meno evidenti. Non è musica da sottofondo, ma piuttosto un invito alla contemplazione attiva, alla scoperta di quei microeventi che popolano gli spazi tra i suoni. In un panorama spesso dominato dalla ricerca dell’impatto immediato, NRD DRM TWO propone invece una poetica della pazienza, dell’osservazione minuziosa e del fascino nascosto nelle pieghe del suono.
23 dicembre 2025 alle 21:30 · Archiviato in Cognizioni, Filosofia, Letteratura, Mood, Passato, Sociale, Storia and tagged: Alexandre Dumas, Andrej Tarkovskij, Bram Stoker, Carlo Magno, CarmillaOnLine, Charles Baudelaire, Cina, Covid-19, Dracula, Edward Said, Friedrich Wilhelm Murnau, Ingmar Bergman, Israele, Ludovico Ariosto, Michel Foucault, Nosferatu, Occidente, Oriente, Ottaviano, Palestina, Paolo Lago, Russia, Vampirismo, Werner Herzog
Su CarmillaOnLine un articolo molto acuto di Paolo Lago che indaga un po’ i motivi della tensione che da sempre esiste tra Oriente e Occidente, sviscerandone un po’ le forze ataviche che vi si nascondo0no dietro.
Per l’immaginario occidentale, l’Oriente ha costantemente rappresentato un’entità malefica e pericolosa, associata al vizio e alla corruzione. È da oriente che sono sempre arrivati i nemici. Per gli antichi greci lo erano i persiani, o comunque i popoli orientali in genere, corrotti ed effeminati. Nelle “Baccanti” di Euripide (fine del V secolo a.C.), il dio Dioniso, tornando a Tebe, per non farsi riconoscere si traveste da misterioso viaggiatore giunto da oriente, accompagnato da un corteo di seguaci vestite di abiti dai colori sgargianti, le Baccanti, e viene prontamente fatto incarcerare dal re Penteo. Per i romani, invece, nemici erano i persiani e gli stessi greci, considerati corruttori della romanità tradizionale. Il conservatore Catone il Censore si oppose al processo di ellenizzazione di Roma facendo espellere diversi filosofi greci. A partire dal 168 a.C., infatti, quando con la battaglia di Pidna Roma sconfisse il Regno di Macedonia annettendo anche la Grecia, cominciarono ad arrivare a Roma molti schiavi greci colti che finivano a fare i precettori dei figli dei nobili romani. Dalla Grecia arrivava inoltre una cultura filosofica e poetica che poteva corrompere gli austeri costumi romani, basati sulla rigidità della disciplina militare. Nel II secolo a.C., al genere della “togata”, la commedia di ambientazione romana, si opponeva la “palliata”, la commedia di argomento greco (da “pallium”, il mantello dei greci), carnevalescamente intrisa di elementi comici e, per certi aspetti, anche sovversivi, portati sulle scene romane dall’estro geniale di Plauto che sapeva creare, ogniqualvolta si rappresentava una sua commedia, una sorta di rovesciamento carnevalesco in cui gli schiavi potevano farsi beffe dei padroni1. L’Oriente corruttore subirà poi una decisiva sconfitta nel 31 a.C. nella battaglia di Farsàlo, in cui Ottaviano (che diventerà Augusto, riformatore della moralità tradizionale) sconfigge Antonio, romano ormai corrotto dai costumi orientaleggianti, e la ‘viziosa’ regina egizia Cleopatra.
E se l’impero romano d’Occidente cadrà travolto dalle popolazioni barbariche giunte ancora una volta dai lembi orientali dell’Europa, la cultura greca prenderà definitivamente il sopravvento trasformando i romani in bizantini, la cui lingua ufficiale non era più il latino ma il greco. L’Oriente rappresenta una minaccia anche per l’Occidente cristiano: adesso sono i “mori”, i musulmani il nemico per eccellenza. I cantari epici medievali raccontano le epiche imprese di Orlando e degli altri cavalieri di Carlo Magno contro gli eserciti saraceni, nuova incarnazione del Male assoluto, il quale compariva sulle coste italiche ed europee anche sotto le vesti di feroci pirati. Verso quel magico e corruttore Oriente, rivestito di mondi fantastici ed utopistici, abitato da favolosi animali da bestiario, nel Medioevo, non muovevano solo i crociati, con le armi, per liberare la Terra Santa preda degli “infedeli” ma anche numerosi mercanti guidati dalle necessità più razionali del commercio. Marco Polo, nel Milione, descriverà questo mondo riconducendolo alla realtà mostrando che tutti quegli animali ‘strani’ che popolano l’Oriente tanto fantastici non sono ma è soltanto l’immaginario europeo ad averli resi tali. Non è un caso, poi, che sia una bellissima principessa musulmana, Angelica, a far innamorare e a fare impazzire molti cavalieri cristiani, fra cui Orlando, nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.
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19 novembre 2025 alle 21:03 · Archiviato in Cognizioni, Oscurità, Sociale, Storia and tagged: Adam Hanieh, Arabi, CarmillaOnLine, Colonialismo, Fabio Ciabatti, Idrocarburi, Infection, Iran, Israele, Liberismo, Palestina, Rafeef Ziadah, Robert Knox, Russia, Sionismo, USA
Su CarmillaOnLine un po’ di recente storia, tanto per capire perché certe dinamiche politiche ed economiche regolano il nostro presente; parliamo di Palestina, Israele, Stati Uniti, liberismo… Fabio Ciabatti recensisce Resisting Erasure. Capital, Imperialism and Race in Palestine, di Adam Hanieh, Robert Knox, Rafeef Ziadah.
Ovviamente gli autori non negano che la Shoah abbiano abbia costituito un fattore decisivo di legittimazione per il progetto sionista. Sottolineano, però, che questo progetto non avrebbe potuto essere coronato da successo in mancanza di una convergenza con gli interessi imperialisti inglesi nel Medio Oriente agli inizi del Novecento. Interessi focalizzati sul controllo del petrolio, in particolare attraverso l’Anglo-Persian Oil Company in Iran (nel 1911 il governo britannico decide di sostituire il carbone con il petrolio come combustibile per la sua flotta navale), e sul controllo del canale di Suez, rotta commerciale che connetteva i mercati europei con l’Est e in particolare con l’India, al tempo baricentro dell’impero britannico. Nel 1916, con l’accordo di Sykes-Picot, Inghilterra e Francia si accordano segretamente per spartirsi i territori dell’Impero Ottomano in vista della sua sconfitta nella Prima guerra mondiale in corso. Nel 1917, con la famigerata dichiarazione di Balfour, gli inglesi danno il via libera alla colonizzazione sionista della Palestina, destinata di lì a poco a diventare un mandato britannico, al fine di costituire una fedele testa di ponte in Medio Oriente in vista della futura indipendenza degli stati arabi.
Dopo la Seconda guerra mondiale, però, lo scenario in questa area geografica cambia radicalmente per effetto dell’intrecciarsi di due diverse dinamiche, come mette in evidenza il testo. In primo luogo il petrolio si afferma come principale fonte di energia per i paesi sviluppati alimentando il boom economico di quegli anni: dal 28% del consumo complessivo di combustibili fossili nel 1950 passa a più della metà alla fine degli anni Sessanta per i paesi più ricchi rappresentati nell’OCSE. Più o meno nello stesso periodo il consumo globale di combustibili fossili raddoppia. A metà degli anni Cinquanta circa il 40% delle risorse accertate di petrolio si trova nel Medio Oriente (soprattutto nei paesi della penisola arabica), un’area che ha anche il vantaggio di trovarsi in prossimità dell’Europa.
Il secondo elemento che cambia lo scenario regionale è l’emergere dell’egemonia statunitense nel quadro della guerra fredda con l’URSS. L’ultimo colpo di coda del colonialismo anglo-francese nell’area è rappresentato dal tentativo nel 1956 di riprendere manu militari, insieme a Israele, il controllo del Canale di Suez, nazionalizzato dal presidente egiziano Nasser, il più importante rappresentante del nazionalismo panarabo. Tentativo bloccato proprio dagli USA (provvisoriamente in accordo con l’URSS) che l’anno successivo formulano la cosiddetta dottrina Eisenhower, implicitamente rivolta contro lo stesso Nasser, dichiarandosi pronti a utilizzare la loro forza militare per difendere l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di ogni nazione del Medio Oriente. Ma è il 1967 a rappresentare il vero momento di svolta che designa Israele come perno di un nuovo sistema di sicurezza egemonizzato dagli Stati Uniti: nella guerra dei sei giorni lo stato sionista ottiene una schiacciante vittoria contro Egitto, Siria e Giordania che gli permette di occupare Cisgiordania, Gaza, alture del Golan e penisola del Sinai (quest’ultima restituita nel 1979 all’Egitto). È un colpo mortale per il nazionalismo panarabo di Nasser la cui maggiore attrattiva, sottolinea il testo, era costituita dal considerare il petrolio come “un inalienabile diritto arabo” in grado di unificare i popoli del Medio Oriente contro l’imperialismo occidentale. Un progetto che trovava supporto popolare in tutta l’area, compresi i paesi che si consolideranno come la seconda gamba dell’egemonia statunitense: l’Arabia Saudita e le piccole monarchie del Golfo.
Il progetto nasseriano, sostenuto dall’URSS, doveva essere sconfitto per consolidare il potere del capitalismo fossile a guida americana e Israele si è prestato a fare il lavoro sporco con la sua potenza militare. Con altri mezzi, ma altrettanto sporchi, era stato sconfitto anche il progetto del premier iraniano Mossadegh, colpevole di aver effettuato la prima nazionalizzazione del petrolio nel Medio Oriente. Un colpo di stato orchestrato da Regno Unito e Stati Uniti nel 1953 fa salire al potere lo Shah Reza Pahlavi, fedele alleato dell’Occidente fino alla rivoluzione del 1979 che si conclude con la fondazione della repubblica islamica guidata dall’ayatollah Khomeini.
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27 ottobre 2025 alle 07:55 · Archiviato in Cognizioni, Filosofia, Oscurità, Passato, Storia and tagged: Aleksandr Gelʹevič Dugin, Donald Trump, Gábor Vona, Julius Evola, René Guénon, Russia, Steve Bannon, Sufismo, Tradizionalismo, Ucraina
Su L’Indiscreto un lungo articolo che riguarda la filosofia del Tradizionalismo; vi lascio a un estratto che ne inquadra – solo in parte, solo per il passato e non per le implicazioni del presente – le caratteristiche fondanti:
I tradizionalisti politicamente attivi che si rifacevano più a Evola che a Guénon diventavano sempre più visibili. In Russia, il libro di Dugin del 1997, The Foundations of Geopolitics: The Geopolitical Future of Russia, un bestseller. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio del 2022, alcuni cercarono una spiegazione nelle opinioni di Dugin sulla geopolitica e, nell’agosto del 2022, un’autobomba probabilmente indirizzata a Dugin ne uccise invece la figlia ventinovenne, Darya, che stava tornando a casa da un festival letterario intitolato “Tradizione”, dove il padre aveva parlato di “Tradizione e Storia”. È possibile che la bomba sia stata piazzata dagli ucraini.
Dopo il 1997, Dugin è diventato il tradizionalista politico più noto, ma ce ne sono altri. Un tradizionalista ungherese, Gábor Vona, ha fondato un partito politico di destra chiamato Jobbik che ha ottenuto un sorprendente successo nelle elezioni del 2010. Le elezioni ungheresi lo hanno visto conquistare 47 seggi in Parlamento e il terzo migliore risultato in assoluto. Qualcosa di simile è accaduto in Grecia. E poi, all’inizio del 2017, mentre il mondo cercava di fare i conti con l’inaspettata elezione di Donald Trump, il «The New York Times» ha pubblicato un articolo in cui si riportava che il manager e consigliere della campagna elettorale di Trump, Steve Bannon, aveva citato Evola.
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11 luglio 2025 alle 11:06 · Archiviato in Cognizioni, Passato, Storia and tagged: Barbari, Costantinopoli, Giovanni Zimisce, Imperium, Impero Romano, Russia, Ucraina, Video
Un video molto dettagliato e interessante che traccia gli eventi, legati all’imperatore Giovanni Zimisce, tra i più significativi di tutta la storia di questo Impero Romano in esilio greco – con cui terminerà i suoi giorni secoli più tardi.
Quello che viene descritto nel video era comunque l’imperium romano, che si è perpetuato per millenni sotto il nome dell’Urbe (e che è continuato sotto altre forme, ma ciò diventa poi un’altra storia); sono soprattutto interessanti le implicazioni che ora respiriamo come attualità, come per esempio i Rus che comprendevano anche Kiev: ma non solo queste nozioni, c’è molto altro da approfondire e da meditare su quello che viene raccontato in questa lezione di Storia.
24 giugno 2025 alle 15:35 · Archiviato in Creatività, eBook, Letteratura, SF and tagged: Delos Books, Franco Ricciardiello, Russia, Ucronia, Ugo Bellagamba
Su Fantascienza.com la segnalazione del racconto ucronico di Ugo Bellagamba “Quando avremo meli su Marte”, nella collana curata da Franco Ricciardiello; la quarta:
Questo racconto, che prende il titolo da una canzone sovietica degli anni Sessanta, è un’ucronia retrofuturista che racconta la conquista del pianeta rosso da parte di una Grande Russia, erede dell’URSS, unita in un’unica entità statale con l’Europa e alleata con la ComCina; forse all’origine della “divergenza” c’è la mancata vittoria di Stalin su Trockij. La trama racconta il viaggio inaugurale del colossale dirigibile Nikita Sergeevič, chiaro omaggio a Chruščëv, un’aeronave di dimensioni colossali, adatta per l’atmosfera rarefatta di Marte: tre km di lunghezza, quasi uno di circonferenza nel punto più largo, 900 milioni di litri di gas. Volerà per 1500 km tra l’Olympus Mons e l’Arsia Mons per mostrare al mondo la superiorità della tecnica sino-russa. A bordo, oltre al capitano Lehmann, all’ingegnere capo Yang Liwei e diversi ospiti, c’è una prestigiosa invitata: la famosa pianista francese Margaux Poincaré con il suo Steinway a coda. E tra i membri dell’equipaggio c’è una coppia di giovani operai, Saša e Boris, che si troveranno direttamente coinvolti in un colpo di mano ordito da terroristi provenienti dagli USA, che dopo il crollo del capitalismo nel XX secolo si sono ridotti all’ombra di se stessi. Il destino del Nikita e dei suoi passeggeri si legherà strettamente a quello degli antichi abitanti di Marte, che abbandonarono il pianeta prima ancora che la civiltà umana alzasse gli occhi al cielo, ma lasciando dietro di sé un tangibile ricordo della propria esistenza.
27 marzo 2025 alle 21:08 · Archiviato in Deliri, Sociale, Storia and tagged: CarmillaOnLine, Cina, Donald Trump, Europa, Guerra, Infection, Liberismo, Luce oscura, Russia, Sandro Moiso, Ucraina, USA
Su CarmillaOnLine un’analisi di Sandro Moiso sullo stato attuale del Capitalismo sfrenato, di come si stia avvitando su se stesso e stia tentando di non divorarsi da solo; un paio di estratti, qui sotto, per far capire il tenore del post:
«Come ci si sente se Trump tratta l’Europa da debole? Come ci si sente se i diritti e la giustizia sono sottomessi al business? Tutto questo lo conoscono bene e da tante tempo i popoli arabi e quelli dell’Africa».
C’è da dire, le posizioni espresse dall’attuale amministrazione americana, dal possibile ritiro dall’impegno militare in Europa e nella Nato fino ai dazi sui prodotti europei e canadesi (oltre che cinesi) e al disconoscimento di organizzazioni internazionali ormai fallimentari come l’ONU o il tribunale penale internazionale dell’Aja o l’estromissione dei maggiori paesi europei da qualsiasi trattativa diplomatica riguardante le sorti dell’Ucraina, non sono, come molta stampa liberaldemocratica vorrebbe far credere, frutto di decisioni improvvise e inaspettate. Piuttosto, invece, sono il frutto obbligato di una crisi dell’Occidente che ha finito, inevitabilmente, col riflettersi nel voto americano, prima, e nel sistema delle alleanze interne allo stesso ordine occidentale, dopo. In fin dei conti la brutalità e la “mancanza di tatto” del presidente statunitense, la nuova ricerca di una nuova condivisione del governo del mondo, successivo al tanto agognato nuovo ordine mondiale ventilato fin dalla caduta del muro, e il rifiuto di coinvolgere ancora l’Europa e i suoi rappresentanti nelle politiche globali, ha almeno un pregio: quello di togliere il velo che nascondeva la finzione insita nelle roboanti dichiarazioni atlantiste e liberali sul ruolo dell’Occidente e di un’Europa sempre più evanescente sulla scena politica mondiale, dell’ONU e degli altri organismi internazionali nel governo democratico del mondo e sulla diffusione di valori e diritti liberali dati per scontati, ma scarsamente condivisi in diverse aree del globo.
22 marzo 2025 alle 19:20 · Archiviato in Cognizioni, Deliri, Futuro, Sociale, Storia and tagged: CarmillaOnLine, Europa, Guerra, Infection, Liberismo, Nico Maccentelli, Russia, USA
Su CarmillaOnLine un passaggio criticopolitico di Nico Maccentelli che sottolinea alcuni passi ideologici non di poco conto, da tenere bene a mente nell’ordalia pericolosissima di queste settimane, vorrei dire, ma in realtà sono solo giorni; un estratto:
È il titolo più appropriato per la prossima kermesse europeista dem, se dopo Michele Serra a Roma, fosse Roberto Vecchioni a organizzare a Milano un raduno guerrafondaio di pacifinti, con tutte le corbellerie tutt’altro che “di sinistra” che ha detto dal palco di piazza del Popolo. Ed è dai tempi di piazza Venezia nel 1941 che non si vedeva un’adunata di questo tipo e per un antico scopo che torna in auge su scala continentale.
No, non “sono solo canzonette”: c’è il nemico e c’è la guerra. Per questo i marchettari artistici e intellettuali del PD e affini sono andati al raduno nazionale del partito hanno risposto alla chiamata: sono la prima linea dei battaglioni atlantisti che hanno il compito di guastatori delle menti già assuefatte dal politically correct. Ossia: imbonire il popolino di sinistra per far passare gli 800 miliardi di lacrime e sangue che subiranno a breve i popoli europei con Rearm Europe. Tagli assassini alla spesa sociale, una gigantesca messa a profitto bellica tra risparmi a capitali di rischio, ETF dei fondi speculativi, facendo degli europei carne da macello che, se non va in trincea è parco buoi del risparmio gestito, massa precaria assolutamente flessibile, in un’emergenza funzionale a imporre ancora una volta il TINA (There Is Not Alternative). Una democrazia del facciamo quello che ci pare. Ma gli intellettuali non avevano la funzione di critici del regime? A questi giullari presenti il 15 marzo in piazza del Popolo mancava solo lo sponsor Leonardo-Stellantis-Repubblica sulla maglietta. I nuovi repubblichini. Sì perché il fascismo oggidì non dobbiamo vederlo con l’orbace e il fez, ma comprendere che la sua funzione di strumento del capitalismo colonialista e imperialista che ha avuto nel secolo scorso, continua assolverla sotto altre vesti, in base alle condizioni storiche e sociali profondamente mutate.
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