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Carmilla on line | Quel malefico Oriente
23 dicembre 2025 alle 21:30 · Archiviato in Cognizioni, Filosofia, Letteratura, Mood, Passato, Sociale, Storia and tagged: Alexandre Dumas, Andrej Tarkovskij, Bram Stoker, Carlo Magno, CarmillaOnLine, Charles Baudelaire, Cina, Covid-19, Dracula, Edward Said, Friedrich Wilhelm Murnau, Ingmar Bergman, Israele, Ludovico Ariosto, Michel Foucault, Nosferatu, Occidente, Oriente, Ottaviano, Palestina, Paolo Lago, Russia, Vampirismo, Werner Herzog
Su CarmillaOnLine un articolo molto acuto di Paolo Lago che indaga un po’ i motivi della tensione che da sempre esiste tra Oriente e Occidente, sviscerandone un po’ le forze ataviche che vi si nascondo0no dietro.
Per l’immaginario occidentale, l’Oriente ha costantemente rappresentato un’entità malefica e pericolosa, associata al vizio e alla corruzione. È da oriente che sono sempre arrivati i nemici. Per gli antichi greci lo erano i persiani, o comunque i popoli orientali in genere, corrotti ed effeminati. Nelle “Baccanti” di Euripide (fine del V secolo a.C.), il dio Dioniso, tornando a Tebe, per non farsi riconoscere si traveste da misterioso viaggiatore giunto da oriente, accompagnato da un corteo di seguaci vestite di abiti dai colori sgargianti, le Baccanti, e viene prontamente fatto incarcerare dal re Penteo. Per i romani, invece, nemici erano i persiani e gli stessi greci, considerati corruttori della romanità tradizionale. Il conservatore Catone il Censore si oppose al processo di ellenizzazione di Roma facendo espellere diversi filosofi greci. A partire dal 168 a.C., infatti, quando con la battaglia di Pidna Roma sconfisse il Regno di Macedonia annettendo anche la Grecia, cominciarono ad arrivare a Roma molti schiavi greci colti che finivano a fare i precettori dei figli dei nobili romani. Dalla Grecia arrivava inoltre una cultura filosofica e poetica che poteva corrompere gli austeri costumi romani, basati sulla rigidità della disciplina militare. Nel II secolo a.C., al genere della “togata”, la commedia di ambientazione romana, si opponeva la “palliata”, la commedia di argomento greco (da “pallium”, il mantello dei greci), carnevalescamente intrisa di elementi comici e, per certi aspetti, anche sovversivi, portati sulle scene romane dall’estro geniale di Plauto che sapeva creare, ogniqualvolta si rappresentava una sua commedia, una sorta di rovesciamento carnevalesco in cui gli schiavi potevano farsi beffe dei padroni1. L’Oriente corruttore subirà poi una decisiva sconfitta nel 31 a.C. nella battaglia di Farsàlo, in cui Ottaviano (che diventerà Augusto, riformatore della moralità tradizionale) sconfigge Antonio, romano ormai corrotto dai costumi orientaleggianti, e la ‘viziosa’ regina egizia Cleopatra.
E se l’impero romano d’Occidente cadrà travolto dalle popolazioni barbariche giunte ancora una volta dai lembi orientali dell’Europa, la cultura greca prenderà definitivamente il sopravvento trasformando i romani in bizantini, la cui lingua ufficiale non era più il latino ma il greco. L’Oriente rappresenta una minaccia anche per l’Occidente cristiano: adesso sono i “mori”, i musulmani il nemico per eccellenza. I cantari epici medievali raccontano le epiche imprese di Orlando e degli altri cavalieri di Carlo Magno contro gli eserciti saraceni, nuova incarnazione del Male assoluto, il quale compariva sulle coste italiche ed europee anche sotto le vesti di feroci pirati. Verso quel magico e corruttore Oriente, rivestito di mondi fantastici ed utopistici, abitato da favolosi animali da bestiario, nel Medioevo, non muovevano solo i crociati, con le armi, per liberare la Terra Santa preda degli “infedeli” ma anche numerosi mercanti guidati dalle necessità più razionali del commercio. Marco Polo, nel Milione, descriverà questo mondo riconducendolo alla realtà mostrando che tutti quegli animali ‘strani’ che popolano l’Oriente tanto fantastici non sono ma è soltanto l’immaginario europeo ad averli resi tali. Non è un caso, poi, che sia una bellissima principessa musulmana, Angelica, a far innamorare e a fare impazzire molti cavalieri cristiani, fra cui Orlando, nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.
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Carmilla on line | Black marxism
24 febbraio 2024 alle 21:01 · Archiviato in Cognizioni, Recensioni, Sociale, Storia and tagged: CarmillaOnLine, Cedric J. Robinson, Edward Said, Etica, Félix Guattari, Francesco Festa, Gilles Deleuze, Impero Romano, Infection, Liberismo, Luce oscura, Rizoma
L’ipotesi genealogica di Robinson è che il capitalismo sia sempre stato un sistema di dominio razziale fin dal suo emergere, fra il 3-400 d. C., cresciuto all’interno dell’Europa durante il Medioevo. Scrive nelle prime pagine: “le basi sociali della civiltà europea furono poste da coloro che i Romani chiamavano barbari” (p. 55) – evidente qui, e non solo, è il debito all’Orientalismo di Edward Said. Il capitalismo razziale, dunque, nasce incorporando via via una certa ideologia e un certo ordinamento razziale che fa capo ad una mitologia del sangue, del primato della cosiddetta “civiltà occidentale”, del privilegio di alcune stirpi razziali in grado di governare su altre. Col tempo questo sistema si va strutturando come una “macchina assiomatica” – per dirla con Deleuze e Guattari – tanto quanto si va organizzando il modo di produzione del capitalismo nascente, e successivamente durante l’espansione coloniale, con la schiavitù, diventando infine un sistema globale di dominio.
Questo è un passo della recensione a Black marxism. Genealogia della tradizione radicale nera, di Cedric J. Robinson, operata da Francesco Festa su CarmillaOnLine e che mette in risalto la genesi tardoantica del capitalismo. Rece che segue poi così:
L’elemento interessante nella transizione dal modo di produzione medievale a quello capitalistico è che il concetto di razza non nasce denotando una precisa linea del colore. Ciò che sostiene Robinson è che le prime popolazioni assoggettate non siano state nere – o non soltanto nere. I primi popoli assoggettati a questo dispositivo razziale di dominio erano i poveri europei e soprattutto le donne. In altri termini, la schiavitù medievale in Europa era rappresentata per lo più da donne, slavi, irlandesi e da popoli del Sud Europa. Questo è ciò che sostanzia il razzialismo, ossia l’intreccio storico tra razza, razzismo e capitalismo, il quale ha agito come dispositivo generando l’idea di razza fra il Sei-Settecento. Dispositivo che, a partire dalla schiavitù si condensa in termini fenotipici producendo il concetto di “supremazia bianca”. Il razzialismo mette in chiaro quali siano i rapporti di forza fra i gruppi sociali e i modi in cui questo si trasforma, poi, in una supremazia anche di tipo razziale.
Che, più o meno, potrebbe voler dire che il Mercato si serve di qualsiasi divisione sociale per promuoverne il riscatto affinché il business prosperi; che, mi pare, è più o meno quanto accade in questo scorcio storico, dove l’etica è di proprietà delle grandi corporate e, di fatto, del Mercato stesso.
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