HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Cina

La dea cinese Mazu: dea cinese del mare del sud | Iridediluce


Su IrideDiLuce un’altra dèa che è divenuta tale dopo una certificata storia “mortale”, la cinese Mazu, del pantheon taoista, che testimonia come un archetipo (che precede lo status di divinità) sia la stratificazione di un mito, di una leggenda, di un esempio vitale; un estratto:

La dea cinese Mazu ha molti nomi e titoli. Conosciuta in diverse regioni come Matsu, Ma-Tsu, A-ma, Tianhou e altri nomi, ha numerosi titoli, tra cui “Kuan Yin del Mare del Sud”, “Figlia del Drago” e “Imperatrice del Cielo”.
La dea cinese Mazu occupa un posto significativo nella cultura cinese. Scopri le origini, i templi e le celebrazioni dedicate a questa figura divina. La leggenda e la storia di Mazu risalgono a secoli fa. Le storie della Dea Mazu giungono a noi in un modo insolito. Di solito, quando desideriamo esplorare i miti delle donne leggendarie che chiamiamo dee, dobbiamo consultare le opere di poeti e filosofi, storici e antropologi. Ma antichi editti governativi, documenti giudiziari, scritture taoiste e persino registri di navigazione raccontano le storie della giovane ragazza e della dea che divenne. La dea Mazu, anche dopo un millennio, è probabilmente una delle più venerate al mondo. Ci sono oltre 1.500 templi attivi e 100 milioni di devoti in tutto il mondo.
I templi dedicati a Mazu sono luoghi sacri per il culto e il pellegrinaggio, e vantano un’architettura e un’arte straordinarie. L’influenza di Mazu si estende a vivaci celebrazioni e festival, come il Mazu Festival e le processioni colorate. Oggi Mazu continua a rivestire un ruolo rilevante, in particolare a Taiwan e nella Cina continentale, garantendo la conservazione della sua eredità come patrimonio culturale immateriale.

Dea cinese Nuwa: scopri l’antica divinità femminile della mitologia cinese | Iridediluce


Su IrideDiLuce un post sulla dèa cinese Nuwa, ancora una volta una figura di creazione del mondo umano declinata al femminile; ricorda molto gli dèi greci, ma anche quelli sumeri, e perché anche il dio biblico: solo che è un’entità femminile (com’è giusto che sia, aggiungo).

La dea Nuwa ha un grande significato nella mitologia cinese. È una divinità potente, nota per il suo ruolo nella creazione e per la sua stretta relazione con Fuxi. Nuwa è associata ai quattro pilastri, ha combattuto contro Gong Gong e ha svolto un ruolo cruciale nella riparazione dei cieli e nel mito del diluvio.
Nei primi giorni del mondo, dopo che Pangu ebbe separato il cielo dalla terra, Nüwa vagava per la terra appena formata. Le montagne si ergevano alte, i fiumi scorrevano liberi e gli animali vagavano per la terra, ma non c’erano esseri come lei. Sentendosi profondamente sola, decise di crearsi dei compagni. Raccogliendo argilla gialla dalle rive del fiume, plasmò delle figure a sua immagine. Mentre le posava a terra, prendevano vita, danzando e parlando, portando gioia a Nüwa. Questi furono i primi umani.

Il nome “Nüwa” (女娲) è composto da due caratteri cinesi. “女” (nǚ) significa “donna” o “femmina”, mentre “娲” (wā) non ha un chiaro significato moderno, ma si ritiene che sia un antico fonogramma. Il carattere 娲 è raro nel cinese di tutti i giorni e compare principalmente in contesti mitologici o religiosi. Alcuni studiosi interpretano 娲 come avente connotazioni legate alla fertilità o al principio femminile nella cosmologia cinese antica. Esistono anche collegamenti fonetici nei dialetti antichi con parole che indicano “avvolgere” o “torcere”, il che potrebbe essere rilevante data la raffigurazione serpentina di Nüwa.
Tuttavia, creare ogni essere umano individualmente richiedeva molto tempo. Per accelerare il processo, Nüwa immerse una corda nell’acqua fangosa e la fece roteare, creando goccioline che, toccando terra, formarono altri esseri umani. Si dice che coloro che forgiava a mano diventassero la nobiltà, mentre quelli formati dalle goccioline di fango diventassero la gente comune, riflettendo le prime nozioni di gerarchia sociale.

Leggi il seguito di questo post »

Carmilla on line | Quel malefico Oriente


Su CarmillaOnLine un articolo molto acuto di Paolo Lago che indaga un po’ i motivi della tensione che da sempre esiste tra Oriente e Occidente, sviscerandone un po’ le forze ataviche che vi si nascondo0no dietro.

Per l’immaginario occidentale, l’Oriente ha costantemente rappresentato un’entità malefica e pericolosa, associata al vizio e alla corruzione. È da oriente che sono sempre arrivati i nemici. Per gli antichi greci lo erano i persiani, o comunque i popoli orientali in genere, corrotti ed effeminati. Nelle “Baccanti” di Euripide (fine del V secolo a.C.), il dio Dioniso, tornando a Tebe, per non farsi riconoscere si traveste da misterioso viaggiatore giunto da oriente, accompagnato da un corteo di seguaci vestite di abiti dai colori sgargianti, le Baccanti, e viene prontamente fatto incarcerare dal re Penteo. Per i romani, invece, nemici erano i persiani e gli stessi greci, considerati corruttori della romanità tradizionale. Il conservatore Catone il Censore si oppose al processo di ellenizzazione di Roma facendo espellere diversi filosofi greci. A partire dal 168 a.C., infatti, quando con la battaglia di Pidna Roma sconfisse il Regno di Macedonia annettendo anche la Grecia, cominciarono ad arrivare a Roma molti schiavi greci colti che finivano a fare i precettori dei figli dei nobili romani. Dalla Grecia arrivava inoltre una cultura filosofica e poetica che poteva corrompere gli austeri costumi romani, basati sulla rigidità della disciplina militare. Nel II secolo a.C., al genere della “togata”, la commedia di ambientazione romana, si opponeva la “palliata”, la commedia di argomento greco (da “pallium”, il mantello dei greci), carnevalescamente intrisa di elementi comici e, per certi aspetti, anche sovversivi, portati sulle scene romane dall’estro geniale di Plauto che sapeva creare, ogniqualvolta si rappresentava una sua commedia, una sorta di rovesciamento carnevalesco in cui gli schiavi potevano farsi beffe dei padroni1. L’Oriente corruttore subirà poi una decisiva sconfitta nel 31 a.C. nella battaglia di Farsàlo, in cui Ottaviano (che diventerà Augusto, riformatore della moralità tradizionale) sconfigge Antonio, romano ormai corrotto dai costumi orientaleggianti, e la ‘viziosa’ regina egizia Cleopatra.
E se l’impero romano d’Occidente cadrà travolto dalle popolazioni barbariche giunte ancora una volta dai lembi orientali dell’Europa, la cultura greca prenderà definitivamente il sopravvento trasformando i romani in bizantini, la cui lingua ufficiale non era più il latino ma il greco. L’Oriente rappresenta una minaccia anche per l’Occidente cristiano: adesso sono i “mori”, i musulmani il nemico per eccellenza. I cantari epici medievali raccontano le epiche imprese di Orlando e degli altri cavalieri di Carlo Magno contro gli eserciti saraceni, nuova incarnazione del Male assoluto, il quale compariva sulle coste italiche ed europee anche sotto le vesti di feroci pirati. Verso quel magico e corruttore Oriente, rivestito di mondi fantastici ed utopistici, abitato da favolosi animali da bestiario, nel Medioevo, non muovevano solo i crociati, con le armi, per liberare la Terra Santa preda degli “infedeli” ma anche numerosi mercanti guidati dalle necessità più razionali del commercio. Marco Polo, nel Milione, descriverà questo mondo riconducendolo alla realtà mostrando che tutti quegli animali ‘strani’ che popolano l’Oriente tanto fantastici non sono ma è soltanto l’immaginario europeo ad averli resi tali. Non è un caso, poi, che sia una bellissima principessa musulmana, Angelica, a far innamorare e a fare impazzire molti cavalieri cristiani, fra cui Orlando, nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.

Leggi il seguito di questo post »

Intimità senza contatto | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a “Intimità senza contatto”, di Lin Hsin-Hui, che tratteggia l’essenza della distopia con precisione chirurgica; vi lascio alla rece:

Lin Hsin-Hui scrittrice esordiente taiwanese e allieva di Chi-Ta-Wei, autore di culto della fantascienza asiatica ci presenta Intimità senza contatto: un romanzo quanto mai attuale, dove l’intelligenza artificiale padroneggia, non solo in senso letterale, ma anche figurato.
Nel mondo creato da Lin Hsin-hui a venir meno sono le proprie scelte, la propria libertà e i propri sentimenti, attraverso un’avanzante sostituzione di ogni dominio sulle proprie emozioni per mano di un piano di programmazione che prevederà l’affermazione dell’intelligenza artificiale, su ogni foggia della vita. Attraverso un resoconto scrupoloso la scrittrice riesce a narrare le esperienze laconiche del distacco da chi eravamo a chi siamo ora, e come questo processo consentirà di metter fine a ogni sofferenza. Sofferenza ormai inevitabile se non ricostruendo-ci in un’altra vita, senza relazioni fisiche, senza distinzioni tra noi e il prossimo. Nell’universo di intimità senza contatto si percorrono confini che non sono più umani, ma il frutto di una pianificazione più grande.
Tutta la narrazione si dipana tra pensieri filantropici e riflessioni sociali in un turbinio distopico dove non ci si aspettano morali, ma si è spettatori di una rappresentazione di supervisione. Ogni parola è perfettamente lavorata per portare il lettore in un mondo dove pare si sia già scritto abbastanza, ma con una dose di floridezza che però appaga.
La scrittura è autentica ed è bello che appartenga a una voce nuova, non solo per lo stile pulito e nuovo, ma anche per lo sfondo che ci regala, una prospettiva sul vero dolore umano.

Dea Doumu: Esplorare il potere divino della Madre Celeste dell’Orsa Maggiore | Iridediluce


E le divinità cinesi? L’esplorazione di IrirideDiLuce si sposta nel paese del SolLevante, dove millenni di cultura e filosofia originano perle che nell’Europa arcaica nemmeno si immaginavano; un estratto per la dea Doumu:

La Dea Doumu è una divinità fondamentale della mitologia cinese , nota come la madre dell’Orsa Maggiore. Rappresentata con sedici braccia, è la controparte femminile di Tian, ​​il dio maschile dell’energia celeste.
Doumu svolge un ruolo cruciale nella creazione e nell’equilibrio cosmico, incarnando le forze divine necessarie per mantenere l’ordine nell’universo. Approfondendo le connessioni mitologiche, il simbolismo e il significato culturale di Doumu, scopriamo l’intricata relazione tra Doumu e Tian, ​​la loro rappresentazione delle forze Yin e Yang e i vari nomi con cui Doumu è conosciuto. Inoltre, esploreremo la presenza di Doumu nella cultura contemporanea, nelle rappresentazioni artistiche e nelle pratiche religiose associate a questa divinità celeste.

Leggi il seguito di questo post »

Carmilla on line | Il nuovo disordine mondiale / 28: l’antifascismo europeista e la diplomazia delle armi


Su CarmillaOnLine un’analisi di Sandro Moiso sullo stato attuale del Capitalismo sfrenato, di come si stia avvitando su se stesso e stia tentando di non divorarsi da solo; un paio di estratti, qui sotto, per far capire il tenore del post:

«Come ci si sente se Trump tratta l’Europa da debole? Come ci si sente se i diritti e la giustizia sono sottomessi al business? Tutto questo lo conoscono bene e da tante tempo i popoli arabi e quelli dell’Africa».

C’è da dire, le posizioni espresse dall’attuale amministrazione americana, dal possibile ritiro dall’impegno militare in Europa e nella Nato fino ai dazi sui prodotti europei e canadesi (oltre che cinesi) e al disconoscimento di organizzazioni internazionali ormai fallimentari come l’ONU o il tribunale penale internazionale dell’Aja o l’estromissione dei maggiori paesi europei da qualsiasi trattativa diplomatica riguardante le sorti dell’Ucraina, non sono, come molta stampa liberaldemocratica vorrebbe far credere, frutto di decisioni improvvise e inaspettate. Piuttosto, invece, sono il frutto obbligato di una crisi dell’Occidente che ha finito, inevitabilmente, col riflettersi nel voto americano, prima, e nel sistema delle alleanze interne allo stesso ordine occidentale, dopo. In fin dei conti la brutalità e la “mancanza di tatto” del presidente statunitense, la nuova ricerca di una nuova condivisione del governo del mondo, successivo al tanto agognato nuovo ordine mondiale ventilato fin dalla caduta del muro, e il rifiuto di coinvolgere ancora l’Europa e i suoi rappresentanti nelle politiche globali, ha almeno un pregio: quello di togliere il velo che nascondeva la finzione insita nelle roboanti dichiarazioni atlantiste e liberali sul ruolo dell’Occidente e di un’Europa sempre più evanescente sulla scena politica mondiale, dell’ONU e degli altri organismi internazionali nel governo democratico del mondo e sulla diffusione di valori e diritti liberali dati per scontati, ma scarsamente condivisi in diverse aree del globo.

Mescolanze


In fondo alle proprie pulsioni, non esiste alcun momento di pura elevazione perché, nei mutamenti interiori ed esteriori, qualcosa compensa con uno stato di più o meno profonda crisi.

Il libro dei verdi incanti | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di “Il libro dei verdi incanti”, narrazione di Sacha Rosel in uscita per i tipi di DelosDigital; la quarta:

Cinque artisti cinesi si narrano reciprocamente delle storie per ritrovare l’ispirazione. Unica regola: scegliere un fiore e un colore diverso per ogni racconto. Omaggiando la camelia e la campanula, ammantata di verde la prima e di blu la seconda, la prima narratrice Xiao Qing sente inaspettatamente l’alito della morte serpeggiare nella propria voce, come guidata da oscuri ricordi mai sopiti: ecco che ciò che era partito come un gioco si trasforma ben presto in qualcosa carico di atmosfere spettrali e creature inquietanti, come se il giardino che circonda la casa invadesse la sua anima mano a mano che le parole si fanno suono e carne. Perché di fronte alla maestosità sublime del paesaggio il suo pensiero ha invocato immagini funeree, trasformando quel ritrovo così speciale in qualcosa di macabro? Cosa nasconde il giardino dell’enigmatica mecenate Lao Huang? Nel Libro dei Verdi Incanti il confine fra realtà e illusione si fa spesso opaco, producendo un continuo scarto fra ciò che crediamo essere la verità e ciò che serpeggia nell’ombra, al di là della superficie, mostrandoci la caducità della vita umana e la natura effimera delle cose, ma anche la bellezza illuminante della vacuità e dell’impermanenza.

 

Il mistero scorre sul fiume | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Il mistero scorre sul fiume, film di Shujun Wei che sembra avere un eccezionale senso scenico della storia, del plot, un’eversione del cinema che sfonda le dimensioni. Un corposo estratto:

Cina anni ’90. Nel piccolo villaggio di Banpo un’anziana donna viene brutalmente uccisa in riva a un lago senza un apparente movente. Da subito le indagini si indirizzano sul pazzo del villaggio adottato molti anni prima dalla vittima, ma il detective Ma Zhe sente che le cose non quadrano ancora. Scoperta un’audiocassetta dentro a una borsa abbandonata sul luogo del delitto, il mistero s’infittisce includendo nelle indagini anche un poeta, la sua innamorata e uno strano parrucchiere, tutti legati a una fabbrica locale. Ma Zhe sempre più ossessionato dal caso, sembra non trovare più pace neppure tra le mura domestiche poiché la moglie incinta ha scoperto che il loro bambino potrebbe avere una malattia genetica. Ai piani alti tutti vorrebbero chiudere velocemente le indagini ma l’assassino colpisce ancora.

Ma Zhe e il suo gruppo di investigatori vengono trasferiti all’inizio del film in un nuovo quartier generale, ovvero una sala cinematografica dismessa poiché in paese “nessuno va più al cinema”. Gli uffici sono allestiti direttamente sul palco e si assiste agli interrogatori dalle poltrone in sala, mentre l’ufficio di Zhe diventa la cabina di proiezione con vecchie pellicole ancora accatastate in giro. Non a caso in una sequenza Wei Shujun indugia nel mostrare la rimozione della grande scritta “cinema” sulla facciata che a forza viene strappata per poi crollare pericolosamente a terra rischiando di schiacciare qualcuno. La stessa sequenza del primo omicidio con la soggettiva del killer che si avvicina alla vittima brandendo un coltello, è un cliché così abusato da non essere una citazione ma un topos cinematografico vero e proprio.

Il mistero scorre sul fiume è un viaggio nella mente di Ma Zhen dove la differenza tra realtà e la sua rappresentazione filmica si affievolisce fino a sovrapporsi man mano che il racconto procede. Che cosa sia vero e cosa sia invece partorito dalla mente confusa dell’investigatore è sempre più difficile da capire, per questo il sogno o il delirio non sono raccontate da Wei Shujun come parti autonome della pellicola, ma all’interno di un flusso narrativo. L’idea di rappresentare il sogno dei tre delitti come un piano sequenza che entra ed esce sia da sketch diversi, sia dallo schermo di un televisore, è un chiaro atto d’intenti nel quale il linguaggio cinema viene usato come segno per rappresentare altro. L’operazione chiede allo spettatore un lavoro attivo non semplice da seguire ma che attribuisce a Il mistero scorre nel fiume un’atmosfera suggestiva, e l’impegno non nel ricomporre un giallo ma nel calarsi dentro le quinte della mente umana.

FEFF 26 VERSIONE ONLINE (E OLTRE): MASTERCLASS CON ZHANG YIMOU | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione del tributo/intervista a Zhang Yimou, il celebre regista cinese che è stato festeggiato così al FEFF 26 di Udine; l’incipit:

Sicuramente uno dei regali più belli concessi a chi seguiva il FEFF 26 da casa è stato quello di poter assistere all’evento che ha visto protagonista il regista Zhang Yimou. Presentato ufficialmente con una masterclass, in realtà era organizzato più come un’intervista che come una vera e propria lectio magistralis.
Nel corso dell’intervista, Zhang ha avuto modo di ripercorrere il proprio esordio alla regia, dall’entrata in Accademia nel 1976 dopo la graduale riapertura delle scuole e delle università (rimaste chiuse dal 1968 al 1972 come effetto collaterale della smobilitazione delle guardie rosse, inviate nelle campagne a rieducarsi ma di fatto perdendo completamente la possibilità di accedere all’istruzione superiore), al lavoro preliminare come direttore della fotografia. Fra i ricordi degli esordi, spicca anche un’incursione fortuita nel mondo della recitazione come protagonista di Yellow Earth di Chen Kaige (1984), per la cui performance Zhang vinse anche un premio come miglior attore al Festival Cinematografico di Tokyo.
Il regista ricorda quest’episodio agli albori della sua carriera come frutto di un approccio pragmatico da parte di tutta l’equipe che diede vita al film del collega Chen, come lui fra i maggiori protagonisti della Quinta Generazione. Poiché la parte del protagonista era quella di un contadino, la troupe necessitava di un attore che avesse un fisico mingherlino, proprio come Zhang Yimou. Il regista Chen Kaige e tutti i membri impegnati nel casting lo presero subito come modello di riferimento per trovare l’attore ideale e, visto che dopo tanto cercare nessuno sembrava adatto alla parte, Chen Kaige propose proprio a lui di recitare.
Ripensando a quel periodo, e al premio che poi gli venne conferito, Zhang afferma di non ritenere di aver recitato così bene, ma che quell’esperienza gli diede il coraggio di osare, utilizzandola come merce di scambio: “visto che io ho recitato nel tuo film”, disse spavaldo a Chen Kaige, “il prossimo film lo farò da regista e non più come direttore della fotografia”. E fu così che nacque la sua prima opera, Sorgo Rosso (1987).

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

le pagine dei nostri libri

E' solo un punto di vista

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

blog 57

testi e fotografie dell'autore

Jam Writes

Where feelings meet metaphors and make questionable choices.

Creative

Travel,Tourism, Life style "Now in hundreds of languages for you."

DestinodiLux

"Una persona che non ha mai fallito è una persona che non ha mai tentato"

Upside Down

Nadine Spaggiari Scrittura Creativa

maurizio landini

poesia e scrittura

Manuela Di Dalmazi Poetry

𝙇𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖̀ 𝙫𝙞 𝙧𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙖̀ 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙞 (𝙂𝙫 8,32)

Tempera

Rivista moderna di argomenti trascorsi

Troglodita Tribe

Antispecismo e Liberazione Animale

Sogni e poesie di una donna qualunque

Questo è un piccolo angolo di poesie, canzoni, immagini, video che raccontano le nostre emozioni

Francesca Pratelli

Psicologia dell’identità attraverso la scrittura

METATRON - Rivista di Letteratura del Fuori

Rivista di Letteratura del Fuori

Re-Born Project ITALIA

Spirit & Mind Re-coding

©STORIE SELVATICHE

elena delle selve racconta...

My Low Profile

Vôla bas e schîva i sas

Komplex

THE THEATER OF THE GAME23

Pomeriggi perduti

quasi un litblog di Michele Nigro

Architetture Minimali

Blog di Stefano Spataro

Myrela

Art, health, civilizations, photography, nature, books, recipes, etc.

A Cup Of History

Storia e Archeologia... nel tempo di un caffè!

Axa Lydia Vallotto

Un giorno dominerò la galassia. Nel frattempo scrivo.

LES FLEURS DU MAL BLOG

Benvenuti nell'Altrove

The Sage Page

Philosophy for today

Gabriele Romano

Personal Blog

Sobre Monstruos Reales y Humanos Invisibles

El rincón con mis relatos de ficción, humor y fantasía por Fer Alvarado

Gerarchia di un’Ombra

La Poesia è tutto ciò che ti muore dentro e che tu, non sai dove seppellire. ( Isabel De Santis)

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

The daily addict

The daily life of an addict in recovery

Tiny Life

mostly photos

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

Creative T-shirt design Mart

An Online Design Making Site

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora