HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Illusioni
Cambiamenti in atto
Ed eccomi, nelle complessità dinamiche di pensieri divenuti Volontà, a dirimere le istantanee del luogo e del tempo esaltate dall’illusione, dalle scelte e dalle infinitesimali sublimazioni, mentre il fattore vettoriale diviene frattale.
Le conferme illusorie
Risvolti di una bandiera d’umori che s’intersecano con brandelli di realtà, che oscillano tra il troppo reale e l’alternativo senso d’esistere come se, quasi che, ci fosse un principio d’alternanza che non farebbe che confermare le illusioni.
Falsa testimonianza
Nell’incidente rappreso di spaziotempo raggrumato, i frame che percepisci dopo l’impatto sono esplodenti di confusione e lucidità, un mix stordente che ti eleva sulle dimensioni e ti rende mitopoietico: sei un catafalco di concetti prevenuti e fuorvianti.
Il libro dei verdi incanti | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di “Il libro dei verdi incanti”, narrazione di Sacha Rosel in uscita per i tipi di DelosDigital; la quarta:
Cinque artisti cinesi si narrano reciprocamente delle storie per ritrovare l’ispirazione. Unica regola: scegliere un fiore e un colore diverso per ogni racconto. Omaggiando la camelia e la campanula, ammantata di verde la prima e di blu la seconda, la prima narratrice Xiao Qing sente inaspettatamente l’alito della morte serpeggiare nella propria voce, come guidata da oscuri ricordi mai sopiti: ecco che ciò che era partito come un gioco si trasforma ben presto in qualcosa carico di atmosfere spettrali e creature inquietanti, come se il giardino che circonda la casa invadesse la sua anima mano a mano che le parole si fanno suono e carne. Perché di fronte alla maestosità sublime del paesaggio il suo pensiero ha invocato immagini funeree, trasformando quel ritrovo così speciale in qualcosa di macabro? Cosa nasconde il giardino dell’enigmatica mecenate Lao Huang? Nel Libro dei Verdi Incanti il confine fra realtà e illusione si fa spesso opaco, producendo un continuo scarto fra ciò che crediamo essere la verità e ciò che serpeggia nell’ombra, al di là della superficie, mostrandoci la caducità della vita umana e la natura effimera delle cose, ma anche la bellezza illuminante della vacuità e dell’impermanenza.
Linee di credito
Giovani linee di credito si beano della loro virilità e assumono il senso della novità attraverso il flusso storico di ciò interpretano.
Carmilla on line | Il reale delle/nelle immagini. La magia del cinema-menzogna
Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che prende le mosse dal saggio di Massimo Donà “Cinematocrazia”, edito da Mimesis. L’incipit è già un manifesto:
Il cinema è menzogna, quanto del resto lo sono la fotografia e tutte le arti visive, come, con estrema consapevolezza, ha messo in luce il pittore René Magritte e, prima di lui, per certi versi, lo stesso Diego Velázquez nel suo Las Meninas (1656). Detto ciò, ci si può domandare con Massimo Donà, Cinematocrazia (Mimesis 2021), se alla menzogna cinematografica occorra attribuire una qualche irriducibile specificità.
Già, perché il cinema, come argomenta lo studioso, «finge di non costituirsi come semplice finzione; come pura parvenza di vita » dissimulando la propria fantasmagoricità conferendo alle sue realizzazioni una veridicità tale da farci provare le emozioni dei protagonisti messi in scena.A differenza della fotografia e della pittura, il cinema «non separa un frammento (inesistente) del reale», esso consente allo spettatore di vivere «davvero come nella vita di ogni giorno» pur trattandosi di un’altra vita, per quanto pur sempre “vita”, facendo dimenticare, al tempo stesso, «che questa vita non è vita». Il cinema, insomma, esige che si guardi al frammento di vita catturata dall’inquadratura dimenticandosi della sua esibita artificiosità.
Nonostante l’artificio al cinema sia palese, pur simulando il contrario, «è proprio la vita che in esso finisce per specchiarsi» trasfigurandosi in inganno, ed è proprio quest’ultimo a rendere il cinema attraente. Al cinema, sostiene Donà, ci si reca per «un indistinto bisogno di vivere la vita, di viverla vivendola» senza giudicare e scegliere, senza tentare di distinguere la sua natura menzognera dal “vero”, sentendo di «esser altri da quel che siamo; pur essendolo (quel che siamo). Essendolo, insomma, senza esserlo».
Il cinema sembra funzionare «come una finestra che, pur aprendosi sul mondo, non si spalanca mai sull’esterno… non apre cioè a improbabili vie di fuga. Ma si spalanca piuttosto sul mondo che, sulla sua trasparenza, finisce in qualche modo per riflettersi come sulla superficie di uno specchio – in cui, a riflettersi, sarà dunque, da ultimo, nient’altro che l’interno della casa. Il quale, proprio nell’attraversare l’apertura della finestra, è destinato a manifestarsi come “altro-da-sé”, negando in primis di essere quel che, della casa (di cui quella finestra è un elemento) dice appunto il semplice “interno”».Se c’è un film che, secondo Donà, più di altri, è in grado di palesare la paradossale natura dell’esperienza cinematografica, questi è Melò, (1986) di Alain Resnais, nel suo rivelarsi, dietro a una storia di amore e tradimento, un film sulla menzogna, «sull’epifania dell’impossibilità del “vero”», un film «in cui, a tradirci, sono invero sempre e solamente la credibilità e la veridicità di quel che accade».
Riprendendo invece Blade Runner (1982) di Ridley Scott e The Matrix (1999) di Andy e Larry Wachowski, Donà ragiona su come al cinema il corpo dello spettatore venga destrutturato, su come il suo personale punto di vista si eclissi negandogli l’identificazione con uno specifico personaggio della narrazione, inducendolo ad attraversarli tutti senza scegliere “con chi stare”. Al cinema il corpo dello spettatore subisce un processo di trasfigurazione nei corpi proiettati sullo schermo e il tempo della narrazione che lungi dall’essere il suo, viene da questo vissuto da questo come dall’esterno.
Destrutturare le illusioni
I contorni della distanza raggiungibile si sfaldano, come ogni limite le frontiere lavorano ai fianchi e destrutturano i concetti che credevi granitici.




