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Archivio per Andrej Tarkovskij

Sandro Battisti – Intervista allo scrittore | StraniEoni


Sul blog StraniAeoni è possibile leggere una lunga e corposa intervista al sottoscritto, orchestrata da Paolo Sista del Gruppo Telegram “Lovecraft Italia”; è stata una bella cavalcata, le domande appropriate e profonde, attente hanno richiesto una mia grande attenzione nelle risposte. Paolo ha preparato anche una bella recensione al mio Premio Urania, L’Impero restaurato, e al recente EarthBound, un post che è più che altro una recensione all’Impero Connettivo; qui sotto ecco invece l’intera trascrizione del dialogo:

Il Gruppo Telegram “Lovecraft Italia” intervista lo scrittore Sandro Battisti, colonna portante della fantascienza italiana e nome indissolubilmente legato al Connettivismo

LI: Ciao, Sandro. Buttiamoci subito nell’occhio del ciclone. Connettivismo: chi, cosa, come, perché?
SB: Ciao a tutti, grazie davvero per ospitarmi tra le vostre colonne digitali.
Parlando di Connettivismo, è un oggetto che ha superato agevolmente i venti anni di esistenza ed è, ovviamente come tutti gli organismi viventi, soggetto a mutamenti di vario tipo, ci piace l’idea di considerarle evoluzioni; il Movimento è stato necessario agli inizi del millennio perché ha dato una qualche forma a ciò che era sotteso al fandom – e non solo – di allora. Si cercava di percorrere un viatico che potesse un po’ dare un senso, significato, forma, sostanza a molteplici suggestioni che apparivano slegate, proiettandole verso un futuro che sa di postumanesimo e memore di un passato che sa di trascendenza, ideali che poi si coniugano con alcune suggestioni della fisica quantistica immersa in un caos che sa di matematica superiore, e così via con i rimandi ad altre cognizioni e conoscenze.
Eravamo in tre (non somari ma briganti): Giovanni De Matteo, l’estensore del Manifesto; Marco Milani e me. Poi si è unito praticamente subito dopo Lukha B. Kremo che, in con una chiara manifestazione della Sincronicità, quella stessa notte della nascita connettivista aveva creato, in piena autonomia e senza che nessuno di noi sapesse dell’altro, la Nazione Caotica. A seguire, nei mesi e negli anni si sono uniti e disuniti molti altri artisti, attratti dal fatto che quel Manifesto fosse aperto, non una stele immutabile ma un oggetto in grado di assorbire le vibrazioni esterne per renderle mutuate, mutandoci tutti; la natura multimediale del Connettivismo è infine uscita particolarmente fuori in questi ultimi anni, con performance e utilizzo di altri media diversi dalla scrittura: è un po’ una ulteriore consacrazione del Movimento, che dopo tutti questi lustri continua a crescere e a variare, a rimanere valido e attuale non solo nel panorama italico ma anche fuori, perché da quando siamo nati di collettivi alla stessa stregua non mi pare ce ne siano stati molti.

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Carmilla on line | Quel malefico Oriente


Su CarmillaOnLine un articolo molto acuto di Paolo Lago che indaga un po’ i motivi della tensione che da sempre esiste tra Oriente e Occidente, sviscerandone un po’ le forze ataviche che vi si nascondo0no dietro.

Per l’immaginario occidentale, l’Oriente ha costantemente rappresentato un’entità malefica e pericolosa, associata al vizio e alla corruzione. È da oriente che sono sempre arrivati i nemici. Per gli antichi greci lo erano i persiani, o comunque i popoli orientali in genere, corrotti ed effeminati. Nelle “Baccanti” di Euripide (fine del V secolo a.C.), il dio Dioniso, tornando a Tebe, per non farsi riconoscere si traveste da misterioso viaggiatore giunto da oriente, accompagnato da un corteo di seguaci vestite di abiti dai colori sgargianti, le Baccanti, e viene prontamente fatto incarcerare dal re Penteo. Per i romani, invece, nemici erano i persiani e gli stessi greci, considerati corruttori della romanità tradizionale. Il conservatore Catone il Censore si oppose al processo di ellenizzazione di Roma facendo espellere diversi filosofi greci. A partire dal 168 a.C., infatti, quando con la battaglia di Pidna Roma sconfisse il Regno di Macedonia annettendo anche la Grecia, cominciarono ad arrivare a Roma molti schiavi greci colti che finivano a fare i precettori dei figli dei nobili romani. Dalla Grecia arrivava inoltre una cultura filosofica e poetica che poteva corrompere gli austeri costumi romani, basati sulla rigidità della disciplina militare. Nel II secolo a.C., al genere della “togata”, la commedia di ambientazione romana, si opponeva la “palliata”, la commedia di argomento greco (da “pallium”, il mantello dei greci), carnevalescamente intrisa di elementi comici e, per certi aspetti, anche sovversivi, portati sulle scene romane dall’estro geniale di Plauto che sapeva creare, ogniqualvolta si rappresentava una sua commedia, una sorta di rovesciamento carnevalesco in cui gli schiavi potevano farsi beffe dei padroni1. L’Oriente corruttore subirà poi una decisiva sconfitta nel 31 a.C. nella battaglia di Farsàlo, in cui Ottaviano (che diventerà Augusto, riformatore della moralità tradizionale) sconfigge Antonio, romano ormai corrotto dai costumi orientaleggianti, e la ‘viziosa’ regina egizia Cleopatra.
E se l’impero romano d’Occidente cadrà travolto dalle popolazioni barbariche giunte ancora una volta dai lembi orientali dell’Europa, la cultura greca prenderà definitivamente il sopravvento trasformando i romani in bizantini, la cui lingua ufficiale non era più il latino ma il greco. L’Oriente rappresenta una minaccia anche per l’Occidente cristiano: adesso sono i “mori”, i musulmani il nemico per eccellenza. I cantari epici medievali raccontano le epiche imprese di Orlando e degli altri cavalieri di Carlo Magno contro gli eserciti saraceni, nuova incarnazione del Male assoluto, il quale compariva sulle coste italiche ed europee anche sotto le vesti di feroci pirati. Verso quel magico e corruttore Oriente, rivestito di mondi fantastici ed utopistici, abitato da favolosi animali da bestiario, nel Medioevo, non muovevano solo i crociati, con le armi, per liberare la Terra Santa preda degli “infedeli” ma anche numerosi mercanti guidati dalle necessità più razionali del commercio. Marco Polo, nel Milione, descriverà questo mondo riconducendolo alla realtà mostrando che tutti quegli animali ‘strani’ che popolano l’Oriente tanto fantastici non sono ma è soltanto l’immaginario europeo ad averli resi tali. Non è un caso, poi, che sia una bellissima principessa musulmana, Angelica, a far innamorare e a fare impazzire molti cavalieri cristiani, fra cui Orlando, nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.

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The mystery of fog and water


Il solaris personale, quando lo vivi…

Clandestine by snomanda on DeviantArt


Il rintocco delle note di Solaris, alienità intrinseche.

La teologia è la madre di ogni fantascienza – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che parla di teologia e fantascienza, argomento ostico e minato che, però, a un certo punto s’illumina parlando del Solaris di Tarkovskij; vi lascio a uno stralcio dell’argomento.

Prendiamo un testo fantascientifico a noi relativamente vicino, un romanzo (e film) dal valore paradigmatico: Solaris di Stanislaw Lem, pubblicato nel 1961 e filmato nel 1972 da Andrej Tarkovskij. Entrambi, con poche discrepanze, raccontano la storia di uno psicologo (la professione è solo apparentemente incongrua) inviato in missione su una stazione spaziale da cui arrivano segnali anomali e preoccupanti. La stazione orbita intorno al pianeta Solaris, oggetto di una secolare quanto inconcludente esplorazione scientifica e definibile a detta di alcuni – con un’ipotesi che non può essere confermata né rifiutata – come una «sostanza pensante». I vertici scientifici e militari del programma ascoltano increduli i rapporti degli astronauti, classificano come allucinazioni quei confusi racconti di giardini con alberi e sentieri fuggevolmente creati dall’oceano gelatinoso del pianeta, di giganteschi bambini nudi che nuotano nello spazio: anche perché le immagini girate dagli astronauti per comprovare queste loro visioni mostrano solo delle nuvole. Quei rapporti «non corrispondono alla realtà», sono fatti da gente «senza alcuna qualifica scientifica»: si valuta l’opportunità di abbandonare il progetto perché Solaris, nonostante tutti gli sforzi, resta un mistero. Lo psicologo Kelvin dovrà capire cosa sta accadendo sulla stazione spaziale (restano solo tre membri degli iniziali ottanta dell’equipaggio) e in base a questo decidere se sospendere l’intero programma oppure proseguire con l’attività di ricerca.

Solaris è ai nostri fini un caso speciale e privilegiato: da un lato il pianeta pensante e misterioso funziona come una Trascendenza sostitutiva, elaborata dalla fantascienza in un’epoca convinta che l’essere sia in realtà niente e che la Trascendenza (fraintesa come secondo mondo e «al di là» cristiano) sia una vecchia e ormai insostenibile favola; dall’altro romanzo e film mettono consapevolmente in scena l’oblio della Trascendenza nel progressivo dispiegarsi del pensiero razionalista: il pianeta Solaris è un’allusione al Sole divino, Essere e Uno della tradizione neoplatonica, di Copernico e Keplero; la «solaristica» (l’indagine dell’essere del mondo naturale) è arrivata secondo gli scienziati a un punto di stallo a causa del «fantasticare di alcuni irresponsabili» che hanno eretto «una montagna di fatti irrelati e incoerenti»; «tutto ciò che sappiamo di Solaris è negativo», argomentano i positivisti fautori della sospensione del programma, e aspirando a distruggere quanto non possono capire suggeriscono di bombardare l’oceano di Solaris con delle radiazioni. L’io narrante racconta esplicitamente nel romanzo come l’incessante metamorfosi del pianeta pensante sia per alcuni un’«incarnazione dell’Essere», l’attività di «un cervello immane, in anticipo di milioni di anni rispetto allo sviluppo della nostra civiltà; qualcosa come uno “yogi del cosmo”, un saggio, onniscienza divenuta forma […] inadeguata all’immaginazione umana». Arrivato in orbita, Kelvin scopre che i tre uomini superstiti e ormai quasi pazzi vengono visitati con regolarità da misteriose presenze umane, presto anche lui verrà visitato da una figura identica a sua moglie, morta da tanti anni; le presenze (gli enti, quanto l’uomo percepisce e ama) sono apparentemente originate dall’interazione di Solaris con l’uomo stesso, eliminarle con mezzi ordinari è impossibile perché dopo una breve assenza ritornano. Solo la tecnologia (un apparecchio «annichilatore») permetterà di sbarazzarsene in modo definitivo.

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Scorci di apocalisse nel cinema di Tarkovskij – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una valutazione dettagliata dell’opera di Andrej Tarkovskij rispetto all’idea di apocalisse; a cura di Paolo Lago, ecco un estratto:

Spesso, nel cinema di Tarkovskij, si spalancano come baratri degli scorci di apocalisse che lasciano intravedere lembi di distruzione e di autodistruzione dell’umanità. Le immagini e i suoni, in tali occasioni, riescono ad aprire dei varchi verso territori indistinti, segnati da un disastro e da un annichilimento emergenti come un flusso magmatico che si spande in sonorità dalle connotazioni oniriche ed inquietanti. È lo spettro della guerra, e di conseguenza un annientamento pressoché totale dell’umanità, a rappresentare, in diverse occasioni, una possibile caduta nel vuoto di un’apocalisse annunciata.

Pensiamo a Lo specchio(Zerkalo, 1974), in cui dietro le ambigue e vampiresche parvenze dell’arte di Leonardo da Vinci si celano baratri che spalancano orrori. Una vera e propria esplosione, anche musicale, accompagna in questo film l’improvvisa apparizione dell’immagine del leonardesco ritratto di Ginevra Benci dietro al quale si cela l’orrore della guerra che ha inghiottito nelle sue spire di morte il personaggio del padre. D’altra parte, lo spettro della guerra compare sullo schermo anche sotto la forma di immagini di repertorio che mostrano i soldati dell’Armata Rossa che avanzano nel fango trascinandosi dietro armi e cannoni, strumenti di morte che decreteranno il loro stesso annientamento. Sempre in un contesto di immaginario di guerra compare anche l’inquietante ricordo della fanciulla dai capelli rossi: il protagonista, infatti, rammemora i momenti in cui da ragazzo, in tempo di guerra, era costretto a esercitarsi col fucile. Nella campagna invernale, fra gli alberi, a un certo punto vede una ragazza segnata da una ferita sanguinante alle labbra, terribile e affascinante apparizione vampiresca. Nel contempo, ecco riemergere di nuovo la presenza inquietante dell’arte sotto le vesti dei Cacciatori nella neve di Pieter Brueghel il Vecchio. La macchina da presa, allora, si esibisce in una carrellata ravvicinata sul quadro mentre in sottofondo sentiamo una musica tagliente dagli accenti metallici che quasi connota il paesaggio del dipinto, i personaggi, gli alberi e gli uccelli presenti in esso come i possibili messi di un’apocalisse incipiente.

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Un film non deve essere “per tutti”: il caso Solaris – RAGEQUITTA


Su RageQuitta alcune note esplicative della versione italiana di Solaris, il film del ’72 di Tarkowskij che, per cotanta bellezza intrinseca, pare essere stato mutilato dall’intellighenzia italiana dell’epoca. Un estratto, in cui apprezzo particolarmente la chiosa:

Negli anni ’70 in Italia andava “di moda” limare alcune opere più concettualmente ardue. Questa interpretazione, derivata anche dal pensiero pasoliniano, voleva così avvicinare anche le opere più complesse alle persone comuni, avvicinarle al loro vissuto quotidiano.

Ridurre la distanza intellettuale tra l’opera e lo spettatore“…un intento nobilissimo a prima vista. Il problema, tuttavia, sorge quando per ridurre questa distanza si annichilisce la complessità strutturale e concettuale di un’opera destinata a spettatori più colti. E fu così che nacque, probabilmente, uno dei più grandi scempi in una riedizione nazionale di un’opera straniera. Nel 1972, infatti, il regista sovietico Andrej Tarkovskij dava vita a una delle sue opere più belle e profonde: il film di fantascienza Solaris.

Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore polacco Stanisław Lem, Solaris travalica il genere, regalandoci un vero e proprio viaggio esistenziale al di là dello spazio e del tempo, nei meandri della nostra coscienza. Una caratteristica ed una peculiarità affine a molte altre pellicole di Tarkovskij (una su tutte Stalker). Fu così che il film giunse in Italia.

In quegli anni la critica culturale di “sinistra” aveva un grosso peso: e in questi ambienti Solaris sembrò quasi una risposta sovietica al cinema di finzione americano, in un clima che era a tutti gli effetti di “guerra fredda” anche dal punto di vista culturale. Fu così che parte del film, nell’ottica di renderlo più fruibile e vicino al quotidiano italico (ma con il sospetto che sia stata una mera operazione di mercato) fu rimontata e riassemblata. Nonché “snellita“. In tal modo la produzione italiana mutò il senso dei dialoghi e i profili dei personaggi, senza consultare né avere il permesso del regista. Non solo. Il copione del film fu arbitrariamente riadattato dalla nota scrittrice Dacia Maraini, che affidò il doppiaggio del film a una parlata dialettale e contadina che in talune situazioni risultava decisamente fuori posto. L’edizione integrale fu resa disponibile per la prima volta solo dal 2002 in DVD, con l’audio in russo sottotitolato. Anni fa, inoltre, in Rete circolava una versione integrale del film con i sottotitoli originali sia per le parti mutilate, sia per quelle doppiate. La differenza tra i dialoghi originali e quelli italiani era abissale e spiccava in modo grottesco.

Ovviamente la reazione del Regista non si fece attendere: alla 33ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 1972, vedendo come era stato riassemblato e snaturato senza pietà il suo lavoro, lo giudicò “antitetico” rispetto alla versione originale e pregò inutilmente la produzione italiana per la cancellazione del suo nome dai titoli.

Che cosa abbiamo imparato da questa storia? Che non sempre avvicinare un’opera d’arte alle masse è una buona idea. Un’opera d’arte, infatti, esprime il suo valore per il suo significato reale, per il suo esprimere la propria concettualità nel modo più profondo possibile. Snaturare il nucleo di un’opera, “semplificarla” per renderla più fruibile è pertanto quanto più di errato si possa fare. Rappresenta infatti una mancanza di rispetto nei confronti del suo autore, ma anche degli spettatori stessi che sono stati letteralmente presi in giro dalla messa in scena distorta.

Solaris e la ricerca infinita di noi stessi | OcchioDelCineasta


Su OcchioDelCineasta la recensione a uno dei film che adoro di più: Solaris, di Andrej Tarkovskij. In basso, il trailer che lancia la psiche nell’universo del bizzarro pianeta.

Il film, tratto da un romanzo del polacco Stanislaw Lem, vede nella prima parte della versione integrale la presentazione di Kris, psicologo in procinto di partire per decidere le sorti della stazione spaziale che si trova su Solaris, un pianeta extrasolare. Kris vorrebbe trascorrere questi ultimi momenti prima della partenza con il padre, ma un amico di famiglia, Henri Berton, interrompe l’ultimo saluto per avvertire e raccontare a Kris la strana esperienza vissuta in prima persona sulla stazione spaziale di Solaris; Kris liquida Henri dicendo che lui non crede a tutte le teorie studiate attorno al pianeta e non bada troppo al racconto dell’uomo.

Kris giunge su Solaris e si trova davanti una stazione spaziale quasi abbandonata che cade a pezzi; scopre che sono sopravvissute solo due persone all’interno e che un suo caro amico, il Dr. Sartorius è morto suicida e ha lasciato un video per Kris prima di togliersi la vita. Kris comincia a rendersi conto che le cose sono strane all’interno della stazione spaziale, comincia a vedere “ospiti” che abitano la stazione e si rende conto che Solaris ha un’influenza molto forte sulle persone; tanto forte che il pianeta può “riportare in vita” delle persone legate agli umani della stazione, persone legate ai desideri dell’uomo. Kris rivede così la moglie morta suicida anni prima, Hari, e inizia così un viaggio con se stesso fatto di ammissione di colpe passate e redenzione.

Tarkovskij firma questa volta un film diverso dal solito, un unicum nella sua filmografia, questa volta non è fatto solo di silenzi e immagini importanti, “ingombranti” che portano avanti da soli tutta la narrazione, ma in questo caso anche i dialoghi e le spiegazioni sono importanti, siamo in un luogo a noi sconosciuto, un altro pianeta, Solaris, ed è giusto che il regista accompagni e aiuti lo spettatore. Negli altri lungometraggi una riflessione silenziosa e più onirica prevale, basti pensare a Stalker, capolavoro del 1979, molte volte accostato a Solaris proprio perché anche qui l’uomo intraprende un viaggio per mettersi a nudo davanti ai suoi errori, alla vergogna; quello di Stalker era un viaggio più cupo e drammatico dell’uomo, questo di Solaris è un viaggio e una creazione per l’uomo di una sua isola felice dopo la remissione dei suoi peccati; un atto di fede finale per una nuova possibilità data all’essere umano.

Tarkovskij mantiene i suoi punti cardini che sono fondamentali della sua firma, la spiritualità e la metafisica. Non da mai niente per certo, ma pone lo spettatore, disposto a seguirlo, all’inizio della strada del cambiamento, della presa di coscienza, delle sue colpe e del suo Essere umano, fragile

Lankenauta | Solaris parte seconda – intervista a Sergej Roić


Su Lankenauta è disponibile una bella intervista a Sergej Roić, autore di Solaris parte seconda, romanzo audace che prende le mosse dal ben più celebre Solaris di Stanislaw Lem. Un estratto:

Innanzitutto, come mai la sua scelta è caduta su un romanzo come Solaris? Cosa la lega al capolavoro di Lem?

A Lem e a „Solaris“ mi legano alcune cose: innanzitutto il romanzo di Lem che lessi molto tempo fa in un’edizione incompleta e che ho riletto un paio di anni fa, ma anche l’iconico film di Andrej Tarkovski. L’immaginario delle due opere, che non coincidono completamente ma hanno una radice comune, è davvero potente: una missione nello spazio, un pianeta che sembra avere una propria volontà, studi pluriennali che non approdano a nulla, un’ultima missione che sfocia in tragedia e, infine, le proprietà inspiegabili ma innegabili di Solaris, quelle che permettono al pianeta (all’oceano) di leggere dentro la mente umana e di materializzare sogni e desideri. Detta così, sembra davvero una trasposizione fantascientifica di qualche teoria platonica: le forme presenti nella mente sono antecedenti alle „cose“ materiali, la memoria (quella platonica equivalente alla conoscenza) è forse contenuta nel sogno, la „seconda navigazione“, la vera conoscenza, può essere materializzata eccetera. Dopo aver letto „Solaris“ per la seconda volta, mi sono detto: proverò a scrivere una „seconda parte“ di quest‘odissea così particolare nello spazio, sembra a tutti gli effetti un’odissea nella mente, nel nostro apparato di conoscenza, nel cervello umano.

Il suo romanzo, è bene precisare, prende le mosse dal Solaris di Stanislaw Lem ma è comunque, in tutta evidenza, un romanzo “altro”, non una sua semplice continuazione…

La „seconda parte“ di „Solaris“ prende le mosse laddove „Solaris“ si conclude, ma molto tempo dopo (o molto tempo prima: l’inizio del mio romanzo ha infatti luogo oggi, nel 21. secolo) e ponendo anche qualche domanda all’opera di Lem. È come se il romanzo lemiano incombesse sul mondo odierno, si stagliasse sul nostro orizzonte. È infatti una giovane donna conosciuta per caso a svelare a uno scrittore dell’esistenza di una seconda opera a proposito dell’oceano senziente e forse divino, opera che lo scrittore – se ne renderà conto presto – dovrà scrivere. La vita di Petar Bogut, che è un pilota del pianeta Solaris popolato da una progenie di „mortali“, è anche quella dello scrittore terrestre che scriverà la „seconda parte“ del romanzo – a dividerli c’è forse solo la tenue trama di un sogno. La mia narrazione parte allora laddove la narrazione di Lem si ferma, ovvero quando l’astronauta-psichiatra mandato su Solaris, il dottor Kelvin, decide di non lasciare il pianeta e di accettarne i „doni crudeli“, ovvero il ricchissimo abisso di memoria che il pianeta sembra in grado di offrirgli. Ecco, il mio protagonista, lo scrittore terrestre che è anche il pilota solariano Petar Bogut, decide di esplorare questo abisso della memoria che propongo quale caratteristica prima di Solaris.

Per concludere, ritiene di aver fatto un passo avanti rispetto alle posizioni teoriche esposte da Lem oppure ritiene che il mistero di Solaris sia ancora un mistero irrisolto?

Per fortuna „Solaris“, il romanzo, e Solaris, il pianeta onnipotente partorito dall’immaginazione del grande „ispiratore di futuro“ Stanislaw Lem è in grado di custodire molti segreti. Qualcuno lo ha definito un „dio bambino“, ancora in fase di crescita, che deve ancora svilupparsi del tutto. Io ho cercato di interpretarlo/incontrarlo sul terreno platonico provando a sfidarlo per quel che riguarda la memoria, il sonno, la conoscenza, il sogno. L’ho persino popolato di esseri, i „mortali“, che hanno formato un’autentica civiltà sul suo suolo. Lui, il pianeta, l’oceano, sembra farsene beffe entrando nei loro sogni, rubando la loro memoria, magari proprio per risvegliarsi da quel gigantesco torpore di dio dormiente, per crescere ulteriormente. I „mortali“, in ogni caso, anche se vorrebbero involarsi nel cielo, non riescono ad abbandonare il loro demiurgo oceanico. E questo vorrà pur dire qualcosa essendo la sola via di comunicazione con noi un abisso del tempo e della memoria. Il pianeta Solaris, scritto con e senza virgolette, è talmente ricco di stimoli e di lati non conosciuti che mi sta ispirando un nuovo romanzo, anche se il pianeta probabilmente non vi sarà menzionato. Si tratta della storia di un regista cinematografico russo che, volendo dipingere le perfette forme primigenie, usa la macchina da presa invece del pennello del pittore. Vi ricorda qualcosa?

Arriva nelle librerie la seconda parte di Solaris a firma di Sergej Roić | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del seguito di Solaris, il celebre romanzo – poi diventato stupendo film di Andrej Tarkovskij – a firma di Stanislaw Lem. Dopo decenni dalla prima, la seconda parte è opera di Sergej Roić e ha il titolo, semplice, di Solaris parte seconda, una sorta di compendio dell’originario mondo lemmiano.

A volte le storie fanno giri immensi e hanno poi svolte inattese. Che cosa sappiamo di una vicenda narrativa che credevamo conclusa e che, invece, continua? Che cosa ne è stato del gigantesco cervello “a forma di oceano”, forse un dio, di Stanislaw Lem, che sul finire del romanzo del grande scrittore polacco faceva impazzire gli astronauti che lo avevano avvicinato? È pur vero che colui che era sopravvissuto alla storia di Lem, lo psicologo Kelvin, aveva deciso di rimanere sul pianeta Solaris… In Solaris – parte seconda, Sergej Roic´ azzarda una nuova avventura umana e filosofica a contatto con l’oceano dalle sembianze divine. Uno scrittore del qui e oggi viene investito del compito di creare una seconda storia solariana. Per farlo dovrà spossessarsi di se stesso. Guidato dall’amico filosofo Gabriele, sfiderà la peggiore delle maledizioni umane: l’impossibilità di conoscere. La possibilità di conoscere arriderà, invece, al pilota solariano Petar Bogut. Accompagnato dal gatto Schrödinger e dalla misteriosa Maria (questo nome non ci è nuovo… che sia la madre di Dio?), il pilota interrogherà il tempo e la materia cadendo piuttosto che volando.

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