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Archivio per Solaris

The mystery of fog and water


Il solaris personale, quando lo vivi…

Le galassie interiori del cinema anni Settanta | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di “Galassie interiori”, saggio autopubblicato di Roberto Azzara sul cinema di SF degli anni ’70; la quarta:

Dal lisergico viaggio della Discovery all’incubo industriale della Nostromo, tra il 1968 e il 1979 la fantascienza sugli schermi attraversa una stagione radicale, visionaria, a tratti inquietante. Prendono forma mondi distopici, inquietudini filosofiche, utopie infrante. È un’epoca in cui il genere si reinventa, si espande, si contamina, riflettendo le tensioni del presente e le ombre del futuro: i robot pensano, le città crollano, le identità si sfaldano, i corpi mutano.
Galassie interiori esplora questa rivoluzione attraverso una mappa tematica che attraversa oltre dieci anni di produzioni. Accanto ai grandi classici del cinema – 2001: odissea nello spazio, Solaris, Guerre stellari, Alien, Stalker – trovano spazio pellicole minori, opere italiane semidimenticate, cult animati, serie televisive e anime giapponesi: un affresco ampio e sorprendente dell’immaginario di un’epoca.
Un viaggio nei mondi del possibile e dell’impossibile, tra visioni del futuro e riflessi interiori. Perché la fantascienza di quegli anni non racconta solo spazio, astronavi, invasioni aliene o incubi urbani più o meno lontani: racconta soprattutto di noi.

 

Clandestine by snomanda on DeviantArt


Il rintocco delle note di Solaris, alienità intrinseche.

Il senso di un karma


In riva al lago, nella piccola dacia sul Mar Nero… L’esilio e la lontananza, il senso di un karma mentre piove l’anima.

La teologia è la madre di ogni fantascienza – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che parla di teologia e fantascienza, argomento ostico e minato che, però, a un certo punto s’illumina parlando del Solaris di Tarkovskij; vi lascio a uno stralcio dell’argomento.

Prendiamo un testo fantascientifico a noi relativamente vicino, un romanzo (e film) dal valore paradigmatico: Solaris di Stanislaw Lem, pubblicato nel 1961 e filmato nel 1972 da Andrej Tarkovskij. Entrambi, con poche discrepanze, raccontano la storia di uno psicologo (la professione è solo apparentemente incongrua) inviato in missione su una stazione spaziale da cui arrivano segnali anomali e preoccupanti. La stazione orbita intorno al pianeta Solaris, oggetto di una secolare quanto inconcludente esplorazione scientifica e definibile a detta di alcuni – con un’ipotesi che non può essere confermata né rifiutata – come una «sostanza pensante». I vertici scientifici e militari del programma ascoltano increduli i rapporti degli astronauti, classificano come allucinazioni quei confusi racconti di giardini con alberi e sentieri fuggevolmente creati dall’oceano gelatinoso del pianeta, di giganteschi bambini nudi che nuotano nello spazio: anche perché le immagini girate dagli astronauti per comprovare queste loro visioni mostrano solo delle nuvole. Quei rapporti «non corrispondono alla realtà», sono fatti da gente «senza alcuna qualifica scientifica»: si valuta l’opportunità di abbandonare il progetto perché Solaris, nonostante tutti gli sforzi, resta un mistero. Lo psicologo Kelvin dovrà capire cosa sta accadendo sulla stazione spaziale (restano solo tre membri degli iniziali ottanta dell’equipaggio) e in base a questo decidere se sospendere l’intero programma oppure proseguire con l’attività di ricerca.

Solaris è ai nostri fini un caso speciale e privilegiato: da un lato il pianeta pensante e misterioso funziona come una Trascendenza sostitutiva, elaborata dalla fantascienza in un’epoca convinta che l’essere sia in realtà niente e che la Trascendenza (fraintesa come secondo mondo e «al di là» cristiano) sia una vecchia e ormai insostenibile favola; dall’altro romanzo e film mettono consapevolmente in scena l’oblio della Trascendenza nel progressivo dispiegarsi del pensiero razionalista: il pianeta Solaris è un’allusione al Sole divino, Essere e Uno della tradizione neoplatonica, di Copernico e Keplero; la «solaristica» (l’indagine dell’essere del mondo naturale) è arrivata secondo gli scienziati a un punto di stallo a causa del «fantasticare di alcuni irresponsabili» che hanno eretto «una montagna di fatti irrelati e incoerenti»; «tutto ciò che sappiamo di Solaris è negativo», argomentano i positivisti fautori della sospensione del programma, e aspirando a distruggere quanto non possono capire suggeriscono di bombardare l’oceano di Solaris con delle radiazioni. L’io narrante racconta esplicitamente nel romanzo come l’incessante metamorfosi del pianeta pensante sia per alcuni un’«incarnazione dell’Essere», l’attività di «un cervello immane, in anticipo di milioni di anni rispetto allo sviluppo della nostra civiltà; qualcosa come uno “yogi del cosmo”, un saggio, onniscienza divenuta forma […] inadeguata all’immaginazione umana». Arrivato in orbita, Kelvin scopre che i tre uomini superstiti e ormai quasi pazzi vengono visitati con regolarità da misteriose presenze umane, presto anche lui verrà visitato da una figura identica a sua moglie, morta da tanti anni; le presenze (gli enti, quanto l’uomo percepisce e ama) sono apparentemente originate dall’interazione di Solaris con l’uomo stesso, eliminarle con mezzi ordinari è impossibile perché dopo una breve assenza ritornano. Solo la tecnologia (un apparecchio «annichilatore») permetterà di sbarazzarsene in modo definitivo.

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Sleepy shore


La finestra del solaris attendibile quanto le realtà quantiche.

On the Old Sanowisko. Autumn


Su Solaris le stagioni collassano nella tua visione.

Dead Melodies – On Crimson Water feat Northumbria


Lasci sedimentare i dolori, senza fine, di un inverno siderale di Solaris senza fine.

Patty Pravo – Per una bambola


Nei miei ricordi, nella perfezione di un’emozione eterea e nel vibrare di una commozione non so come viva, questo è il senso di arte che vorrei pervadesse il mondo.

Un film non deve essere “per tutti”: il caso Solaris – RAGEQUITTA


Su RageQuitta alcune note esplicative della versione italiana di Solaris, il film del ’72 di Tarkowskij che, per cotanta bellezza intrinseca, pare essere stato mutilato dall’intellighenzia italiana dell’epoca. Un estratto, in cui apprezzo particolarmente la chiosa:

Negli anni ’70 in Italia andava “di moda” limare alcune opere più concettualmente ardue. Questa interpretazione, derivata anche dal pensiero pasoliniano, voleva così avvicinare anche le opere più complesse alle persone comuni, avvicinarle al loro vissuto quotidiano.

Ridurre la distanza intellettuale tra l’opera e lo spettatore“…un intento nobilissimo a prima vista. Il problema, tuttavia, sorge quando per ridurre questa distanza si annichilisce la complessità strutturale e concettuale di un’opera destinata a spettatori più colti. E fu così che nacque, probabilmente, uno dei più grandi scempi in una riedizione nazionale di un’opera straniera. Nel 1972, infatti, il regista sovietico Andrej Tarkovskij dava vita a una delle sue opere più belle e profonde: il film di fantascienza Solaris.

Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore polacco Stanisław Lem, Solaris travalica il genere, regalandoci un vero e proprio viaggio esistenziale al di là dello spazio e del tempo, nei meandri della nostra coscienza. Una caratteristica ed una peculiarità affine a molte altre pellicole di Tarkovskij (una su tutte Stalker). Fu così che il film giunse in Italia.

In quegli anni la critica culturale di “sinistra” aveva un grosso peso: e in questi ambienti Solaris sembrò quasi una risposta sovietica al cinema di finzione americano, in un clima che era a tutti gli effetti di “guerra fredda” anche dal punto di vista culturale. Fu così che parte del film, nell’ottica di renderlo più fruibile e vicino al quotidiano italico (ma con il sospetto che sia stata una mera operazione di mercato) fu rimontata e riassemblata. Nonché “snellita“. In tal modo la produzione italiana mutò il senso dei dialoghi e i profili dei personaggi, senza consultare né avere il permesso del regista. Non solo. Il copione del film fu arbitrariamente riadattato dalla nota scrittrice Dacia Maraini, che affidò il doppiaggio del film a una parlata dialettale e contadina che in talune situazioni risultava decisamente fuori posto. L’edizione integrale fu resa disponibile per la prima volta solo dal 2002 in DVD, con l’audio in russo sottotitolato. Anni fa, inoltre, in Rete circolava una versione integrale del film con i sottotitoli originali sia per le parti mutilate, sia per quelle doppiate. La differenza tra i dialoghi originali e quelli italiani era abissale e spiccava in modo grottesco.

Ovviamente la reazione del Regista non si fece attendere: alla 33ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 1972, vedendo come era stato riassemblato e snaturato senza pietà il suo lavoro, lo giudicò “antitetico” rispetto alla versione originale e pregò inutilmente la produzione italiana per la cancellazione del suo nome dai titoli.

Che cosa abbiamo imparato da questa storia? Che non sempre avvicinare un’opera d’arte alle masse è una buona idea. Un’opera d’arte, infatti, esprime il suo valore per il suo significato reale, per il suo esprimere la propria concettualità nel modo più profondo possibile. Snaturare il nucleo di un’opera, “semplificarla” per renderla più fruibile è pertanto quanto più di errato si possa fare. Rappresenta infatti una mancanza di rispetto nei confronti del suo autore, ma anche degli spettatori stessi che sono stati letteralmente presi in giro dalla messa in scena distorta.

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