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Archivio per Zecharia Sitchin

Sandro Battisti – Intervista allo scrittore | StraniEoni


Sul blog StraniEoni è possibile leggere una lunga e corposa intervista al sottoscritto, orchestrata da Paolo Sista del Gruppo Telegram “Lovecraft Italia”; è stata una bella cavalcata, le domande appropriate e profonde, attente hanno richiesto una mia grande attenzione nelle risposte. Paolo ha preparato anche una bella recensione al mio Premio Urania, L’Impero restaurato, e al recente EarthBound, un post che è più che altro una recensione all’Impero Connettivo; qui sotto ecco invece l’intera trascrizione del dialogo:

Il Gruppo Telegram “Lovecraft Italia” intervista lo scrittore Sandro Battisti, colonna portante della fantascienza italiana e nome indissolubilmente legato al Connettivismo

LI: Ciao, Sandro. Buttiamoci subito nell’occhio del ciclone. Connettivismo: chi, cosa, come, perché?
SB: Ciao a tutti, grazie davvero per ospitarmi tra le vostre colonne digitali.
Parlando di Connettivismo, è un oggetto che ha superato agevolmente i venti anni di esistenza ed è, ovviamente come tutti gli organismi viventi, soggetto a mutamenti di vario tipo, ci piace l’idea di considerarle evoluzioni; il Movimento è stato necessario agli inizi del millennio perché ha dato una qualche forma a ciò che era sotteso al fandom – e non solo – di allora. Si cercava di percorrere un viatico che potesse un po’ dare un senso, significato, forma, sostanza a molteplici suggestioni che apparivano slegate, proiettandole verso un futuro che sa di postumanesimo e memore di un passato che sa di trascendenza, ideali che poi si coniugano con alcune suggestioni della fisica quantistica immersa in un caos che sa di matematica superiore, e così via con i rimandi ad altre cognizioni e conoscenze.
Eravamo in tre (non somari ma briganti): Giovanni De Matteo, l’estensore del Manifesto; Marco Milani e me. Poi si è unito praticamente subito dopo Lukha B. Kremo che, in con una chiara manifestazione della Sincronicità, quella stessa notte della nascita connettivista aveva creato, in piena autonomia e senza che nessuno di noi sapesse dell’altro, la Nazione Caotica. A seguire, nei mesi e negli anni si sono uniti e disuniti molti altri artisti, attratti dal fatto che quel Manifesto fosse aperto, non una stele immutabile ma un oggetto in grado di assorbire le vibrazioni esterne per renderle mutuate, mutandoci tutti; la natura multimediale del Connettivismo è infine uscita particolarmente fuori in questi ultimi anni, con performance e utilizzo di altri media diversi dalla scrittura: è un po’ una ulteriore consacrazione del Movimento, che dopo tutti questi lustri continua a crescere e a variare, a rimanere valido e attuale non solo nel panorama italico ma anche fuori, perché da quando siamo nati di collettivi alla stessa stregua non mi pare ce ne siano stati molti.

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Alien PROMETHEUS & COVENANT | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE


Due post molto articolati – com’è costume di Marco Moretti – sul blog Perpendiculum (qui e qui) per raccontare, analizzare, speculare sui due film sequel – o prequel – della saga di Alien, del regista Ridley Scott. Invito a leggere attentamente cosa propone Marco, una rilettura della proposta di Scott che subodoravo da tempo e che va in netta controtendenza col gusto comune del pubblico; insiti nella critica proposta alcuni concetti estremi, ma non per questo meno accattivanti, meno interessanti. Un piccolo estratto:

Ridley Scott ha intitolato il film Prometheus perché riteneva che il nome si adattasse perfettamente alla trama. Questo ebbe a dire: È la storia della Creazione, degli Dei e dell’uomo che si oppose a loro”. Nella mitologia greca, il Titano Prometeo era un servitore immortale degli Dei, che rubò e diede al genere umano il dono del fuoco divino. Questo beneficio incommensurabile cambiò l’umanità per sempre – nel bene e nel male. In altre parole, Prometeo ha reso l’Uomo pericoloso per gli Dei.

Per la prima volta da Alien³ viene mostrata la realtà vista da un alieno. Tuttavia, in Alien: Covenant vediamo l’effettivo spettro visivo della creatura, il che conferma che gli xenomorfi possono effettivamente vedere nonostante una credenza diffusa li voglia sprovvisti di occhi. Nel corso degli anni i fan hanno delirato producendo un gran numero di ipotesi: a loro detta le teste a cupola allungate degli alieni sarebbero determinanti nel convertire la luce, i segnali di calore, l’odore, il suono e le vibrazioni in dati visivi. In realtà questi parassitoidi hanno gli occhi, solo che sono nascosti da una placcao di polimero trasparente dall’interno, che fa parte del cranio. Nei neomorfi gli occhi occupano una piccola fossetta e i nervi ottici che li collegano al cervello non sono visibili nella sezione che David ha disegnato, realizzato ed esposto nel suo laboratorio.

LA REGALITÀ DEGLI DEI | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Marco Milani, sul suo blog, segnala una pubblicazione e un ricercatore – Victor Nunzi, La regalità degli Dèi – di cui non avevo notizia; vi riporto le sue parole che spiegano assai bene la suggestione:

Un attento lavoro di ricerca sulle affascinanti civiltà del vicino Oriente antico vi condurrà in un viaggio che abbraccia un lasso di tempo ben più ampio di quanto mediamente conosciuto.
L’analisi della civiltà sumera e lo studio approfondito degli antichi testi porta alla luce un’analisi brillante su un tempo antichissimo, il tempo de “La regalità degli Dèi”. In questa linea temporale lunghissima Nunzi riprende gli studi di Zacharia Sitchin – oltre ai reperti archeologici – creando una narrazione storica al tempo stesso avvincente e piacevolmente fruibile anche da chi volesse iniziare ad avvicinarsi a questo tipo di studi.
La Mesopotamia, i Sumeri, gli Accadi (Akkadi), il mitico Sargon, Gilgamesh e, naturalmente, gli Anunnaki, sono oggetto dello studio e della narrazione sapiente di Victor Nunzi.

Il “contagio memetico” nel folklore metropolitano di Danilo Arona


Su AxisMundi un lungo post per celebrare, in primis, Danilo Arona e poi per analizzare meglio alcuni passaggi della sua opera; un estratto:

Centro dell’universo narrativo di Arona è proprio la città di Bassavilla, doppio letterario della città natia dell’autore, Alessandria. Costruita su una ley line, Bassavilla è una città di confine tra il nostro e altri mondi. Qui le coincidenze legate dal principio di sincronicità si susseguono a una frequenza allarmante, qui molti abitanti nascono dotati di una seconda vista e, soprattutto le donne, hanno presagi di disastri imminenti o vedono i morti. Avvolta spesso dalla nebbia, Bassavilla costituisce un polo d’attrazione per entità di ogni genere. Una di queste entità è Melissa, il fantasma della autostrada Bologna-Padova, personaggio centrale del romanzo Cronache di Bassavilla.

Sebbene il nome di Melissa sia ormai indissolubilmente legato a quello di Danilo Arona, sarebbe errato indicare nello scrittore alessandrino il suo creatore. Agli inizi dell’anno 2000 comparve su internet un sito, «http://www.melissa1999/», in cui veniva raccontata la storia di una ragazza investita il 29 Dicembre 1999 al km 98 dell’autostrada Bologna Padova. La ragazza non fu mai identificata e le fu dato il nome di Melissa. Sempre il sito raccontava di come, nel momento della morte, l’immagine di Melissa fosse “apparsa” ad altrettanti automobilisti in giro per l’Italia, che credettero di investirla. Danilo Arona si imbatté nel sito e iniziò a indagare sulla vicenda, pur senza risultati. Nel frattempo il sito fu chiuso. Si può dire che Arona “adottò” Melissa, parlandone prima nella rubrica che teneva all’epoca sulla webzine Carmilla, e successivamente usando la vicenda come punto di partenza del suo romanzo Cronache di Bassavilla, pubblicato nel 2006. Analogamente al suo corrispettivo reale, l’alter ego di Arona nel romanzo indaga sulla misteriosa vicenda raccontata dal sito, ma presto essa si intreccia con altri e inquietanti avvenimenti che funestano Bassavilla e non solo. Due bambine sono perseguitate dallo spirito di Melissa la Sanguinaria, spauracchio che vive negli specchi e che si manifesta con interferenze su VHS e pozze d’acqua che compaiono dal nulla. In Giappone si susseguono suicidi collettivi di giovani che sembrano indotti da un virus informatico chiamato proprio Melissa. Infine, la misteriosa morte di una ragazza di Bassavilla, deceduta nel suo letto alle 5:20 del 29 Dicembre 1999, riportando lesioni compatibili con l’investimento di un camion. Una parata di eventi sconcertanti tenuti insieme da un unica costante, il nome “Melissa”.
Melissa è a tutti gli effetti un meme, nell’accezione in cui vennero teorizzati dallo scienziato Richard Dawkins nel suo seminale saggio Il Gene Egoista: un’idea in grado di propagarsi da un cervello all’altro grazie ad artefatti culturali e di sopravvivere alla morte del suo ospite replicandosi in maniera non dissimile da ciò che fanno i geni. È da questa capacità di propagarsi che l’entità Melissa trae la sua capacità di manifestarsi nel mondo, caratteristica che la assimila ai tulpa della tradizione tibetana.

Come abbiamo visto, l’idea che certe forme-pensiero possano concretizzarsi nella realtà è un’idea centrale nell’opera di Arona, e si può dire che Melissa si sia concretizzata nella nostra realtà, almeno metaforicamente. Dalla pubblicazione di Cronache di Bassavilla diversi giornali e libri hanno rilanciato la storia di Melissa come una “vera” leggenda metropolitana; nel 2005 tra i camionisti che passavano sulla Bologna-Padova si raccontava del fantasma di una donna che tormentava chi si fermava ad una stazione di servizio vicino al fatidico km 98. Insomma, come aveva profetizzato lo stesso Arona nei suoi libri, il contagio si è diffuso, e il meme di Melissa è diventato reale. Ma, nell’evanescente universo del folklore, cosa può dirsi reale e cosa no?

Il saggio L’Ombra del Dio Alato è quello maggiormente ascrivibile al filone delle Realtà Alternative. In questo libro Arona indaga la figura di Pazuzu, il mostruoso demone del pantheon mesopotamico “Re dei perfidi spiriti dell’aria”, che dopo aver terrorizzato per secoli gli abitanti della mezzaluna fertile ha conosciuto una rinnovata fama negli anni Settanta del XX secolo per essere il diavolo che possiede la piccola Regan, nel romanzo L’esorcista e poi nell’omonimo film. Arona parte dalle radici mitologiche del personaggio ma si addentra presto nel reame della realtà alternativa, in un’erudita dissertazione che passa dalla fanta-archeologia alla Zecharia Sitchin fino alla teoria parafisica proposta da ufologi “eterodossi” come John A. Keel e Jacques Vallée. Torna la tematica dei media come vettori della possessione e anche la suggestione che certe forme-pensiero possano materializzarsi in particolari condizioni. Quest’ultimo concetto trova un fondamento nella tradizione esoterica occidentale, ovvero in quelli che vengono chiamati eggregori. Arona li tira in ballo per provare a spiegare gli avvistamenti di creature assimilabili a Pazuzu, uno su tutti il Mothman, riportati più volte nel corso della storia:

“Ben più interessante per noi è il suo significato occultistico [della parola “eggregoro”, ndr], perché si fa riferimento a un essere fittizio, costituito grazie all’accumulo di cariche psichiche di un gruppo di persone. Secondo certe teorie, che però hanno dei riscontri in ambito scientifico, se più persone si riuniscono ed emettono vibrazioni di tipo omogeneo, può prendere vita un essere che sarà buono o malvagio a seconda del tipo di pensiero emesso. Dapprima debole e propenso a dissolversi, l’Eggregoro acquisisce sempre più una sua indipendenza vitale e poteri più grandi, a mano a mano che s’infittiscono le riunioni di quelli che hanno presieduto alla sua nascita. Essi vivono nello spazio attorno a noi, e si compongono di una parte invisibile ma anche, a volte, di parti organiche che possono rendersi visibili. Può un Eggregoro avere a che fare con Pazuzu (e con gli ibridi più in generale), materializzarlo? Farlo tornare visibile anche per poco nella nostra realtà?”.

Cos’è Raised by Wolves – una nuova umanità, la serie di Ridley Scott su Sky Atlantic e Now TV | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova produzione di Ridley Scott, Raised by Wolves; è un progetto che andrà in streaming TV ma ha al suo interno, oltre alla solita magnificenza visiva del regista, i germi concettuali che da un paio di decadi almeno lo tormentano.
Ovviamente il topic non è esplicito, ma guardando i vari spin-off di Alien che Scott ha girato in questi anni e alcune suggestioni di quest’attuale produzione non è difficile identificarvi l’idea di un’archeoastronomia, di una razza senziente creatrice dell’umano o più generalmente di mondi biologici cui ha donato la capacità di una creazione senziente, che potrebbe aver colonizzato la Terra – per esempio – in epoca remotissima; non è difficile, insomma, riconoscerci il marchio dei Nephilim, alieni descritti un po’ ovunque nel passato umano, addirittura in un passo della Bibbia, e di certa retorica cyberpunk che ha prodotto ideologie a metà strada tra il mistico e il Positivismo.
Vi lascio al plot e al trailer di Raised by Wolves, aggiungendo soltanto che lo trovo di una bellezza folgorante.

Una navicella spaziale precipita sul pianeta apparentemente disabitato Kepler-22b, a bordo due androidi chiamati solo Mother (l’attrice danese Amanda Collin) e Father (l’attore inglese Abubakar Salim) con un evidentemente riferimento alle AI di Alien e Alien – la clonazione, oltre al loro compito ufficiale. I due hanno una missione, far rinascere la razza umana senza nessun concetto di religione, visto che il nostro pianeta è andato distrutto da una guerra mondiale tra atei e mitraici (i seguaci del dio Mitra per intenderci). Mother provvede a dare vita a dei bambini e la loro crescita procede per il meglio fino al momento in cui nel cielo appare la nave coloniale dei mitraici, costruita appositamente per fuggire da un pianeta Terra diventato inabitabile. E qui scopriamo la prima enorme differenza tra Father e Mother: Il primo è buono e amorevole con i bambini, ma Mother nasce come arma di distruzione di massa dal potere immenso, come scoprono a loro spese i pochi sopravvissuti a bordo della nave dove Mother si premura di salvare i bambini a bordo.

Non riveleremo tutti i dettagli di una trama intricata e ricca d’atmosfera, ma non tutti sono quello che dicono e questo porterà a quello che gli umani sanno fare meglio: una guerra religiosa in miniatura, anche se le cose non stanno proprio così. Inoltre, il pianeta è pieno di enormi pozzi la cui profondità è impossibile da misurare, scheletri di esseri immensi, ma soprattutto strane figure nei boschi immersi nella nebbia. Poi Mother si connette a uno dei pod usati per  uscire dalla nave colonia e comincia a fare scoperte sconcertanti su se stessa.

“La terra degli Anunnaki” – A X I S m u n d i


Recensione molto articolata su AxisMundi a La Terra degli Anunnaki, raccolta di racconti ispirata dal mito degli Anunnaki in terra di Sumer, Nephilim venuti dal pianeta Nibiru e creatori della razza umana – questo secondo alcune interpretazione della mitologia sumera da parte di Zecharia Sitchin.

Comunemente la religione viene intesa dalle culture mesopotamiche come perno ordinatore della società, in cui le funzioni personali e collettive si sovrappongono. Di fatto «l’universo divino, replica di quello umano, esprimeva un potere sovrannaturale, che superava la frammentazione politica delle città, rispetto alle quali appariva unitario»

Il pantheon sumero è estremamente complesso, stratificato, ereditato dalle popolazioni successive e per questo soggetto a mutamenti a seconda delle prospettive adottate. Una delle possibili suddivisioni, suggeritaci da Scarpi, è quella per triadi. In questo senso, al vertice della gerarchia, risiederebbe la cosiddetta triade cosmica, costituita da An, En-lil ed En-ki, da cui emerge in maniera incontrovertibile il legame tra le diverse sfere sociali:

«Queste tre figure, An che dall’alto del cielo astrale garantisce la sovranità di En-lil, il quale esercita il suo potere sul mondo dal cielo meteorico, ed En-ki, signore delle acque dolci sotterranee ma anche signore della sapienza e delle tecniche, esprimono insieme la realtà cosmica e le forme per controllarla; nello stesso tempo essi riproducono anche lo schema politico su cui si reggeva il mondo mesopotamico. »

Così i racconti de La Terra degli Anunnaki comunicano tra loro, si rimandano a vicenda, offrono interessanti spunti di ricerca, ma, allo stesso tempo, chiedono ai loro lettori la capacità di andare al di là delle fonti e delle minuzie filologiche. Il reale viene recuperato allo scopo di essere superato, di sconfiggere il mero dato fattuale e di farci rimanere inermi dinnanzi alle antiche divinità. Scombussolati e attoniti, come Thraseos al termine della sua Discesa narrata da Gabriele Campagnano:

«Due uomini gli stavano venendo incontro. Erano alti come… come… Le piramidi dei Faraoni… C’era da diventare pazzi, a contemplare il loro incedere lento e gli stormi di strani volatili che gli volteggiavano intorno. Tutto sembrava fuori misura, semplicemente inconcepibile. Per quanto avesse tentato di ricacciare indietro quel pensiero orribile, per quanto avesse ripetuto a sé stesso di rimanere razionale, ora non poteva più negare la realtà. Era in un altro mondo. »

Le cronache degli Annunaki | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del lavoro Le cronache degli Annunaki, realizzato da Janet Stichin, nipote di Zecharia Sitchin, noto antropologo che ha fatto delle sue teorie di Fantarcheologia lo scopo di una vita. Ecco la sinossi dell’opera:

Quasi tutti gli studiosi e gli archeologi considerano la Bibbia e gli antichi scritti – sumeri, babilonesi, egizi, greci – come allegorie, miti o leggende, quasi ignorando il fatto che gli stessi elementi compaiono nei testi di civiltà molto lontane tra loro.
Famoso per la sua rara abilità nel leggere e interpretare le antiche tavole sumere, Zecharia Sitchin, alla luce di decenni di studi e di meticolose ricerche sul campo, ha dimostrato che i testi dei nostri antenati sono in realtà attraversati da un filo comune, e sono legati da una narrazione coerente delle vere origini dell’umanità e della civiltà. E ha dunque ribaltato la prospettiva: se non si trattasse di favole ma di resoconti di fatti storici realmente accaduti? L’evento principale, sostenuto da numerose testimonianze, è che in tempi antichissimi la Terra è stata visitata e abitata da extraterrestri, gli Anunnaki. Una civiltà avanzatissima che ha lasciato le abilità necessarie per costruire per esempio i grandi monumenti che ancora oggi ammiriamo, come le Piramidi, senza aver mai capito esattamente come siano stati realizzati.
Ricco di materiali inediti, questo libro è un prezioso e indispensabile strumento sia per gli appassionati delle teorie di Sitchin che per i neofiti, che traccia un compendio dei suoi studi, fornendo approfondimenti e inedite chiavi di lettura. E un modo di interpretare la storia libero da vincoli e pregiudizi.

Dodici


Dodici dell’olografia, dodici del compendio. Dodici dell’inizio e dodici del tutto; dodici, il senso lo dice il numero stesso.

Giove, tavolette babilonesi lo “inseguono” con la geometria – OggiScienza


Su OggiScienza un interessante e civettuolo articolo che mette la pulce nell’orecchio per quanto riguarda le capacità scientifiche dei nostri antichi progenitori, in questo caso i Babilonesi, che sapevano calcolare la posizione di Giove scrivendo quindi il procedimento sulle tavolette di terracotta. Questo tra il 350 e il 50 a.C.

Chissà da quanto tempo erano in grado di far ciò, mi verrebbe da pensare, visto che i loro progenitori, i Sumeri, sempre su terracotta pare avessero messo la presenza di Plutone, di Nibiru e di un sacco di altri eventi celesti. Qualcosa non torna…

Recensione: “Saga del Dio Enki – Oro” di Stefania Casamichele | AndromedaAndromeda


Non conoscevo quest’autrice, questo volume, questa saga incipiente. Ma ha premesse folgoranti per me che ho basato la saga dell’Impero connettivo anche sulle suggestioni sumere, di Zecharia Sitchin e dei Nephilim. Parlo di Saga del Dio Enki – Oro, scritto da Stefania Casamichele, recensita su AndromedaSF.

Il comandante Ea e la sua squadra approdano sul settimo pianeta alla ricerca esasperata dell’oro per la salvezza dell’ecosistema di Nibiru. La scriba Ensubsar viene prelevato, stordito e presentato al cospetto del Dio Enki affinché trascriva le sue parole per i posteri. La giovane Adel sogna, in un giorno di pioggia, un misterioso personaggio che l’accompagnerà per il resto della sua vita. Dopo il grande successo de ” Il pianeta degli Dei” il professor Sitchin è stato invitato ad una trasmissione televisiva per esporre le sue originali teorie creazionistiche. Quattro personaggi, quattro storie avvincenti ambientate in epoche diverse, condurranno il lettore in un viaggio spazio- temporale per giungere sino alla creazione del Lulu, un ibrido creato attraverso un intervento di ingegneria genetica per dispensare gli Antichi Astronauti dal faticoso lavoro di estrazione dell’oro.

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