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Il postumano è ancora umano? | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione ufficiale dell’uscita – ieri – di Postumanesimo. L’Alterità nell’era dell’Antropocene, tesi di laurea di Azzurra Rattinghieri che ho curato per DelosDigital nell’ambito della collana non-aligned objects; ecco cosa scrive l’editore Silvio Sosio:

Esce per Delos Digital nella collana “non-align objects” la tesi di laurea di Azzurra Rattighieri che in un periodo di confronto con l’avvento delle AI è di estrema attualità.
Il postumano è contrario all’umano? Transumano è più o meno di umano? Sono temi che magari non tutti si pongono in questi termini, ma sono sempre più di attualità, in un’epoca in cui i confini dell’umano e della macchina cominciano ad avvicinarsi. In modo preoccupante, secondo alcuni. Eppure approfondire il postumanesimo può essere un’opportunità: sia per capire meglio cosa significa, in fondo, il termine “umano”, sia per espanderlo, aprirlo a nuove dimensioni.
Di tutti questi argomenti si occupa il libro Postumanesimo. L’Alterità nell’era dell’Antropocene, tesi di laurea di Azzurra Rattinghieri, uscito in ebook questa settimana nella collana non-align objects curata da Sandro Battisti.

Esce “Postumanesimo. L’Alterità nell’era dell’Antropocene”, tesi di Azzurra Rattinghieri per la collana NAO @DelosDigital


Esce oggi, per la collana anarcopunk non-aligned objects che curo per DelosDigital, Postumanesimo. L’Alterità nell’era dell’Antropocene, tesi universitaria di Azzurra Rattinghieri corredata da dai contributi di Liliana Fracasso, postfazione di Alessandro Forlani; ecco la quarta:

L’approfondimento del postumanesimo in opposizione al paradigma umanista per dimostrare come esso non rappresenti una negazione dell’umano, bensì una sua apertura, un invito a immaginare modi alternativi di relazionarsi e coesistere.

“L’essere umano postumano non è più un individuo umanista e razionale, ma apre la sua comprensione a nuovi scenari, riconfigurandosi e riconoscendosi come nodo dinamico di relazioni, definito attraverso interazioni fluide e diversificate. La messa in discussioni di vecchi dogmi e convinzioni che sono perdurati per secoli, non solo ha reso indispensabile riconfigurare l’uomo e le relazioni che lo coinvolgono, ma anche l’inevitabile ripensamento della morte che, abbandonato il tragico, diviene parte di un ciclo di trasformazione, partecipazione attiva all’alterità e alla continuità del mondo, vivente e non vivente.”
Così scrive l’autrice di questa tesi, Azzurra Rattinghieri, nell’esplorare il tema del Postumanesimo, del Transumanesimo, della tecnologia e delle filosofie connesse a tali temi, che delineano un nuovo rapporto con l’umanità e un nuovo modo di vedere, sentire, percepire la nostra esistenza. “Il processo creativo alla base di questo progetto si è articolato in più fasi, partendo innanzitutto da un’iniziale ricerca e riflessione teorico-filosofica che ha permesso di delineare le coordinate dell’intero discorso, e che coincide con i tre temi principali attorno ai quali si sviluppa l’intera tesi: postumanesimo, ibridazione e morte postumana.
Attraverso l’uso di un approccio interdisciplinare, da questi tre macro-argomenti sono stati estrapolati concetti chiave che hanno guidato l’ideazione dell’intero progetto artistico, fungendo da struttura portante: per prima cosa, la necessità di evidenziare come il prefisso post- nel termine Postumanesimo non indichi un superamento o una sostituzione dell’uomo, ma stia a indicare invece un nuovo spazio antropologico entro cui è possibile ripensare e comprendere le dinamiche identitarie dell’essere umano.
Il cuore della tesi si è articolato attorno a tre direttrici principali: l’approfondimento del postumanesimo in opposizione al paradigma umanista, la ridefinizione del corpo e la rielaborazione della morte, dimostrando come il pensiero postumanista non rappresenti una negazione dell’umano, bensì una sua apertura, un invito a immaginare modi alternativi di relazionarsi e coesistere”.

Il volume è disponibile in digitale sul DelosStore e sugli altri store online al prezzo di 5.99€

Nevica brume


Nei contrasti inerenti al deposito psichico, le idee si susseguono come coriandoli persi nei canali, a Venezia, mentre nevica brume.

San Servolo (un racconto di fantasmi) | Il Grande Avvilente


Che Alessandro Forlani sia uno dei grandi scrittori di genere di quest’epoca, lo vado sostenendo da tempo, il suo padroneggiare la naturalezza dei dialoghi, tanto da sentire vivi i personaggi come se ci fossero davanti, ne è un incontrovertibile sintomo; Alessandro ha pubblicato in questi giorni sul suo blog un racconto “veneziano”, San Servolo, lo regala come spesso fa ai suoi lettori, e io v’invito a leggerlo, postando qui sotto l’incipit:

«È a San Servolo, professoressa, è un’isola. È la sede momentanea della Scuola di Nuove Tecnologie.»
«Sì, ma come ci si arriva?»
«Deve prendere il battello fino a San Zaccaria. Linea due, di solito: la rossa. Da lì un altro battello la porta a destinazione. Linea venti. Sarà circa una mezz’ora di attraversata. Con la nebbia forse un po’ di più.»
«In due ore ce la faccio? Inizio oggi alle undici.»
«Non si preoccupi», le sorrise la segretaria, «casomai, gli studenti la aspetteranno. Ma vedrà che sarà lei, sempre, a dovere aspettare loro.»
È così che succedeva.
«Benvenuta tra noi.»
Laura firmò per la presa di servizio, ficcò in cartella le venti pagine di contratto, norme e documenti, e dalla sede dell’Accademia a Zattere di Santo Spirito passò – di imbarcadero in imbarcadero, domandando agli equipaggi se fosse quella la corsa giusta – al pontile di legno e di metallo che cigolava su un’acqua verde tra San Marco e gli Schiavoni. Come tutti, nella vita, era già stata a Venezia: la città ovvero la città nota le era impressa negli occhi azzurri nella sua forma di cartolina: da una gita alle medie, al liceo, da un weekend alla Biennale; da una fuga con un ragazzo, baciandolo, alla laurea di un’amica. Era stata e sarà sempre – pensò – per il turista, che è sempre stupido e presuntuoso di non essere turista quanto gli altri – una Venezia di sole e oro o di pioggia e di cobalto, piombo, panno, antracite e lacca nera; e i ponti e cupole, le onde e il campanile dove i fotografi degli Anni ˈTrenta, o i vedutisti del Rococò, le avevano ormeggiate ad un marmo immaginario. Oggi invece – ma lo prese per un buon segno – quella nebbia la immergeva nella Venezia feriale: dei motori che tossivano e saltavano sull’acqua, e il parlato tra la gente di una liquida durezza; dei cartoni, dei carrelli e le buste della Coop. Le facciate, i campanili, le cattedrali e le chiese si afflosciavano nel bianco come ombrelloni di un bar che è chiuso, quel vapore li impregnava di umidità faticosa. Si disfacevano sui marciapiedi in ombre grigie e solenni.
Alla fermata San Zaccaria le confermarono che «sì, tra poco»: la bigliettaia guardò il display delle partenze e gli arrivi, guardò la nebbia, l’orologio alla parete, guardò ancora la nebbia, il display, schioccò le labbra; «sì, tra poco», ripeté.
Laura attese in una fredda pensilina che sembrava assemblata con i relitti di un mercantile: assi di legno sul pavimento e gli infissi di lamiera, distributori automatici di caffè, sedili in plastica su quattro file com’è l’attesa negli ospedali. Persone sole coi loro cani. Accucciati in silenzio. Come attenti e spaventati dai gorgoglii nell’assito.

“Non tutti certo moriremo”, recensione di Nicola Brizio


Sulla NuovaCarne una recensione di Nicola Brizio a “Non tutti certo moriremo”, recente fatica di Alessandro Forlani che, autore superlativo com’è, non pensavo potesse scrivere qualcosa di mediocre. Vi lascio a uno stralcio:

Parlare di Non tutti certo moriremo, il nuovo romanzo di Alessandro Forlani è complicato per due motivi. Il primo è che è molto bello e da sempre recensire i libri belli è più complicato rispetto a recensire i libri brutti. Il secondo è che la trama è strutturata in maniera così magnificamente articolata che diventa difficile raccontarla dall’inizio alla fine. Anche perché definire il concetto di inizio e di fine di Non tutti certo moriremo risulta pressoché impossibile dal momento che i capitoli, pur presentati in un determinato ordine, possono essere letti nella sequenza che più ci aggrada, rivelando di volta in volta nuovi significati e prospettive inedite.

L’esercizio di stile di un autore che conosce il mezzo e sa come muoverlo, potrebbe obbiettare qualcuno. E invece no, perché lo sfasamento temporale, il senso di confusione che di tanto in tanto assale il lettore, il seme di un capitolo che germoglia, quasi impercettibilmente, in quello successivo sono sempre elementi funzionali alla narrazione. Ci si sente spaesati, di tanto in tanto. Si ha l’impressione di essere persi al centro di un crocevia di sentieri sconosciuti.
Può spaventarci? Può, certamente, ma non dovrebbe perché in fondo non è nient’altro rispetto a ciò che ci accade ogni volta che osserviamo gli uomini e le cose del mondo. A ben guardare tutta la letteratura, dopo immense piroette, confluisce nell’unico grande obbiettivo di raccontare le faccende della vita e della morte. Per farlo Forlani sceglie, tra gli altri, due mezzi che da sempre sono compagni di viaggio dell’uomo nella storia: la guerra e la poesia.
La guerra c’è e non c’è, nel romanzo è uno sfondo immutabile che ora si acutizza e ora latita pur restando nella percezione dei personaggi. È una guerra inedita quella di Forlani, combattuta da fazioni oggi improbabili, ma domani chissà.

Non tutti certo moriremo | Il Grande Avvilente


Segnalo la nuova imminente pubblicazione di Alessandro Forlani, per i fantastici tipi di Zon42: Non tutti certo moriremo, in uscita il 6 settembre; ecco la quarta.

È un romanzo sulla Fine del Mondo, un testo che racconta di un tempo che scorre in modo irregolare, contraddittorio, individuale. La vita dei personaggi è un flusso che si muove intrecciando storie e mescolando presente, passato, futuro.
La scrittura stratificata e affascinante di Alessandro Forlani ci accompagna in un caleidoscopio di eventi e di esperienze che rende NON TUTTI CERTO MORIREMO un romanzo a mosaico, un testo in cui iniziare la storia (le storie) da qualsiasi capitolo e che è possibile leggere in ordine casuale, per trovarsi a riconsiderare la narrazione da nuove prospettive con inaspettate connessioni.

Alessandro Forlani ci porta a valutare ogni esistenza come parte di un unico destino messo in scena su un folle palcoscenico, un percorso che genera, distrugge, salva, condanna, unisce, emargina. Perché non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo infine trasformati.
NON TUTTI CERTO MORIREMO sarà disponibile in libreria dal 6 settembre ma è già possibile prenotarlo nel formato che preferite e leggerne un estratto gratuito sulla pagina che gli abbiamo dedicato. (qui)

Un mio racconto nell’antologia “Tenebre Future” uscita per i tipi della “Nuova carne”


In compagnia dei luminescenti angeli degli Adoratori della Nuova Carne, esce su Amazon un’antologia del tutto particolare in cui è presente un mio racconto. Ma, al di là della mia presenza o meno, vorrei segnalare che dentro ci sono tanti scrittori che adoro, in molti casi che conosco, che determinano un taglio sperimentale ed estremo dell’opera chiamata Tenebre Future.

La nuova carne edizioni presenta Tenebre Future, l’antologia distopica con i racconti degli autori italiani tra i più rappresentativi e riconosciuti del genere fantastico. Sedici autori per sedici racconti ambientati nella geografia liminale tra contro-utopia e disastro.

Insetti giganti, un’apocalisse neobiblica, sinistri studenti di un’avanguardia trasmutazionale, l’invasionedi antropodi ghiotti di tecnologia, strumenti tentacolari e musica strobotronica, onirismo spaziale, archeologismo del futuro e disaster-movie, un’aggressione fantasma in territori liminali, neo-nadsat eDrughi futuristici, un’ucronia fascista con deflagrazioni corporali, un androide che ha perso l’identità, un’ibernazione antartica e boxe virtuale, stupro e snuff-movie a discapito di una creatura mutante, unospettacolo di amputazioni che aspira alla ribellione, la disgregazione della personalità nella societàiperconnessa.
Il novocarnismo distopico è rappresentato in questo libro dalle seguenti devastanti mappature narratologiche, i racconti di un’apocalisse futura:

Lucio Besana, L’avanguardia artistica degli studenti del seminterrato
Stefano Spataro, Verrà un’orda straniera
Stefano “El Brujo” Fantelli, A metà di una notte di ottobre
Sandro Battisti, Skin
Giorgio Borronii, Indovina chi ho mangiato a cena
Alessandro Forlani, Fake Yous
Andrea Garagiola, Tumorabbia
Elia Gonella, Tenebricosae
Lukha B.Kremo, Barbara non è più
Alessandro Pedretta, Il Corpo Nudo
Andrea Manenti, Catamarani
Caleb Battiago, Il Funerale di Moog
Paolo Di Orazio, Monki Prox
Niccolò Ratto, Human Anthill
Alessio Bacci, Il fu Matricola P45C4L
Maico Morellini, Non sono io

Il volume è acquistabile qui: https://www.amazon.it/dp/B0BNTSX2G6.

Buona lettura!

Rebecca: Arte e Acciaio – Volume Due | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a “Rebecca: Arte e Acciaio”, testo di Alessandro Forlani che esplora il suo metamondo chiamato “Thanatolia”. Un estratto:

Ogni volta che Alessandro Forlani torna a Thanatolia, succede un gran casino. Sì, è il caso di prepararsi al peggio.

Rebecca è il seguito di Arte e Acciaio. In questo secondo volume Levias Autotene, il Principe dei Mercanti di Handelbab, è morto dopo decenni di monopolio del saccheggio di tesori delle tombe. Ora il suo immenso patrimonio è passato Rebecca, un’inferma chiaroveggente benvoluta dal popolo. Col denaro di Aurotene, Rebecca ha ereditato il suo potere politico. Suoi sono ora la città e le persone che la abitano. Efrin e Francesca, però sanno che Rebecca è posseduta dallo spirito di un necromante: Comédio, forse il più potente degli stregoni di Thanatolia.
Le protagoniste di questo racconto sono proprio Efrin e Francesca, una maga e una spadaccina, che avrebbero già il loro bel da fare per conquistare un minimo di credito tra posse di farabutti libidinosi dalla scarsa igiene. Invece tocca loro anche di mettere in guardia Handelbab dalla follia di Comédio che, come se Thanatolia non fosse già uno splendido angolo d’inferno di suo, ha trasformato la città, innalzando strutture ciclopiche e incomprensibili, che soffocano e distruggono. Un’ingegneria della pazzia che dà vita a nave fortezza che imputridisce e splende di metallo, che ha vele di pelle umana e si muove a forza di urla e corpi messi a rosolare.
La naturale conseguenza della inaspettata balordaggine di Rebecca, che è in realtà Comédio, non può che essere una battaglia sorprendente e terribile, nella quale tutti perderanno qualcosa. Persino Malqvist (sì, c’è anche lui!) butta via un po’ della sua irresistibile coglioneria, senza però mai smettere di menare come un fabbro.

Che Forlani sia una delle più raffinate firme della letteratura fantastica l’ho già detto in passato, eppure è sempre sorprendente la sua capacità chirurgica di caratterizzare personaggi e interi mondi con poche, inequivocabili parole. Che già la sola ambientazione basterebbe a reggere il racconto, e invece anche i personaggi sono splendidamente caratterizzati e l’azione si rinnova a ogni pagina. Perché, sì, Forlani non solo possiede il senso della frase, ma anche quello della trama.

 

Rebecca: Arte e Acciaio – Volume Due | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Rebecca: Arte e Acciaio – Volume Due, di Alessandro Forlani, seguito del romanzo “Volume uno” e ambientato nel mondo di “Thanatolia”, un universo opensource ideato da Forlani stesso aperto ai contributi di altri autori; la quarta:

Levias Aurotene, il Principe dei Mercanti di Handelbab, è morto dopo decenni di monopolio del saccheggio di tesori delle tombe: la principale attività commerciale dell’intero continente Thanatolia. Il suo immenso patrimonio è passato all’assistente Rebecca, un’inferma chiaroveggente benvoluta dal popolo. Col denaro di Aurotene, Rebecca ha ereditato il suo potere politico. È la padrona della città e del destino degli abitanti, soprattutto delle bande di avventurieri che vivevano di preda nei sepolcri. Efrin e Francesca, però – una giovane maga e una giovane spadaccina, determinate a combattere i Non Morti – sanno che Rebecca è posseduta dallo spirito di un necromante: Comédio, forse il più potente degli stregoni di Thanatolia. Ma anche il più crudele e di sicuro il più folle. Che trasforma Palazzo Aurotene in fortezza semovente e progetta la rovina degli abitanti di Handelbab.

Malqvist di Thanatolia | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Malqvist di Thanatolia, di Alessandro Forlani, raccolta di racconti che s’incastona nel metamondo di Thanatolia, luogo di morte e di poca vita nato dalla fervida mente di Forlani. Un estratto dalla recensione:

Thanatolia è un posto orrendo, poco soleggiato e popolato da personaggi quasi mai amichevoli. Un continente che è uno sterminato luogo di sepoltura dove rimane poco spazio per i vivi. Tutto è sepolto, tutto è magico, molto è morto anche se spesso non lo rimane a lungo. E in questo mondo i tombaroli potrebbero fare buoni affari, se ad ostacolarli non ci fossero schiere di negromanti, a volte dalle discutibili abitudini sessuali. Ed è a Thanatolia che abita Malqvist, il tombarolo protagonista degli otto racconti qui raccolti. Lui però sembra trovarcisi piuttosto bene! Perché certo il suo è un lavoro duro, ma ha sempre l’opportunità di fare la conoscenza di persone a dir poco interessanti.

Il libro è un piccolo capolavoro. Una lettura leggera e caustica, intensa e canzonatoria. E probabilmente ciò che rende unici questi racconti è il suo protagonista, di cui è davvero semplice innamorarsi. Un personaggio talmente complesso e contraddittorio da apparire reale. Malqvist è un debosciato, a tratti indolente, è avido, ma è uno zotico che sa distinguere il bene dal male e sa quando fare la cosa giusta. Certo, può capitare che la faccia molto di malumore.

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