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NeXT Hyper ObscureArchivio per Venezia
Davvero tu?
Forse non esiste nulla che raggruppi le litanie come un grimorio di sensi non leciti, come le persiane lasciate socchiuse sulle calli mentre il sole ascende, il calore ascende, il soffoco ascende: riesci a capire chi sei davvero tu, in quel momento?
Patty Pravo – Per una bambola – Sanremo 1984
Devo molto a questo brano, quando lei lo cantò nel febbraio ’84 ne rimasi incantato, lei veneziana e io che sarei approdato lì in quella città per la prima volta dopo qualche settimana, rimanendone affascinato, così come si rimane colpiti da lei; ora tornerò a Venezia e non è un caso se cerco ancora lei, la sua eterea bellezza, il suo brano a risuonare nelle calli sospese su tutto il mondo materiale…
La Città di Acqua e Vetro | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la recensione a La Città di Acqua e Vetro, romanzo tra Fantasy e Steampunk di Linda Ghio, che suscita interesse ed è uscito per Oscar Mondadori; di cosa parliamo?
Venezia è divisa in due: Venezia alta, dimora dell’aristocrazia, sfarzosa e impossibile da raggiungere per la gente comune, vive su un piano sopraelevato, libero dall’inquinamento e lo squallore che caratterizzano invece Venezia Bassa, dove vive la massa della “gente di Sotto”, costituente la gran maggioranza della popolazione di Venezia. Le condizioni di vita di Venezia Bassa sono tremende: i canali luridi, dall’acqua fangosa, una perenne nebbia, dovuta ai fumi delle fabbriche dove fin troppi operai sono rimasti mutilati e gli alloggi ricavati in ogni centimetro di spazio disponibile sono la quotidianità per la “gente di sotto”. Ma quando questa quotidianità viene spezzata da una serie di omicidi terrificanti, la già precaria situazione di Venezia Bassa sembra essere sull’orlo del baratro e la giovane Cornelia Furlan deve sobbarcarsi il peso della sicurezza cittadina per portare alla luce l’assassino, insieme a un aiutante inaspettato: il Signore di Notte Stefano Rosin.
La Città di Acqua e Vetro è il romanzo d’esordio di Linda Ghio che nelle sue pagine ci racconta di una Venezia spaccata, dipinta in una luce steampunk che ribolle di elementi mitologici e alchemici. Venezia Alta e Venezia Bassa sono come due mondi distinti, che raramente si mischiano: da una parte la ricchezza e l’aria pulita, dall’altra la povertà e l’acqua sporca. È su questo palcoscenico che operano i protagonisti, Cornelia e Stefano, divisi tra la ricerca dell’efferato assassino che sta agendo nell’ombra delle strette calli di Venezia Bassa e le ricerche sul flogisto. Il flogisto è l’elemento alchemico che permea qualsiasi essere vivente e che il padre adottivo di Cornelia, il nano inventore Giuseppe, cerca di imbrigliare come propellente per delle protesi all’avanguardia; il problema è che il flogisto è estremamente sfuggevole, quasi impossibile da contenere e difficile da estrarre in quantità utili, rendendo le ricerche di Giuseppe estremamente complicate da portare avanti. Nonostante ciò, qualcuno che a quanto pare è riuscito laddove tutti gli altri hanno fallito c’è: lo strambo, e un po’ timido, professor Vàclav sembra aver avuto successo nell’animare la materia inanimata e, durante una conferenza sull’argomento, dimostra proprio di poter animare una mano meccanica tramite l’uso del flogisto, suscitando lo stupore dei presenti.
Questo sfuggevole elemento è uno dei punti chiave del romanzo, accompagnando il lettore per tutta l’indagine, mentre se ne scoprono le applicazioni e i limiti. Tra scienziati visionari e creature mitologiche provenienti dalla Grecia, il flogisto sembra essere onnipresente a Venezia, permeando visceralmente le storie dei suoi cittadini che, tuttavia, ne sono per lo più ignari. E forse, tra le verità nascoste tra gli invisibili rivoli di questo “elemento solforoso” potrebbe celarsi anche la pista giusta, ma la sfida per Cornelia e Stefano sarà proprio riconoscerla.
Tra metodi decisamente poco convenzionali, passaggi segreti e realtà sconosciute persino all’incredibile rete di spie del Consiglio e al temutissimo Fante de’ Cai, i due protagonisti si ritroveranno in un vortice di scoperte e vicoli ciechi, un groviglio di intrighi che li porteranno dai canali fangosi agli altissimi tetti di Venezia, finanche all’isola di Murano, la prigione dorata per i mastri vetrai, dove nessuno entra o esce senza l’esplicito permesso del Consiglio, nessuno che voglia passare per vie legali perlomeno. Ghio ci trasporta così in una Venezia sia familiare che aliena, in cui alchimia e scienza si fondono in una spirale strettissima e centrale all’intera vicenda, dove l’impossibile diventa dolorosamente possibile e dove le cose, e le persone, non sempre sono quel che sembrano. L’autrice riesce a immettere elementi mitologici di tradizioni lontane fra loro e amalgamarli in maniera del tutto naturale, presentandoci un racconto che scorre veloce e avvincente capitolo dopo capitolo.
Nevica brume
Nei contrasti inerenti al deposito psichico, le idee si susseguono come coriandoli persi nei canali, a Venezia, mentre nevica brume.
Cover reveal del Premio Kipple 2025 | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
La pubblicazione del Premio Kipple 2025, contenente il romanzo di Federico Aboaf “Machiavelli a Venezia”, il racconto “Lo vuoi, vero?” di Paola Viezzi e il segnalato “Diritto al ritorno” di Guido Levi, è in dirittura di arrivo; mentre le copie cartacee sono in stampa e saranno disponibili a StraniMondi, la redazione Kipple inaugura un nuovo corso e mostra l’anteprima della copertina: la fotografia di Silvia Minguzzi è incastonata nella rinnovata veste grafica della collana Avatar.
Rimanete connessi, presto l’annuncio dell’uscita ufficiale del libro!
Works – Giovanni Cocco
Cos’è Venezia? Un luogo, certo, ma non solo fisico, ma anche dell’anima, della Storia, delle suggestioni orientali spiaggiate su quelle occidentali, del potere, del commercio, dell’esotismo reso suadente di poesia decadente… Venezia è anche molto altro, è un luogo che soprattutto mi chiama ciclicamente, e io non posso non riviverlo in ogni modo, anche segnalandovi le foto di Giovanni Cocco (grazie a Silvia Minguzzi per avermele fatte conoscere) che non fanno altro che aumentare la mia voglia lagunare, il voler vivere ancora le mille sfaccettature di miriadi di anime immerse nell’acqua stagnante…



