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Patty Pravo – Per una bambola – Sanremo 1984
Devo molto a questo brano, quando lei lo cantò nel febbraio ’84 ne rimasi incantato, lei veneziana e io che sarei approdato lì in quella città per la prima volta dopo qualche settimana, rimanendone affascinato, così come si rimane colpiti da lei; ora tornerò a Venezia e non è un caso se cerco ancora lei, la sua eterea bellezza, il suo brano a risuonare nelle calli sospese su tutto il mondo materiale…
Stefan Goldmann – Expanse | Neural
[Letto su Neural]
Onde sonore che ci trasportano in un viaggio senza meta, un’esplorazione continua del riverbero come mezzo espressivo, materiale primario, utilizzato in una precisa gamma di combinazioni, suddivise in 5 CD, ognuno della durata di un’ora. In Expanse, quindicesimo album in studio di Stefan Goldmann, ognuna delle cinque parti presentate possiede un’impronta psicoacustica distinta, una struttura spaziale incorporea che mette in scena differenti stati d’animo, modellati in architetture evanescenti e dilatate, sostanzialmente statiche, nelle quali l’ascoltatore può trovare rifugio. Il suono diventa allora l’elemento fisso ed è la percezione a farsi dinamica in mancanza d’uno sviluppo lineare. È solo la persistenza della risonanza attraverso la stasi a render viva l’esperienza e questo sposta l’intera progettualità dell’opera più verso l’arte installativa e l’architettura, rifuggendo da ogni forma musicale classica. Goldmann non è nuovo a simili esplorazioni di frontiera e anche in Call and Response, pubblicato nel 2024 su Ash International, aveva utilizzato esclusivamente riverberi artificiali, sia vintage che attuali, sia hardware che software. Con Expanse, però, il passo ulteriore è quello dell’immersione completa: un’abolizione intenzionale di eventi ritmici, armonici o narrativi a favore di un’esposizione prolungata a fenomeni acustici puri, che si comportano più come condizioni atmosferiche che come strutture musicali. L’ascoltatore viene così incoraggiato ad assumere un ruolo attivo nella costruzione del significato: non c’è direzione prestabilita, nessun punto di arrivo, solo un campo sonoro sconfinato in cui orientarsi o perdersi. Anche la scelta del formato non è certo arbitraria ma enfatizza la natura modulare e autonoma di ciascun ambiente sonoro, suggerendo una visione d’insieme, come stanze connesse di un edificio invisibile, progettato secondo logiche puramente auditive. Le caratteristiche tecniche dei riverberi impiegati, accuratamente modellati, determinano parametri quali densità, decadimento, dimensione virtuale, filtraggio spettrale – tutti elementi che plasmano il comportamento percettivo del suono e costruiscono la sensazione di uno spazio che non esiste, se non nella mente dell’ascoltatore. Ogni parte dell’opera può così essere vissuta come un ambiente a sé stante, ma anche come segmento di un continuum più ampio, in cui il tempo pare dilatarsi fino a perdere contorni riconoscibili. L’esperienza di ascolto diventa meditativa, quasi rituale, invitando a una forma di presenza totale, priva di distrazioni: non solo un’opera sonora, ma un dispositivo sensoriale pensato per amplificare l’ascolto stesso.
Swans – The Healers
È appena uscito il nuovo album degli Swans, e ciò rappresenta un po’ il canto del cigno, come si suol dire, per la band di Michael Gira, così come scrive nelle note di questo clip; dopodiché, il cigno non morirà, ma vivrà in un regime sempre più ridotto. Glielo dobbiamo, al vecchio e intenso Michael, che ne ha vissute moltissime…
Alva Noto – Hybr:ID II | Neural
[Letto su Neural]
Secondo volume della serie Hybr:ID, per Alva Noto, che raccoglie le sue composizioni per la colonna sonora di Ectopia – Shooting in the Corner spettacolo del Tanztheater di Wuppertal, diretto da Pina Bausch, una creazione del danzatore e coreografo Richard Siegal ispirata a sua volta da un’opera di Anish Kapoor, artista che non smette mai di sottolineare “lo strano rapporto che c’è in arte tra ciò che è reale e ciò che non lo è”. Anche lo stesso concetto espresso con il termine “ibrido”, un incrocio tra specie differenti, termine che deriva etimologicamente dal greco e significa peccato e tracotanza, ha a che fare con una sorta di finzione nella vita quotidiana. Quella indotta oggi da tutta una serie di meccanismi, protesi di vario tipo e nuove tecnologie, che sono un’estensione delle nostra identità e del nostro agire nella sfera sociale. Le complesse dinamiche culturali – fra loro strettamente intrecciate – saranno allora il risultato della coesistenza di più linguaggi in uno spazio comune. Alva Noto è a suo agio con simili interazioni nella quali può dispiegare appieno il suo sound design etereo, intenso e geometrico, espressione d’una produzione digitale particolarmente articolata ed elegante, in alcune espressioni quasi chirurgica. Sono dieci le tracce presentate, accompagnate da un’interessante booklet di dodici pagine seguendo il quale possiamo confrontare le strutture dei brani scorrendo le relative notazioni grafiche dei codici sonori e acustici utilizzati dal compositore. È un suono meticolosamente progettato e scandito, sottostante a precisi schemi ritmici ma frutto anche di fascinazioni cosmiche e di una sensibilità nient’affatto cupa o particolarmente distopica, sebbene l’articolazione delle trame – al contrario – nemmeno può essere scambiata come semplicemente estetizzante, ambientale o atmosferica. Gli inviluppi in questo caso non sono neanche mai rumorosi o eccessivamente rilassati. Non si ricerca insomma la contrapposizione d’elementi musicali agli antipodi e anche i passaggi più glitchy sono risolti in maniera stilisticamente molto calibrata. Gli spari di Anish Kapoor danno vita nella performance a una scultura in perenne mutamento alla quale i ballerini sono esposti senza particolari protezioni, ma è così anche per le sequenze sonore dispiegate da Alva Noto. Non c’è difesa, opposizione o rigetto – in questo caso – all’alterigia dell’hybridus, che con il suo appeal venusiano passa dall’essere austero ad elegiaco, da puntiforme a fluido, da materico a spirituale. Alva Noto merita appieno la sua fama e dopo molte stagioni sotto i riflettori ancora ha da sfornare magnifiche opere.
Plot
Incantati, mentre osserviamo le strane distanze farsi tattili, il plot di una decisione è una guglia che può diventare insopportabile.
Distenditi
Isotopi psichici in una vasca di decantazione eterea: distenditi, lasciati andare, mostrati la via surreale all’esistenza.

