HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Pazuzu
Pazuzu: Effetto Nocebo | Delos Store
Segnalo questa pubblicazione di Danilo Arona, Daniele Bonfanti e Valentina Key, pubblicata da DelosDigital; un romanzo su Pazuzu, argomento già scavato da Danilo in innumerevoli altre pubblicazioni. La prefazione è di Edoardo Rosati; la quarta:
Qualcosa di oscuro sta cercando di prendere il controllo degli incubi dell’umanità…
Leonard Sorrentino, trafficante d’arte occulta newyorkese, compra una statuetta di Pazuzu, demone sumero dei venti, in un negozio di Marrakesh. Javier Mendoza, temerario avventuriero basco, trova una statuetta identica nel crepaccio di un ghiacciaio alpino. Erika Olsen, antropologa danese di origini birmane, sta indagando su una serie di morti nel sonno in Myanmar. I loro percorsi convergono su Danilo Arona, studioso piemontese dell’inspiegabile, e poi verso San Brandano, l’isola che appare e scompare nell’Atlantico. Ndeye, uno spregiudicato capitano di mare senegalese, è l’unico abbastanza pazzo da portarceli.
Nelle viscere di un tempio ciclopico nella caldera del vulcano, scoprono che Pazuzu è la maschera di un Anunnaki, un’entità aliena in animazione sospesa, sul punto di risvegliarsi sfruttando una mente affine alla sua: l’Intelligenza Artificiale.
Liberaci dal male. Funzione apotropaica del demone Pazuzu
Incantesimi e considerazioni su Pazuzu, sul suo essere male che combatte altri mali, sulla sua atipica essenza nera che ha percorso l’umanità da chissà quanto immemore tempo; da LaMisuraDelleCose:
Demone dall’aspetto feroce, Pazuzu compare diffusamente sugli amuleti protettivi nella Mesopotamia del primo millennio coprendo un’ampia distribuzione geografica, dall’Assiria a Babilonia, dalla Persia occidentale alla Giudea fino all’isola di Samos. Forza devastante che minaccia la natura, il bestiame e l’uomo, Pazuzu ha però, secondo il principio dell’ambiguità della magia, anche il potere di sconfiggere gli altri demoni, rivestendo anche una funzione terapeutica.
L’attitudine aggressiva di Pazuzu è splendidamente confermata dalle sue rappresentazioni. Il volto e l’espressione sono un insieme di elementi terio e antropomorfi: la testa ha una peculiare forma rettangolare, mascelle canine, corna caprine, una bocca aperta a mostrare la larga lingua e occhi tondi al di sotto di due sottili sopracciglia. Altre caratteristiche sono la barba umana tagliata orizzontalmente, orecchie umane, sporgenze rotonde sulla testa e la gola segnata da linee orizzontali. Il suo corpo è piccolo, sottile e allungato da cane affamato con le costole sporgenti, cosce umane o animali e talloni d’uccello, spalle anch’esse umane e braccia che si protendono a stringere una clava, l’arma del predatore. Completano la sua iconografia il pene eretto e terminante con una testa di serpente, un paio di ali sulla schiena e la coda di scorpione.
Ibridi – Luiss University Press
Ancora meraviglie dalla Luiss University Press: il numero 5 della rivista “LMDP – La Meraviglia Del Possibile”, Ibridi, Demoni, mostri e altri prodigi.
È proprio nel limite, in ciò che sfugge alla norma, che si producono le più meravigliose creazioni, come si legge nell’editoriale a cura di Daniele Rosa al nuovo numero che vogliamo presentarvi. E l’ibrido, la chimera, è proprio una creatura del limite, che sta perennemente sulla soglia. Non questo, non quello – allora cosa? Un’altra cosa, più strana, più bella. Questo nuovo numero de “La Meraviglia del Possibile” è tutta dedicata al concetto di mostro, ibrido, di prodigio, nel senso di una creatura che sfida continuamente e costantemente i limiti e le circoscrizioni del pensiero normalizzato e convenzionalmente accettato. Eppure, il mostro è un qualcosa che quotidianamente fa parte della nostra vita, un essere che attende, che è perennemente in agguato – come Pazuzu, il demone mesopotamico – e che è pronto a stravolgere la linearità del nostro mondo fenomenico. Il mostro inquieta (unhaimlich) proprio questo questo, dal momento che fa la sua irruzione improvvisa, ‘mostrandosi’, quando sarebbe bene che rimanesse celato, nascosto.
“Cosa c’è di più strano del nostro rapporto con le nostre creazioni? È qui che si collocano diversi saggi, che ci chiedono, per esempio, se dovremmo rapportarci all’IA come genitori con un bambino prodigio, o, ancora, se la tecnologia non sia che uno specchio, un amplificatore che ci ammonisce e ci accusa delle nostre profonde paure. L’indistinzione segue anche il filo della specie, che non separa solo umano e non umano – il mostro non è solo l’altro, il mostro a volte siamo noi. E così seguiremo grazie a un’archeologia letteraria ciò che ha fatto sì che fra diverse specie di homines ne rimanesse solo una. Avanzando di poco, cronologicamente, evocheremo il demone sumero Pazuzu – dalla sua funzione mitologica alla sua duratura possessione della cultura pop contemporanea. E ancora, il limes di tutto ciò che è altro, affrontando ciò che vuol dire mostro o prodigio, per una cultura che purtroppo viene spesso neutralizzata da questi stessi attributi. Dalla mitologia ai movimenti queer seguiremo la meravigliosa faglia di indistinzione nella cultura islamica, o, altrove, in altri saggi, le implicazioni sociologiche dell’ibridazione e alla mostruosità ambivalente degli Stati sovrani. In breve queste pagine, questa argilla, sono tutto ciò che speravo che fossero: qualcosa di diverso, qualcosa di strano, e quindi più bello. L’alchimia prodigiosa di un’argilla che vuole diventare testo, e un testo che vuole diventare argilla”.
Il “contagio memetico” nel folklore metropolitano di Danilo Arona
Su AxisMundi un lungo post per celebrare, in primis, Danilo Arona e poi per analizzare meglio alcuni passaggi della sua opera; un estratto:
Centro dell’universo narrativo di Arona è proprio la città di Bassavilla, doppio letterario della città natia dell’autore, Alessandria. Costruita su una ley line, Bassavilla è una città di confine tra il nostro e altri mondi. Qui le coincidenze legate dal principio di sincronicità si susseguono a una frequenza allarmante, qui molti abitanti nascono dotati di una seconda vista e, soprattutto le donne, hanno presagi di disastri imminenti o vedono i morti. Avvolta spesso dalla nebbia, Bassavilla costituisce un polo d’attrazione per entità di ogni genere. Una di queste entità è Melissa, il fantasma della autostrada Bologna-Padova, personaggio centrale del romanzo Cronache di Bassavilla.
Sebbene il nome di Melissa sia ormai indissolubilmente legato a quello di Danilo Arona, sarebbe errato indicare nello scrittore alessandrino il suo creatore. Agli inizi dell’anno 2000 comparve su internet un sito, «http://www.melissa1999/», in cui veniva raccontata la storia di una ragazza investita il 29 Dicembre 1999 al km 98 dell’autostrada Bologna Padova. La ragazza non fu mai identificata e le fu dato il nome di Melissa. Sempre il sito raccontava di come, nel momento della morte, l’immagine di Melissa fosse “apparsa” ad altrettanti automobilisti in giro per l’Italia, che credettero di investirla. Danilo Arona si imbatté nel sito e iniziò a indagare sulla vicenda, pur senza risultati. Nel frattempo il sito fu chiuso. Si può dire che Arona “adottò” Melissa, parlandone prima nella rubrica che teneva all’epoca sulla webzine Carmilla, e successivamente usando la vicenda come punto di partenza del suo romanzo Cronache di Bassavilla, pubblicato nel 2006. Analogamente al suo corrispettivo reale, l’alter ego di Arona nel romanzo indaga sulla misteriosa vicenda raccontata dal sito, ma presto essa si intreccia con altri e inquietanti avvenimenti che funestano Bassavilla e non solo. Due bambine sono perseguitate dallo spirito di Melissa la Sanguinaria, spauracchio che vive negli specchi e che si manifesta con interferenze su VHS e pozze d’acqua che compaiono dal nulla. In Giappone si susseguono suicidi collettivi di giovani che sembrano indotti da un virus informatico chiamato proprio Melissa. Infine, la misteriosa morte di una ragazza di Bassavilla, deceduta nel suo letto alle 5:20 del 29 Dicembre 1999, riportando lesioni compatibili con l’investimento di un camion. Una parata di eventi sconcertanti tenuti insieme da un unica costante, il nome “Melissa”.
Melissa è a tutti gli effetti un meme, nell’accezione in cui vennero teorizzati dallo scienziato Richard Dawkins nel suo seminale saggio Il Gene Egoista: un’idea in grado di propagarsi da un cervello all’altro grazie ad artefatti culturali e di sopravvivere alla morte del suo ospite replicandosi in maniera non dissimile da ciò che fanno i geni. È da questa capacità di propagarsi che l’entità Melissa trae la sua capacità di manifestarsi nel mondo, caratteristica che la assimila ai tulpa della tradizione tibetana.Come abbiamo visto, l’idea che certe forme-pensiero possano concretizzarsi nella realtà è un’idea centrale nell’opera di Arona, e si può dire che Melissa si sia concretizzata nella nostra realtà, almeno metaforicamente. Dalla pubblicazione di Cronache di Bassavilla diversi giornali e libri hanno rilanciato la storia di Melissa come una “vera” leggenda metropolitana; nel 2005 tra i camionisti che passavano sulla Bologna-Padova si raccontava del fantasma di una donna che tormentava chi si fermava ad una stazione di servizio vicino al fatidico km 98. Insomma, come aveva profetizzato lo stesso Arona nei suoi libri, il contagio si è diffuso, e il meme di Melissa è diventato reale. Ma, nell’evanescente universo del folklore, cosa può dirsi reale e cosa no?
Il saggio L’Ombra del Dio Alato è quello maggiormente ascrivibile al filone delle Realtà Alternative. In questo libro Arona indaga la figura di Pazuzu, il mostruoso demone del pantheon mesopotamico “Re dei perfidi spiriti dell’aria”, che dopo aver terrorizzato per secoli gli abitanti della mezzaluna fertile ha conosciuto una rinnovata fama negli anni Settanta del XX secolo per essere il diavolo che possiede la piccola Regan, nel romanzo L’esorcista e poi nell’omonimo film. Arona parte dalle radici mitologiche del personaggio ma si addentra presto nel reame della realtà alternativa, in un’erudita dissertazione che passa dalla fanta-archeologia alla Zecharia Sitchin fino alla teoria parafisica proposta da ufologi “eterodossi” come John A. Keel e Jacques Vallée. Torna la tematica dei media come vettori della possessione e anche la suggestione che certe forme-pensiero possano materializzarsi in particolari condizioni. Quest’ultimo concetto trova un fondamento nella tradizione esoterica occidentale, ovvero in quelli che vengono chiamati eggregori. Arona li tira in ballo per provare a spiegare gli avvistamenti di creature assimilabili a Pazuzu, uno su tutti il Mothman, riportati più volte nel corso della storia:
“Ben più interessante per noi è il suo significato occultistico [della parola “eggregoro”, ndr], perché si fa riferimento a un essere fittizio, costituito grazie all’accumulo di cariche psichiche di un gruppo di persone. Secondo certe teorie, che però hanno dei riscontri in ambito scientifico, se più persone si riuniscono ed emettono vibrazioni di tipo omogeneo, può prendere vita un essere che sarà buono o malvagio a seconda del tipo di pensiero emesso. Dapprima debole e propenso a dissolversi, l’Eggregoro acquisisce sempre più una sua indipendenza vitale e poteri più grandi, a mano a mano che s’infittiscono le riunioni di quelli che hanno presieduto alla sua nascita. Essi vivono nello spazio attorno a noi, e si compongono di una parte invisibile ma anche, a volte, di parti organiche che possono rendersi visibili. Può un Eggregoro avere a che fare con Pazuzu (e con gli ibridi più in generale), materializzarlo? Farlo tornare visibile anche per poco nella nostra realtà?”.
Il ritorno di Pazuzu | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la recensione a una nuova pubblicazione del maestro Danilo Arona: Il ritorno di Pazuzu, racconto lungo sulla celebre entità mesopotamica. Un estratto:
Fin dall’inizio, leggendo il titolo di questo ebook, la mia memoria è andata alle prime immagini del film Esorcista del 1973 di William Friedkin, dove un preoccupato Padre Lankester Merrin ritrova un statuetta del suddetto demone assiro/babilonese, che in questo modo si rivela come il suo pericoloso antagonista. Questa scena è entrata nella storia del cinema horror e costituisce il vero punto di partenza del racconto.
Nella mitologia babilonese, Pazuzu è rappresentato come una figura alata con fattezze metà umane e metà animali, un muso di leone o di cane; è il signore di tutte le malattie, ma è anche una figura ambigua, che può anche dominare altri demoni. Danilo Arona recupera tutti questi aspetti della tradizione antica.Inizia la sua narrazione nel 2008 e ritorna a quel significativo 1973, in un racconto nel racconto, che ci riporta negli anni ’70. La vivida descrizione che fa del periodo mi ha ricordato alcuni film di genere di quegli anni. Prosegue mischiando l’horror alla storia più recente, e tutto poi si incastra in un mosaico quasi perfetto.
Come una malattia – Blatty e il demone (1) [Il Superstite 404] | | CorriereAl
Articoli sempre interessanti quelli che propone Danilo Arona, questa volta si parla di Pazuzu, l’Esorcista e William Peter Blatty. Parte 1…
Ho lavorato molto su Blatty durante il 2016, avendo presentato il libro L’esorcista in due workshop a esternarne il valore in quanto testo esemplare da tener presente come (inarrivabile) modello per i neofiti scrittori di horror. Dovendo scegliere una “monografia” non ho avuto dubbi di sorta: L’esorcista è un esempio sublime di struttura (prologo in un Altrove – Iraq – e crescendo emozionale e cronologico in un contesto quotidiano, per metà una camera da letto…), corroborato da un tessuto “fantastico per esitazione” in cui viene inserito anche, quasi per rafforzare la connotazione realistica, il personaggio chiave della letteratura poliziesca, l’ispettore di polizia. Quel William Kinderman che tornerà in Gemini Killer, testo di derivazione per L’esorcista III, in un ruolo centrale per una nuova indagine ai confini del reale. Per evitare la trappola di quella che Laura Grimaldi definisce “romanzo a cinepresa fissa”, Blatty arricchisce, dinamizza la trama con sostanziosi flashback (il senso di colpa di padre Karras nei confronti della madre morta in casa di riposo), storie parallele (l’amicizia cinefiliaca tra padre Dyer e Kinderman), suggestivi esterni di Georgetown e sottotracce mitologiche (il demone Pazuzu, l’antico nemico che attende l’arrivo di Merrin accucciato dentro il corpo e la mente di Regan). Raramente l’effetto fantastico / horror è stato così efficace, così “invadente” da bucare il reale quotidiano, costringendoci a ricordare che il primo, basilare, principio di un horror riuscito – di quegli e di questi anni – è la verosimiglianza, la credibilità nei confronti di un evento per quanto sia quest’ultimo razionalmente non credibile. Plausibilità rafforzata dall’aver Blatty lavorato per tutti gli anni Sessanta nel campo della commedia brillante, soprattutto con Blake Edwards, affinando l’arte discorsiva soprattutto nel demandare ai dialoghi, fitti e serrati, quasi modellati “alla Hawks”, motivazioni e situazioni di solito “raccontate” dal regista. È anche grazie a questa tecnica di affabulazione “trasversale”, trasferita all’horror, che L’esorcista vanta una forza di penetrazione che un critico americano, Roger Elbert, così sintetizzò: «Questo film è un assalto frontale.»
Blatty / Pazuzu – Carmilla on line
Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Danilo Arona dedicato a William Blatty, il creatore del romanzo L’esorcista. Danilo esplora il mondo di questo demone mesopotamico confrontando il romanzo con le pellicole da lì nate, accennando alle seminali suggestioni moderne che l’evocazione (è proprio il caso di dirlo) del demone sumero ha generato tramite Blatty.
Se mai ci fossero delle conclusioni da tirare (ammessa e non concessa la liceità dell’operazione) per quel che riguarda il senso filosofico dell’horror in senso stretto, la prima reciterebbe che il Mostro senza l’uomo semplicemente non esiste o se c’è è ridicolo. È ovvio, il mostro si accuccia quasi sempre dentro l’uomo (come Mister Hyde, antesignano di Stevenson), oppure è l’uomo stesso che lo crea, come il dottor Frankenstein. Alla fine persino il Diavolo sarebbe una produzione umana (nello stesso Esorcista la prima manifestazione del demone, Capitan Howdy – Capitan Gaio nel doppiaggio italiano – metaforizza l’assente e lontano padre di Regan, Howard). Dracula non esisterebbe senza Van Helsing. Gli spettri di Quint e Miss Jessell non esisterebbero senza l’istitutrice. E potremmo andare avanti così ancora per molte righe.
Blatty però evita, da subito, il principio di causa/effetto, spesso precorritore di banalità concettuali. A tre pagine dall’inizio del libro, annunciato solo da un formicolio “appena percettibile” sulla nuca di Merrin, il Male entra in scena e non è affatto un prodotto dell’uomo, se non nella sua ingannevole forma iconica di manufatto da appendere al collo:
«Era una pietra verde, la testa del demone Pazuzu, simbolo del vento di sud-ovest. Suo dominio era la la malattia, qualsiasi condizione patologica. La testa era forata. Il proprietario dell’amuleto lo aveva portato al collo come uno scudo protettivo.»
Tanto celebre è questo passo che si poteva pure evitare di riportarlo. Ma ho scelto di farlo per rimandare da un lato la memoria di ciascuno al magistrale incipit archeologico iracheno del film e dall’altro per ricordare un un particolare non da poco: che nel film il demone Pazuzu mai è nominato – per quanto “visto” – , mentre nel libro lo è con una certa precisione come abbiamo appena riscontrato.
Una scelta rigorosa. Pazuzu è il Male, un Male antico quasi in senso lovecraftiano, un male che contamina e che fa ammalare, e a suo modo L’esorcista è configurabile pure come un medical thriller. Alla stregua di un virus mutaforma, Pazuzu si nasconde e si modifica: da Capitan Howdy a Legione, da diavolo fornicatore a madre defunta di Karras. Una scelta che rimanda alla primaria ispirazione di Blatty.
In una fase particolare e stressante della sua vita, lo scrittore non era forse in grado di fronteggiare l’irruzione nel suo inconscio di contenuti archetipici. Vide una grande statua simile a un demone e ne restò colpito al punto da iniziare subito un’elaborazione mentale al suo riguardo. Quando scoprì la vera immagine di Pazuzu in un libro dei “Padri del Deserto”, considerò immediatamente di avere trovato il “contenuto” per quella “forma” psicoide, ed ecco così nascere il personaggio, niente affatto frutto di fantasia, che “Merrin ha già fronteggiato in un precedente esorcismo avvenuto in Africa”. Un demone sfuggente e irraggiungibile, con il quale ogni tentativo di dialogo è destinato a fallire. Perché alla fine si tratta di un’alterità disumana che opera un attacco incomprensibile all’umano raziocinio. Come abbiamo già scritto, il Male.
Esce l’edizione cartacea de Il volo di Pazuzu, di Mauro D’Angelo | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
È uscita la versione cartacea de Il volo di Pazuzu, il volume di Mauro D’Angelo che completa la trilogia legata a Lilith e Pazuzu; in
quest’ultima parte si esplorano le potenzialità di questi culti dalla potenza spaventosa, di una complessità inumana che va compresa, sapientemente guidata e resa fluida, pena la propria perdizione intima.
La quarta
Pazuzu è un’antichissima divinità mesopotamica che accompagna da sempre l’umanità. Visto spesso come un’entità maligna, Pazuzu ha altre accezioni cui dobbiamo far riferimento e la maestria di Mauro D’angelo nello spiegare la tecnica di evocazione, nello svelare cos’è quest’energia e come si lega alle nostre esistenze, getta una luce particolare e intensa su ciò che è occulto e vive attorno a noi.
Mauro D’Angelo, Il volo di Pazuzu
Prefazione di Danilo Arona
Kipple Officina Libraria
Collana eXoth — Formato Cartaceo — Pag. 138 — 16.99€ – ISBN 978-88-98953-59-2
Collana eXoth — Formato ePub e Mobi — Pag. 103 — 3.95€ – ISBN 978-88-98953-58-5
Link
- su Amazon cartaceo: https://goo.gl/r3ukkt
- su Kipple Officina Libraria: http://goo.gl/Ps4Eec
- su Amazon digitale: https://goo.gl/zYvGzl
Esce Il volo di Pazuzu, di Mauro D’Angelo | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
Esce oggi per Kipple Officina Libraria la versione definitiva in ebook de Il volo di Pazuzu, il volume di Mauro D’Angelo che completa la trilogia legata a Lilith e Pazuzu; in
quest’ultima parte si esplorano le potenzialità di questi culti dalla potenza spaventosa, di una complessità inumana che va compresa, sapientemente guidata e resa fluida, pena la propria perdizione intima.
Il volume esce in formato digitale nell’ambito della collana esoterica eXoth, un contenitore che porta nuove e profonde sorprese agli adepti delle scienze occulte.
Un estratto
Un Dio non può far altro che vivere nei cieli, in alto. Da un Dio ci si aspetta protezione, giustizia, severità e fermezza. Un Dio deve intervenire quando i fedeli ne implorano l’intervento, quale che sia il motivo. Un Dio non può essere un infimo demone, né un maestoso messaggero. Un Dio abita i cuori e i ricordi degli uomini nei quali ha impresso il suo antico retaggio. Un Dio scorre come acqua trasparente attraverso il tempo che per lui non ha alcun valore. Serpeggia tra le ere influenzando le scelte di coloro che sono capaci di comprenderne il linguaggio. Un Dio può perdere delle battaglie, ma lascia sempre e immancabilmente il segno del suo passaggio. Un Dio pensa e si comporta da Dio e alle volte, consapevolmente, lascia che gli uomini non credano che lui possa farlo come e molto meglio di loro stessi. Un Dio non vive in un solo luogo, seppure i luoghi ne serbino più o meno atavica memoria. Un Dio dispone che la Propria immagine possa in essa contenere, per chi sappia scaldarla tramite devozione pura e subliminale, la natura stessa dell’oggetto che lo rappresenta. Un Dio è “un Dio” e non DIO.
I Suoi fedeli lo pregano come “O MIO SIGNORE”, dichiarando implicitamente che la loro fervente invocazione è rivolta a colui il quale essi stessi qualificano in quanto tale… e così è d’altronde.
Nikola Tesla
La quarta
Pazuzu è un’antichissima divinità mesopotamica che accompagna da sempre l’umanità. Visto spesso come un’entità maligna, Pazuzu ha altre accezioni cui dobbiamo far riferimento e la maestria di Mauro D’angelo nello spiegare la tecnica di evocazione, nello svelare cos’è quest’energia e come si lega alle nostre esistenze, getta una luce particolare e intensa su ciò che è occulto e vive attorno a noi.
L’Autore
Mauro D’Angelo è autore e produttore artistico. Inizia la sua avventura nel mondo dello spettacolo nel 1979, lavorando per la RCA. Negli anni collabora con prestigiosi artisti quali Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Filipponio, Marco Luberti, Claudio Simonetti, Le Orme, Red Canzian, Carlo Marrale, Gazebo, Federica Camba, Equipe 84, Mario Venuti, Piero Mazzocchetti, Righeira, Patrizia Laquidara, Skiantos, Stadio, Riccardo Fogli, Eugenio Finardi, Tony Canto, Africa Unite, Rita Forte, Arisa, e altri. Fonda con Roberto Grillo, (Direttore artistico per Polygram, EMI, Sony) una delle prime etichette indipendenti italiane, la “Supple Productions”, che si distingue per dinamismo e innovazione delle proposte, nonché per la presenza e la partecipazione alle maggiori rassegne nazionali del settore. Dalla collaborazione con Franco Califano, e i suoi amici più stretti, nasce nel tempo un “Diario di bordo” che prende forma nel testo incluso nel libro “Avevo cominciato con la parola Amore”. È autore della trilogia sul mito di Lilith e divulgatore della sua filosofia di pensiero denominata “Spiritualismo Subliminale”.
La collana eXoth
eXoth è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata agli studi del mondo esoterico e dell’occulto. Un contenitore di eccellenze filosofiche e medianiche, di esperimenti e astrazioni che spostano continuamente il confine del Reale e del Possibile. È l’altro lato delle nuove scienze Fisiche applicate alle antichissime scuole mistiche, in cui ogni aspetto della vita assume sembianze trascendenti e inumane.
Mauro D’Angelo, Il volo di Pazuzu
Prefazione di Danilo Arona
Kipple Officina Libraria
Collana eXoth — Formato ePub e Mobi — Pag. 103 — 3.95€ – ISBN 978-88-98953-58-5
Link
- su Kipple Officina Libraria: http://goo.gl/Ps4Eec
- su Amazon digitale: https://goo.gl/zYvGzl


