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Archivio per Futurismo

Carmilla on line | Il trionfo del kitsch


Su CarmillaOnLine una recensione di Gioacchino Toni a un saggio di Vincenzo Susca, Bello da morire. L’arte e il pubblico dal kitsch al wow; è interessante la chiosa, che richiama Valerio Evangelisti e su cui tutta la recensione si muove assieme alle ombre del Futurismo; in tutto ciò, la battaqglia sull’immaginario è in pien o svolgimento, e non possiamo permetterci di trascurarla:

“Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia (F.T. Marinetti, Manifesto del Futurismo, 1909)”.

Nell’individuare la bellezza del mondo contemporaneo nella velocità di un veicolo a motore, piuttosto che in qualche antica reliquia marmorea, a inizio Novecento, la poetica futurista ha dichiarato guerra ai musei. Se da un lato l’arte, a partire dalle avanguardie storiche, ha rivendicato il diritto di prescindere dalla bellezza, dall’altro quest’ultima si è diffusa oltre l’ambito artistico dando luogo a un processo di estetizzazione diffusa. L’estetica si è emancipata dalle istituzioni artistiche incarnandosi in ambiti inattesi. La ricerca del sublime, scrive Vincenzo Susca in Bello da morire (Mimesis, 2026), ha lasciato il posto all’ordinario estetizzato: «una bellezza contaminata, ibrida, affettiva, virale e proliferante. Il nuovo paesaggio sensibile si popola di soggetti spaesati e relazioni fluide, di immagini ibride e suoni intermittenti, di mode passeggere e idoli effimeri» (p. 27). L’ordinarietà, la vita senza qualità, si è rovesciata in una spettacolarizzazione diffusa. Intrecciando sociologia dell’immaginario, mediologia, estetica e filosofia, Susca spiega come la tecnica, la comunicazione, l’immaginario e l’arte attuali siano giunti a essere plasmati dal kitsch attraverso un lungo processo di sedimentazione di tensioni, fratture e contaminazioni.

– Insomma, l’immaginario si palesa sempre più come un terreno di battaglia da affrontare con la necessaria radicalità se ci si vuole sottrarre alla colonizzazione dei sogni e dei desideri, a quella che Valerio Evangelisti ha definito come la “dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi”.

Humans AI : Guerra, Roberto, Oleastri, Luca: Amazon.it: Libri


Una nuova pubblicazione per Roberto Guerra, Humans AI, in uscita per tipi di Edizioni Scudo di Luca Oleastri; di cosa si parla in quest’antologia che raccoglie un po’ l’opera di Roberto, sperimentatore legato alle intuizioni futuriste che, insieme ad altri anticipatori, hanno reso possibile il genere fantascientifico?

Roberto Guerra è uno scrittore italiano che ha una prospettiva di 2000 anni nel futuro, con un forte collegamento con il futurismo. Le sue opere esplorano la fantascienza, l’intelligenza artificiale e la tecnologia, combinando le idee futuriste con la narrativa moderna. La sua produzione letteraria spazia da romanzi e saggi a romanzi di fantascienza e romanzi di fantascienza, con una predilezione per l’esplorazione di scenari avveniristici e tecnologicamente avanzati.
In questa antologia troverete una visione del futuro molto particolare e innovativa, ove le conquiste tecnologiche si intrecciano ai cambiamenti e ai turbamenti sociali, in una danza in cui anche l’arte ha un ruolo di rilievo. Ma ritroverete anche l’entusiasmo per le conquiste dell’uomo che si respirava nei racconti di proto-fantascienza dei secoli scorsi.

Roberto Guerra @Rivista Short Stories | edizioniscudo


Roberto Guerra torna a pubblicare, lo fa con gli amici delle Edizioni Scudo, nell’ambito di “ShortStories” con il racconto 2060 Intelligenza artificiale; ShortStories23 è acquistabile su Amazon, la cover è di Luca Oleastri.
Bentornato, Rob…

Appenninia City 2.0: libri Asino Rosso @ Roberto Guerra


L’Italia distopica, apocalittica e postfuturista di Roberto Guerra esplode tra le pagine del suo “Appenninia city 2.0”, un leggero libretto digitale dove la catastrofe ambientale del territorio italiano prossimo venturo si coniuga con le visioni al vetriolo dell’autore, in perenne rimbalzo tra le vicissitudini di un’Italietta che non tramonta mai e gli sconvolgimenti orografici sul territorio nostrano, minato dall’eccessivo sfruttamento ideologico e finanziario dei soliti elementi dissonanti noti – leggi “rapaci capitalisti”.
Il file può essere scaricato da Amazon cliccando su https://www.amazon.it/dp/B0BNWH9DPC; il punto focale di tutta l’operazione ha un carattere inequivocabilmente futurista, ed è grazie ad autori come Roberto Guerra se non è mai del tutto tramontato, bensì aggiornato, espanso, tenuto vivo.

F1: Gilles Villeneuve, il ricordo 40 anni dopo


Ricorre oggi il quarantennale della morte del pilota canadese Gilles Villeneuve. Inutile che ci giri intorno, per l’adolescente che ero lui fu uno dei non molti punti di riferimento su cui ho forgiato ciò che sono ora. Allora non lo sapevo, ma quell’uomo fu il punto di contatto più evidente che ho avuto col Futurismo, la sua totale incapacità di porsi limiti nell’ambito della velocità sarebbe stata apprezzatissima da Marinetti e io, devo dire, amo tuttora guidare bene (“se vuoi andare piano vai a piedi”, diceva Gilles) imprecando contro chi ha paura e si piazza in mezzo, incapace di comprendere che la paura ti fotte e che non può vincere lei. Leggendari i suoi duelli col compagno di scuderia di allora, Jody Sheckter: entrambi abitavano a Montecarlo e per arrivare a Fiorano, dove c’è la pista privata della Ferrari, si misuravano continuamente sulle autostrade stabilendo infine il record di percorrenza Montecarlo-Modena in due ore e mezzo circa; altri tempi, ora avresti orde di Stradale che ti rincorrono stile BluesBrothers.
Quell’8 maggio 1982 Gilles era impegnato nelle prove del GP del Belgio, la storia la sanno tutti, era in feroce competizione col compagno di squadra Didier Pironi che, nel GP precedente, lo aveva beffato in un modo sleale, cosa che lo aveva fatto infuriare oltre ogni ragionevolezza; Gilles osò, come sempre, ma forse quella volta di più, e ora siamo qui a ricordarlo, a rivangare il suo continuo andare oltre il limite perché quello a lui interessava, non la vittoria, ma vivere sul limite, sbirciando l’oltre e dominandolo, da futurista qual era.
Il piccolo canadese ha illuminato la mia esistenza quando, in un momento critico, mi sono trovato a voler moltiplicare gli sforzi per farcela, perché sapevo che lui non si sarebbe arreso. Un abbraccio, caro Gilles, sei sempre nei cuori di chi ti ha amato, oggi più che mai.

Diana Est – Le Louvre


Bellissimo inno al Futurismo e alla NewWave musicale di quarant’anni fa, Diana Est meteora stupenda della nostra tutt’altro che banale Cultura.

khn’shs – Omaggio al Futurismo


Quando non riconoscere le nostre radici artistiche anche nel Futurismo rappresenta un errore letale.

“All’automobile da corsa”, poesia di Filippo Tommaso Marinetti: letta alla velocità 2x di Whatsapp* – Pomeriggi perduti


Segnalazione di una reinterpretazione di Michele Nigro di una poesia futurista di FT Marinetti, letta a velocità doppia tramite la funzione 2x di WhatsApp. Genio e Futurismo all’ennesima potenza…

Veemente dio d’una razza d’acciaio,
Automobile ebbrrra di spazio!,
che scalpiti e frrremi d’angoscia
rodendo il morso con striduli denti…
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma
e d’olì minerali,
avido d’orizzonti e di prede siderali…
io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!…

Allento finalmente
le tue metalliche redini
e tu con voluttà ti slanci
nell’Infinito liberatore!
All’abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all’orizzonte…
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù!…
Che importa, mio démone bello?
Io sono In tua balìa!… Prrrendimi!… Prrrendimi!…

Sulla terra assordata, benché tutta vibri
d’echi loquaci;
sotto il cielo accecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.

E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime…
Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento
non è che il tuo alito d’abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m’assorbi!…
Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati,
che sembran correr su l’ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse.

 

Ora le montagne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,
là, a quella svolta bieca.
Montagne! Mammut, in mostruosa mandra,
che pesanti trottate, inarcando
le vostre immense groppe,
eccovi superate, eccovi avvolte
dalla grigia matassa delle nebbie!…
E odo il vago echeggiante rumore
che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghe
dei vostri piedi colossali…

O montagne dai freschi mantelli turchini!…
O bei fiumi che respirate
beatamente al chiaro di luna!
O tenebrose pianure!… lo vi sorpasso a galoppo
su questo mio mostro impazzito!…
Stelle! mie stelle! l’udite
il precipitar dei suoi passi?…

Udite voi la sua voce, cui la collera spacca…
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia…
e il tuonar de’ suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio
interrrrrminabilmente?…
Accetto la sfida, o mie stelle!…
Più presto ancora più presto!…
E senza posa, né riposo!…

Molla i freni! Non puoi?
Schiantali, dunque,
che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!

Urrrrà! Non più contatti con questa terra immonda!
lo me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull’inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!

Futurismo Duemila: Breve storia del Neofuturismo – Roberto Guerra


Roberto Guerra colpisce ancora. Il neofuturista, attivissimo da lustri sulla scena delle avanguardie che in qualche modo si rifanno al Futurismo storico ma che, di fatto, esplora territori che i futuristi di un secolo fa non riuscirono a toccare, torna con un ebook acquistabile su Amazon: Futurismo Duemila: Breve storia del Neofuturismo.

La cosiddetta Storia del Neofuturismo (cosiddetto anch’esso, come vedremo) in realtà, alla luce sia delle conoscenze storiche sia del centenario del 2009, dopo decenni di oblio spesso in malafede degli storici dell’arte oppure per disinformazione e assenza di… download e aggiornamenti, in realtà altro non può essere che la storia della continuità futurista, dopo Marinetti, dopo la scomparsa di Marinetti e la fine del Movimento “storico” del 1944 del secolo scorso” chiudendo il cerchio dell’ultimo futurismo anni 2000.  Una stagione interessante dell’avanguardia fondata sulla scia (purtroppo illusoria) del fatidico anno Duemila e l’allora nascente rivoluzione elettronica. Una stagione  ovviamente inferiore al futurismo storico ma con alcuni picchi notevoli. Chiude l’eBook il poemetto fantascientifico Lucrezia Borgia, cyberlove (dedicato a Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara).

Various Artists – The Noise Of Art: Works For Intonarumori | Neural


[Letto su Neural]

The Noise Of Art: Works For Intonarumori è un progetto collaborativo che vede assieme il gruppo ceco Opening Performance Orchestra, Blixa Bargeld, Luciano Chessa e Fred Möpert. Un insolito combo schierato per rendere omaggio all’arte degli intonarumori, una famiglia di strumenti musicali inventati nel 1913 da Luigi Russolo, fondamentalmente dei generatori di suoni acustici che però permettevano di controllare la dinamica, il volume e la frequenza delle emissioni prodotte. Gli intonarumori ebbero la loro première il 2 giugno 1913 al Teatro Storchi a Modena dove Russolo presentò uno “scoppiatore”. Successivamente furono utilizzati nel 1914, quando si tennero altri concerti a Milano (Teatro Dal Verme), Genova (Politeama) e Londra (Coliseum). La consacrazione definitiva di questi insoliti strumenti è però del 1921, finita la Prima guerra mondiale, con tre concerti a Parigi (Théâtre des Champs-Élysées) e nell’anno successivo nella collaborazione con Filippo Tommaso Marinetti per Il Tamburo Di Fuoco, piece teatrale d’ambientazione africana. Il futurismo, con tutte le sue contraddizioni, una certa ambiguità storica e il fardello d’una malsana contiguità al regime fascista, è stato tuttavia il primo e più radicale movimento d’avanguardia del novecento, inizialmente pervaso da una carica anarchica, ultramodernista e antiaccademica, pulsioni che restituiscono ancora oggi parte del loro fascino e che non ci fanno stupire dell’attenzione che a questo movimento molti artisti contemporanei dedicano. Quando gli intonarumori entrano in azione, la loro potenza non si discute. Creano droni rumorosi ed estatici, intonazioni iperboliche, fischi, sbuffi, sibili e boati, che a seconda del rumore prodotto gli posizionano in altrettante sottocategorie (crepitatori, gorgogliatori, rombatori, ronzatori, scoppiatori, sibilatori, stropicciatori e ululatori), ciascuna delle quali comprendeva a sua volta vari registri (soprano, contralto, tenore e basso). Ognuno dei pezzi presentati è riferibile al tema del futurismo e impiega intonarumori variamente combinati. Pur se non preponderanti nell’economia del progetto, non mancano delle parti testuali futuriste, “interpretate” in varie lingue, una sorta di incitamento antipassatista e antitradizionalista, tipico della prima fase del movimento.

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