HyperHouse

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Archivio per New Wave

Disco psychedelia (p.1 – p.2) | PostHuman


Su PostHuman Mario Gazzola traccia in due puntate (qui e qui), con la sua consueta erudita e profonda arguzia, una sorta di traccia che percorre la musica pop ma anche sperimentale, colta, dove è possibile rintracciare le cognitività legate alla trance e alla psichedelia, un labile ma robusto filo rosso che ci lega ai primordi della nostra razza fino alle profondità di un futuro ancora da scoprire, ma che ha già i connotati del surreale e della trascendenza fino a realizzare le finiture della new wave e sue derivate; un estratto:

Dunque qual è davvero la psichedelia moderna? Il revival di sonorità vintage percorso da molto alternative rock, talvolta anche con spiritosa riproposizione di look colorati d’epoca, o le glaciali sonorità della techno da rave, che alcuni indicano come la nuova musica “da trance”?
Il fenomeno in realtà risale già agli anni ’90 e si è saldato alla scena dell’indie rock attraverso il capolavoro dei Primal Scream citato al termine della prima parte di questo servizio, cioè lo Screamadelica che ha dato la stura a tutta la scena di crossover fra rock psichedelico, a volte anche hard, e sonorità elettroniche – dal big beat al trip hop – in cui svettano nomi come Daft Punk, Prodigy e Chemical Brothers. Un vero incrocio generazionale in cui si capisce come il nuovo nasca inesorabilmente dal passato (di seguito invece vi godete la folgorante scena del ballo proprio su Supernature).

Matia Bazar – Il Video sono Io


Stralci di una magnifica NewWave ancora qui…

Matia Bazar – Elettrochoc


Le meraviglie newwave italiane, in versione più o meno live… (un testo postmoderno, mi ricorda Neuromante).

The Harmony Codex: gli Ottanta secondo Steven Wilson


Mario Gazzola, dalle pagine di PostHuman, traccia un po’ le coordinate musicali dettate dall’ultimo lavoro di Steven Wilson, leader dei Porcupine Tree; vi lascio alle sue ardite e architetturali considerazioni, che solo un esperto musicale può permettersi di tracciare.

Il settimo album da solista del leader dei Porcupine Tree riesce a stilare un’elegante summa delle passioni del poliedrico musicista inglese dal prog all’electropop più recente, ben testimoniate dal monumentale archivio degli album storici di cui ha curato le rimasterizzazioni.
Secondo il sottoscritto uno dei musicisti più poliedrici e vari del panorama contemporaneo, viene catalogato come “neo prog” ma è capace di sporcarsi le mani col black metal (Opeth) come col techno pop dell’ultimo The Future Bites: per questo approccio l’abbiamo definito una specie di “nuovo Bowie”, più che per una specifica somiglianza stilistica. Ché quella magari giustificherebbe più il paragone con un moderno Peter Gabriel, che va sublimando nel proprio percorso solista il progressive macinato coi Genesis con l’elettronica e la new wave che appunto nei primi ’80 investivano come un tornado lui, i Pink Floyd e tutti i giganti della generazione precedente (qui sotto il clip della title track).

Il primo pensiero che mi ha attraversato mentre assimilavo il (sempre notevole) The Harmony Codex mi ha portato a quei mega successi dei primi ’80 firmati da superstar del decennio precedente, tipo Owner of a Lonely Heart o Follow You Follow Me (Genesis), per non parlare dell’ormai mitica Another Brick in the Wall Floydiana: ma vi ricordate che discussioni nel 1980 su quella batteria in 4/4 che andava ‘vergognosamente’ forte in discoteca allora, conquistando al concept di Waters il plauso di ragazzi che neanche sapevano cosa fossero Saucerful o Ummagumma (ma che tutt’al più ballavano la Mammagamma di Alan Parsons).
Impresentabili, eh? Infatti, mai avrebbe ammesso d’ascoltarli un Lo Mele dell’epoca, che vedeva sbocciare intorno a sé ogni settimana un Joy Division, un Cure, un Bauhaus e poi un Siouxsie. Eppure quella roba vendette milioni di copie nel mondo… tutte a degli scemi? No, allora solo a gente che magari non riusciva a digerire i duri del postpunk, anche se va ricordato che per esempio dietro Owner of a Lonely Heart c’era anche Trevor Horn, con Geoff Downes anima dei Buggles (Video killed the radio star) ma per un breve periodo parte dei tardi Yes…

Tutta questa rivisitazione serve a dire che oggi la cifra di Steven Wilson è un’intelligente e raffinata sintesi dell’anima ariosa e prog (diciamo alla Animals), con riferimenti anche a Genesis e Gabriel solista (le sentono anche su SentireAscoltare) dei brani lunghi come Inclination, Impossible Tightrope (con belle divagazioni jazzistiche di piano elettrico e sax), come la spaziale, minimalista e futuribile title track (con vibrante recitativo della moglie Rotem) e la conclusiva Staircase, uno dei brani più ruvidi e ritmati del levigato e crepuscolare orizzonte dell’album, con quelle più synth pop delle più asciutte Economies of Scale.

The Psychedelic Furs – Dumb Waiters


Il buon Mario Gazzola mi dà la possibilità di citare questa song – vecchia, troppo vecchia e ciò significa tanta roba – degli Psychedelic Furs: Dumb Waiters; tanti ricordi che si aprono come fiori frattali…

YouTG.NET – È morta Christina Moser, l’altra metà dei Krisma


Arnaldo Pontis dà notizia della morte di Christina Moser, che col marito Maurizio Arcieri (morto qualche anno fa) hanno costituito per lunghissimo tempo il duo dei Krisma, sperimentatori elettropunk e newwave indimenticati e rimpianti. Un estratto dall’articolo, con in coda un loro video rivisitato dai Machina Amniotica di Arnaldo, insieme hanno collaborato più volte:

È morta all’età di 70 anni Christina Moser, cantante e compositrice di origine svizzera del duo new wave/synth pop Krisma, che formava insieme al marito Maurizio Arcieri, scomparso nel 2015. Moser e Arcieri, come riporta RumoreMag, si sono conosciuti nel 1966 e hanno formato i Chrisma, un acronimo nato dall’unione delle prime lettere dei loro nomi. Il gruppo nel 1980 è stato rinominato Krisma. Con loro, per un breve periodo nel 1980 si unì anche il noto compositore tedesco Hans Zimmer.

Il primo brano dei Chrisma  dal titolo Amore, prodotto da Niko Papathanassiou – fratello di Vangelis – è presentato al Festivalbar 1976. Il primo album arriverà nel 1977, Chinese Restaurant e tre anni dopo, dopo il cambio di nome e per la prima volta come Krisma,  la pubblicazione del loro terzo lavoro, Cathode Mamma. Un disco importante e seminale nello scenario della musica elettronica del tempo, osannato dalla critica musicale italiana e internazionale. A cui faranno seguito numerosi altri dischi di altissimo livello sonoro. In totale i Krisma  pubblicheranno dieci album in studio spaziando dalla new wave al synth pop e all’elettronica di stampo più techno sempre con uno spirito irriverente e un’attitudine punk che rendeva i loro lavori immediatamente riconoscibili nel panorama musicale italiano. I Krisma sono stati, a detta dei molti estimatori, una delle coppie musicali più provocatrici e allo stesso tempo pionieristiche e di avanguardia degli anni ’80, con un sound potente frutto della loro costante ricerca di sonorità elettroniche particolari e di matrice mitteleuropea delle quali loro, come ben pochi altri alle nostre latitudini, riuscivano a intuire le potenzialità.  Sonorità che sono, ancora oggi a distanza di tanti anni, moderne e attuali e che hanno costituito il vero e proprio marchio di fabbrica di un gruppo musicale rimpianto da molti fan.

Public Image Limited – This Is Not A Love Song (Official Video)


Genio punk e in grado di tirarsi fuori dalle sabbie mobili del genere, dove la ripetitività è dietro l’angolo.

Enrico Ruggeri – Polvere


Come non amare questo brano, che torna ciclico nel tempo alla mia attenzione.

Diana Est – Le Louvre


Bellissimo inno al Futurismo e alla NewWave musicale di quarant’anni fa, Diana Est meteora stupenda della nostra tutt’altro che banale Cultura.

The Lotus Eaters – It Hurts


Un delizioso brano wave di più di trentacinque anni fa. Il bello è che ne ho un ricordo polveroso e in bianco e nero, al di là della fotografia, e quei ricordi sono associati a un mio taglio di capelli che ora ho capito cosa mi ricordava… Con Louise Brooks.

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