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Disco psychedelia (p.1 – p.2) | PostHuman
Su PostHuman Mario Gazzola traccia in due puntate (qui e qui), con la sua consueta erudita e profonda arguzia, una sorta di traccia che percorre la musica pop ma anche sperimentale, colta, dove è possibile rintracciare le cognitività legate alla trance e alla psichedelia, un labile ma robusto filo rosso che ci lega ai primordi della nostra razza fino alle profondità di un futuro ancora da scoprire, ma che ha già i connotati del surreale e della trascendenza fino a realizzare le finiture della new wave e sue derivate; un estratto:
Dunque qual è davvero la psichedelia moderna? Il revival di sonorità vintage percorso da molto alternative rock, talvolta anche con spiritosa riproposizione di look colorati d’epoca, o le glaciali sonorità della techno da rave, che alcuni indicano come la nuova musica “da trance”?
Il fenomeno in realtà risale già agli anni ’90 e si è saldato alla scena dell’indie rock attraverso il capolavoro dei Primal Scream citato al termine della prima parte di questo servizio, cioè lo Screamadelica che ha dato la stura a tutta la scena di crossover fra rock psichedelico, a volte anche hard, e sonorità elettroniche – dal big beat al trip hop – in cui svettano nomi come Daft Punk, Prodigy e Chemical Brothers. Un vero incrocio generazionale in cui si capisce come il nuovo nasca inesorabilmente dal passato (di seguito invece vi godete la folgorante scena del ballo proprio su Supernature).
Su Arte.tv il 2 gennaio 2026 si celebra la giornata della fantascienza | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di Science Fiction Revolution, serie di documentari dedicati ai film che dagli anni Ottanta a oggi hanno ridefinito i confini del genere e dell’intrattenimento pop – in una qualche misura, quindi, anche per la SF; lo spunto servirà come alibi per festeggiare il 2 gennaio la Giornata della Fantascienza, poiché in quella data si presume sia nato Isaac Asimov.
Dai futuri distopici di Blade Runner alle galassie di Star Wars, dal viaggio nel tempo di Ritorno al Futuro all’alieno “di casa” E.T., fino alla rivoluzione cyborg di Terminator: un decennio creativo che ha influenzato in modo profondo il cinema, le serie tv e l’immaginario visivo contemporaneo. Lo speciale ripercorre quell’epoca come un vero e proprio laboratorio di linguaggi e professioni che hanno inaugurato un nuovo modo di raccontare il futuro, anticipando temi oggi centrali.
I documentari sono già visibili gratuitamente sulla piattaforma Arte.tv, accessibile anche dalle relative app Android e Apple.
Matia Bazar – Elettrochoc
Le meraviglie newwave italiane, in versione più o meno live… (un testo postmoderno, mi ricorda Neuromante).
L’editoria indipendente de “Il Grande Libro dei Kaiju” | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la segnalazione di Il Grande Libro dei Kaiju, antologia Aa. Vv. curata da Andrea Berneschi e Michele Borgogni per rendere in una qualche misura il fantastico un argomento pop; la quarta:
Dopo il successo di Hallucigenia, abbiamo deciso di fare le cose in grande, chiedendo a quindici autori italiani di evocare colossi che fanno tremare la terra. Il Grande Libro dei Kaiju raccoglie racconti che spaziano dall’epica urbana al dramma esistenziale, dalla fantascienza più visionaria all’horror primordiale. In queste pagine, le creature non sono solo mostri: sono specchi ingigantiti delle nostre paure, incarnazioni del caos, divinità dimenticate che risorgono tra cemento e oceani.
Quindici voci. Quindici creature. Un solo, inesorabile ruggito. Contiene racconti di Andrea Manenti, Maddalena Marcarini e Oliviero De Angelis, Michele Borgogni, Edoardo Maroncelli, Stefania Toniolo, Pietro Gandolfi, Andrea Berneschi, Francesco Corigliano, Stefano Cucinotta, Davide Staffiero, Samuele Fabbrizzi, Claudio De Agostini, Lukha B. Kremo, Alan Thomas Bassi, Alessandro Girola. Prefazione di Andrea Gibertoni.
Carmilla on line | Elogio dell’eccesso / 9 – Oltre il muro del suono: da Louie, Louie all’avanguardia
Su CarmillaOnLine un lungo post di Sandro Moiso che attraversa le sonorità di confine espresse dagli USA in decenni di proliferazione culturale; un estratto:
Sulla carta geografica degli Stati Uniti è possibile tracciare un fitto reticolo di città e località che hanno segnato inconfutabilmente lo sviluppo della musica americana. Dalla musica hillybilly della parte meridionale della catene montuosa degli Appalachi, che si estende per quasi 3.300 chilometri alle spalle della costa atlantica dal fiume San Lorenzo in Canada fino all’Alabama, al blues del delta del Mississippi, passando per città come New Orleans, Los Angeles, San Francisco, Austin, Minneapolis, Detroit, Akron, Chicago, Seattle, Kansas City, Memphis, Saint Louis, Athens, Boston, Nashville non è possibile separare geografia, società e storia dalla musica prodotta in loco e poi riversatasi in concerti, sale da ballo, dischi a 78 giri e microsolco, radio, cd, cassette e Tv, prima degli States e poi, quasi sempre, in seguito in gran parte del mondo, non soltanto occidentale, nel corso del ‘900.
Molte di queste città, come molti lettori già sapranno, saranno rese famose, soprattutto a partire dalla seconda metà del XX secolo, quel cinquantennio che ha fatto parlare, allungandone indebitamente i tempi, di secolo americano, quando la produzione culturale e immateriale statunitense riuscirà ad occupare gran parte dell’immaginario collettivo planetario, grazie allo sviluppo dell’industria cinematografica e alla diffusione su larga scala di nuove musiche giovanili derivanti dal rock’n’roll e dai suoi antenati, il blues e la country music. Musiche paradossalmente originatesi nel cuore del proletariato bianco e nero e della piccola proprietà terriera, spesso passata nelle mani callose dei discendenti degli schiavi o degli immigrati più poveri e disgraziati.
Geins’t Naït + Scanner + Laurent Petitgand – OLA | Neural
[Letto su Neural]
Robin Rimbaud, meglio noto sotto l’alias Scanner, non è nuovissimo a collaborazioni musicali fuori dai consueti confini, per esempio quelle ultime e un po’ ambient di South London Originals con David Harrow o quelle meno recenti delle partecipazioni a progetti con artisti pop quali Radiohead e Bryan Ferry, oppure con musicisti dall’approccio più astratto e concettuale, quali Laurie Anderson, Carsten Nicolai e Michael Nyman, per non parlare poi del suo incontro con la videoarte di Douglas Gordon, di quello con il teatro di Lenz Rifrazioni o con la danza di Merce Cunningham e del Royal Ballet, oppure anche del suo incrociarsi con l’arte di Mike Kelley e il cinema di Derek Jarman. È insomma una bella lista di musica elettronica vissuta intensamente, sin dai primi anni novanta, o forse sarebbe meglio dire di arte tout court, visto che all’elenco precedente si potrebbero aggiungere le installazioni sonore all’ospedale Raymond Poincaré, le collaborazioni con lo studio di architettura Chance de Silva, opere, balletti in realtà virtuale, eventi al MIT, composizioni per la London Sinfonietta e la BBC Concert Orchestra. Anche con il transalpino Laurent Petitgand e con Thierry Mérigout, Scanner ha già collaborato, nel 2020, per un’uscita su Offen Music, e questo ritorno testimonia d’un riuscito intreccio, tanto che adesso riadattano uno dei pezzi già editi, l’iconico “Gilles”, dedicato a Deleuze, forti delle registrazioni vocali del filosofo, che a suo modo è un altro testimone indiretto dei “millesuon” elettronici, dell’obliquo e dell’ubiquo che può scatenarsi in musica e riflettersi in sconfinati rivoli. In OLA sono presentate nove tracce e si passa dagli accentuati toni industrial di “BED”, con vocal mefistofelici e sacrali adagiati su beat ripetitivi e droni malsani – memori forse del passato stilistico di Mérigout – alle sequenze ancora più beat-orientated della title track, comunque decisamente ipnotiche e farcite da strambi apporti vocali, sintetizzatori analogici e vezzi indie e trip-hop anni Novanta resi più rarefatti ed elegiaci in forma di nenie alquanto spettrali. Anche la traccia di chiusura, “95”, evoca una metafisica sintetica, marziale, densa e – se si vuole – piuttosto oscillante stilisticamente, come tutto del resto, che sembra una proliferazione di tendenze fuori da qualsivoglia “senso comune”, romanticismo del desiderio puro e allo stesso tempo spontaneismo anarchico insorgente, modulato da un incessante martellamento emotivo e dall’esperienza di sperimentatori che hanno attraversato più epoche e trasalimenti.


