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Su Arte.tv il 2 gennaio 2026 si celebra la giornata della fantascienza | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di Science Fiction Revolution, serie di documentari dedicati ai film che dagli anni Ottanta a oggi hanno ridefinito i confini del genere e dell’intrattenimento pop – in una qualche misura, quindi, anche per la SF; lo spunto servirà come alibi per festeggiare il 2 gennaio la Giornata della Fantascienza, poiché in quella data si presume sia nato Isaac Asimov.
Dai futuri distopici di Blade Runner alle galassie di Star Wars, dal viaggio nel tempo di Ritorno al Futuro all’alieno “di casa” E.T., fino alla rivoluzione cyborg di Terminator: un decennio creativo che ha influenzato in modo profondo il cinema, le serie tv e l’immaginario visivo contemporaneo. Lo speciale ripercorre quell’epoca come un vero e proprio laboratorio di linguaggi e professioni che hanno inaugurato un nuovo modo di raccontare il futuro, anticipando temi oggi centrali.
I documentari sono già visibili gratuitamente sulla piattaforma Arte.tv, accessibile anche dalle relative app Android e Apple.
James Cameron e i primi quarant’anni di Terminator: cringe? non per me | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com i festeggiamenti per i quarant’anni di Terminator, manifestazioni in James Cameron, il regista, è gran parte in causa:
Terminator festeggia i suoi primi quarant’anni e James Cameron ne approfitta per tirare le somme di uno dei suoi franchise di successo in una lunga intervista a Empire USA, che ha dedicato la copertina del suo numero di novembre proprio al cult del 1984. Cameron ripensa alle origini:
“Ero solo un teppistello agli inizi, quando ho diretto Terminator. Avrò avuto 29 anni all’epoca ed era il mio primo lavoro da regista. Terminator è stato il mio primo film e per questo ci sono molto affezionato.”
Nonostante questo amore che dura nel tempo, però, il regista è anche obiettivo nel parlare di come il film sia invecchiato:
“Non penso a Terminator come a un Santo Graal, questo è certo. Lo riguardo adesso e ci sono parti piuttosto imbarazzanti, altre tipo “sì ce la siamo cavata abbastanza bene per le risorse che avevamo”. […] Non mi vergogno di nessuno dei dialoghi, ma ho una percezione del cringe più bassa di molte altre persone, quando si parla dei dialoghi che scrivo.”
Il successo del film è legato al cyborg killer interpretato da Arnold Schwarzenegger, che con la sua fisicità non era proprio l’attore che Cameron si era immaginato per il robot furtivo e discreto partorito dalla sua mente:
“Penso che molti registi, soprattutto alle prime armi, restino bloccati nelle loro visioni a causa dell’insicurezza. Sono orgoglioso del fatto che noi non eravamo così bloccati da farci scappare l’occasione di lavorare con Arnold solo perché lui non era la nostra visione. A volte, quando ti guardi indietro da un punto di vista privilegiato (a questo punto sono quarant’anni), realizzi che avremmo potuto fare un gran bel filmetto dal punto di vista della produzione, ma che non sarebbe stato niente se non avessimo preso quella decisione, che ha catturato l’immaginazione delle persone.”
Terminator festeggerà i suoi primi quarant’anni il prossimo 26 ottobre, giorno in cui uscì nelle sale statunitensi nel 1984, mentre in Italia le candeline potranno essere spente il prossimo 11 gennaio.
Jodorowsky’s Dune: il più fecondo fallimento della storia del cinema
Su PostHuman Mario Gazzola traccia mirabilmente le coordinate di Jodorowsky’s Dune, il documentario video in cui si racconta il making of del regista cileno attorno al concept di Dune. Un estratto:
La parte più pazzesca del film di Pravich è infatti il dopo, in cui la regia ci giustappone esempi dei disegni di Moebius per lo story board di Dune accanto a scene di film successivi, talmente simili da non poter pensare che sia stato un caso: il libro era rimasto nel cassetto di tutte le major hollywoodiane, quindi non è stupefacente che intuizioni della geniale coppia siano filtrate nei duelli di Star Wars di Lucas, nelle soggettive di Terminator di Cameron, nelle apparizioni fantasmatiche dei Predatori dell’Arca Perduta di Spielberg o in altri titoli minori come Flash Gordon, fino alle minacciose montagne scolpite nel Prometheus di Ridley Scott.
Al cui epocale capostipite Alien peraltro diedero decisivi contributi proprio O’Bannon (col soggetto originale) e Giger (coll’indimenticabile, orroroso xenomorfo), “scoperti” da Jodo e indi “adottati” da Hollywood dopo il naufragio del cosmico progetto, se ne parla alle pagine 101-106 del mio FantaRock (con Ernesto Assante, Arcana, 2018).Mai pubblicata neppure in forma di libro cartaceo, la fertilissima, profetica sceneggiatura Jodo/Moebius si connette infine anche all’imminente, attesissimo Dune di Villeneuve (di cui già è trapelato il progetto di una trilogia cinematografica per sviluppare compiutamente l’impianto narrativo di Herbert) attraverso la colonna sonora: infatti le solenni musiche di Hans Zimmer per il film in uscita comprendono anche un brano riarrangiato dei Pink Floyd ambìti da Jodo: è Eclipse, proprio da quel The Dark Side Of The Moon le cui session di registrazione volgevano alla fine al momento dell’incontro col visionario regista cileno).
Terminator: il tempo è una macchina | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di un saggio di Andea Guglielmino dedicato a Terminator. Interessante la disamina dell’opera, che tocca punti da sviscerare:
1° luglio 1991, 30 anni fa, usciva nelle sale americane Terminator 2: il giorno del giudizio. Dopo il successo di Antropocinema: la saga dell’uomo attraverso i film di genere (vincitore del premio Domenico Meccoli ScriverediCinema 2015) e Star Wars: il mito dai mille volti, primo spin-off monografico dedicato all’epopea di George Lucas, Andrea Guglielmino torna a parlare di cinema e di antropologia (di “antropocinema”, secondo l’espressione da lui stesso coniata), di saghe di celluloide e cultura umana, di miti contemporanei e archetipi ancestrali. E stavolta lo fa concentrandosi sul ciclo di Terminator che, avviato nel 1984 (senza grosse pretese, come spesso succede), si è fatto ben presto cult, articolando fino ai giorni nostri un mito che evidentemente ha molto da dire su noi che lo seguiamo e lo alimentiamo e sul nostro modo di vedere il mondo. Partendo dal concetto di tempo come meccanismo perfetto e immodificabile, per cui ogni tentativo di alterarlo si risolve paradossalmente nell’effettiva realizzazione degli eventi così come “dovevano” andare, il libro esplora, con linguaggio semplice e un’estrema ricchezza di dettagli ricavati dalle fonti più disparate (film, fumetti, videogiochi, franchise…), la saga creata da James Cameron e le sue varie implicazioni antropologiche (il concetto di tempo, il rapporto dell’uomo con l’Apocalisse, l’ibridazione tra umani e macchine che pone il limite stesso del significato di umanità…).
Ad arricchire ulteriormente il volume una divertente prefazione di Oscar Cosulich e le belle illustrazioni di Mauro “Manthomex” Antonini, Oscar Celestini, Sudario Brando, JC Grande, Ester Cardella, Mirko Fascella, Arturo Lauria e Francesco Biagini.

