HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Finn

Il tempo che ancora non esiste | LaMisuraDelleCose


Quando le speculazioni sul tempo entrano nel dominio della filosofia greca, sostenute dal valore sempre maggiore che i pensatori attribuiranno alla razionalità, il tempo cessa di essere un’astrazione per diventare oggetto di una rigorosa ricerca scientifica: è l’inizio dello scorrere del tempo, misurabile con i parametri dell’esperienza umana.

Sul blog LaMisuraDelleCose si parte da questa riflessione finale per sviscerare alcuni tratti filosofici sul tempo, e sulla visione che la Grecia del passato aveva su questi concetti; da leggere tutto d’un fiato…

Alle origini di Satana


La soluzione “satanica” al problema dell’origine del male adottata dalla tradizione giudaico-cristiana è un milieu di credenze millenarie alle radici del quale si intrecciano escatologia apocalittica, miti cosmogonici, storie di angeli ribelli e di giganti: sotto la lente di un ferreo dualismo del tutto estraneo alla demonologia greca, fondata al contrario sull’insegnamento filosofico e su un atteggiamento di devozione e rispetto verso i daimones.

Così esordisce un articolo apparso su LaMisuraDelleCose, parlando del principe del male, Satana. È uno scritto esplosivo, sovversivo, che destabilizza il controllo politico che da millenni ormai il cristianesimo opera su molte popolazioni mondiali, ma ha anche fondamenti mistici e storici, che vi riporto in parte; certo, nulla di nuovo, ma la diffusione di questi elementi aiuta sempre a mantenere il focus sulla pluralità delle informazioni:

Sono tante le componenti che si intrecciano nella costruzione del concetto di Satana (il verbo è satan, “avversare”). Tra queste, il tema più antico è quello del combattimento tra un dio creatore contro le forze del disordine per instaurare una giusta autorità, tema che ricorre fin dalla letteratura sumerica.
Meglio conosciuto nella versione babilonese, l’Enuma elish (“Quando lassù”) è il mito mesopotamico della creazione, inciso su sette tavolette d’argilla i cui primi frammenti sono venuti alla luce presso la biblioteca di Ninive tra il 1848 e il 1876. La versione originale sumerica, risalente almeno al secondo millennio, aveva come protagonista Enlil, dio della tempesta. Quando Babilonia conquistò il resto della Mesopotamia e fondò l’antico impero babilonese, intorno al 1800 aev, divenne necessario spiegare come il dio locale di Babilonia, Marduk, fosse diventato il supremo tra gli dei, pertanto Enlil fu sostituito da Marduk. La logica sottesa al poema accadico è, quindi, tanto religiosa quanto politica.
Marduk, campione degli dei, combatte contro Tiamat, il drago femmina delle acque salate del Caos che guida le potenze divine più antiche insieme ad Apsu, l’abisso, l’oceano primordiale di acqua dolce. Il mito conosce diverse varianti: nella versione che proviene dall’antica città di Ugarit (XIV sec. aev), a  fronteggiarsi sono il dio Baal e Yamm, il mare. L’equivalente ebraico della babilonese Tiamat si riscontra nella figura di Leviathan, il “serpente tortuoso” (Giobbe, 26, 13) il cui nome significa “che si raccoglie in spire”, un malvagio mostro marino primordiale femmina dalle sette teste che abita nelle acque sotterranee o nel mare (26, 5-7):

“Le ombre dei morti tremano
sotto le acque e i loro abitanti.
Davanti a lui nudo è il regno dei morti
e senza velo è l’abisso.
Egli distende il cielo sopra il vuoto,
sospende la terra sopra il nulla.”

Nello stesso testo, Leviathan, descritto come un serpente o un coccodrillo, è associato a un altro mostro terrificante, la bestia per eccellenza, l’ippopotamo; il termine ebraico è beemòt, simbolo delle forze del male che si oppongono a Dio (40, 15-24). A influenzare profondamente lo sviluppo di una più elaborata angelologia e demonologia delle scritture ebraiche furono le conseguenze dell’esilio a Babilonia nel VI secolo aev: qui le comunità ebraiche entrarono in contatto con lo zoroastrismo, dove centrale è il mito della battaglia cosmica tra Ahura Mazda, divinità benevola, e Angra Mainyu (Ahriman), la divinità ostile, con le loro schiere armate di angeli e demoni.

Leggi il seguito di questo post »

Il tempo è un fanciullo che gioca. Storie orfiche nei frammenti di Eraclito


Da LaMisuraDelleCose stralci – i pochi rimasti – di Eraclito, che con la sua mistica provava a sintetizzare gli universi umani e superiori in un’ottica di valore, di crescita, di consapevolezze ed essenze:

Eraclito ritiene che gli uomini vedano il mondo sulla base di una visione personale, di uno stato d’animo o delle proprie condizioni di vita. La conoscenza di quello che ci circonda è pertanto relativa, limitata e quindi menzognera. Vediamo l’apparenza e non l’essenza delle cose, che risiede in una perpetua, discordante armonia (fr. 54).
Se “tutto è uno”, se tutte le cose partecipano della stessa intima essenza, non possono contrapporsi o escludersi a vicenda: distinto e indistinto, generato e non generato, uomo e dio, luce e tenebra, giorno e notte, bene e male, puro e impuro, verità e menzogna, tutto è il contrario di tutto in un mondo, sia fisico sia metafisico, dove gli opposti coesistono.
Dunque, sul piano umano, c’è la credenza nella resurrezione, passando attraverso la “prova del fuoco” catartica della morte, come sul piano cosmico il mondo viene periodicamente distrutto e purificato con il fuoco per rinascere ancora e all’infinito, un mondo fatto di dei che muoiono e uomini che diventano immortali, vivendo ciascuno reciprocamente l’esperienza dell’altro.

Leggi il seguito di questo post »

Liberaci dal male. Funzione apotropaica del demone Pazuzu


Incantesimi e considerazioni su Pazuzu, sul suo essere male che combatte altri mali, sulla sua atipica essenza nera che ha percorso l’umanità da chissà quanto immemore tempo; da LaMisuraDelleCose:

Demone dall’aspetto feroce, Pazuzu compare diffusamente sugli amuleti protettivi nella Mesopotamia del primo millennio coprendo un’ampia distribuzione geografica, dall’Assiria a Babilonia, dalla Persia occidentale alla Giudea fino all’isola di Samos. Forza devastante che minaccia la natura, il bestiame e l’uomo, Pazuzu ha però, secondo il principio dell’ambiguità della magia, anche il potere di sconfiggere gli altri demoni, rivestendo anche una funzione terapeutica.
L’attitudine aggressiva di Pazuzu è splendidamente confermata dalle sue rappresentazioni. Il volto e l’espressione sono un insieme di elementi terio e antropomorfi: la testa ha una peculiare forma rettangolare, mascelle canine, corna caprine, una bocca aperta a mostrare la larga lingua e occhi tondi al di sotto di due sottili sopracciglia. Altre caratteristiche sono la barba umana tagliata orizzontalmente, orecchie umane, sporgenze rotonde sulla testa e la gola segnata da linee orizzontali. Il suo corpo è piccolo, sottile e allungato da cane affamato con le costole sporgenti, cosce umane o animali e talloni d’uccello, spalle anch’esse umane e braccia che si protendono a stringere una clava, l’arma del predatore. Completano la sua iconografia il pene eretto e terminante con una testa di serpente, un paio di ali sulla schiena e la coda di scorpione.

Leggi il seguito di questo post »

Sulla natura degli incubi | LaMisuraDelleCose


Un interessante excursus sulla natura dei sogni e incubi visti con gli occhi degli antichi, età Classica e preclassica; dal blog LaMisuraDelleCose un estratto:

Illusori o veritieri, spesso difficili da interpretare, bizzarri, confusi. Sono diversi i generi di sogni riconosciuti nell’antichità: il sogno propriamente detto, la visione e l’oracolo, considerati forme di divinazione di eventi futuri o presenti. Di altro tipo sono le apparizioni, frutto di ansie e paure, talvolta spaventose, ma del tutto immaginarie. A quest’ultima categoria appartiene l’incubo, il più opprimente e morboso dei sogni. E tuttavia, l’incubo può essere foriero di buoni presagi, o manifestarsi nelle forme di un folletto in grado di svelare tesori nascosti. Il “viaggio nell’incubo” ci condurrà in territori inaspettati, dove, tra un’elegia di Tibullo e un’ode di Orazio, gli dei della notte saranno pronti a svelarsi.

Arriviamo così all’incubo (ἐπιάλτες, o ἐφιάλτες, Efialte, da ἐπί e ἅλλομαι, “saltare sopra”, “opprimere”), che per Macrobio fa parte di quest’ultima categoria cui appartengono anche le apparizioni e i “fantasmi”.  L’incubo è un demone responsabile di un sogno morboso, talvolta assimilato a Pan (Artem. I, 2) talvolta a un Fauno.
Plinio (Storia naturale, XXX, 84) parla di persone turbate dagli dei della notte e dai Fauni, «a nocturnis diis faunisque agitentur», ma resta un fenomeno del tutto immaginario, che pertiene al folklore popolare piuttosto che a dotte dissertazioni.

“publica persuasio quiescentes opinatur invadere et pondere suo pressos ac sentientes gravare.

Il volgo è persuaso che s’impossessi di coloro che dormono e che gravi col suo peso su di essi prostrandoli e facendoli soffrire”.

Efialte è identificato con Pan ma ha un significato diverso (Artem. 2, 37). Se opprime o grava qualcuno senza parlare, è presagio di avversità e angoscia, ma, se interrogato, dirà sempre la verità. Sia Pan sia Efialte (così come Ecate e Asclepio) sono divinità terrestri intellegibili, cioè possono essere percepiti con i sensi.
Queste visioni notturne, benché immaginarie, per l’estensore dell’Onirocritica non sono del tutto prive di qualche presagio. Se l’incubo appare nell’atto di porgere qualcosa, soprattutto se non è appoggiato con il suo peso sul dormiente, è segno di grande profitto. Può anche presagire la guarigione da un male, poiché non si manifesta mai a un moribondo.

In latino, il termine incubare mantiene il significato di “giacere sopra” o “dentro un luogo”, come per la pratica dell’incubatio che si teneva a scopo terapeutico nei santuari di Asclepio/Esculapio (in greco εν- κοιμητήριον, “dormire sopra”), che consisteva appunto nel dormire a terra attendendo l’intervento guaritore del dio, in sogno o in visione. Incubo (onis) è quindi, letteralmente, “colui che giace sopra qualcosa”. In Petronio (Satyricon, 38), Incubo è il nome di uno spirito, un folletto posto a guardia di un tesoro nascosto, che può rivelarne la posizione se si riesce a togliergli il berretto:

“dicunt quom[odo] Incuboni pilleum rapuisset, et thesaurum invenit

dicono che ha tolto il berretto a un folletto e ha trovato un tesoro”.

Ma è solo con l’avvento “demolitore” del cristianesimo che l’incubo assume una connotazione totalmente negativa, demoniaca e, quel che più conta ai fini della discriminazione e della soppressione delle antiche credenze, assolutamente reale.

L’ossessione contro il “paganesimo” — e contro il sesso e il piacere, soprattutto femminile — da parte dei padri della chiesa, permeati di demonologia patristica, si riflette anche sugli innocui demonietti della tradizione accennata da Petronio, mentre lo stesso Macrobio aveva sempre mantenuto un atteggiamento scettico verso queste visioni, non mancando mai di evidenziarne il contenuto immaginario. Se, infatti, cerchiamo il termine incubo nel dizionario di latino, le uniche occorrenze, oltre a Petronio, rimandano ad Agostino e a Isidoro di Siviglia.
Il vescovo di Ippona conferma la tradizione secondo cui incubi sono comunemente chiamati Pan e Silvano, che spesso si manifestano alle donne con le sembianze di uomini malvagi allo scopo di consumare con loro rapporti sessuali («Silvanos et Panes, quos vulgo incubos vocant, improbos saepe exstitisse mulieribus et earum appetisse ac peregisse concubitum», De civitate dei, 15, 23).

Dominae nocturnae


Sul blog LaMisuraDelleCose un post dedicato alle lamie, antropologico e mitologico; un estratto:

Mormo, Gello, Carco, Empusa. Sono figure terrificanti appartenenti al genere delle Lamie, spesso evocate assieme ad altre entità femminili oscure quali Gorgo, Acco, Alfitò e Mormolice nei racconti con cui le nutrici spaventavano i bambini. Ma prima di entrare a far parte del folklore, e assumere contorni sempre più mostruosi e ripugnanti, la loro origine va ricercata lontano nel tempo, nel mito delle donne serpente e nella demonologia semitica.
Lamia era, almeno in origine, un nome proprio. Di lei si dice fosse figlia di Poseidone (θυγατέρα τῆς Ποσειδῶνος), la prima donna a cantare gli oracoli, e che la prima Sibilla giunta a Delfi dall’Elicona, dove era stata allevata dalle Muse, fosse sua figlia (Plutarco, De Pythiae oraculis, 9). Ed è sempre Plutarco a dirci che, secondo il mito (ἐν τῷ μύθῳ), quando è a casa, prima di andare a dormire, la Lamia è cieca, poiché ripone gli occhi dentro un vaso, per poi rimetterseli quando esce (De curiositate, 2). Nelle favole e nelle leggende, la figura di Lamia si confonde con altre entità femminili oscure. E così, alcuni ricordano che la madre di Scilla, spaventoso mostro marino, era la notturna Ecate (νυκτιπόλος Ἑκάτη, Apollonio RodioArgonautiche, IV, 829-830): “La malefica Scilla Ausonia che la notturna Ecate, detta anche Crateide, partorì a Forco”.

Leggi il seguito di questo post »

Breve storia dell’estasi | LaMisuraDelleCose


Sul blog LaMisuraDelleCose breve disamina sul concetto dell’estasi, che nell’antichità ha avuto significati controversi; un estratto:

Diversamente dal significato che la parola inizia ad assumere nel Nuovo Testamento, cioè quello di una trance mistica di profonda unione e conoscenza del divino, nel mondo greco, dai testi medici e botanici fino al neoplatonismo passando per l’astrologia, l’estasi ha per lo più una connotazione negativa, o quanto meno neutra, accentrando una varietà di accezioni. Letteralmente è uno spostamento, una deviazione, sia fisica o meccanica sia morale, uno spaesamento che turba il regolare equilibrio delle cose e che può indurre alla follia, un allontanamento da sé stessi. Non si riscontra, insomma, nulla di divino nella condizione di “star fuori di sé”, semmai un qualcosa di oscuro, capace di infrangere l’equilibrio proprio dell’ideale antico. Fino a Giuliano, l’ultimo imperatore pagano, convinto che, come gli dei possano rendersi manifesti all’uomo attraverso i miracoli, così l’uomo può avvicinarsi a loro attraverso l’estasi e la preghiera. Regalandoci così il racconto di una luminosa visione estatica nel corso della quale si manifestano Zeus, Helios, Atena ed Hermes.

Struttura del reale e gerarchie divine nella Teologia platonica di Proclo


Elementi di filosofia neoplatonica nella sua fase finale, dal blog LaMisuraDelleCose; un estratto:

Massimo rappresentante del tardo neoplatonismo, il più illustre filosofo della Scuola di Atene, Proclo di Costantinopoli (410-485) è stato tra le ultime e più rilevanti voci della filosofia pagana della tardoantichità. Con l’obiettivo di dare forma sistematica alla dottrina di Platone, circa mille anni dopo il maestro, Proclo dà vita a una poderosa rielaborazione allegorica e metafisica della tradizione religiosa greca, che, in un’epoca di profonde incertezze spirituali e politiche di fronte al dilagare della teologia cristiana, sentiva la necessità di autoaffermarsi. Il risultato, grazie anche alla contaminazione tra filosofia e magia rituale, è una visione del mondo in chiave mistica e teologica dove il Tutto è completamente divinizzato, a partire dall’Uno assoluto e trascendente fino all’ultimo piano della realtà, quello materiale, in cui viviamo. I vari ordinamenti divini che si snodano lungo questa spirale discendente, mano a mano che si procede verso il cosmo sensibile, sono popolati dalle divinità del pantheon classico, concepite non come astratte forze impersonali, ma come un dio di volta in volta determinato, principi metafisici dotati ciascuno del proprio nome e dei propri specifici requisiti. E con i quali è possibile entrare in diretto contatto grazie alla teurgia, che ricorre proprio ai nomi e agli attributi divini come strumenti della pratica magica.

Leggi il seguito di questo post »

Il tempio del Sole e gli arcani sacrifici


Sul blog LaMisuraDelleCose un profilo storico e critico dell’imperatore romano Eliogabalo, incarnazione delle deliranti dissolutezze di ogni tipo che un umano senza problema di soldi e dal potere illimitato può sperimentare; un estratto:

Vario Avito Bassiano, conosciuto come Elagabalo, o Eliogabalo, nasce a Emesa, in Siria, tra il 14 marzo 203 e il 13 marzo 204. Penultimo rappresentante della dinastia dei Severi, è stato imperatore dal 218 al 222, quando, appena diciottenne, venne trucidato dai pretoriani insieme a tutti i suoi accoliti: tre anni, nove mesi e quattro giorni di un regno segnato da efferatezze, bizzarrie e perversioni non solo nell’ambito della sfera privata, ma anche religiosa, dal momento che il sovrano provò a introdurre a Roma il culto unico del dio solare del quale si era consacrato sacerdote e nel quale volle identificarsi, finendo con il relegare in secondo piano gli stessi dei del pantheon romano. Una impietas che gli si rivelò fatale e che lo ha condannato a una definitiva damnatio memoriae.

Ebbe diverse mogli. La prima si chiamava Giulia Cornelia Paola, sposata tra il 219 e il 220 perché voleva diventare padre al più presto, “proprio lui che non poteva essere nemmeno un uomo” (Dione lxxix, 9, 1). In quell’occasione elargì doni al Senato e all’ordine equestre e anche alle loro mogli, e offrì un ricco banchetto al popolo e ai soldati. La abbandonò con il pretesto che la donna aveva delle macchie sul corpo, e non rispecchiava i suoi canoni di bellezza.
In seconde nozze sposò Aquilia Severa. Nozze corrotte e sacrileghe, all’apice dell’impietas contro le tradizioni religiose romane perché Aquilia era sacerdotessa di Vesta. Con lei, l’imperatore riteneva di poter generare “figli divini” e, per averla, non solo avrebbe violato l’area sacra del tempio di Vesta facendovi una scorribanda in compagnia dei suoi depravati sodales, ma avrebbe anche profanato il culto tentando di impossessarsi della statua del Palladio lì custodita. Ma anche questo matrimonio durò ben poco.
La bella e nobile Annia Faustina, nipote di Marco Aurelio da parte di madre, vedova di Pomponio Basso che il principe aveva condannato a morte perché non approvava la sua condotta, fu la terza moglie: “la fece sua sposa senza nemmeno concederle di piangere la perdita del marito” (Dione lxxix, 5, 4).

Oltre a queste menzionate, l’imperatore ebbe molte altre mogli e con molte più donne intrattenne relazioni illegittime, abbandonandosi con loro a rapporti promiscui (Dione lxxix, 13). Ma Elagabalo ebbe anche un marito prescelto, Ierocle, un ex schiavo della Caira per il quale nutriva una passione tanto intensa quanto insana (si faceva picchiare da lui dopo essere stato appositamente scoperto in flagranza di adulterio), che finì assassinato insieme al sovrano nel 222.

A proposito dell’ambiguità sessuale del principe, le fonti attestano che Elagabalo “fu sia marito sia moglie, dal momento che egli si comportava tanto da uomo quanto da donna e in entrambi i ruoli commetteva e subiva indicibili perversioni”. Avrebbe inoltre chiesto ai medici di ricorrere alla propria arte per farlo diventare bisessuale tramite un intervento chirurgico nella parte anteriore (Dione lxxix, 5, 5).

Gli dei degli oggetti


Nella sapienza antica in cui microcosmo e macrocosmo si specchiano nelle corrispondenze tra psicologia e astrologia, tra umori, temperamenti, pianeti, costellazioni, lo statuto di Mercurio è il più indefinito e oscillante. Ma secondo l’opinione più diffusa, il temperamento influenzato da Mercurio, portato agli scambi e ai commerci e alla destrezza, si contrappone al temperamento influenzato da Saturno, melanconico, contemplativo, solitario. Dall’antichità si ritiene che il temperamento saturnino sia proprio degli artisti, dei poeti, dei cogitatori, e mi pare che questa caratterizzazione risponda al vero. Certo la letteratura non sarebbe mai esistita se una parte degli esseri umani non fosse stata incline a una forte introversione, a una scontentezza per il mondo com’è, a un dimenticarsi delle ore e dei giorni fissando lo sguardo sull’immobilità delle parole mute. Certo il mio carattere corrisponde alle caratteristiche tradizionali della categoria a cui appartengo: sono sempre stato anch’io un saturnino, qualsiasi maschera diversa abbia cercato d’indossare. Il mio culto di Mercurio corrisponde forse solo a un’aspirazione, a un voler essere: sono un saturnino che sogna di essere mercuriale, e tutto ciò che scrivo risente di queste due spinte.

Così sulla MisuraDelleCose, parlando di astrologia che identifica la psicologia, un po’ come la mitologia che conforma le situazioni umane; ne deriva che l’astrologia non è una filosofia astratta, ma è la corrispondenza di ciò che l’umanità è, e che nascere secondo una conformazione astrale identifica il carattere della persona che viene identificato secondo uno spicchio di cielo. Da ciò deriva la profondo conoscenza che l’umanità sin dal passato ha dell’universo, delle sue stelle, delle sue regole, ma qui si apre tutto un altro scenario, che non voglio nemmeno sfiorare…

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

le pagine dei nostri libri

E' solo un punto di vista

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

blog 57

testi e fotografie dell'autore

Jam Writes

Where feelings meet metaphors and make questionable choices.

Creative

Travel,Tourism, Life style "Now in hundreds of languages for you."

DestinodiLux

"Una persona che non ha mai fallito è una persona che non ha mai tentato"

Upside Down

Nadine Spaggiari Scrittura Creativa

maurizio landini

poesia e scrittura

Manuela Di Dalmazi Poetry

𝙇𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖̀ 𝙫𝙞 𝙧𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙖̀ 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙞 (𝙂𝙫 8,32)

Tempera

Rivista moderna di argomenti trascorsi

Troglodita Tribe

Antispecismo e Liberazione Animale

Sogni e poesie di una donna qualunque

Questo è un piccolo angolo di poesie, canzoni, immagini, video che raccontano le nostre emozioni

Francesca Pratelli

Psicologia dell’identità attraverso la scrittura

METATRON - Rivista di Letteratura del Fuori

Rivista di Letteratura del Fuori

Re-Born Project ITALIA

Spirit & Mind Re-coding

©STORIE SELVATICHE

elena delle selve racconta...

My Low Profile

Vôla bas e schîva i sas

Komplex

THE THEATER OF THE GAME23

Pomeriggi perduti

quasi un litblog di Michele Nigro

Architetture Minimali

Blog di Stefano Spataro

Myrela

Art, health, civilizations, photography, nature, books, recipes, etc.

A Cup Of History

Storia e Archeologia... nel tempo di un caffè!

Axa Lydia Vallotto

Un giorno dominerò la galassia. Nel frattempo scrivo.

LES FLEURS DU MAL BLOG

Benvenuti nell'Altrove

The Sage Page

Philosophy for today

Gabriele Romano

Personal Blog

Sobre Monstruos Reales y Humanos Invisibles

El rincón con mis relatos de ficción, humor y fantasía por Fer Alvarado

Gerarchia di un’Ombra

La Poesia è tutto ciò che ti muore dentro e che tu, non sai dove seppellire. ( Isabel De Santis)

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

The daily addict

The daily life of an addict in recovery

Tiny Life

mostly photos

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

Creative T-shirt design Mart

An Online Design Making Site

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora