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Conversazione tra Marco Moretti e Gemini – I Comandamenti di Mithra secondo Giuliano – | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE
Marco Moretti disquisisce con le intelligenze artificiali riguardo il modo di vedere dell’imperatore Giuliano sul dio Mithra; un estratto:
MM:
Quali sono i Comandamenti di Mithra, di cui parlava l’Imperatore Giuliano?Gemini:
Sebbene non ci siano elenchi diretti e completi dei “Comandamenti di Mithra” tramandati direttamente dall’Imperatore Giuliano o da altre fonti antiche, possiamo ricostruire alcuni principi e precetti che probabilmente erano importanti nel culto di Mithra, specialmente come inteso e promosso da Giuliano. Le informazioni provengono dai suoi scritti, da altri autori antichi e dalle iscrizioni e dai reperti archeologici relativi al mitraismo. Ecco alcuni dei principi e dei precetti che si possono desumere:Principi generali e virtù promosse:
- Bontà verso il popolo governato: Giuliano stesso si vedeva come un “buon pastore” e riteneva che la bontà verso il popolo fosse un comandamento di Mithra.
- Pietà verso gli dei: Come pagano convinto, Giuliano enfatizzava la riverenza e il rispetto verso gli dei, incluso Mithra come figura centrale.
- Moderazione: Questa era una virtù importante nella filosofia greca e romana, e Giuliano la considerava parte del codice morale stabilito da Mithra.
- Verità e affidabilità: Mithra era spesso associato alla verità, ai contratti e ai giuramenti. Si presumeva quindi che i suoi seguaci dovessero essere veritieri e affidabili.
- Lotta contro il male: Il mito centrale del mitraismo riguardava la lotta cosmica tra il bene e il male. I fedeli erano probabilmente esortati a schierarsi con il bene.
- Coraggio e disciplina: Essendo un culto popolare tra i soldati, il mitraismo enfatizzava probabilmente il coraggio, la disciplina e la lealtà.
Indicazioni specifiche (dedotte da pratiche e credenze):
- Partecipazione ai riti e alle iniziazioni: Il mitraismo era un culto misterico con diversi gradi di iniziazione. Seguire i precetti implicava probabilmente partecipare attivamente a questi riti.
- Rispetto per la gerarchia del culto: I diversi gradi (Corvo, Ninfo, Soldato, Leone, Persiano, Eliodromo, Padre) suggeriscono una struttura gerarchica che doveva essere rispettata.
- Condivisione dei pasti rituali (agapi): I banchetti sacri erano una parte importante del culto, simboleggiando la comunione tra i fedeli e con gli dei.
- Purificazione rituale: Abluzioni e purificazioni sembrano essere state parte delle pratiche mitraiche.
- Segretezza: La natura misterica del culto implicava il mantenimento del segreto sui riti e le credenze.
Conversazione tra Marco Moretti e Gemini – Il fallimento di Giuliano | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE
Interessante conversazione tra Marco Moretti e l’intelligenza artificiale Gemini sull’imperatore Giuliano (l’Apostata) che sviscera un po’ quel che fu il suo regno – certo, visto con gli occhi di chi ha istruito oggi l’IA. Un estratto:
MM:
Secondo te, perché è fallito il tentativo di restaurazione religiosa fatto dall’Imperatore Giuliano?Gemini:
Il fallimento del tentativo di restaurazione religiosa dell’Imperatore Giuliano, noto anche come “Giuliano l’Apostata”, è un tema complesso e affascinante che ha suscitato dibattiti per secoli. Diverse sono le ragioni che possono essere addotte per spiegare questo esito:
- Brevità del regno: Innanzitutto, il regno di Giuliano fu estremamente breve, durando solo tre anni. Questo lasso di tempo fu insufficiente per attuare una riforma religiosa così radicale come quella che egli si proponeva. Molte delle sue iniziative rimasero incompiute o furono solo parzialmente messe in atto.
- Resistenza cristiana: Il cristianesimo, ormai profondamente radicato nell’Impero Romano, offrì una forte resistenza alla politica di Giuliano. La Chiesa, ben organizzata e influente, si oppose attivamente alle misure anti-cristiane, sfruttando le proprie reti e il proprio prestigio.
- Mancanza di un consenso unanime tra i pagani: Anche all’interno del mondo pagano non vi era un consenso unanime sulle riforme di Giuliano. Erano presenti diverse correnti di pensiero e culti, spesso in competizione tra loro. La mancanza di un’unità di intenti indeboliva il progetto di restaurazione.
- Fattori socio-economici: L’Impero Romano stava attraversando un periodo di profonde trasformazioni sociali ed economiche. La diffusione del cristianesimo era spesso legata a pratiche di assistenza sociale e carità che rispondevano alle esigenze delle masse. Giuliano, pur cercando di rilanciare i culti tradizionali, non riuscì a proporre un’alternativa altrettanto efficace.
- Morte prematura di Giuliano: La morte prematura di Giuliano in battaglia, avvenuta nel 363, pose fine alle sue riforme e favorì una rapida restaurazione del cristianesimo sotto i suoi successori.
Altri fattori da considerare:
GEMISTO PLETONE E IL NEOPAGANESIMO RINASCIMENTALE – IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE
Marco Moretti si produce in una delle sue caratteristiche immersioni nella Storia e Filosofia, indagando una figura misconosciuta della fine medioevale, Giorgio Gemisto “Pletone”, che fu la causa prima del Rinascimento Italiano ed ebbe un’influenza immensa sulla cultura della sua epoca. Vi lascio alle sue parole:
Fu proprio Gemisto Pletone a riportare in Occidente la conoscenza e lo studio approfondito della lingua greca, che era stata da lungo tempo quasi dimenticata e ridotta a rudimenti. Del resto, gli studiosi del Trecento che si erano occupati della materia, come per esempio Petrarca e Boccaccio, non avevano ottenuto risultati strabilianti. Cosa d’importanza capitale, il filosofo bizantino permise la conoscenza diretta dei testi in lingua originale di Platone, Plotino e altri neoplatonici. Negli anni 1438-1439 partecipò al Concilio di Ferrara e Firenze, occasione di importanza capitale che gli permise di plasmare l’Umanesimo, diffondendo la sua visione del mondo. Fu determinante la sua influenza su Cosimo de’ Medici (Firenze, 1389 – Careggi, 1464), che nel 1462 portò alla fondazione dell’Accademia neoplatonica fiorentina. La rinascita del pensiero neoplatonico in Italia fu un movimento che si oppose al monopolio del pensiero aristotelico e della filosofia scolastica, che avevano da secoli il sostegno dalle autorità ecclesiastiche.
Senza sapere dell’esistenza e dell’opera di Gemisto Pletone, ci sarebbe impossibile comprendere personalità come Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – Roma, 1472), Marsilio Ficino (Figline Valdarno, 1433 – Careggi, 1499), Giovanni Pico della Mirandola (Mirandola, 1463 – Firenze, 1494) e numerosissimi altri. Si arriva infatti a Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 – Amboise, 1519), sommo ingegno che fu descritto dal Vasari come “pitagorico e neoplatonico al punto di non essere cristiano”.
Il soprannome del filosofo, Pletone (Πλήθων, Plḗthōn) deriva dal greco πληθύς (plēthýs) “folla”, “maggioranza”, che è semanticamente affine a γεμιστός (gemistós) “pieno”. Si tratta quindi di un dotto gioco di parole, la cui origine è da ricercarsi anche dall’assonanza col nome di Platone (Πλάτων, Plátōn).L’intera vita di Gemisto Pletone fu plasmata sull’esempio dell’Imperatore Giuliano il Filosofo, che i Cristiani hanno soprannominato Giuliano l’Apostata. Si riconosce subito nelle idee professate dal dotto di Bisanzio l’impronta del fondatore dell’Ellenismo, che cercò di riformare le tradizioni religiose del mondo antico per contrastare l’irruzione del Cristianesimo. Mi chiedo questo: com’è potuto nascere e svilupparsi un personaggio tanto innovativo e al contempo tanto legato a qualcosa che si pensava morto da molti secoli? Gemisto Pletone nacque a Costantinopoli, con ogni probabilità da una famiglia nobile. Non si conosce il motivo che lo costrinse a trasferirsi, ancora molto giovane, dapprima ad Adrianopoli e in seguito a Mistra. Non si hanno notizie certe, anche se sembra che proprio ad Adrianopoli abbia iniziato i suoi studi esoterici, dedicandosi tra le altre cose alla Cabala. Come si formò e divenne compiuta la sua peculiare visione dell’Universo, considerato il contesto cristiano in cui era immerso? Ha ricevuto le sue idee leggendo qualche testo, elaborando quanto aveva appreso, oppure ha ricevuto un’iniziazione da qualcuno che continuava in linea diretta le idee ellenistiche di Giuliano? La seconda alternativa sembrerebbe piuttosto improbabile, tuttavia non credo di poterla escludere. In fondo sappiamo così poco!
Breve storia dell’estasi | LaMisuraDelleCose
Sul blog LaMisuraDelleCose breve disamina sul concetto dell’estasi, che nell’antichità ha avuto significati controversi; un estratto:
Diversamente dal significato che la parola inizia ad assumere nel Nuovo Testamento, cioè quello di una trance mistica di profonda unione e conoscenza del divino, nel mondo greco, dai testi medici e botanici fino al neoplatonismo passando per l’astrologia, l’estasi ha per lo più una connotazione negativa, o quanto meno neutra, accentrando una varietà di accezioni. Letteralmente è uno spostamento, una deviazione, sia fisica o meccanica sia morale, uno spaesamento che turba il regolare equilibrio delle cose e che può indurre alla follia, un allontanamento da sé stessi. Non si riscontra, insomma, nulla di divino nella condizione di “star fuori di sé”, semmai un qualcosa di oscuro, capace di infrangere l’equilibrio proprio dell’ideale antico. Fino a Giuliano, l’ultimo imperatore pagano, convinto che, come gli dei possano rendersi manifesti all’uomo attraverso i miracoli, così l’uomo può avvicinarsi a loro attraverso l’estasi e la preghiera. Regalandoci così il racconto di una luminosa visione estatica nel corso della quale si manifestano Zeus, Helios, Atena ed Hermes.
In deorum Matrem. Inno alla Madre degli dei | LaMisuraDelleCose
Sul blog LaMisuraDelleCose un articolo filosofico, mitologico e storico – nonché religioso e rivolto a Cibele – su Giuliano l’Apostata; l’incipit:
Il breve regno di Flavio Claudio Giuliano (361-363) si situa proprio al centro dell’ultima fase della civiltà ellenistico-romana che chiamiamo la tarda antichità. Figlio del tetrarca Costanzo I e nipote di Costantino, di cui il padre era fratellastro, fu detto “l’Apostata” perché rinnegò con forza un cristianesimo che gli fu imposto dalla tradizione familiare, pur non avendovi mai aderito. Ma il suo tentativo appassionato di decristianizzare l’imperò, a circa cinquant’anni dalla conversione di Costantino, ha incontrato la resistenza passiva degli stessi “pagani”, per lo più indifferenti al suo approccio filosofico e moralizzante fino al rigorismo, al suo disegno politico estremo di mettere in atto una sorta di “neopaganesimo” sincretico che superasse entrambe le religioni, popolato da dei e miti di cui si cominciava a perdere la memoria. Oltre a diversi discorsi, opuscoli, lettere e trattati, fu autore di due inni in prosa, Alla Madre degli dei e A Helios re, vere e proprie omelie liturgiche dove mito e allegorie filosofiche si fondono in estatica professione di fede.
Il culto di Cibele è stato solennemente introdotto a Roma sin dal 204 aev. Nel 207, la città stava affrontando, in un clima di pubblico nervosismo, il pericolo cartaginese, mentre Asdrubale, attraversata la Gallia, conduceva i rinforzi che Annibale attendeva da tempo.
Tra una serie di prodigi che vengono interpretati come segni funesti, si fa sempre più chiara la gravità della situazione. La battaglia sul Metauro sancisce la vittoria dei Romani e tuttavia Annibale non si decide a lasciare l’Italia meridionale, al punto che il Senato si vede costretto a chiedere una particolare protezione al regno di Pergamo in Asia Minore, in virtù di un’antica amicizia che li aveva resi alleati contro i Macedoni di re Filippo, pur non essendo stato stretto alcun trattato ufficiale di alleanza.
Nel 205, mentre Annibale si ostinava a prolungare il suo soggiorno nella Penisola, i decemviri, dopo aver consultato i Libri Sibillini, chiesero l’introduzione ufficiale del culto della Grande Madre, cioè di Cibele, avendovi letto un carmen singolarmente chiaro:“Quando lo straniero avrà portato la guerra sulla terra italica, potrà essere scacciato e vinto solo se la Madre Idea [mater Idaea] sarà stata trasportata da Pressinunte a Roma (Tito Livio, Ab urbe condita, 29, 10, 4-6)”.
A Pressinunte, vicino al confine della Galazia, verso la Frigia, a circa 80 miglia a sud-ovest di Ancyra (Ankara), su cinque grandi navi, fu inviata un’ambasceria composta da tre membri di antiche famiglie patrizie e due della nobiltà plebea, accompagnati da un sacerdote e una sacerdotessa e dal loro seguito. Fecero dapprima tappa a Delfi per consultare l’oracolo di Apollo, ricevendone un responso positivo, a patto che, una volta giunta a Roma, la dea fosse stata accolta in modo ospitale.
Ad accogliere la nave giunta all’imboccatura del Tevere, a Ostia, c’erano un optimus, il giovane Cornelio Scipione Nasica, cugino di un generale della repubblica, e una castissima, Claudia Quinta, figlia di consoli, che ricevettero la pietra e la condussero a terra. Fu quindi consegnata alle donne di più alto rango che, passandosi di mano in mano la dea in successione ininterrotta, a sua volta la condussero in carrozza in città, con una marcia trionfale.
“Giuliano. L’imperatore filosofo e sacerdote che tentò la restaurazione del paganesimo” di Arnaldo Marcone | Letture.org
Su Letture.org la segnalazione di un’intervista ad Arnaldo Marcone, autore di una biografia su Giuliano l’Apostata, l’imperatore nipote di Costantino che tentò, fuori tempo massimo, la restaurazione del paganesimo e la rivitalizzazione del cadente Impero Romano, prima che il definitivo split in Oriente e Occidente decretasse la dissoluzione della pars occidentale. Cognizioni interessanti di un periodo storico decadente, da tenere sempre a mente soprattutto quando i segni di una decadenza simile sembrano scorrere sull’orizzonte degli eventi.
Prof. Arnaldo Marcone, Lei è autore della biografia di Giuliano. L’imperatore filosofo e sacerdote che tentò la restaurazione del paganesimo edito da Salerno: qual è l’importanza storica dell’imperatore Giuliano?
L’importanza storica del regno di Giuliano è inversamente proporzionale alla sua brevità. Nipote di Costantino, regnò infatti come unico imperatore per soli diciotto mesi, tra il dicembre del 361 e il giugno del 363. Uomo di profonda cultura lasciò un segno profondo nella letteratura greca e nel pensiero filosofico del suo tempo. Contribuì anche, indirettamente, alla riflessione critica e autocritica dei Padri della Chiesa. Il suo tentativo di riforma dell’organizzazione imperiale rivela una notevole capacità di messa a fuoco delle sue criticità. Fu tra l’altro l’ultimo imperatore romano a guidare un esercito in una campagna militare offensiva in grande stile. La sua morte in Persia, il plurisecolare nemico di Roma, vi pose fine.Qual era il progetto di governo di Giuliano?
Il progetto di governo di Giuliano va senz’altro al di là della questione religiosa anche se questa è predominante nelle nostre fonti. Era fortemente animato da un sincero interesse per la tutela delle finanze pubbliche che erano state messe a repentaglio dalle spese eccessive dei suoi predecessori, del cugino Costanzo oltre che di Costantino. La tutela degli interessi delle città per certi aspetti si combina con la sua politica anticristiana. Una delle vie privilegiate per sottrarsi agli oneri legati al governo delle comunità cittadine era, a seguito della cristianizzazione dell’Impero promossa da Costantino, entrare a far parte del clero. Si tratta di un caso esemplare di come la tutela dell’interesse statale si saldi in Giuliano con la sua politica religiosa. Gli organismi fondamentali di autogoverno delle città, ormai non erano più organismi vitali. La responsabilità dell’amministrazione e della gestione tributaria era diventata un onere pesantissimo che, reso ereditario, si cercava di sfuggire. Tanto minore era il numero dei decurioni (i membri dei consigli comunali), tanto maggiore era evidentemente l’onere delle imposte che gravava su ciascuno di loro. Giuliano richiamò alle curie chi si era sottratto al proprio dovere, a cominciare dagli ecclesiastici. Tra l’altro era proprio sulle città che ricadevano gli oneri, particolarmente gravosi, di mantenimento del cursus publicus, del servizio postale di Stato.
Il sigillo di Caravaggio | ThrillerMagazine
Su ThrillerMagazine la segnalazione del romanzo Il sigillo di Caravaggio, di Luigi De Pascalis, autore che ho già apprezzato quando ha scritto dell’imperatore Giuliano. La quarta:
Il giovane Caravaggio, arrivato da poco a Roma, comincia a lavorare nella bottega di Cavalier d’Arpino, famosissimo pittore tardo-manierista. Si dedica soprattutto a realizzare nature morte, cosa che detesta perché vorrebbe dipingere figure e mettersi alla prova con nuove sfide. Ma il Cavalier d’Arpino, oltre a dipingere, commercia anche in dipinti, soprattutto nel Nord Europa. E la sua bottega ne è piena. Ed è così che Caravaggio adocchia tra i nuovi arrivi una tavoletta di piccolo formato, opera di Hieronymus Bosch. Rappresenta una scena minuziosa e complicata, con alcune figure nude o vestite in modo curioso, immerse in uno strano paesaggio. Per dimostrare al suo maestro che sa dipingere figure umane, ma anche perché il dipinto lo attrae in un modo che non sa spiegare, Caravaggio lo ricopia di nascosto e lo tiene per sé. Quello che non sa è che gli cambierà presto la vita. Sulla tavoletta, infatti, è inciso un segreto preziosissimo, la chiave d’accesso alla Grande Opera alchemica. E c’è qualcuno disposto a qualunque cosa pur di entrarne in possesso.
De Pascalis, la storia e il fantastico – Associazione World SF Italia
Su WorldSFItalia è apparsa una bella intervista da parte di Filippo Radogna a Luigi De Pascalis, autore di quel romanzo storico su Giuliano l’Apostata (Il mantello di porpora) che tanto mi è piaciuto. Uno stralcio.
Un ciclo dei tuoi romanzi è dedicata al magistrato della Roma antica Caio Celso. Cosa racconti e quanti romanzi gli hai dedicato?
Ho dedicato a Caio Celso tre romanzi (il primo fantastico — Rosso Velabro — e gli altri due realistici, e due racconti lunghi, anche qui uno fantastico e l’altro no. Il motivo di questa dicotomia è che, dopo aver letto Rosso Velabro, Luigi Sanvito, allora responsabile di una collana gialla e noir per Hobby&Work, mi disse che il personaggio gli piaceva ma, data la natura della collana, gli occorrevano gialli storici puri. E io ho acconsentito.Nel 2016 con Notturno bizantino, che fu candidato allo Strega, segnalato al Premio Campiello e fu anche vincitore del Premio Acqui Storia hai ricostruito gli ultimi anni dell’Impero bizantino e la caduta di Costantinopoli.
Notturno Bizantino è il romanzo che mi ha dato più soddisfazioni. Gli ho dedicato circa quattro anni e ha ottenuto decine di recensioni tutte positive. La mia attenzione su Costantinopoli si era formata quando scrivevo Il mantello di porpora, romanzo dedicato a Giuliano l’Apostata. Anche qui ho immaginato una trilogia che dovrebbe finire con la presa di Otranto e la morte di Maometto II, per cui ho fatto tutte le ricerche necessarie e ho scritto le prime 60 pagine. Ho l’abitudine di lavorare a 3 progetti insieme, uno da editare e in attesa di pubblicazione, uno in fase di scrittura e l’ultimo per cui lavoro a ricerca e appunti. Non amo fare per troppo tempo la stessa cosa.



