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Conversazione tra Marco Moretti e Gemini – Scioglimento della Guardia Pretoriana | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE
Estratti da un dialogo tra Marco Moretti e l’intelligenza artificiale; topic: Scioglimento da parte di Costantino I della Guardia Pretoriana. Un estratto:
MM:
Una volta ottenuta la vittoria nella battaglia di Ponte Milvio, Costantino fece sciogliere la Guardia Pretoriana. Sono convinto che lo abbia fatto perché i Pretoriani erano violentemente anticristiani e perché praticavano la sodomia! Esistono studiosi che sono giunti alle mie stesse conclusioni?Gemini:
La decisione di Costantino di sciogliere la Guardia Pretoriana dopo la battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.C. è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi. Sebbene non vi sia consenso unanime sulle ragioni precise, le tue ipotesi meritano un’analisi approfondita:Anticristianesimo:
- Contesto storico: È vero che, prima di Costantino, la Guardia Pretoriana era spesso coinvolta nelle persecuzioni dei cristiani. Tuttavia, al tempo di Costantino, il cristianesimo era in crescita e l’imperatore stesso si era convertito. È quindi plausibile che Costantino volesse eliminare un corpo militare associato al passato di persecuzioni.
- Fonti: Alcuni storici sostengono che la Guardia Pretoriana, fedele a Massenzio, rappresentasse l’ultima resistenza pagana contro l’avanzata del cristianesimo.
Sodomia:
- Accuse storiche: Le accuse di sodomia erano comuni nell’antica Roma e venivano spesso utilizzate per screditare avversari politici. Tuttavia, non ci sono prove concrete che la Guardia Pretoriana fosse particolarmente coinvolta in tali pratiche.
- Interpretazione: È possibile che Costantino abbia usato queste accuse per giustificare lo scioglimento della Guardia Pretoriana, ma ciò non significa necessariamente che fossero vere.
Altre possibili ragioni:
- Lealtà a Massenzio: La Guardia Pretoriana era stata fedele a Massenzio, il rivale sconfitto di Costantino. Pertanto, era naturale che il nuovo imperatore volesse eliminare un corpo militare potenzialmente ostile.
- Potere eccessivo: Nel corso della storia romana, la Guardia Pretoriana aveva acquisito un potere eccessivo, interferendo spesso nella successione imperiale. Costantino potrebbe aver voluto prevenire future interferenze.
- Riforma militare: Costantino stava attuando una riforma militare e lo scioglimento della Guardia Pretoriana potrebbe essere stato parte di questo processo.
Conclusioni:
- È probabile che Costantino abbia avuto una combinazione di ragioni per sciogliere la Guardia Pretoriana, tra cui la sua associazione con l’anticristianesimo, la sua lealtà a Massenzio e il suo potere eccessivo.
- Le accuse di sodomia potrebbero essere state utilizzate per giustificare la decisione, ma non ci sono prove concrete per supportarle.
- Gli studiosi hanno proposto diverse interpretazioni, e il dibattito è ancora aperto.
Fonti e ulteriori informazioni:
- Per approfondire l’argomento, ti consiglio di consultare opere di storici come Peter Heather, David Potter e Michael Grant.
- Inoltre, puoi trovare informazioni utili su siti web specializzati in storia romana, come quelli dell’Enciclopedia Britannica e di Wikipedia.
Mitreo di San Nicola (Guidonia – Roma) – Nemora
Un perfetto articolo per queste ore su Nemora, esplorando un mitreo perso nella campagna intorno Roma, per sottolineare tradizioni arcaiche legate ai culti solstiziali della rinascita.
Semisepolto fra la vegetazione e velato da grandi ragnatele, un varco sul buio. Sopra alla mia testa delle grosse nuvole grigie si vanno addensando nel verde luminescente della campagna settembrina di Marco Simone, frazione di Guidonia (RM).
Discendere da soli all’interno di una cavità buia, antica e sconosciuta è di per sé una grande emozione. L’adrenalina si mischia alla fantasia, proiettando scenari di ogni tipo nella mente, la curiosità vince sulla paura e alla fine si fanno i primi cauti, rispettosi, passi nel sottosuolo. Qui mi viene riservata un’accoglienza unica. C’è l’odore tipico dei luoghi ipogei indisturbati, la volta si sostiene su colonne ricavate dalla roccia, somiglianti a lunghe stalattiti. Ma ciò che cattura immediatamente il mio sguardo è il pozzo di luce che proietta un ampio raggio luminoso in fondo alla sala. Assomiglia a un occhio di bue teatrale, come ci si aspettasse che da un momento all’altro si manifestasse un qualcosa proprio in quel punto. Trattengo il fiato e mi faccio strada con cautela finché, effettivamente, qualcosa finalmente si manifesta. Si ode un forte frullo d’ali e poi, dal pozzo, qualcosa piomba al centro del fascio di luce. Si compone, si erge e mi osserva con degli occhi grandi ed espressivi: è una civetta.
Rimango per alcuni istanti con il fiato in gola, poi faccio alcuni passi per avvicinarmi, ma il rapace spicca il volo. Distende le grandi ali, attraversa la caverna, passa al mio fianco ed esce dal varco da cui ero entrata poco prima. Gli sciamani amerindi definivano “incontri di potere” i confronti ravvicinati con animali selvatici in luoghi sacri, ma non bisogna essere particolarmente spirituali per avvertire della magia in quanto appena accaduto.
Mi ricompongo e proseguo l’esplorazione dell’antro.
Raised by Wolves: da Emesa alle stelle – Carmilla on line
Su CarmillaOnLine una recensione ragionata di Walter Catalano a Raised by wolves, serie TV che ho già segnalato qui il cui padre è Ridley Scott.
Dopo aver determinato fin dagli anni ‘80 l’immaginario visuale della fantascienza a venire con film come Aliene Blade Runner, Ridley Scott, si è da decenni cristallizzato in una carriera fatta di alti e bassi, di colpi di genio e di banalità kitsch, spaziando un po’ attraverso tutti i generi – dal neon noir di Black Rainal neo-peplum de Il gladiatore, dal clito-esistenzialismo di Thelma & Louiseal fascio-femminismo di Soldato Jane – per riemergere recentemente in modo saltuario e poco convinto nel campo SF con le tutt’altro che entusiasmanti prove di Prometheus e Alien: Covenant.
Anche nel campo del serial televisivo il cineasta britannico si era finora cimentato come produttore esecutivo, abbastanza defilato, in progetti efficaci come The Man in the High Castle, da P.K. Dick, e la prima stagione di The Terror, da Dan Simmons, o l’interessante ma purtroppo sfortunato Strange Angelispirato all’omonima biografia dello scienziato-stregone Jack Parsons, sebbene un coinvolgimento più totale anche come showrunner e regista non fosse mai stato concesso. Con Raised by Wolves, serie ideata e sceneggiata da Aaron Guzikowski (già autore di Prisonersper Denis Villeneuve, della serie The Red Road, e del quasi ignorato remake di Papillon) e distribuita da HBO Max, invece si è finalmente messo in campo oltre che come produttore esecutivo, anche come regista dei primi due episodi (affidando i successivi, sotto la sua supervisione, ad altri, compreso suo figlio Luke). È un ritorno alla fantascienza a pieno titolo, recuperando tutti o gran parte dei temi affrontati nei suoi primi e più famosi film: gli androidi prima di tutto. Androidi in stile Ash di Alien, più che Roy di Blade Runner, con plasma bianco che scorre loro nelle vene e che schizza fuori al posto del sangue quando è il caso.La vicenda si svolge su Kepler-22b, pianeta extrasolare (realmente esistente) che orbita attorno a Kepler-22, una nana gialla lievemente più piccola del Sole distante circa 620 anni luce dal sistema solare, situata nella costellazione del Cigno, e appartenente alla categoria delle super Terre, cioè corpi celesti affini per massa al nostro pianeta. Qui gli androidi Madre e Padre sbarcano con un piccolo numero di feti umani e il compito di crescerli per ricostruire in libertà e pace una nuova umanità, essendo quella terrestre sul punto di scomparire dilaniata sul pianeta d’origine da una spietata guerra di religione fra Atei e Credenti, detti Mitraici.
Di Solstizi e Apocalissi: di Saturno e dell’Età dell’Oro – A X I S m u n d i
Su AxisMundi un post molto interessante sulle “Annotazioni solstiziali e “apocalittiche” sulla celebrazione del Natale e sulla fine dell’Anno, sulla dottrina arcaica delle “porte” del Cosmo e dell’Anno e sull’escatologia dell’antica Religione Siderale, passando dalla tradizione greco-romana a quella induista a quella cristiana”, sulle congiunzioni astrali e delle energie cosmiche solstiziali che hanno determinato la spiritualità degli umani nel corso delle epoche, innestando l’inesplicabile fin dai tempi più remoti.
Alcuni estratti:
La toponomastica di Roma ancora ricorda il mitico doppio regno: Giano, dalla sua dimora sul Mons Ianiculus, e quella del suo benevolo ospite Saturno, Mons Saturnius, e che in futuro sarebbe stato conosciuto col nome di Campidoglio. Nella pittura rinascimentale, il topos dell’Età dell’Oro è rappresentato come un giardino in cui uomini e donne nudi danzano attorno alla fonte della giovinezza eterna, la fonte dell’ambrosia, che tutti nutre senza diseguaglianze e liberi da malattie. Forse memori di questo, la pantomima della felicità – ormai lontana – era celebrata con i Saturnalia che si svolgevano a Roma dal 17 dicembre per alcuni giorni, presumibilmente fino al solstizio, in cui i ruoli sociali erano invertiti o aboliti, come un breve e fugace assaggio dell’età felice forse, ma anche come uno scherzo irrimediabilmente malinconico dell’ebbrezza, in cui un servo poteva per un giorno diventare “re”, e poi ogni cosa sarebbe ritornata al suo posto. Il tempio di Saturno, dove era custodito il prezioso erario dello stato, si richiudeva, e la statua, cosparsa d’olio, veniva avvolta in strette bende di lana, perché non potesse oltre manifestare quella liberalità che gli era concessa solo nei periodi a lui dedicati. E le sue porte si chiudevano fino all’anno venturo.
Fermo è il cielo della Nascita del Sole, si fermano il cielo e la terra nella notte di Natale, secondo il racconto del Protovangelo di Giacomo. Giuseppe si aggira per le campagne in cerca di una levatrice, ci sono pastori accampati in giro che vegliano le greggi, è periodo sicuramente non invernale, ma il suo significato è immutato. È mezzanotte, quando il ciclo del giorno raggiunge un culmine che segna il nuovo inizio, come un solstizio. «E io Giuseppe stavo camminando, ed ecco che non camminavo più. Guardai per aria e vidi che l’aria stava come attonita, guardai la volta del cielo e la vidi immobile, e gli uccelli del cielo erano fermi. Guardai a terra e vidi una scodella e alcuni operai sdraiati attorno, con le mani nella scodella: e quelli che stavano masticando non masticavano più, e quelli che stavano portando alla bocca non portavano più, ma i visi di tutti erano rivolti in alto. Ed ecco delle pecore erano condotte al pascolo e non camminavano, ma stavano ferme, e il pastore alzava la mano per percuoterle col bastone, e la sua mano restava per aria. Guardai alla corrente del fiume e vidi che i capretti tenevano il muso appoggiato e non bevevano; e insomma tutte le cose, in un momento, furono distolte dal loro corso». I pastori, il cui mestiere è sorvegliare e vegliare, assistono dunque al prodigio, che nel cielo buio di allora si manifesta in tutta la sua potenza.
Nelle celebrazioni di Mitra, la prima esponeva la nascita dalla Pietra, che coincideva con il Solstizio invernale, mentre una seconda celebrazione, dodici giorni dopo (come dopo un anno simbolico) accadeva il 6 gennaio, nella ricorrenza della nascita di Aion. Queste due “nascite” rappresentavano le due modalità in cui era concepito Mitra, quale Signore del Tempo. Secondo alcuni autori, la prima nascita era intesa come il ciclo temporale, riferito all’avvicendarsi dell’anno, e la seconda in riferimento al Tempo Infinito. Oppure, per dirlo con le parole di Platone: «Il Tempo (Cronos) era l’immagine in movimento dell’Eternità perfetta (Aion)». Iconograficamente lo troviamo raffigurato come un ragazzo con la testa leonina, con uno scettro, una chiave ed un fulmine tra le mani, avvolto da un serpente che intorno al suo corpo compie sette giri e mezzo, corrispondenti alle sfere celesti.
Ager Sonus – The Settlement
Nel declino di civiltà e luoghi, le latenze di divinità arcaiche emergono dai sensi, lasciando soltanto vivide impressioni delle loro ombre.
Mithra nasce in una grotta: l’uovo cosmico e altre contaminazioni orfiche – La misura delle cose
Su LaMisuraDelleCose un lungo articolo che parla di Mithra, divinità che contese al Cristianesimo il predominio delle coscienze della tarda classicità. Un estratto:
Mithra delle lontane origini indo-iraniche e quello dei misteri mitraici sono la stessa divinità, ma la seconda è il risultato specifico di un processo sincretico lento e articolato tra credenze e motivi di origini egizio-fenicie (la simbologia del serpente o ouroboro) e mesopotamiche (lo zodiaco), che i Magusei persiani hanno sintetizzato in una particolare speculazione sulla funzione del Tempo inserita in una complessa teo-cosmogonia che, anche attraverso la sintesi greca, trova nell’orfismo più di un punto di contatto.
“Esportato” dagli esuli della diaspora persiana che segue la caduta dell’impero achemenide, nel suo approdare in Occidente Mithra si spoglia, in parte, di alcune connotazioni “barbariche”, così che alla formulazione iranica delle litanie recitate dai Magi subentra una liturgia redatta in greco, gli antichi nomi degli dèi vengono sostituiti con le relative divinità greco-romane e così accade con la loro iconografia: Ahura Mazda è Giove/Zeus, mentre il suo contrario negativo, Ahriman, non avendo il pensiero religioso classico un dio che incarni eticamente il concetto del male, è identificato con l’infero Plutone, l’haoma, pianta divinizzata da cui si ricavava una bevanda inebriante utilizzata nei rituali, diventa Dioniso dio dell’ebrezza e così via
Dissolvenze di un dio perdente
Simbiotico e al contempo restio alla complessa catarsi, i tuoi movimenti significavano bellezza radiante e distorsioni e, anche, dissolvenze mitraiche in ambiti non congruenti.



