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Carmilla on line | Super Mario Bros. come macchina ideologica della contemporaneità


Su CarmillaOnLine la recensione di Gioacchino Toni a La filosofia di Super Mario Bros., saggio di Matteo Bittanti edito da Mimesis che va in sottotraccia e trova i meme liberisti nei videogame, la porta nascosta che fa entrare in noi l’indottrinamento del capitale che tutto regola; un estratto:

Nascosto dietro l’incubo del 1984 orwelliano è arrivato, senza che fosse percepito, quell’addomesticamento seducente huxleyano che, un poco alla volta, abbiamo imparato a conoscere. Volendo indicare un anno simbolo in cui “la fregatura” ha iniziato a insinuarsi tra noi, si può guardare al 1985. «Un salto. Un suono metallico. La prima moneta raccolta. Così comincia Super Mario Bros.: con un gesto elementare che diventa cultura. Non è solo un videogioco. È un congegno simbolico che nel 1985 prende possesso del televisore, come in Poltergeist. Da quel momento la cultura scorre in orizzontale, come lo schermo: avanti, sempre avanti. Si cade, si ricomincia. Mario insegna una logica dell’azione che cambia riflessi, aspettative, desideri. Altro che passatempo: è un manuale operativo mascherato da intrattenimento» (p. 7). Così si apre il volume con cui Matteo Bittanti guarda al videogame della Nintendo ripercorrendo quattro decenni di mutazioni politiche, tecnologiche, estetiche e sociali.
Bittanti guarda a Super Mario Bros. indagandone le meccaniche (le regole e i comandi prestabiliti), le dinamiche (le strategie, le appropriazioni e gli usi collettivi) e le estetiche (gli aspetti emotivi, gli immaginari e le istituzionalizzazioni che ne derivano). «La meccanica del salto anticipa l’ideologia della performance. La dinamica della ripetizione racconta la precarietà del presente. L’estetica della nostalgia digitale ci mostra come guardiamo al passato per decifrare l’hic et nunc. Mario è un pretesto per comprendere il mondo che abitiamo: un linguaggio che trapassa media, contesti, istituzioni (p. 8). L’autore evidenzia quanto della nostra contemporaneità è stato programmato (anche) da Super Mario Bros. a partire dalla sua uscita a metà degli anni Ottanta. «Super Mario Bros. non è semplicemente un videogioco. È un ordigno culturale, esploso in un anno cruciale – il 1985 – che segna una mutazione radicale nella forma della cultura, nella struttura dello sguardo, nella grammatica dell’azione» (p. 9). Dopo aver dimorato, alla sua nascita, negli spazi pubblici delle sale giochi, Mario si è trasferito nello spazio domestico dei gamer e da lì è iniziata la sua – e in qualche modo la nostra – nuova vita.

“La filosofia Nintendo passa dalla disciplina punitiva della sala giochi a una pedagogia della scoperta, alternando difficoltà e ricompense, calibrando la frustrazione come leva per la meraviglia. […] Super Mario Bros. inocula una nuova logica dell’esperienza: non più rappresentare un mondo, ma programmarne la percorribilità. […] È l’avvento di un design che educa al vettore unico – produci, supera, procedi – e marginalizza i gesti di ritorno, manutenzione, ripensamento (pp. 9-10)”.

Bittanti guarda a Super Mario Bros. come a una macchina ideologica che introduce un modo di pensare basato sulla ripetizione rituale dell’ostacolo, sull’illusione della scelta, sulla performatività del fallimento. Lo studioso mette in relazione le meccaniche del gioco con gli eventi storici, culturali o mediali di metà anni Ottanta, quando si passa dalla rappresentazione spettacolare alla simulazione integrale, evidenziandone le risonanze strutturali. Nel suo presentarsi come sistema chiuso, sorvegliato e ottimizzato, in cui la fantasia è ridotta a puro codice, il videogame può essere visto come paradigma formale della contemporaneità.

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Bios


Le sorprese si snocciolano istantanee per raggrumare il tuo codice memetico oltre il bios del tuo interiore orizzonte.

Affilare memi


Incandescenze di un tipo psichico, lasciate esplodere lì vicino affinché il suolo diventi più empatico e l’aria trasporti le sue mercuriali esigenze cibernetiche: ogni istante racconta memi e affila distanze.

Onestà


Incolonnato sulla memetica delle idee, sei inconsapevolmente arroccato sui ricordi estesi e non hai alcuna idea di cosa stai veramente facendo: ti sei perso, dillo con franchezza a te stesso.

Memi gassosi


Qualche costruzione lasciata sedimentare nell’aria esterna di un coinvolgimento, mentre la decadenza insita nel codice matematico del riuso si diffonde attraverso memi gassosi.

Gesti estemporanei


Giovano le esaltazioni memetiche nell’ordine delle istanze scritte, il codice che ne esce è flusso cognitivo che scrive i tuoi gesti più estemporanei.

Comprendere o apprendere


Un sensorio di pura angoscia memetica si stende oltre le frontiere del Nulla senziente, mostrando le trame di ciò che non potrai mai apprendere, o comprendere.

Complessa rete


Una complessa rete d’interessi memetici si sporge oltre il sensorio della comprensione: cosa si ramifica, oltre?

Sistemi possibili


Shock memetici in perfezionamenti da parata, mostrano la corda frattale dei possibili sistemi di esistenza.

So many faces


Le espressioni del tuo volto memetico si assottigliano in innumerevoli frames di realtà aumentata.

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