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I grandi scrittori di “Urania” secondo Arecco, Chiavini, Ortino e Piccinini | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di I grandi scrittori di «Urania». La storia della fantascienza in Italia, a cura di Davide Arecco, Roberto Chiavini, Luca Ortino, Franco Piccinini, uscito per la ProfondoRosso di Luigi Cozzi; la quarta:

Da Isaac Asimov a Roger Zelazny, ecco le bibliografie e le biografie di tutti i maggiori scrittori apparsi sui numeri della collana “Urania” dal 1952 in avanti, con numerose foto e annotazioni storico-critiche.

La serie maledetta: presidenti americani e fantascienza


Su Delos259 trovo un articolo taggato Fantascienza. com dedicato ai deliri di marca USA in cui riconosco alcune cose – a livello di suggestione – che ho scritto anche in anni lontanissimi, senza che avessi sentore degli illustri autori che ne avevano già tratteggiato i memi; un estratto:

Il recentissimo attentato a Donald Trump mi ha fatto ricordare un saggio di qualche anno fa, che raccontava tutte le volte che un presidente degli Stati Uniti è stato oggetto di attentati, riusciti e no. Il libro è stato pubblicato da Armenia nel 1980, in una collana dedicata all’insolito, che parlava di archeologia misteriosa, ufologia, cartomanzia, pratiche medianiche e via discorrendo. Questa scelta ha penalizzato il libro, che meritava ben altra considerazione: si vede che ai tempi l’editore non aveva a disposizione un’altra collana dove collocarlo. Si intitola La serie maledetta (Armenia ed., 1980) ed è stato scritto da Pierfrancesco Prosperi. Architetto, grande appassionato di storia, Prosperi è uno scrittore che opera fin dagli anni Sessanta e nel corso di una lunghissima carriera ha prodotto racconti, saggi, articoli, testi di divulgazione scientifica, romanzi e sceneggiature per fumetti (per esempio per conto di Mondadori sceneggiava Topolino). Ha spaziato tra i generi più vari: dalla fantascienza al fantastico, dal poliziesco allo spionaggio. Recentemente ha raggiunto il successo la sua serie dedicata all’agente italiano dei servizi segreti Leone, pubblicata regolarmente su Segretissimo. Il genere da lui preferito sembra essere l’ucronia, dove la sua preparazione di storico dilettante ha modo di emergere in pieno. Che cosa sarebbe successo se Hitler non fosse morto? E se Mussolini non fosse entrato in guerra? E se dopo l’assedio di Vienna l’Impero Ottomano avesse conquistato l’occidente e imposto a tutti la religione islamica? E se la Jihad Islamica non fosse stata fermata? E se Ettore Maiorana non fosse scomparso? E se Garibaldi avesse accettato l’invito di Lincoln a schierarsi con l’esercito dell’Unione? Sono tutte domande a cui troverete la risposta nei suoi romanzi. Tra gli autori che conosco Prosperi è uno dei più qualificati a trattare il tema degli attentati ai presidenti USA. Solo diversi anni più tardi, lo scrittore americano Robert Silverberg (anche lui appassionato di storia e archeologia) ha scritto un libro sullo stesso argomento, ottenendo un grande successo, superiore a quello di molti suoi romanzi. Le idee politiche e il tipo di cultura di Prosperi sono lontanissime dalle mie, tuttavia gli riconosco una grande preparazione e competenza, oltre che la bravura di scrittore, tant’è che ho avuto l’onore di scrivere la prefazione a uno dei suoi libri (con il piccolo saggio Canoe, Conestoga e Cosmonavi, incluso nel romanzo del 2016 I figli della Galassia). Purtroppo La serie maledetta non è più ristampato da molti anni. Credo che esista ancora una versione in e-book di un altro editore risalente al 2012, ma forse gli ultimi avvenimenti potrebbero spingere l’editoria a recuperare quel saggio e magari invogliare l’autore ad aggiornarlo.
In effetti la domanda posta dal libro è di quelle intriganti, anche se non potrà avere una risposta certa: «ogni vent’anni, inevitabilmente, il presidente degli Stati Uniti muore in carica – perché?».

Manoscritto trovato in una macchina del tempo abbandonata (MS Found in an Abandoned Time Machine, 1973) di Robert Silverberg (ricordo un mio racconto antichissimo in cui il titolo era su queste frequenze, e l’autore risuona con me anche nelle suggestioni su Costantinopoli).
È un attacco feroce a un sistema che ancora perdura, condotto da un autore storicamente molto preparato e di solito molto più moderato nelle sue convinzioni. In questa storia, un crononauta torna agli anni Sessanta e si rende conto che tutti i grandi omicidi politici hanno “stranamente” caratteristiche comuni: un assassino apparentemente isolato e dalla mente instabile, un’uccisione sotto gli occhi di tutti senza che nessuno intervenga, l’eliminazione “mirata” di chi stava cercando di apportare grandi cambiamenti. Già, perché nello stesso decennio le vittime non sono solo John e Robert Kennedy, ma anche Martin Luther King, Malcom X, i capi della rivolta dei Sioux Oglala del 1973 e così via.

 

 

 

 

Simulacri vecchi e nuovi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com l’editoriale di Franco Piccinini per Delos258 verte su “I simulacri” di PK Dick, sulle sue preveggenze politiche USA che potrebbero essere realtà in questo scorcio storico:

I simulacri (The Simulacra) è un romanzo di fantascienza dello scrittore statunitense Philip K. Dick pubblicato nel 1964, che appartiene al periodo più fecondo dell’autore (indicativamente dal 1960 al 1966/67). Si tratta di un romanzo corale, in cui non si riesce a individuare un protagonista, mentre invece una lunga serie di personaggi si muove fra complotti di stato, lotte di potere fra corporazioni e conflitti sociali fra élite e massa. Il romanzo è ambientato nel XXI secolo, quando secondo Dick ci saranno degli ipotetici “Stati Uniti d’Europa e America”, governati dal partito unico Democratico-Repubblicano. Gli USEA (Stati Uniti d’America e d’Europa) sono nati dalla fusione di USA e Germania Ovest durante la guerra fredda. Ufficialmente a governare è il presidente, un uomo molto anziano del quale non si pronuncia mai il nome. È noto solo come Der Alte (il Vecchio, in tedesco). In realtà costui pronuncia solo dei vuoti discorsi televisivi, mentre il vero motore del potere è la giovane First Lady Nicole Thibodeaux (figura nella quale non è difficile indovinare i tratti di Jacqueline Bouvier – Kennedy, che Dick non ha mai amato). Ben presto emerge che Der Alte non è un essere umano molto vecchio ma solo un simulacro, un androide etero diretto, che viene periodicamente sostituito. Mentre i governanti tramano per decidere il cambio del Presidente, si scatena la spietata concorrenza delle industrie che costruiscono i simulacri stessi (la grande multinazionale Karp e la piccola azienda familiare Frauenzimmer). Intanto le piazze sono agitate dalle manifestazioni di un movimento giovanile para-nazista chiamato “I Figli di Giobbe”, diretto dalle oscure macchinazioni di Bertold Goltz, giovane ebreo tedesco, che si oppone al governo ma non è chiaro per quali motivi.
Nel frattempo assistiamo alla progressiva distruzione della psiche del pianista telecinetico Kongrosian, che è capace di suonare le più belle melodie di Schumann al pianoforte senza toccare la tastiera, ma è affetto da schizofrenia. Richard Kongrosian non può più curarsi dal suo psicanalista, il dottor Egon Superb (nomen omen!), dato che psicologi e psicanalisti sono stati messi fuorilegge, su pressione delle industrie farmaceutiche come AG Chemie, che vogliono usare esclusivamente i loro medicinali per le cure psichiatriche.
La situazione precipita quando, nel tentativo di consolidare la struttura di questa società futura, la first lady progetta di portare il gerarca nazista Hermann Göring nel presente, grazie a una macchina del tempo, per trattare con lui la salvezza degli ebrei deportati nei lager. In cambio gli offrirebbe armi sofisticate del futuro, che assicurerebbero la vittoria dei nazisti. Le varie trame s’incrociano in una successione di colpi di scena e rivelazioni, che culminano in una catastrofe finale, con lo scoppio di una guerra civile che porta gli USEA sull’orlo della distruzione. Il finale però rimane aperto, come spesso nei romanzi di Dick.

Dunque ricapitoliamo: c’è un vecchio presidente che non sa fare niente, un burattino a cui tirano i fili; ci sono aziende multinazionali più potenti dei governi; ci sono gli Stati Uniti d’Europa ormai inglobati negli Stati Uniti d’America; ci sono movimenti neonazisti che dilagano; c’è il tentativo di riscrivere la Storia (concretamente, con il viaggio nel tempo, e non rimaneggiando i libri come in 1984); ci sono nuovi farmaci psichiatrici che rivoluzionano il concetto di cura dei disturbi mentali: siamo sicuri di essere nel 1964 e non nel 2024?

Tempesta dal nulla, la prima antologia italiana di climate fiction | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Tempesta dal nulla, antologia curata da Luca Ortino e Carmine Treanni sul tema del cambiamento climatico ed edita da DelosDigital. La quarta:

Climate Fiction è il termine con cui, da circa dieci anni, si identifica la letteratura che racconta il cambiamento climatico. Un tipo di narrativa, nata inizialmente all’interno della fantascienza, che ha come motore delle sue storie i profondi mutamenti climatici che il nostro pianeta sta subendo, dallo scioglimento dei ghiacciai al surriscaldamento globale, dalle catastrofiche tempeste all’eccesso di CO² nell’atmosfera. La similitudine acustica tra le abbreviazioni sci-fi e cli-fi non è casuale, perché seppur oggi la climate fiction si è parzialmente affrancata dalla fantascienza è pur vero che molte delle sue opere sono nate in seno a questo filone della narrativa speculativa. Di contro, la science fiction si è sempre occupata di climate fiction, quando questo nuovo genere non era chiamato così.
Tempesta dal nulla presenta 9 racconti di 10 tra i più importanti scrittori italiani di fantascienza, che hanno avvertito l’urgenza di toccare con la loro sensibilità di autori la tematica del cambiamento climatico, cruciale per la vita stessa del nostro pianeta e dell’umanità.

Racconti di Donato Altomare, Stefano Carducci & Alessandro Fambrini, Franci Conforti, Giovanni De Matteo, Linda De Santi, Arturo Fabra, Franco Piccinini, Monica Serra, Claudio Vastano.

Clonazione: l’uomo e il suo doppio nella narrativa di fantascienza


Su Delos235 un’approfondita riflessione di Franco Piccinini sul doppio, sull’automa, sul clone, e di come la letteratura di genere abbia affrontato questa tematica; vi lascio a un passo esplicativo:

I metodi con cui la fantascienza produce questi Doppelgänger sono svariati: androidi perfettamente uguali a un essere umano, duplicati virtuali nella memoria di un computer, paradossi temporali per cui un individuo incontra più volte se stesso, scivolamenti attraverso universi paralleli, trasmettitori di materia oppure apparecchi che trasformano direttamente l’energia in materia. Per ognuno di questi metodi, possiamo scegliere tra moltissime opere di valore. Se però parliamo di clonazione, dal punto di vista scientifico la maggior parte delle opere che ho letto si mostra imprecisa e superficiale: magari sono affascinanti sotto l’aspetto speculativo e dello studio psicologico dei personaggi, ma ha ben poco a che fare con la clonazione vera e propria. Succede anche quando gli autori sono scrittori di grandi qualità. Kate Wilhelm, per esempio, ha scritto un romanzo d’esordio assieme a T. L. Thomas dal titolo The Clone (1965), noto da noi come Dalle fogne di Chicago. Ora, la combinazione di batteri e sostanze chimiche che si rimescola nelle fognature e poi ne emerge, producendo un gigantesco, impressionante “blob” capace di assorbire gli esseri viventi che incontra, è tutto fuorché un clone. Clonazione, in biologia, indica la creazione asessuata, naturale o artificiale, di un secondo organismo vivente o anche di una singola cellula che ha tutte le caratteristiche genetiche del primo. Per estensione, oggi è chiamata così anche la copia genetica di un individuo (chiamato “matrice originale”). La domanda principale infatti è: se possiamo duplicare mediante clonazione un animale, oppure un uomo, che cosa ce ne facciamo? La risposta più concreta e più facile da realizzare è la seguente: pezzi di ricambio. Provate a pensarci: per ogni essere umano si potrebbero ottenere una o più copie in grado di fornire organi e tessuti intatti, da sostituire al bisogno. Badate che questa non è più fantascienza: qualcuno ci sta concretamente pensando. In fondo, le tecniche di trapianto ci sono già da tempo e sono abbastanza semplici. Il vero problema è la reazione di rigetto, ma con un clone questo non avverrebbe, come hanno provato i trapianti fra gemelli identici; purtroppo però questi cloni sono pur sempre esseri viventi, magari dotati di coscienza. Che ce ne facciamo dopo che li abbiamo “smontati”? Segnalo in quest’ottica Ricambi (Spares, 1994) di M. Marshall Smith e I segreti dello scorpione (The house of the Scorpion, 2002) di Nancy Farmer, entrambi raccontati dal punto di vista del clone, che non ci sta a fare da fornitore di pezzi di ricambio. Le spaventose implicazioni morali di una simile operazione ci riportano ovviamente al peccato di hybris del dottor Frankenstein di Mary Shelley o del dottor Jekyll di Stevenson. Forse è questo che ha spinto Kazuo Ishiguro, scrittore scozzese ma di origine giapponese, recentemente insignito del premio Nobel per la letteratura, ad occuparsene nel suo romanzo Non lasciarmi (Never let me go, 2005). Sono protagonisti due ragazzini, che vengono educati nel più perfetto dei college inglesi come se fossero destinati a far parte della futura classe dirigente britannica: solo nelle ultime pagine scoprono qual è il vero destino loro riservato. Fornire ricambi, per l’appunto.

Kremo vince il Premio Vegetti 2018


Sabato, nella cornice del teatro Titano di San Marino, sono stati decretati i vincitori delle tre categorie del Premio Vegetti. Per il miglior saggio ha vinto Da Frankenstein a Star Trek di Franco Piccinini; per l’antologia di fantascienza ha vinto L’enigma di Pitagora, di Filippo Radogna, mentre per il romanzo di fantascienza il Premio è andato a Lukha B. Kremo, col suo Pulphagus, già vincitore del Premio Urania.

È stata l’ennesima consacrazione dei connettivisti e della KippleOfficinaLibraria, Kremo è nel collettivo connettivo ed è l’editore stesso della Kipple, però tra i finalisti della sezione Antologia c’è anche Marco Moretti col suo Abissi d’inumane apocalissi, anche questa opera connettiva ed edita da Kipple.

Faccio i complimenti a Kremo, felice di vederlo lì in cima all’Olimpo fantascientifico italiano, e complimenti anche a Filippo e a Piccinini, sono premi davvero meritati.

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