Archivio per Clima
21 novembre 2024 alle 20:21 · Archiviato in Cognizioni, Creatività, Editoria, Futuro, InnerSpace, Inumano, Letteratura, Oscurità, OuterSpace, Quantsgoth, SF, Surrealtà, Weird and tagged: Adam Nevill, Clima, HP Lovecraft, Maurizio Totaro, Zona 42
Su Fantascienza.com la segnalazione di Una lenta marea oscura, novella di Adam Nevill con traduzione di Maurizio Totaro in uscita per i tipi di Zona42; la quarta:
È il 2055 e ormai è troppo tardi: cambiamento climatico, guerre, carestie e una nuova grande estinzione di massa segnano il rovinoso appassire della vita sul pianeta, un disastro annunciato di cui nessuno ha voluto riconoscere le avvisaglie.
Cleo è testimone della tragedia dalla sua casetta nel sud dell’Inghilterra. Ormai è vecchia e stanca e l’entità della catastrofe così grande che nemmeno sente di percepirne più l’orrore. Eppure, sa che dietro il collasso ecologico si nasconde qualcosa di più antico, un’entità talmente inconcepibile da aver influenzato la vita sul pianeta solo scegliendo di dormire per un po’. Ma il sonno del titano è finito, e mentre la natura morente ha ricominciato a cantarne il nome, la comunità in cui Cleo vive inizia a cambiare.
Adam Nevill usa la consolidata tradizione dell’orrore cosmico per ridefinire l’agentività dell’essere umano di fronte a disastri ecologici su larga scala e dare una forma alla minaccia esistenziale di una fine improrogabile.
7 febbraio 2024 alle 13:47 · Archiviato in Cognizioni, Creatività, Editoria, Letteratura, SF, Sociale and tagged: Clima, Fanucci, Neal Stephenson, Ridefinizioni alternative
Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo romanzo di Neal Stephenson: Termination shock, edito da Fanucci. Ecco la quarta:
Neal Stephenson trasporta i lettori in un mondo in cui l’effetto serra ha generato una troposfera tormentata da supertempeste, l’innalzamento dei mari, inondazioni, ondate di calore insopportabili e pandemie. Ma a qualcuno viene una “grande idea” per contrastare il riscaldamento globale. Funzionerà? E, cosa altrettanto importante, quali saranno le conseguenze per il pianeta e l’intera umanità se venisse realizzata? Spaziando dal cuore del Texas al palazzo reale olandese dell’Aia, dalle cime innevate dell’Himalaya all’assolato deserto di Chihuahua, Termination Shock – Soluzione estrema riunisce un gruppo eterogeneo di personaggi provenienti da culture e continenti diversi che si confrontano con le ripercussioni reali del cambiamento climatico. In definitiva, la domanda su cui siamo chiamati a riflettere è: può la cura essere peggiore della malattia?
28 novembre 2023 alle 09:20 · Archiviato in Varie and tagged: Clima, Cory Doctorow, Delos, Kim Stanley Robinson, Proteste, Ridefinizioni alternative
Su Fantascienza.com, nell’ambito di Delos250, la segnalazione del nuovo romanzo di Cory Doctrow, The Lost Cause, sul tema dell’emergenza climatica e del cinico e disilluso punto di vista politico che l’autore ha sul mondo del business, motore di questa società:
“Questo romanzo assomiglia al nostro futuro e sembra il nostro presente: è una visione indimenticabile di ciò che potrebbe essere. Anche un futuro parzialmente buono richiederà battaglie politiche spietate e una solida solidarietà tra coloro che lottano per un mondo migliore, e qui l’ho lottato insieme a Brooks, Ana Lucía, Phuong e i loro compagni. Insieme alla scarica di adrenalina ho sentito una forte ondata di speranza. Che vada così”. Con queste parole, Kim Stanley Robinson ha presentato il nuovo romanzo di Cory Doctorow, dal titolo The Lost Cause, incentrato sul tema sempre più rilevante dell’emergenza climatica.
La trama racconta di giovani che devono cambiare il loro presente per poter avere un futuro, perché il cambiamento climatico ha oggi e, ancor di più domani, terribili conseguenze. Ma non tutti sono disposti a credere al mutamento climatico e alle rovinose conseguenze.
Ecco la trama del romanzo di Doctorow: facendo progressi, mitigando il cambiamento climatico, lentamente ma inesorabilmente. Ma che dire di tutte le persone arrabbiate che non ci credono? Per i giovani americani della prossima generazione, il cambiamento climatico non è controverso, è semplicemente un fatto schiacciante della vita. Ma lo sono anche i grandi sforzi per contenerlo e mitigarlo. Intere città vengono spostate nell’entroterra a causa dell’innalzamento del livello del mare. Ovunque stanno nascendo vasti progetti di energia pulita. Il soccorso in caso di calamità, la mitigazione delle inondazioni e delle tempeste, è diventata una competenza per la quale decine di milioni di persone vengono addestrate ogni anno. Lo sforzo è globale. Dà lavoro a chiunque voglia lavorare. Anche quando la politica nazionale ritorna ai leader di destra, lo slancio è troppo grande; questi vasti programmi non possono essere fermati sul nascere. Ma ci sono ancora quegli americani che si aggrappano ai loro berretti rossi da camionista, alle loro lamentele, alla loro rabbia, alla loro nostalgia per l’età d’oro dei fucili d’assalto. Le loro fonti di notizie “alternative” li rassicurano che il loro risentimento è giusto e puro e che il “cambiamento climatico” è una truffa. Sono tuo nonno, tuo zio, la tua prozia. Non andranno da nessuna parte. E Io sono armato fino ai denti.
7 novembre 2023 alle 16:05 · Archiviato in Creatività, Editoria, InnerSpace, Letteratura, OuterSpace, SF and tagged: Alessandro Fambrini, Arturo Fabra, Carmine Treanni, Claudio Vastano, Clima, Delos Books, Donato Altomare, Franci Conforti, Franco Piccinini, Giovanni De Matteo, Linda De Santi, Luca Ortino, Monica Serra, Ridefinizioni alternative, Stefano Carducci
Su HorrorMagazine la segnalazione di Tempesta dal nulla, antologia curata da Luca Ortino e Carmine Treanni sul tema del cambiamento climatico ed edita da DelosDigital. La quarta:
Climate Fiction è il termine con cui, da circa dieci anni, si identifica la letteratura che racconta il cambiamento climatico. Un tipo di narrativa, nata inizialmente all’interno della fantascienza, che ha come motore delle sue storie i profondi mutamenti climatici che il nostro pianeta sta subendo, dallo scioglimento dei ghiacciai al surriscaldamento globale, dalle catastrofiche tempeste all’eccesso di CO² nell’atmosfera. La similitudine acustica tra le abbreviazioni sci-fi e cli-fi non è casuale, perché seppur oggi la climate fiction si è parzialmente affrancata dalla fantascienza è pur vero che molte delle sue opere sono nate in seno a questo filone della narrativa speculativa. Di contro, la science fiction si è sempre occupata di climate fiction, quando questo nuovo genere non era chiamato così.
Tempesta dal nulla presenta 9 racconti di 10 tra i più importanti scrittori italiani di fantascienza, che hanno avvertito l’urgenza di toccare con la loro sensibilità di autori la tematica del cambiamento climatico, cruciale per la vita stessa del nostro pianeta e dell’umanità.
Racconti di Donato Altomare, Stefano Carducci & Alessandro Fambrini, Franci Conforti, Giovanni De Matteo, Linda De Santi, Arturo Fabra, Franco Piccinini, Monica Serra, Claudio Vastano.
22 settembre 2023 alle 18:02 · Archiviato in Accadimenti, Creatività, Editoria, Experimental, Futuro, InnerSpace, Letteratura, Oscurità, OuterSpace, SF, Sociale, Surrealtà and tagged: Carmine Treanni, Clima, Delos Books, Distopia, Giovanni De Matteo, Infection, Luca Ortino, Luce oscura, Ridefinizioni alternative
Post di ritorno (l’ennesimo, che dimostra che non è mai andato via) di Giovanni De Matteo che annuncia la prossima uscita di un’antologia DelosDigital: Tempesta dal nulla, curata da Carmine Treanni e Luca Ortino; il racconto con cui Giovanni partecipa si chiamerà Santuario ed è giusto che ora vi lasci alle sue parole, aggiungendo solo un “bentornato” che è sempre un piacere formulare…
Nell’antologia, sono presente con un racconto che ho scritto nella prima metà del 2022 sullo slancio di un’ispirazione e di una motivazione ritrovati. S’intitola Santuario e parla di cambiamenti su diverse scale, dal tempo profondo della geologia a quello centenario delle società umane, per scendere fino alla granularità frammentata delle vite umane, che tuttavia, a volte, possono ritrovarsi a essere sconvolte dall’arrivo di un fronte d’onda nato nel passato, ma che nell’intervallo di pochi decenni ha saputo guadagnare abbastanza energia da stravolgere ogni cosa, spazzando via certezze che credevamo granitiche e convinzioni che dubitavamo potessero cedere il passo a una consapevolezza diversa. Santuario è, in diverse forme, un racconto sull’energia, il primo su questo tema con cui mi misuro in realtà ogni giorno da qualcosa come sedici anni. Ed è un racconto sul mutamento e sull’evoluzione, dell’uomo come specie e delle società che costruisce.
Credo che sia in fondo un lavoro molto tecnico ma anche un po’ poetico, e anche in questo racchiude la quintessenza di quello che dovrebbe essere il connettivismo. Ringrazio qui i curatori e in particolare Carmine per avermi invitato a partecipare al progetto, offrendomi l’occasione per cimentarmi con un tipo di scrittura per molti aspetti diverso dalla comfort zone a cui ero abituato.
17 settembre 2023 alle 10:19 · Archiviato in Futuro, Interviste, Mood, Passato, Sociale, Tecnologia and tagged: Antropocene, Bruce Sterling, Clima, Infection, La Repubblica, Ridefinizioni alternative
Su Repubblica un’intervista a Bruce Sterling che analizza i cambiamenti climatici legati all’opera dell’uomo; un estratto:
Le giovani generazioni accusano quelli che sono arrivati prima di aver fatto un disastro.
«Non credo che i baby boomers nati nel dopoguerra, nel periodo di massima industrializzazione, abbiano particolari responsabilità. La radice del problema sta nelle innovazioni introdotte da Thomas Edison, Henry Ford e John Rockefeller. Sono tre americani, considerati tre grandi imprenditori, che hanno portato l’elettrificazione, la produzione in serie e fatto fiorire l’industria petrolifera. Sono stati idealizzati a lungo ed erano morti da un pezzo quando abbiamo iniziato a subire le conseguenze delle loro azioni. Anche portare i conigli in Australia a fine Settecento sembrò all’inizio una buona idea, finché non ci si rese conto che stavano distruggendo l’intero ecosistema».
Questo significa che abbiamo sempre fatto danni?
«Più che altro si tratta di avere un po’ di prospettiva storica. George Perkins Marsh è considerato fra i primi ambientalisti americani. Nel 1861, il presidente Abraham Lincoln lo inviò a rappresentare gli Stati Uniti presso il Regno d’Italia nell’anno della sua fondazione. In uno dei suoi libri prende in esame i cambiamenti ambientali operati dall’uomo nel corso dei secoli e cita l’Italia dove, secondo lui, il paesaggio è stato completamente distrutto. Non si capacitava del fatto che non ci fossero più foreste. Insomma, è anche una questione di punti di vista. L’Italia un tempo era ricoperta di foreste. Quale generazione ha rubato quello spettacolo alle attuali? A occhio e croce dovremmo prendercela con coloro che hanno vissuto almeno duemila anni fa. Marsh nei suoi saggi tratta molti temi che stiamo dibattendo anche oggi, ma con una mentalità da uomo ottocentesco. Questo solo per dire che non si tratta di un campo di indagine nuovo».
25 gennaio 2022 alle 11:27 · Archiviato in Creatività, eBook, Futuro, InnerSpace, Letteratura, Oscurità, SF and tagged: Clima, Delos Books, Distopia, Interrogazioni sul reale, Maico Morellini, Ridefinizioni alternative
Su Fantascienza.com la segnalazione della nuova produzione di Maico Morellini, in uscita per i tipi di Delos Digital: La locanda dei sopravvissuti, distopia climatica dalla seguente quarta:
Chi viene qui, ha una storia da raccontare. Sempre. Una storia che lo ha portato lontano da casa, una storia che lo ha reso ciò che è. Una storia di cui si vergogna, o da cui scappa, o che lo insegue. Chi viene qui è un sopravvissuto e sopravvivere non è mai una colpa. E più di ogni altra cosa questo è un posto che ama le storie. Perciò ti chiedo, qual è la tua storia?
27 novembre 2021 alle 17:37 · Archiviato in Cognizioni, Cultura, Passato, Sociale, Storia and tagged: Amedeo Feniello, Clima, Interrogazioni sul reale, Liberismo
Su L’Indiscreto un interessante articolo di Amedeo Feniello che parla di variazioni climatiche e le mette in corrispondenza col nostro presente. L’incipit (pensiero personale correlato, non esplicitato nell’articolo: attenti al business verde):
Alla fine del Duecento, l’optimum climatico medievale chiude la sua corsa. Era durato più di tre secoli ma, ora, adesso, si fa cattivo. I fenomeni di shock climatico si accumulano e l’eccezionalità si trasforma ben presto in consuetudine, che fa virare il termometro verso il basso. I segni che l’optimum fosse giunto al termine si moltiplicano. Le cause? Tante. Variabili. I fattori si mescolano in una trama di cui è difficile seguire tutti i capi. Però, a differenza di oggi, la forza dell’azione dell’uomo su queste variabili fu irrilevante. Le oscillazioni naturali discontinue e capricciose. I vulcani tornano a ruggire, con un’eruzione tra le più violente dell’intero scorso millennio, quella del 1257 del vulcano Samalas, nell’isola di Lombok in Indonesia; ma altre ve ne furono nel 1269, ’76, ’86: fenomeni che impattano violentemente sull’ambiente e innescano effetti imprevisti sia di riscaldamento nelle acque del Pacifico centromeridionale e orientale, con enormi inondazioni in Perù, sia di rilascio negli strati più alti dell’atmosfera di una pellicola sottilissima di solfati di aerosol che scherma i raggi solari, impedendo loro di entrare nell’atmosfera.
Poi c’è il Sole. Una stella capricciosa e poco costante. Il ciclo delle macchie solari è solo una delle sue tante bizzarrie. Proprio alla fine del Duecento il sole si ammala un po’. È il cosiddetto Wolf Solar Minimum, cioè l’energia emessa dalla pila solare rallenta: uno dei tre minima che marcano il periodo che va dal Trecento al Seicento. E succede qualcosa di inarrestabile: «lentamente ma ineluttabilmente le temperature globali e dell’emisfero settentrionale hanno iniziato a tendere nuovamente verso il basso e, così facendo, i modelli di circolazione globale cominciano ad allontanarsi dai livelli raggiunti nel 1240 e 1250».
Non bastano però questi aspetti per spiegare il mutamento. Entrano in gioco due movimenti fondamentali nella circolazione climatica del nostro Pianeta. Sono El Niño e La Niña. Strani nomi. Essi nascono da una pura e semplice osservazione, registrata la prima volta dai pescatori peruviani, i quali notarono che i pesci d’acqua calda tendevano a soppiantare quelli d’acqua fredda al largo della costa del Perù intorno a Natale, da cui il soprannome El Niño, il Cristo bambino. Naturalmente, per indicare il fenomeno parallelo, si usò il corrispettivo femminile: La Niña. Cosa sono? Giganteschi fenomeni di teleconnessione atmosferica in cui l’azione degli oceani si coniuga con quella dell’atmosfera. In genere, El Niño provoca un forte riscaldamento delle acque dell’oceano Pacifico centro-meridionale e orientale nei mesi di dicembre e gennaio, in media ogni cinque anni. Con conseguenze “glocali”, mi si passi il termine, se si pensa che, se nelle aree direttamente interessate provoca inondazioni, in quelle più lontane la sua azione produce vaste perturbazioni, tra cui l’aumento della siccità. La Niña no. Ha l’effetto inverso. Raffredda invece di riscaldare, sempre nelle stesse acque. Entrambi, El Niño e La Niña, innescano una strana danza, fatta di accoppiamenti, riequilibri reciproci, scambi. Con risultati che si riflettono sulla pressione atmosferica del Pacifico: quando c’è El Niño essa è alta; quando La Niña, bassa. Cosa succede alla fine del Duecento? Che una volta che l’emisfero Nord inizia a raffreddarsi comincia ad avere delle ricadute sui cicli del Niño e della Niña con conseguenze letali sul clima del Pianeta e sull’azione dei monsoni, perché l’oceano Indiano e quello Atlantico erano – e sono – legati da connessioni basilari e di lunga distanza. Con mille conseguenze che coinvolgono, ancor di più, natura e uomo in una stessa catena di pericoli, difficoltà, adattamenti, riconversioni. Uno scenario climatico che muta in rapidi decenni. Una delle testimonianze più affidabili? La larghezza media degli anelli degli alberi di tutta la fascia del Pianeta, dall’Asia all’Europa, che si riduce drammaticamente, un segno sicuro che le condizioni ambientali stanno cambiando e in peggio. Un fenomeno evidente dappertutto: in Siberia, in Mongolia, in Tibet, in Cambogia, in Europa.
1 ottobre 2019 alle 15:44 · Archiviato in Cognizioni, Cultura, Passato and tagged: Clima, Costantinopoli, Giustiniano I, Impero Romano, Interrogazioni sul reale, Luce oscura, Malattia
Su L’indiscreto un saggio che indaga a fondo e in modo molto acuto le possibili cause della caduto dell’Impero Romano, individuandole nei cambiamenti climatici e nelle conseguenti evoluzioni delle malattie infettive. Al di là dell’interessante e dettagliata analisi, è sconvolgente la chiosa, che dovrebbe insegnarci molto:
Il nostro mondo è molto diverso da quello dell’antica Roma. Abbiamo la sanità pubblica, la teoria dei germi e gli antibiotici farmaceutici. Non saremo impotenti come i romani, se saremo abbastanza saggi da riconoscere le gravi minacce che incombono intorno a noi e utilizzare gli strumenti a nostra disposizione per mitigarle. Ma la centralità della natura nella caduta di Roma ci dà motivo di riconsiderare il potere dell’ambiente fisico e biologico sulle sorti delle società umane. Forse potremmo vedere i Romani non tanto come una civiltà antica, al di là della nostra epoca moderna, ma piuttosto come gli artefici del mondo contemporaneo. Hanno costruito una civiltà in cui le reti globali, le malattie infettive e l’instabilità ecologica erano forze decisive per il destino delle società. Anche i Romani pensavano di avere il sopravvento sul potere volubile e furioso dell’ambiente naturale. La storia ci avverte: si sbagliavano.
Ecco, in parte, un dettaglio dell’analisi storica. Che mi sento di condividere appieno:
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21 novembre 2016 alle 21:00 · Archiviato in Creatività, Editoria, Letteratura, Recensioni, SF, Sociale and tagged: Bruno Arpaia, CarmillaOnLine, Clima, Distopia, Interrogazioni sul reale, Luce oscura, Proteste
Su CarmillaOnLine una recensione particolareggiata al romanzo Qualcosa, là fuori, di Bruno Arpaia. È un testo
distopico, ipotizza uno scenario futuribile in cui i cambiamenti climatici hanno reso l’Europa una terra desolata, desertificata, e gli abitanti premono verso il Nord Europa, nuova fascia temperata del pianeta. Vi ricorda qualcosa?
Qualcosa là fuori, l’ultimo romanzo di Bruno Arpaia, parla, in forma distopica, soprattutto del nostro tempo, piuttosto che del futuro: non soltanto perché l’intero racconto ruota attorno al reale pericolo del surriscaldamento globale del pianeta, ma anche perché l’autore insiste continuamente sulla fine dell’umanità, intesa sia come razza umana che come humanitas, come sentimento di comprensione, solidarietà e apertura all’altro. Ed è così che, nello specchio dell’Europa del 2070 tratteggiata nel libro, dobbiamo guardare noi stessi. Sembra che Arpaia abbia utilizzato la stessa strategia attuata a suo tempo da George Orwell in 1984: ambientare un racconto nel futuro per denunciare (a cominciare dal titolo, rovesciamento della data della stesura del romanzo, 1948) le problematiche del suo tempo.
Protagonista della storia è il napoletano Livio Delmastro, anziano professore universitario di neuroscienze, che si ritrova incolonnato insieme a migliaia di altri profughi italiani verso l’Europa del Nord. Siamo intorno al 2070 e tutta l’Italia e l’Europa centrale si sono trasformate in deserto. A causa dell’inquinamento, infatti, il pianeta si è surriscaldato e le fasce climatiche aride si sono espanse; il clima temperato, quello che ha sempre caratterizzato la zona del Mediterraneo e l’Europa, ormai, si è spostato a nord, in Scandinavia la quale, insieme al Canada e ai territori settentrionali del Globo, si presenta come l’unica terra abitabile. Il racconto ci mostra, in forma distopica, un futuro che però non è solo fantascienza, purtroppo: la principale denuncia del romanzo è contro la leggerezza con la quale i governanti affrontano il problema del surriscaldamento globale. Come Arpaia scrive in una Avvertenza finale, il suo racconto si basa sugli scritti e sui saggi di numerosi scienziati, nonché sui rapporti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) – e non è la prima volta che lo scrittore si confronta direttamente con la scienza: basti ricordare il precedente L’energia del vuoto (2011), ambientato nel mondo dei fisici delle particelle.
Si tratta di un immaginato scenario futuro apocalittico che potrà essere non troppo lontano da quello reale se non si ridurranno drasticamente e rapidamente le emissioni inquinanti. La narrazione prosegue alternando le vicende di Livio e degli altri profughi in viaggio verso il Nord a quelle di un lungo flashback in cui viene raccontata la giovinezza del protagonista: l’amicizia con Victor e la loro diversità di opinioni in fatto di cambiamento climatico, l’innamoramento con la fisica Leila e la loro successiva convivenza, la nascita del figlio Matias, la decisione dei due giovani di trasferirsi in California per seguire le proprie ricerche scientifiche. Sullo sfondo, l’aumento progressivo delle temperature, l’inaridimento della terra e l’innalzamento del livello dei mari, eventi segnati, periodicamente, da terribili catastrofi naturali.
Oltre, quindi, al ‘macrotema’ del cambiamento climatico, il romanzo ci offre altri ed interessanti spunti di riflessione. Come precedentemente accennato, quell’Europa del futuro che si sta sgretolando sotto distruzioni e disumanità non è nient’altro che uno specchio in cui guardare la nostra società. Quelle migliaia di migranti europei che si muovono verso il Nord come profughi in fuga dalla desertificazione e dalle guerre chi altro sono se non i migranti del nostro tempo, che fuggono dalle guerre e dalla progressiva desertificazione di molti paesi africani e asiatici? E quegli stati, Svezia, Norvegia, Finlandia, Canada ecc. che nel racconto di Arpaia si chiudono a riccio in una Unione del Nord e che, dopo un rigidissimo controllo, permettono l’ingresso solo ai profughi che abbiano già dei parenti sul loro territorio cos’altro sono se non la civilissima, attuale Unione Europea, all’interno della quale si erigono muri e si creano sempre maggiori controlli per impedire l’arrivo di profughi dal sud e dall’est del mondo? E quella specie di campi di concentramento, che l’autore descrive con orrore, come veri e propri inferni, che si trovano sulle coste del Mare del Nord e nei quali vengono rinchiusi i profughi che non riescono a entrare in Svezia, cos’altro sono se non i nostri cosiddetti “CPT”, i “centri di permanenza temporanea”, spesso dei veri e propri lager dove vengono rinchiusi gli immigrati?