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Archivio per Sergio Armaroli

Sergio Armaroli & Steve Piccolo – Listen! MadeRadioArt Anthology | Neural


[Letto su Neural]

Un primo cd con ventuno tracce approntate da Sergio Armaroli, artista sonoro e multistrumentista attivo nell’area free form e sperimentale, seguito da una seconda parte in cui Steve Piccolo propone trenta brani. Due percorsi distinti ma idealmente contigui, che mettono in dialogo generazioni differenti: Armaroli, classe 1972, vibrafonista e improvvisatore, e Piccolo, nato nel 1954, mai dimenticato newwaver degli anni ottanta insieme a John Lurie e Arto Lindsay, poi trasferitosi a Milano, dove ha sviluppato una conoscenza profonda e stratificata della scena avant garde italiana. L’incontro avviene sul terreno comune di una ricerca sonora che privilegia collage e frammenti, con un uso esteso di spoken word, materiali campionati, elementi teatrali ed elettronica di taglio elettroacustico. Il risultato non ha nulla a che vedere con una sequenza casuale di brevi esercizi: si tratta piuttosto di una costruzione complessa, di due radiodrammi realizzati nel 2016 che solo a fatica si riescono a riconoscere come tali. Viaggi sonori dove il testo e la voce, declinata in più lingue, assumono lo stesso peso dei rumori ambientali e dei trattamenti elettronici, componendo paesaggi che rinviano tanto alla tradizione della radio arte quanto alla poesia sonora. In questo senso l’operazione si colloca consapevolmente in una linea che guarda al passato pre-digitale dei due autori, quando l’ascolto e la trasmissione erano ancora esperienze dense, lontane dall’attuale iper-ubiquità della rete. Piccolo annota che “viviamo in un’epoca in cui la capacità d’azione del creatore perde rapidamente importanza, mentre quella dell’utente o consumatore, dell’ascoltatore, del fruitore, acquista rilievo», e sottolinea come il nostro presente sia segnato da «massa critica, iper-ubiquità, eccesso, overkill, economia ed ecologia”. Non è soltanto una diagnosi generazionale, ma un posizionamento estetico: la volontà di restituire alla fruizione un carattere attivo, critico, capace di trovare senso in un flusso di materiali eterogenei. In questo quadro, le tracce firmate da Armaroli e quelle da Piccolo non appaiono contrapposte, ma complementari: le une più vicine a un’idea di partitura astratta, le altre più orientate a una scrittura verbale che si fa musica. Ascoltando i due cd, si coglie una tensione costante fra immediatezza e opacità, fra il desiderio di comunicare e la volontà di mantenere zone di indecifrabilità. Le voci non raccontano storie lineari, ma aprono squarci, citano, accennano a discorsi più ampi, lasciando all’ascoltatore il compito di connettere i frammenti. È questa, probabilmente, la sostanza dei due lavori: non tanto un messaggio univoco, quanto una pratica di ascolto che chiede partecipazione attiva, un attraversamento di suoni e parole che trova senso nella sua stessa frammentarietà.

Pietro Grossi (Sergio Armaroli) – OSTN | Neural


[Letto su Neural]

Un pensiero profondamente radicato nei processi reali, osservati e poi codificati in modelli astratti, ha guidato la carriera di Pietro Grossi: musicista, compositore, teorico e pioniere dell’informatica musicale, fondatore dello Studio di Fonologia di Firenze e figura seminale della sperimentazione elettronica italiana. Scomparso nel 2002, Grossi sosteneva un approccio matematico e procedurale alla musica, anticipando quella che oggi chiameremmo logica algoritmica. Il suo spirito rivoluzionario, pur partendo da una formazione classica da violoncellista, puntava alla liberazione del musicista dagli “strumenti inerti”, cioè gli strumenti tradizionali, in favore di una musica senza esecutori, dove l’ascolto è il centro e la tecnologia diventa strumento di emancipazione. La sua era una visione utopica ma lucida: svincolare la produzione musicale dalla fatica fisica dell’esecuzione, per focalizzarsi sull’organizzazione del suono come esperienza e architettura. In questa nuova uscita di Gruenrekorder, all’interno della preziosa collana Sound Art Series, è Sergio Armaroli a farsi interprete e medium del pensiero grossiano. Compositore, docente e studioso della sua opera, Armaroli ha dedicato anni alla comprensione profonda di quel pensiero, fino a diventarne uno degli interpreti contemporanei più autorevoli. Le sei tracce di OSTN (Ostinati) per vibrafono e nastro non sono semplici esecuzioni, ma vere e proprie traduzioni sonore. Armaroli le definisce “moving soundscapes”: paesaggi sonori in movimento che mantengono la grana specifica di ogni campo come centro di gravità sonora. Il vibrafono, scelto come strumento di risonanza e distanza, diventa un ponte ideale con la visione di Grossi, per la sua capacità di produrre suoni sospesi, sfuggenti, capaci di abitare lo spazio senza dominarlo. Su queste basi s’innesta la serie degli OSTN, dove ogni ostinato sviluppa un’identità sonora distinta. Il primo copre l’intera gamma del vibrafono con un tremolo costante, da lento a veloce. Il secondo dissolve un singolo tremolo in salti intervallati che s’intrecciano col nastro in un legato non-melodico. Il terzo esplora l’aspetto ritmico con pulsazioni lente e costanti. Il quarto, evocativo e immateriale, è descritto da Armaroli come “voce dei morti” o “voci eteriche”. Il quinto è una pausa contemplativa, di sospensione e ascolto profondo. Il sesto e ultimo riporta in scena il corpo, attraverso un’improvvisazione frammentata, “quasi furiosa ma che si diluisce”. OSTN è più di un omaggio: è un atto di trasmissione viva, una dimostrazione di come la ricerca sonora di Grossi possa ancora oggi generare nuovi ascolti e nuove forme di pensiero musicale. Un’eredità che continua a trasformarsi.

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