Archivio per marzo 14, 2026
14 marzo 2026 alle 16:16 · Archiviato in Cognizioni, Empatia, Energia, Passato, Sociale, Storia, Surrealtà and tagged: Anna Perenna, Divinità, India, Roma
AnnaPerenna era una ninfa nell’antica Roma che presiedeva ai festeggiamenti del nuovo anno (domani 15, idi di marzo) ma anche all’approvigionamento dei vivere, la cosiddetta “annona”; IrideDiLuce suggerisce assonanze fonetiche e non solo con la dèa indiana Annapurna, e sappiamo bene come le origini culturali e cultuali più remote di Roma fossero proprio indiane…
Annapurna, la dea del cibo nella mitologia indù, occupa un posto di rilievo nella cultura e nella religione indiana. Nota come la madre divina, è venerata per il suo ruolo nel nutrire e fornire sostentamento. Templi dedicati all’Annapurna si trovano in varie parti dell’India, come il Tempio di Annapurna a Horanadu e l’Annapurna Devi Mandir a Varanasi. Attraverso antichi inni e preghiere, come l’Annapurna Sahasranam Stotram, i devoti esprimono la loro devozione a questa dea.
Nell’induismo il cibo ha un significato sacro e l’Annapurna simboleggia la sua importanza nel nutrimento sia fisico che spirituale.
La dea del cibo nella mitologia indù, è circondata da origini affascinanti e da una ricca mitologia. Secondo antichi testi e scritture, Annapurna è considerata una manifestazione della madre divina, Parvati . È venerata per la sua abbondanza e la sua natura nutriente, che simboleggia l’importanza del cibo e del sostentamento nella vita.
La leggenda dell’Annapurna risale all’epoca degli dei e dei demoni, noti rispettivamente come deva e asura. Si narra che durante un grande tumulto cosmico, i deva furono privati della loro forza e vitalità. Cercando una soluzione, chiesero consiglio al Signore Shiva , che consigliò loro di adorare Parvati come Annapurna, la dispensatrice di cibo e nutrimento. Compiaciuto della loro devozione, Annapurna li benedisse con una scorta infinita di cibo, rivitalizzando i deva e ripristinando l’equilibrio nell’universo.
La mitologia che circonda Annapurna enfatizza ulteriormente il suo ruolo di dea del cibo e del sostentamento. Il suo nome, Annapurna, deriva dal sanscrito, dove “anna” significa cibo e “purna” significa pieno o completo. È raffigurata come una figura materna compassionevole e gentile, che si assicura che nessuno soffra la fame e che tutti siano nutriti. I suoi gesti di grazia e abbondanza hanno consolidato la sua posizione di divinità venerata nelle tradizioni indù.
La rappresentazione dell’Annapurna nei testi e nelle scritture antiche riflette il profondo significato del cibo e della nutrizione nell’Induismo. Evidenzia la convinzione che il sostentamento non sia solo un bisogno fisico, ma anche spirituale.
Attraverso il culto dell’Annapurna, i devoti cercano benedizioni per la buona salute, la prosperità e un sostentamento benedetto. Le storie e le leggende associate all’Annapurna riecheggiano i valori fondamentali della compassione, della gratitudine e dell’interconnessione tra tutti gli esseri.
14 marzo 2026 alle 13:53 · Archiviato in Cognizioni, Creatività, Experimental, InnerSpace, Notizie, OuterSpace, Recensioni and tagged: BandCamp, Germania, Hermann Finsterlin, Language, Traduzioni, Victoria Keddie
[Letto su Neural]
L’Istituto Max Planck per l’Estetica Empirica, situato a Francoforte, è un centro di ricerca scientifica d’eccellenza che si dedica allo studio sistematico dell’esperienza estetica e della maniera in cui le persone percepiscono, elaborano e valutano l’arte e altri stimoli estetici. Le metodologie che questo centro utilizza sono sia di tipo rigorosamente scientifico sia interdisciplinari, al fine di comprendere a fondo, in tutti i loro aspetti, i meccanismi cognitivi, emotivi e neurobiologici alla base delle esperienze estetiche. Proprio dalla collaborazione tra raster-media e l’istituto nasce White Noise, un progetto che in questa sua seconda implementazione vede Victoria Keddie esplorare le dimensioni sonore e cadenzate del linguaggio fonetico, intrecciando e fondendo molteplici modalità – dalla parola scritta alle composizioni sonore, dalle sequenze video all’elaborazione di dati – supportate da algoritmi di apprendimento creati appositamente per questo scopo. Attraverso questa stratificazione di mezzi espressivi, l’artista ci invita a percepire le sottili vibrazioni e i ritmi nascosti che abitano la nostra comunicazione verbale. Il progetto studia il suono degli otto dittonghi dell’inglese americano attraverso registrazioni effettuate con partecipanti di differenti nazionalità. Durante le sessioni di registrazione è stato fondamentale considerare come i suoni fondamentali del linguaggio prendessero forma nella bocca, nella gola e sulla lingua di chi parla, rivelando così quella dimensione fisica e primordiale caratteristica dell’espressione fonetica. Coerentemente a questa impostazione, uno dei maggiori meriti di Victoria Keddie, già co-direttrice per oltre una decade della E.S.P. TV, è stato quello di concentrarsi sull’aspetto parlato del linguaggio e in particolare sulle sue intonazioni oratorie, sulla conversazione e sull’imitazione di specifiche inflessioni, che cambiano a seconda dei contesti e delle emozioni provate. L’opera di Keddie si distingue per la capacità di trasformare elementi fonetici apparentemente banali in un’esperienza artistica immersiva e rivelativa. Traendo ispirazione dall’architetto visionario Hermann Finsterlin, noto per i suoi rendering architettonici speculativi, Pshal P’shaw costruisce un ponte tra la materialità del suono e l’architettura degli spazi fonetici. Questa pubblicazione rappresenta quindi non solo un documento sonoro di valore artistico, ma anche un importante contributo alla comprensione dell’intreccio tra percezione sensoriale, espressione linguistica e identità culturale – temi centrali della nostra ipertrofica contemporaneità.
14 marzo 2026 alle 10:54 · Archiviato in Accadimenti, Cognizioni, Fantastico, Filosofia, Futuro, Letteratura, Mood, Passato, Postumanismo, Presentazioni, Sociale, Storia, Tecnologia and tagged: Controllo sociale, Esoterismo, Impero Connettivo, Mitologia, Produco, Venezia
Ero a Venezia, in questi giorni, per un appuntamento particolare in cui ho fluentemente parlato per oltre tre ore e mezzo di me, di Connettivismo, d’Impero Connettivo e controllo socialpolitico, associato alla Mitologia e alla tecnologia, in combutta con alcuni principi esoterici applicati ad ambiti occulti, mentre trascendenze e olografie quantiche s’insinuano ovunque…
Sono stato molto, molto bene, cosa di cui ringrazio tutto lo staff di cui ero ospite, chi mi ha ascoltato.