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PARIGI, LIBRI E MUSICA – PostPopuli – Il post per tutti
Bel post su PostPopuli dedicato a Parigi e al suo spleen costituzionale, culla per tanti artisti e Movimenti letterari. Un estratto:
Baudelaire ha imbevuto il suo spleen nella grandeur parigina, e l’ha trasformato in pura musica. La sua poesia è ultramoderna – ancora oggi non c’è poesia più moderna – ma con una solennità romana. Parigi nell’Ottocento, città d’avanguardia, città di lumière e dei paradisi delle dame, ma dai colori stesi come un quadro di Renoir, coi colonnati plastici e i solenni spazi vuoti, è entrata nella sua poesia. E anche Cioran, venendo a Parigi, ha travasato l’oro dei suoi cupi succhi slavi negli squisiti bonbon delle sue frasi. Se, come ha osservato Constantin Noica, nessuno si è mai suicidato con un libro di Cioran in mano, forse il merito è anche di Parigi. Perché chi ha confrontato il Cioran in rumeno con il Cioran in francese, ha potuto apprezzare la comparsa di qualcosa che prima non c’era: l’ironia. L’ironia di Cioran, distruttiva e autodistruttiva, sempre deliziosa, un gioco mortale per noi e per lui, è nata a Parigi. Nei libri in rumeno non c’era.
I libri a Parigi sono una dappertutto. Ci sono molte librerie. Piccole librerie. In Italia, i librai indipendenti fanno la stessa vita dei quotidiani indipendenti: sono sempre sul filo della chiusura, sono dei soldatini giapponesi che restano sulle isole anche se sanno che la guerra è finita, perché non son capaci di adattarsi alla pace. La pace, in Italia, è una pace senza libri. O con i pochi libri che tutti leggono. Per fare libreria in Italia ed essere sicuro di non chiudere, devi entrare in franchising. In Francia no. Sono inciampato a ogni strada in una piccola libreria, e ognuna aveva la sua personalità.
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- Baudelaire Gets Baked (theparisreview.org)
IL CONNETTIVISMO E L'”ALTRO” SECONDO GIOVANNI DE MATTEO – PostPopuli
Su PostPopuli un eccellente intervento di Giovanni “Kosmos” Agnoloni sul Connettivismo. Contributo molto approfondito e
lucido, che si concentra sulla principale figura del Movimento, ovvero Giovanni “X” De Matteo. Un estratto:
Il Connettivismo e l’”Altro” secondo Giovanni De Matteo
L’Altro è la persona con cui si interagisce, che spesso è lo specchio di ciò che noi siamo, o non riusciamo a essere o, ancora, non riusciamo a essere insieme. Con questa dimensione, che ha una valenza tanto individuale quanto sociale, la coscienza di ogni soggetto finisce inevitabilmente per rapportarsi. La forte propensione all’indagine psicologica e sociale che il movimento connettivista manifesta nelle sue varie voci trova in questo universo un campo di esplicazione ed esplorazione di assoluta importanza. In particolare, qui emergono i tratti di maggior contiguità e interazione con la letteratura postmoderna, che, sulla scorta degli elementi di fondo già presenti nel modernismo, ha trovato nella dispersione dell’identità individuale uno dei suoi aspetti più importanti. Emergono inoltre alcune parole-chiave care a questa tradizione, non meno che a quella del Cyberpunk, come distopia e interfaccia.
La distopia, ovvero l’utopia negativa, di fatto rientra già negli aspetti salienti della riflessione sull’ambiente, e segnatamente sul kipple, ché la catastrofe ambientale è senza dubbio uno dei risvolti distopici più preoccupanti della visione del (prossimo) futuro. La cosa che più mi interessa sottolineare fin da adesso, però, è che questo contatto con l’Altro si spinge fino a sfiorare l’Oltre della morte. È questo il tema al centro delle opere più importanti di Giovanni De Matteo, il romanzo Premio Urania 2006 Sezione π², ma presente anche nel suo spin-off Sulle ali della notte e nel suo sequel Corpi spenti.
FRANCESCO D’ISA, “ANNA. STORIA DI UN PALINDROMO” – PostPopuli
Su PostPopuli una recensione al nuovo libro di Francesco D’Isa, Anna. Storia di un palindromo. Francesco è uno degli asrtisti grafici che hanno accompagnato il Connettivismo fin da prima dell’inizio, e diffondo con enorme piacere la rece di Giovanni “Kosmos” Agnoloni.
Anna. Storia di un palindromo è, fin dal titolo, un gioco di rinterzi e di specchi. Gioco intellettuale e raffinato, beninteso. La vicenda della “visionaria” protagonista, colpita da un piccolo angioma cerebrale e operata con un’avanzatissima tecnica dal neurologo Ezio, che però commette un sia pur minimo errore, s’intreccia sottilmente con le complicate dinamiche mentali ed emozionali del dottore.
Le strane frasi sul proprio passato che, dopo l’operazione, di tanto in tanto Anna pronuncia, in fondo, non sono che il pretesto per una serie di intrecci onirico-sentimentali che, lungi dall’essere scontati, sono fortemente aderenti alla dimensione del quotidiano.
Tuttavia, D’Isa, che è anche un brillante artista visuale, esplora i recessi della quotidianità con la ricorrente presenza – e direi quasi “iniezione” – di elementi trasversali, che non definirei fantastici tout court, ma – non dimenticando le illustrazioni realizzate dall’autore per un recente numero della rivista NeXT (il 18°) –, quantomeno consonanti con la poetica del movimento connettivista. Intendiamoci: Francesco D’Isa non vi aderisce espressamente. Dalle sue righe, però, senza dubbio traspare una sensibilità in parte affine a certi spunti propri del Connettivismo, o almeno della sua componente più vicina allo spirito del surrealismo – senza trascurare una certa qual aura crepuscolare, che pur è presente nelle pagine di questo autore, e che è un altro dei temi portanti del movimento.
CORTE NERA, RECENSIONE: LIBRO NOIR NELLA SALERNO ANTICA
Su PostPopuli la recensione di una piccola raccolta di racconti dedicata a Salerno, Corte Nera. Libro che mi ha incuriosito, di cui riporto qualche stralcio della rece, magari interessa pure a qualche altro lettore:
Gli autori di questa che è una raccolta di racconti impastano le loro storie all’ombra dell’unico ambiente superstite del mirabile palazzo fatto edificare dal principe Arechi II, all’indomani della caduta del regno longobardo d’Italia nelle mani dei franchi di Carlo Magno. Quattro racconti di altrettanti autori suddividono l’opera che esibisce in un intrigante fil rouge, un tassello della Salerno antica che solo in parte è stato strappato alle viscere della terra. La location è Larghetto San Pietro a Corte, davanti a quanto rimane, cioè, della Reggia che Arechi II volle costruirsi quando scelse la città come Ultima Thule dei longobardi.
E a quell’epoca si rifà Tina Cacciaglia, autrice del primo racconto, “Gemma”, che prende il nome dalla protagonista, implicata suo malgrado in un omicidio della quale non è responsabile. Siamo nell’anno 785 d.C. e un mistero si cela nelle penombre dei conventi e delle mura, nel pieno della Salerno Longobarda. I nomi che il lettore incontra sono tutti rigorosamente longobardi a cominciare da ruoli dai nomi bizzarri quali archiatra, ossia il medico di corte, e il marhpais, il comandante delle guardie. Sarà quest’ultimo a morire sotto il colpo di un’arma tutta medioevale, la sagitella utilizzata per i salassi in un’epoca che non conosceva né penicillina né anestesia. Affilata e a doppia lama, la sagitella attraversa tutti i racconti di “Corte nera” vuoi come arma di un assassinio, vuoi come oggetto da collezione serbato dall’antica Scuola Medica salernitana. “Gemma” è un “noir” medioevale sul quale nulla possono né il principe Arechi né sua moglie Adelperga. La protagonista accusata di omicidio è un’allieva dell’archiatra molto pratica con le erbe e quotata nella corte longobarda di Salerno. Chi ha ucciso Lupo, il marphais del principe? E, poi, perché? Il giallo si dipana in un Medioevo che alterna buio ed ombre alla luce e vede il giudice Folco nelle vesti anche d’investigatore. Lui scoprirà la verità, ma sarà troppo tardi per la sfortunata Gemma.
ESSERE VEGANI, COSA SIGNIFICA? EVOLUZIONE FA RIMA CON ALIMENTAZIONE
Quoto questo post uscito su PostPopuli. C’è bisogno di ciò, bisogna smetterla con le crudeltà su chi non può difendersi. Basta mangiare cadaveri…
Essere vegani, cosa significa? Evoluzione fa rima con alimentazione
Io sono vegana, e non mi sento orgogliosa di esserlo, fiera o privilegiata, perché è il mio stato naturale. È un sentirsi al posto giusto, in armonia con se stessi e con l’esistenza.
Vedere camion carichi di animali stivati con biglietti di sola andata, mi rattrista e mi commuove fino alle lacrime, esattamente come davanti alle immagini di uomini, donne e bambini, deportati, maltrattati e uccisi, in ogni epoca della brutale storia umana.
Spiegatemi perché la radio, la televisione, l’uso del petrolio, internet, l’iPhone, l’iPad, il Suv e le carte di debito, possiamo annoverarle come frutto dell’evoluzione e l’essere vegani è una pratica estremista?!
“Ma essere vegana non è naturale!” (mi risponde l’essere umano).
Ma quindi fammi capire, essere umano, è “naturale” che tu possa volare?
È “naturale” che tu possa correre a 180km/h?
È “naturale” che tu possa vedere e sentire, immagini riprodotte attraverso uno schermo?È “naturale” che tu ti faccia tirare la pelle, fino a diventare più liscio di una barbie?
È “naturale” morire di malattie cardiache, di tumori a qualsiasi età della tua esistenza?
È “naturale” che tu spenda dei soldi che non hai e che passi la tua vita a lavorare per pagare debiti generati da falsi bisogni?Perché accogliamo macchine sempre più veloci, materiali sempre più resistenti e computer sempre più potenti?
Non sono questi prodotti dell’evoluzione umana?
Perché se è esistita l’età della pietra, l’età del fuoco, del bronzo, non può esistere l’età del veganesimo?
Cosa credete che abbia portato i nostri avi e antenati da uno stadio primitivo e rudimentale, ad uno stato di confort e benessere?
È stato null’altro che un processo evolutivo. Un processo fortemente naturale che porta ogni specie vivente ad “adattarsi” per sopravvivere.
E infatti, se non è per etica o compassione (è ormai risaputo, da numerosi studi scientifici che gli animali provano emozioni quanto e come noi, che ricordano, che soffrono, che provano dolore e paura, perché la Vita è Vita!), che si vuole diventare vegani, lo si faccia almeno per il buon senso e per la propria salute.
Sempre più medici, davanti a malattie di ogni genere, cambiano l’alimentazione escludendo carni e derivati, come i latticini, invitando ad una dieta vegana.
Credo, mio caro essere umano, che tu debba rivedere abbondantemente il concetto di “naturale” e prendere consapevolezza che la vera “evoluzione” è portatrice di benessere, rispetto e Amore, per la Vita intera e non il perpetrare della tua egoistica ignoranza!





