HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per settembre 11, 2012
Inspiegabili al postumano
Ogni sintomo della febbre riporta rivoli di sudore e lucido sulle tue gote, è la comprensione dell’immensa fatica che occorre per andare oltre, altrove, insieme alle altrimenti dette conoscenze che tali non sono, perché inspiegabili al postumano.
Pink Floyd – Careful With That Axe, Eugene
Inaspettato, come un maglio acido e oscuro, terrificante. Mi sciolgo nel deliquio dell’altrove che mi culla.
Dreamworking/Suono Sacro Sogno « WSF
Segnalo questo interessante post apparso su WSF. In breve, è la descrizione di un tentativo di letteratura e musica olistica – e non solo – per determinare stati di coscienza superiore raggiunti anche attraverso il sonno e il sogno. Autore dell’esperimento è Vinz Notaro e la sua Orchestra Esteh.
Il saggio di 72 pagine è scritto in un modo così scorrevole e lucido che dà la possibilità di essere letto interamente in una sola giornata; anche se è preferibile leggere il testo adagio per non perdere nessun elemento.
I cinque capitoli principali ci forniscono una spiegazione magnifica del mondo onirico e delle sue relazioni e rispondenze con il piano che definiremmo fisico; in particolare, nei primi tre si analizza il sogno nella sua più profonda essenza, con richiami alla cultura orientale ma anche a quella greco-romana e soprattutto alla moderna psicologia freudiana, junghiana e hillmaniana.
A seguire si fa presente di come l’autore notò l’influenza del suono sui sogni, e vengono condivise le considerazioni interessanti che lo hanno portato alla creazione del progetto musicale Dreamworking (che in realtà è il quinto album del suo progetto solista ritual noise – Orchestra Esteh – e che fa tutt’uno col saggio, costituendo l’altra faccia dell’opera).
Intervista a Giovanni Agnoloni | Temperamente
Segnalo questa bella intervista a Giovanni “Kosmos” Agnoloni uscita su Temperamente.it. Estrapolo, come sovente faccio, alcuni passaggio esplicativi del tono della chiacchierata, sperando di incuriosirvi a sufficienza perché, come dicevo, l’intervista è estremamente godibile.
Sei uno dei maggiori studiosi di Tolkien. Quale, tra gli autori che dopo di lui hanno scritto fantasy, pensi che si sia avvicinato di più alla sua profondità tematica o alla sua capacità di inventare mondi?
Premesso che sei stata molto generosa nell’inserirmi tra i massimi esperti (ho solo curato, tradotto e partecipato a una raccolta di saggi, Tolkien. La Luce e l’Ombra, ed. Senzapatria, dove sì c’erano alcuni tra i massimi studiosi mondiali), devo dire che non sono un esperto di fantasy. Sono, appunto, uno studioso di Tolkien, che ha sempre affrontato questa dimensione con lo sguardo rivolto al mondo reale, proprio perché affascinato dalla sua capacità di trasportarci lontano per poi riportarci qui, rinnovati (tanto che per lui la Terra di Mezzo era l’oikoumene, ovvero “il mondo abitato dagli uomini”: né più né meno il nostro, solo colto in un’epoca lontanissima – così lontana da assumere le sfumature di un sogno archetipico, direi). Dunque, in effetti il fantasy in quanto tale (e soprattutto il fantasy “escapistico”, quello che genera soltanto una Fuga e non contribuisce a far comprendere meglio la realtà) non m’interessa in modo particolare. Molto meglio la fantascienza, da Asimov a Dick a Gibson, per citare tre grandi maestri alla radice anche della mia adesione al movimento connettivista, la cui poetica ha ispirato quello che è il mio primo romanzo, Sentieri di notte, in uscita a ottobre per Galaad Edizioni (nella collana “Larix”, curata da Davide Sapienza). Con questo libro mi converto alla narrativa. Come saggista, credo di aver già detto quello che avevo da dire, e tutto il resto passerà meglio attraverso delle storie. Del resto, anche per Tolkien il compito di uno scrittore era fondamentalmente quello di scrivere storie.

