Archive for the ‘-sole schegge-’ Category

ottobre 3, 2014
Se leggo un libro che mi gela tutta, così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia.
Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia.
È l’unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?

(Emily Dickinson)

settembre 28, 2014

(…) Ma ora liquido non posso
non posso camminare

 

(Lorenzo Calogero)

settembre 28, 2014

Dopo la meraviglia
passò simile a se stesso un misterioso accordo
un ricordo.

 

(Lorenzo Calogero)

Maggio 2, 2014
Non posso mai leggere tutti i libri che voglio. Non posso mai essere tutte le persone che voglio e vivere tutte le vite che voglio. Non posso mai esercitarmi in tutte le abilità che voglio. Io voglio vivere e sentire tutte le sfumature, i toni e le variazioni di tutte le esperienze fisiche e mentali possibili nella vita. E sono orribilmente limitata

(Sylvia Plath)

Maggio 6, 2013

tuttavia, chi vuole sapere

di questa bocca pallida, questo

rossetto cremisi chi

delle mie corde vocali da travestito del mio amaro ritmare

l’occhiata in tralice che oltre la spalla getto

alle grandiose strofe e antistrofe

il mio canto, il mio ululato, i sacri resti delle mie unghie,

dei capelli, la mia dissenteria, la mia scandalosa gola allegra

la colonia penale del mio davanzale senza uccelli (..)

 

(Adrienne Rich)

Maggio 5, 2013

Silenziose limousine vanno incontro a jet che atterrano sulle
Montagne Rocciose. Saune, spessi teli immacolati, vasi
di tuberosa e gelsomino, vini pregiati attendono dopo lo
sci.

Stanze di mogano e pelle, conversazioni aperte in codice
internazionale.    Cosce e natiche da aprire più tardi a
seconda degli accordi.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, lei combatte da sola
un grande piumino, rinfodera pesanti cuscini con nappe.
Un letto dopo l’altro.     Di notte, nella sua stanza,
rinfresca le braccia sfinite.    Riposa le gambe.

Altrove, nell’Andhra Pradesh, un altro agricoltore ingerisce
pesticidi.

(Adrienne Rich, frammento da Bozza #2006)

Maggio 5, 2013

Arrotolo una ciocca dei tuoi capelli
alle dita la lascio cadere
sul cuscino   la porto alle narici
respiro il tuo corpo intero

Dormire con te dopo
settimane di separazione    com’è normale
eppure    dopo mezzanotte
voltarmi e passare il braccio
lungo la tua coscia
ranicchiata nel sonno
che fragile meraviglia

(Adrienne Rich, frammento da Memorizza questo)

novembre 20, 2012

“Hapax”, da “hapax legomenon”, ossia “detto una sola volta”, è una parola di cui si possiede un’unica attestazione all’interno di un sistema linguistico o di un dato corpus. Ogni poesia è un apax, in quanto è sempre unica, sola, eccezionale. Un testo poetico può dirsi tale perché, letteralmente, senza eguali.
Inassimilabile a medie, statistiche, diagrammi caratteristici della produzione in serie, l’opera d’arte, commovente fossile, giace raccolta nella sua aura come l’insetto dentro la sua ambra, impronta digitale, prodotto individuale fatto a mano e fatto per passare di mano in mano.

(Valerio Magrelli)

novembre 20, 2012

Ognuno di noi, per tutta la durata della vita, non smette di stupirsi di essere precisamente colui che è. Il dramma dell’unicità è inesauribile e insolubile.

(Emil Cioran)

ottobre 25, 2012

Ho sentito la poesia crescere come il corpo,
diventava qualcosa di intimamente attivo.

(Andrea Zanzotto)


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