Archive for the ‘giulia rusconi’ Category

aprile 5, 2020

Domando da dove viene il male
e con le dita aperte indica
l’osso occipitale. La testa
dice mi si sta aprendo di dietro,
la lava inonderà il cuscino
poi cade la parola nel fondo
scuro dei suoi occhi di china
quando la cara morfina passa
dalla mia mano al suo corpo.
Benedetto il riposo che lo stende
supino, e ad occhi aperti dorme
e i sogni li vede vicino.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Linoleum (Amos Edizioni, 2017)

marzo 17, 2020

Solo tu mi consoli, fingi
che tutto sia intero – l’amore
ha tanta pietà così tanta
è così buono con me –
che morbidezza – con le dita
mi ridisegni il corpo, mio amore,
anche il mio corpo all’improvviso
mi sembra di nuovo intero.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Suite per una notte (Lietocolle-Pordenonelegge, 2014)

UN ALTRO OGGETTO DI SCENA

gennaio 27, 2020

Posacenere rotondo
bianco come la spuma delle onde
azzurro come le barche
dei pescatori al largo nel sole
di giugno – tutte immagini perfette
da abbinare a lui, dietro abbronzato
e paziente come chi va per mare
così seducente nello schiacciare
il filtro con dita brune
che a poterle assaggiare – tutti
lo sanno – saprebbero di sale.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Atto unico (Valigie rosse, 2019)

SCENA

gennaio 23, 2020

Di lei seduta si notano:
capelli castani raccolti, lunghe gambe
e quel modo un po’ manierato
di muovere i polsi quando parla.
Lui è piccolo magro seduto composto
dalla scena balzano fuori
gli occhi intelligentissimi scuri
che a volte in modo inaspettato
tutto il pubblico all’unisono come
una sola persona trattiene il fiato.
I due stanno a debita distanza
come la situazione richiede
e la stanza appare quasi normale
se non fosse che entrambi
senza rendersene conto parlando
si sporgono piano piano pianissimo
un poco l’uno verso l’altro
sopra il tavolo. Si raccolgono
sul legno che fatto in mille pezzi
basterebbe per una casettina
minuscola: un letto una cucina
e i due, vicini, proprio attaccati.
Ma la casa non si può costruire.
Allora accade così: proprio lì,
sullo spazio di legno fra gomito
e gomito di lui/lei, viene deposto
come un ente sacro il desiderio:
è invisibile, ma tutti proprio tutti
lo sanno che c’è, senza un perché,
è evidente come un mattino chiaro
come un gusto una mano
un pezzo di pane quando si ha fame.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Atto unico (Valigie rosse, 2019)

Maggio 19, 2019

Io li conosco tutti i degenti
di tutti i bar – c’è chi si abbandona
a larghe risate chi
costruisce filosofie complesse
c’è chi piange su un amore finito
c’è chi piange su un amore finito
chi improvvisa buffi pezzi di teatro.
Io tra loro sono la più sfrenata
anch’io con il mio camice di ordinanza
anch’io uguale agli altri
e la follia arriva a tali livelli che vorrei
infermieri a tenermi braccia a gambe
un morso in bocca una benda
– meno male che i farmaci qui
sono legali ed economici e in sere fortunate
trovo qualcuno che mi offre tutto.
Ah bizzarra confusione delle sere
in cui si è tutti insieme col bicchiere
pieno – ultimi a lasciar la festa.
Amici vedete io ho un male
che mi ostino a curare da me
– al bar la notte
si perde dentro il mio bicchiere
che è fondo, non vedo mai la fine.
Non dite che fa male
al fegato ai reni, non capite, qualcosa
si dovrà pur sacrificare.
Mi ricovero ogni sera in qualche bar
mi dimentico mi perdo via: questa
la mia cura e la mia malattia.

Rusconi Giulia (Venezia, 1984), da Suite per una notte (LietoColle-Pordenonelegge, 2014)

“Perché collezioni dei padri?”

dicembre 4, 2012

“Perché collezioni dei padri?”
Per averne tanti, per averli tutti.
“E ci staranno nella tua stanza?”
Ma io li aprirò li infilerò
uno dentro l’altro come
matrjoske e io la grandissima
li metterò tutti dentro di me.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da I padri (Ladolfi, 2012)


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