Archive for the ‘claudio damiani’ Category

ottobre 4, 2019

Adesso vorrei che fosse tutto ricoperto
come si seppellisce un morto,
che della terra fosse portata, e ricoprisse la casa,
le stanze piene di terra,
che fosse ricoperto il canale,
e solo scavando si riscoprirebbe un giorno la strada,
si ritroverebbero i fili d’acciaio, arrugginiti, della luce,
si capirebbe, forse, che quel villaggio era una miniera,
scavando ancora si riscoprirebbero le gallerie
scendendo sotto nella terra rossa,
si riscoprirebbero cose
che io non ho mai visto.

Claudio Damiani (Foggia, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)

settembre 19, 2019

Sì, ho cercato
ma adesso vorrei vagare
solo vagare
senza cercare.
Si, qualcosa ho trovato
cioè non proprio trovato,
qualcosa m’è passato vicino,
girandomi ho visto la coda
ma non mi va di inseguirlo,
ecco, lasciamolo stare, lasciamolo correre
dove gli pare.
Adesso vorrei essere io
questa cosa che appare non vista,
vorrei essere io questa cosa che vaga
e che ti sfiora, ti passa accanto nel sonno
mentre dormi, mentre mangi, mentre leggi
ti passa accanto e ti accarezza
o ti dà un bacio veloce
tu non fai a tempo a accorgertene
che già non mi vedi più.

Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957), inedito

Maggio 19, 2019

Monte Soratte, se ti guardo col mio tempo
tu sei sempre stato e sempre sarai
ma se ti guardo con un tempo più lungo
anche tu morirai
diventando completamente piatto,
ogni giorno infatti diminuisci di un poco
e verrà il giorno che non ci sarai più;
se non, prima che questo accada,
succeda qualcos’altro che ti distrugga
o ti trasformi, infatti come a noi può cadere una tegola
da un momento all’altro, così a te un asteroide
può colpirti, o altri mille accidenti
possono capitarti. Ora tu hai sei cime
e sembra che tu le abbia da sempre
ma c’era un tempo che ne avevi sessanta,eri lungo fino a Sant’Angelo Romano
e non ti eri rotto in più punti ancora
e non c’era ancora il Tevere
in mezzo a te. E prima ancora?
Be’, prima ancora non eri neanche un monte,
eri terra piatta che si faceva su un fondo
marino giorno dopo giorno. Adesso sei bello, sembri
perfetto
ma sei stato bello anche in altri momenti,
posso immaginare che sei stato bello sempre
anche se non ti ho visto
quand’eri lungo e non c’era ancora il Tevere
e quand’eri basso ancora, che la terra si alzava
lentamente
e tu crescevi ogni giorno. Ti guardo
dalla Quadrara delle Aquile, la tua cima a nord,
ogni giorno perdiamo qualcosa, tutti e due,
ma stiamo qui, non ci muoviamo,
tu ti distendi al sole, io sopra di te,
due oziosi difficili da scalzare.

Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957), da Cieli celesti (Fazi, 2016)

Qual è il tuo nome?

giugno 30, 2015

Qual è il tuo nome?
Qual è il tuo nome.
Qual è il nome di quell’uccellino
che s’è posato ora sul marciapiede
e becca qualcosa dal terreno?
E adesso a scuola, mentre le ragazze scrivono
guardo sul registro i loro nomi
che non avevo ancora visto.
Ed ecco, per alcune mi sembrano strani,
come diversi da loro;
e penso tra me: ragazze, io vi avrei dato un altro nome,
ma non dico queste parole.
E guardo la loro libera gioia
come una cascata luminosa
che per il tempo si sparge,
come semi che si dividono
e tutti insieme poi si raccolgono.

Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)

giugno 16, 2015

Che bello che questo tempo
è come tutti gli altri tempi,
che io scrivo poesie
come sempre sono state scritte,
che questa gatta davanti a me si sta lavando
e scorre il suo tempo,
nonostante sia sola, quasi sempre sola nella casa,
pure fa tutte le cose e non dimentica niente
– ora si è sdraiata ad esempio e si guarda intorno –
e scorre il suo tempo.
Che bello che questo tempo, come ogni tempo, finirà,
che bello che non siamo eterni,
che non siamo diversi
da nessun altro che è vissuto e che è morto,
che è entrato nella morte calmo
come su un sentiero che prima sembrava difficile, erto
e poi, invece, era piano.

Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)


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