Archive for the ‘emilio piccolo’ Category

gennaio 15, 2020

per il resto, dicembre non è il mese dei ripensamenti

e la libertà è un lusso che ti fotte

ma il mio cuore è solo un muscolo

e non possiede né tatto né sapienza

non sa che farsene di odori e di sapori

si limita a riciclare un sangue che è sempre lo stesso….

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

giugno 18, 2019

se un giorno tu mi confessassi

che in sette giorni che è poi il tempo necessario

a dio per fare il mondo e riposare

non è possibile vivere vent’anni

per poi farne a meno

quasi fossero la rosa di una notte di aprile

da abbandonare

all’acqua livida della laguna

perché rimanga nel cuore e nella memoria

perché ci confermi

che troppo abbiamo letto

e non sappiamo fare a meno

della  letteratura

e questo proprio quando non c’è più bisogno di  poesia

e la bellezza ha smesso di mediare

tra il cuore e il cervello

perché ce l’abbiamo tra le mani

perché ormai i nostri occhi

vedono la sostanza delle cose

le intuiscono quasi fossero attributi di un dio

che è finalmente buono

e ci concede la saggezza di capire

che a guardarla venezia è solo un pretesto

un pezzo provvisorio del mondo

su cui esercitarsi

mettere alla prova gusto e olfatto e tatto

il cuore il cervello

una sensibilità, amore, che non sa più

cosa farsene

dell’assoluto e del relativo

del tempo che saltella tra passato e futuro

della memoria in cui abbandonare o fissare

le cose che ami

degli oroscopi dei vaticini dei tarocchi

dove ad essere impiccato è sempre l’impiccato

una sensibilità, insomma, che s’appende

all’ultimo faro della notte

e al primo battello che passa

per andare là dove tutte le cose vanno

nel buco nero del vivere

a partire dal quale

tutto

anche non amarsi più

ha un senso

bene, se questo giorno venisse

senza chiedere permessi e con lucida follìa

io ti direi per l’ultima volta

ti amo.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

Il tempo attende

giugno 14, 2019

Portami via da qui, mi ha detto.

Avrei voluto chiederglielo io.

Nell’indecisione siamo rimasti dov’eravamo.

A fare due chiacchiere,

a parlare di come è difficile non essere da nessuna parte.

Poi a un certo punto mi ha detto:

hai visto come è veloce il passato?

Ma i giorni passano per tornare.

E ti accorgi che già li hai vissuti tutti,

come i sogni. E le donne.

Finisci col dirti: ma questa io l’ho già amata.

Ma qualche volta siamo troppo affamati per accorgercene.

È allora che chiediamo in prestito

un’altra settimana per rimediare all’errore.

 

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

febbraio 13, 2018

C’è solo questa casa a ricordarmi che sono esistito.

Per più di quaranta anni.

Perché è da tanto che esisto.

Se ti dicessi che tutto sommato me la cavo bene,

rideresti, o sorrideresti.

Tu pensi che io non ho saggezza né buon senso,

e so solo tirare lo sciacquone sui miei sogni.

Tu pensi sbagliato, tu non pensi.

Tu…

Quelle che mi sono scopate in questo letto,

erano tutte simili. Capivano che prima o poi

dovevano andare via, e lasciarmi solo.

Perché era così che io volevo.

E tutte hanno pensato che io fossi bene o male

un poeta, buono per gli incipit,

quando è bello immaginare

che dio questo mondo

l’ha fatto per noi e su misura per noi.

Buono per un’ora di vita fuori e senza misura.

Per un’ora che le mani

hanno più parole che le labbra.

Per un’ora che ti convinci che puoi fare a meno

di dio, del mondo e della cocacola.

Ma poi ci vuole qualcosa che ti renda stabile,

che non ti faccia ballare non appena suona la musica,

da renderti insensibile quanto basta

per sopravvivere.

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Beatrice. My heart is full of troubles”

La jeune fille

novembre 22, 2017

La jeune-fille ha progetti per il suo futuro

vuole che sia uguale a questi giorni

che le basta poco per dimenticare ogni dolore

e io penso che non sia giusto convincerla

che le cose spesso ci sfuggono di mano

oggi, per esempio, è vestita elegante

c’è il sole e lei che non ha mai letto Eliot

non sa che aprile è il più crudele dei mesi

la primavera è un suo diritto, perdio,

e non ha dubbi al proposito

non dubita neanche che prima o poi

incontrerà qualcuno per cui contare qualcosa

e le dica amore mio anche se le cose vanno male

poi magari non saprà cosa farsene

e resterà sola davanti alla felicità

dimenticherà quello che vorrà

e qualche volta si stupirà ricordando il volto

del primo ragazzo per cui non ha dormito

ora pensa che questo non accadrà mai

ma non è giusto convincerla

che nessuno amore e nessun dolore dura per sempre

e spesso si è felici o infelici senza che ce ne sia motivo

appoggia il volto sulla mano

e mi guarda scrivere una poesia che a cinquant’anni

è ciò che resta di uno che alla sua età

aveva progetti per il suo futuro

non voleva questo?, mi chiede

sì, era questo che volevo

solo questo

(Emilio Piccolo)

VI

giugno 17, 2016

anche domani e l’altro
saranno le parole a strutturare rapporti e sguardi
e occhi a spillo a spingere dentro i sogni
donne bambini soldati come in un cinema dopolavoro
e memorie antiche di prove d’amore
con le ginocchia che tremano alle mani
mentre i venti ancora ci portano la primavera
e ai dadi i lupi di mare si giocano santi e donne
senza ai santi credere né alle donne
o che siano le alternanze dei pari sulla ruota di napoli
primo estratto alle 16.30
a regolare la vita che s’impantana
mentre tu ti abbandoni tanto per averci l’estro
per non cambiar divano e dei
a idee appese ad asciugare
a cose andate a male
a discorsi letti tutto d’un fiato
per capirci una volta per tutte quel che c’è da capire
dove finisca il volto per esempio
e l’immagine allo specchio e lo specchio
o se per un great dream fatto alla buona
sia giusto barattare l’anima col cervello
o più semplicemente convincersi
che è l’ora di lavarsi i denti
di augurare a tutti la buonanotte

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Les arrangements”

Animali feriti

giugno 12, 2016

Siamo stati sugli scogli, ieri.

A prendere un po’ di sole e a sentire

come può essere la vita quando ne hai mangiata abbastanza.

Curiosi di capire se ne abbiamo ancora voglia.

Animali feriti, incerti se rintanarsi per paura in un luogo sicuro

o andare fuori a vedere se le stelle sono ancora lo sputo di dio.

Poi abbiamo parlato di altro: del sabato sera,

e di com’era buffo il grassone che sugli scalini, a occhi quasi chiusi,

ascoltava un giovane di belle speranze che leggeva Carver.

Abbiamo scritto qualcosa, su di lui e sulla coppia

che si sbaciucchiava e si vedeva chiaro che avevano voglia

di altro. Forse anche noi avevamo voglia d’altro.

Ma abbiamo taciuto. Per pudore, non so, o solo perché

certe cose vengono quando vengono, e non è detto

che sia sufficiente uno scoglio o un po’ di sole

a farci dimenticare che stiamo ancora soffrendo

per cose di cui potremo ancora soffrire.

E così ho finito per scriverci su una poesia.

Come sempre. Ma è la prima per te,

e per questo è un po’ speciale.

È come andare in bici dopo quindici anni,

o sentirsi goffi, e impacciati, al primo appuntamento d’amore..

Poi, mi dico che questo è successo a migliaia di uomini, e donne,

prima di me, e te. Mi dico che così va la vita,

e bisogna essere proprio presuntuosi per credere

di essere sempre e comunque fabbri del proprio destino.

Poi ti vedo andare via, e resto lì a chiedermi

se domani avrò il coraggio di chiamarti.

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Beatrice. My heart is full of troubles”

giugno 10, 2016

Monet negli ultimi anni, diventato cieco, dipinse sempre la stessa cosa,
uno stagno di ninfee colorate, come se non ci fosse altro da dipingere o scrivere
che quella felicità senza paura di cui sono fatti
i minimi spostamenti d’ombra del giorno.
Ma lui, si sa, era un artista borghese, e non ha mai veramente sputato sangue
per pagare l’affitto o per far quadrare i conti alla fine del mese. In occasione
della guerra franco-prussiana scappò disertando ad Amsterdam, dove si nascose
dipingendo i canali fino a Comune terminata. Anch’io diserto continuamente,
l’arruolamento nelle file dei distinti rappresentanti di realtà non fa per me,
solo ci sei tu come un lago di ninfee e le tue minime variazione di luminosità

Ore 12.30, Via dei Serpenti, ascolto la tua voce da duecento chilometri
di distanza, nel traffico dell’ora di punta. Ti manco tanto, anzi no,
vorresti stringermi tra le tue braccia, forse sarebbe meglio non ci vedessimo più.
Cazzo, certe volte vorrei essere cieco e sordo, guardare gli umani
dalla penombra antidiluviana di una cataratta da rettile, vedere se per caso
le cose che fanno e dicono hanno lo stesso peso specifico e soprattutto
la stessa velocità della luce. Nel frattempo ripenso al cielo burrascoso di Le Havre,
vasto come la tenerezza che sento per te,
capace di contenere anche le cose più sordide,
come scopare in piedi nei cessi della stazione. E’ allora
che mi decido a lasciarti nella segreteria un ultimo disperato messaggio d’amore,
ma non è un caso se mi escono solo queste povere insignificanti parole:
aspettando di risentire presto la tua voce, baci.

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Beatrice. My heart is full of troubles”


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