Archive for the ‘anila resuli’ Category

gennaio 28, 2020

a terra è piatta come una farfalla che vola.
così ripete la donna davanti a me.
oggi siamo in due dietro la porta.
non fiatano i quadri mentre noi parliamo.
le braccia hanno già drenato il sangue.
si vedono le cicatrici oblique ed il cotone
stretto intorno. fa male dice lei
aspettare così le vetrate chiuse
pensare di distogliere lo sguardo
ma sempre tornare a guardare nella luce.
le cose appiattiscono. le mie palpebre
solo ascoltano in silenzio.
non voglio venire qui un altro giorno.

 

Anila Resumi

gennaio 22, 2020

di giugno ricordo gli occhi sorpresi delle donne,

sedute in fila in muri pieni di gambe e braccia ed occhi,

mai gli stessi – si diceva tornassero a cadenza irregolare.

tu non c’eri mai. era la mia ombra che copriva la sedia

dove ti dovevi sedere. le scarpe si parlavano.

una diceva di aprire la porta, di andare a nascondersi in bagno,

anche quello completamente nudo e bianco.

l’altra voleva restare ma senza sapere cosa aspettarsi,

senza ascoltare cosa la stanza bisbigliasse.

continuava ad aprirsi la porta e gli occhi di tutte noi

aspettavano di sapere chi avrebbe per prima mostrato la gola,

chi avrebbe aperto le cosce e urlato un’ennesima volta,

sono qui per avere un po’ di pace.

ma non avremmo comunque detto niente.

ci saremmo solo spogliate.

avremmo numerato le pareti, le lampade storte azzurre,

le dita nell’utero a sentire le forme delle nostre gole.

ci saremmo poi vestite e andando, avremmo notato

il piacere può essere doloroso a tal punto.

 

Anila Resuli

settembre 6, 2019

non mi lasciare qui, vienimi a liberare,
nel portico i cani abbaiano e assillano
le voci nella testa
le voci nella testa che nemmeno si ascoltano.
ho a volte paura del buio
tanto da volermi tagliare le vene
e bruciare dappertutto fotografie ed occhi
di chi è rimasto sulla pelle
e non ha avuto il tuo nome.
e se dentro l’iperbole della mia terra
gigantissima nella fame che racconta
il mare, la commozione degli addii,
i volti che hanno prevalso su tutto,
le piaghe che ho concimato io stessa
come piante grasse da accudire.
ho paura del buio come una parola unica del male.
e se fosse che le voci dentro
parlassero di più di più
come un districarsi distinto delle nostre
memorie,
dove ti ho visto restare a lungo.
ho qui l’immersione intensa delle lingue
che attendono sempre ed ancora di parlare.

 

Anila Resuli

luglio 13, 2019

è una poesia terminata – l’onda è tempesta
e torna umida e gracile
col tuo nome sulla bocca –
questo andirivieni dappertutto che inumano
percorre le stanze. come vento
accumula le polveri.

il silenzio conosce la sua misura
e si ritrae femmina.

 

Anila Resuli

ottobre 20, 2015

lasceremo gli abiti sulla porta
per fare l’amore. così neutri e senza voce,
capelli dentro gli occhi, stretti, senza dire
nulla alla bocca, senza udire. ovunque tremi
nelle distanze che arrendono i nervi, le strette
prive di segni: la luce è sole ancora,
è pane la tavola, dritta la schiena a comprendere
cosa c’è nei tratti che non dici. lasceremo
i denti a morsi sulle finestre
a guardare chi entra o esce per udire
i nostri abbracci, le cosce che smettono
di respirare. starò con te, come mai sono stata,
il ventre in preghiera salderà la fede,
gli occhi tempreranno di luce, come amati,
a volte cresceremo dei figli, moriremo a seguire
le loro orme, le loro distese nelle fronti
senza pieghe. ho il tuo rumore nel cuore,
rincasa, dappertutto.

(Anila Resuli)

ottobre 14, 2015

un atto breve la fine.
l’attesa è femmina, sanguina
sanguigna senza nome. Lui, come un dio,
dà subito nome alle cose.
non hanno pace le mura.
restano.

 

 

(Anila Resuli)

ottobre 14, 2015

ché poi, per la maggioranza delle volte,
il tuo viso s’infiamma a guardarmi andare via.
ed io lo odio. ne odio il colore, la forma che prende,
la sua piega di rughe dritte concentriche
agli occhi. e se fosse poi sempre così,
anche dentro una casa, una stanza tutta nostra,
un orlo di soffitto cadente sul tuo collo.
rimarrei ferma distante, fino a scomparire.

(Anila Resuli)

ottobre 14, 2015

ci tengo a ricordare i passi: siamo stati
poveri di ombre. vuote le mani ricordano
tu che segui me, ed io l’abisso che ci frantuma.
non c’è neve qui. si resta legati alle mura.
la fine è vicina. la città svela come potremmo essere.
io penso già a domani: sarai un altro albero,
senza nome.

(Anila Resuli)

settembre 14, 2015

mi sembra di sentire ancora il rumore delle chiavi,
l’odore di chiuso appiccicato al freddo, un tuffo
in faccia come entri dentro. fuori la neve schioda
vento, innesca silenzi, come fosse già notte.
ma il giorno non sveglia tuttora le bocche.
non parliamo. ma sappiamo comprenderci. entri
per primo, per capire chi c’è stato, per inumidire
la stanza di fiato. la solitudine comprende tutto.
dappertutto oggetti, sedie, poltrone, coperte che useremo
per sorreggerci. ci vogliono poche parole. i gesti
resteranno qui. ricorderai nuda la stessa forma
della polvere, gli stessi occhi sugli specchi,
rimarranno, si sa, appena andremo.

luglio 21, 2015

[…]

qui non si ripetono i nomi,
ma le bocche, i loro confini di lingua distante,
l’appartenenza al mare, al molo dove buco è la polvere,
dove raso il ciglio nel battere. si ripetono
i drappi scuri di mura, di orizzonti caduti, ed oltre
non c’è cosa che non chiami, non c’è tensione o torsione
di gesti, o corpi alleati nella caduta. oltre si è vivi.

eppure il polso che prendi ti fa posto nell’ala, una costola
stretta ti stringe nel fiato, il respiro ti porta un po’ di mare,
lì giacciono i nomi dei miei padri, di padri che furono
e sono stati vivi, come morti i nomi richiamano, come morti
i loro piedi lasciati sotto gli alberi,
le culle assopite nel perdono, le braccia e gli occhi, come morti.

[…]

(Anila Resuli)


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