La scena dell’artista con la modella
ossessionava la visione
come se dietro le spalle
si consumasse lo spazio rovesciato
toccato
dall’assassino.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
La scena dell’artista con la modella
ossessionava la visione
come se dietro le spalle
si consumasse lo spazio rovesciato
toccato
dall’assassino.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Questo ridicolo rappresentarsi
e ostinarsi con l’impermeabile
in un giardino o parco intorno
alla casa. Alla fine
le scene intermedie crollano
non c’è più tempo per
le verande nemmeno un vetro
tra te e le cose.
Gli alberi stanno di fronte
direttamente oscuri –
le foglie e i passi
non hanno senso.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Significato di un disegno vietato
alle rondini
di un cielo di campane legate.
Lontano.
Neppure l’ombra
di cose giovani e nuove.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Sono io (non posso crederci)
che salgo le scale della tua macchina
interna
e è tutto biondo intorno
di panna o di gomma.
E anche l’ombra è una penombra
privata
che assorbe le vernici forti
di anni passati, patinati.
La grande bocca rossa
il cordiale veleno
quella pubblicità che volteggiava
e non faceva
male
che ancora sembra un giocattolo.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Gli intervalli di quinta perfetta
la terza legge del Cielo
Keplero.
Carro di sole immobile
particolare –
cenere colla e spago
su carta.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Un vetro accostato alla carne creava
professore e ballerina
il sogno.
Un vasto tu senza lineamenti;
del continuo della mente, niente
andava sprecato – l’arrangiamento
delle canzoni.
Confermo la vistosità dei balconi;
confermo le strade e le piazze sopra
la borbottante lava della terra.
Solo truccato
riesco a sporgermi.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Centrale asse di una ceramica
che intorno indica a tutti
la rotazione –
tornare a chiudersi
issando una luce
che sparge chiarezza
sulla desolazione.
Sta in questo spaccio di
sangue di fauno
e lacrime di madonna
subire traslochi enormi
appartarsi ancora
sostituire il mondo con
carta da parati.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Lo sanno i nuotatori
il mondo a un tratto
scompare
e nella parte cava dell’onda
si è trascinati
indietro.
Un tale e vasto disegno
color malva, raccontano,
attraverso il quale
gli esseri marginali, le muffe
estesero il loro potere,
dal nulla fino al lato frontale
delle cose.
Miseria di ali appesantite
dall’ombra, di giorni
che sono andati
dietro i monti, grand’uomo
in un interno
dissolto in cantilene,
quando gli osservatori
giunsero davanti
alla dimostrazione,
davanti al gesto che pettinava
le bambole.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Quando l’uva chiara
del giorno uguaglia
la nera uva della notte
e il grasso degli orsi
nel punto vernale
si è trasformato in sogni
l’uomo scavalca allora
stagioni immense
rivolto a una stella fissa
fa ritorno a casa.
Tocca la pietra delle cose
che passano
trascorso un anno
accende un fuoco
diviso in uguali misure di
buio e di luce.
Così era atteso. Soltanto
a lui ancora
a lui spetta il compito
di essere
il grande albero, il padre.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)
Cosa vai a pensare
le pietre parlanti
il giovane mercurio
che salta
appare e scompare nei
boschi
se avesse un suono sarebbe
di campanelli
un agitarsi di metalli minimi
che lasciano le ombre
indietro
ferma la stanza delle
voci pallide
e sopra i giorni sta
la domenica
acuta è la mattina
il latte rotondo di una perla
si è perso tra le pieghe
è rotolato nella sintassi
delle cose sparse
sembra un’allegoria
e invece
è la pressione
di tutta la casa
un forte getto d’acqua
perpendicolare al disordine.
(Alessandro Catà, da Continenti persi, Moretti&Vitali 2013)