Archive for the ‘john barnie’ Category

Shelley

aprile 11, 2016

L’autunno venne con accenni esitanti,

Vento dal nord ci screpolava la pelle,

Per dieci giorni la terra ammutolì di stupore

Che tutto potesse, nella sua essenza,

Essere così bello. I contadini ci avvertirono

Delle piogge di ottobre. Una notte di tuoni

E fulmini i ruscelli in piena scrosciarono

Sulla pianura. Ora i salotti sono

Cupi per il vomito che marchia le pareti;

I bruni fogli d’acqua si muovono tra le case senza

Incontrare resistenza, o s’increspano e turbinano,

Frusciando contro un ostacolo. In lontananza, un falò

Guida contadini, cavalli, mucche lungo un guado:

È alta quota stanotte con una scrollata di spalle.

La luce rossa della sua fiamma tremola in oli

Nel flusso, scure sagome di uomini e bestie barcollano

Oltre i confini del suo alone per svanire.

Non posso sentirne le grida, né i gemiti dei buoi.

I vagoni sono abbandonati, la forza bruna

Se li porterebbe via sulle spalle, li rovescerebbe, li farebbe

Vorticare come dervisci affogati nelle proprie gonne.

C’è quiete ora, da qualche parte il fiume

Sogna le sue rive in un sonno profondo.

Mary dorme col bambino.

Quando il lampo crepitò attorno

A casa nostra con una tinta bluastra

Sulfurea e mortifera, ci scioccò i visi

Con il suo sguardo d’aquila. Scriverò poesie, vetro scuro,

Attraverso cui fissare una luce inestinguibile.

John Barnie, Gigli di mare. Poesie scelte 1984-2003, Kolibris 2011

87

gennaio 21, 2016

‘Così c’era una nave con un insostenibile carico d’amore.
Quale porto? L’ago girava nella bussola.
Ma nessuno la voleva. Che ce ne facciamo di un carico del genere,
diceva la gente; non ha valore commerciale, avete mai sentito
di qualcuno che commerci in futuri d’amore? No, noi no.
E la nave scivolò via come colpevole d’inganno.
Amore? Dissero al porto successivo; che idea!
Potete consegnarlo in sacchi? Si deve congelare?
Non abbiamo mai visto nulla di simile in merceria.
E la nave continuò a veleggiare. Che senso ha una traversata

oceanica senza un porto? Che senso hanno gli echi di risate
alle porte di tutti i magazzini del mondo?
Puoi pesarlo? Puoi macinarlo? È quello che chiedono tutti.
Qual è oggi il suo prezzo commerciale?

Così la nave continua a veleggiare. E credo che il carico si stia inclinando;
dev’essere stato dopo l’ultima tempesta, quando sparì alla vista
sotto onde di trenta metri d’altezza, dev’essere accaduto allora.

E ora la nave è colpita. “Si salvi chi può!”;
L’ordine è dato, le barche se ne vanno calandosi dalla fiancata,
fuori i remi, per nuotare come pulci d’acqua sulla superficie vischiosa del globo.
Ma il Capitano dice che resterà al suo posto;
Non fa per me, dice, il lungo incubo di attraversare il mare,
le facce annerite e le lingue gonfie, l’urgenza di bere sangue, sia pure salato.
Perciò sia. Mentre l’equipaggio rema nelle pulci d’acqua verso
dove sorgerà il sole al mattino;
il Capitano ascolta lo scricchiolìo degli ingranaggi
gli schiaffi dell’acqua contro le fiancate di ferro arrugginito
perché questa nave veleggiò e veleggiò finché non ebbe sconfitto la bussola,
questa nave non trovò mai un porto, ricordalo,
continuò a veleggiare finché la rosa della bussola non fu del tutto sfiorita;
e la gente diceva Cercavano di fregarci tutti con l’amore;
che idea!

Da John Barnie, Ghiaccio (Romanzo in versi), Edizioni Kolibris 2010. Traduzione di Chiara De Luca


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