Tu vorresti capire
da che parte stia l’amore
e da quale l’indifferenza,
gli occhi voltati
a un altro altrove
per deferenza
le tempie puntate
a fiutare una luce
blu
lungo il muro di mattoni
slabbrati
dove filtra un sibilo
che è quasi vento
o più che altro
la condensa dei rumori della notte
liquefattisi nel primo mattino
Noi vorremmo comprendere
tutto
il circondario, la casa
del quartiere, il quartiere
dei sensi, la circoscrizione
degli abbracci per una via
non esplorata, e quel palazzo
dove hai trasferito
gioia e pastelli
senza tralasciare
affanni e pennelli
Il segno multiplo che lascia
il gatto musico
nelle scorribande della sera,
il sedimento della lumaca
umido sopra la centralina elettrica
dell’isolato,
i tuoi passi attutiti da
una sordina continua che è il tuo
pensiero
quando pronunciano il tuo nome e non
ti volti
se non
all’ennesimo
richiamo
Gianluca Moro