Archive for the ‘gianluca moro’ Category

Essenziale (vol. 21)

novembre 22, 2021

Dichiaro aperta la veduta.
Rami seccati, lupi che passano
sotto la neve, bacche rosse
baricentro abbassato.
Dichiaro aperto il sentimento.
Mi manchi quanto è lontano
il giardino di Nettuno.
Non ci ascolta nessuno.
Dichiaro aperta l’esperienza.

Gianluca Moro

Essenziale (vol. 17)

novembre 17, 2021

nell’ora piatta
tu conduci
lo specchio sulla grande
acqua dove l’orizzonte
si curva si proietta e quasi
non trattiene
la sua forma.

due cani si rispondono
a distanza di balconi
mentre tu per cena prepari
l’arte della distrazione.

Gianluca Moro

Essenziale (vol.32)

marzo 23, 2021

Leggere distrattamente le avvertenze
che il vento produce nelle impresse
storie esistite o immaginate, scrivere
il verbo all’infinito per paura
di ascoltarsi dentro.
La ciotola con l’acqua ondeggia 
nel cortile, dentro ci piove 
pioggia, acqua che scaccia
acqua, i segnali di un mondo
migliore non per forza
si intravedono nel violazzurro
dietro le spesse nuvole.
Altrettanto occorre considerare
l’umore della casa e ciò che
impregna le pareti, la pelle di chi
adesso è avvolto in un sonno
sottile, le lenzuola su cui poggia
il respiro costante degli antenati.

Gianluca Moro

Allo stesso tempo

marzo 17, 2021

Ripercorro orme non mie.
Gesti netti compiuti da qualcun
altro. I pistacchi di Emily Brontë
sgusciati a mano di cui
rimane solo lo scheletro
sulla tovaglia, ombre di saluti,
voci rimaste appiccicate
sulle lenzuola, chiasso
da dilettanti, dall’altoparlante
il giradischi suona Candy Says
dei Velvet Undeground,
rumore di memoria che si accende,
la metropolitana linea 17
direzione Saint-Denis Université.
Ripercorro ricordi non più
miei, orrore del tempo
cristallizzato, la densità dell’indifferenza
tra qualcosa esistito un giorno
o secoli fa. L’unica curva
cui assisto ora è quella che
produce questa ombra
e la scelta di guardare
la tua scapola
o l’ombra che produce sulla terra
mi rende più o meno coerente
con la presunta mortalità.
La città là dentro o là fuori
si apre o chiude
in su e giù a saracinesca
o a persiana a destra e sinistra.
Poco cambia rispetto
allo scorrere dei nostri corpi
che dimenticano e ricordano
la vita allo stesso tempo.

Gianluca Moro

I luoghi del tempo (vol. 1)

gennaio 4, 2021

chissà perché pensavamo
già allo schianto senza che niente
lasciasse presagire
la luce dalle tende
la mano che scostava l’infisso
sul vetro azzurro smerigliato
e si faceva largo con carezze
esprimendo una composta fierezza
lungo il manto di miele bruno animale
chissà perché il lampadario
oscillava in una danza a testa in giù
e la polvere rampicava
occupando i posti liberi dell’aria
e più non si posava
sopra gli oggetti i ricordi
la pelle le foglie
il discorso poteva essere quello
di un tempo interdetto
alla comprensione umana
uno spazio bene-detto in altre parole
senza leggi o grammatiche rigide
esistenza elastica dietro le porte
dei saltapicchi e delle mandragole
gli occhi schiacciati le orecchie spremute
contro il vetro per sentire
quando arriveranno
per unirsi alla festa di questo
linguaggio che comprende
la gioia e il dolore

Gianluca Moro

Un certo stile

dicembre 13, 2020

ci vuole un certo stile
per essere felici

sul tetto
cicatrici
volano schegge
dei lavori in corso
più in alto
il volo del petauro
in cerca di cielo

Gianluca Moro

Il richiamo (vol.2)

settembre 24, 2020

Tu vorresti capire
da che parte stia l’amore
e da quale l’indifferenza,
gli occhi voltati
a un altro altrove
per deferenza
le tempie puntate
a fiutare una luce
blu
lungo il muro di mattoni
slabbrati
dove filtra un sibilo
che è quasi vento
o più che altro
la condensa dei rumori della notte
liquefattisi nel primo mattino

Noi vorremmo comprendere
tutto
il circondario, la casa
del quartiere, il quartiere
dei sensi, la circoscrizione
degli abbracci per una via
non esplorata, e quel palazzo
dove hai trasferito
gioia e pastelli
senza tralasciare
affanni e pennelli

Il segno multiplo che lascia
il gatto musico
nelle scorribande della sera,
il sedimento della lumaca
umido sopra la centralina elettrica
dell’isolato,
i tuoi passi attutiti da
una sordina continua che è il tuo
pensiero
quando pronunciano il tuo nome e non
ti volti
se non
all’ennesimo
richiamo

Gianluca Moro

La ville ombre

settembre 2, 2020

amo guardare
negli appartamenti
illuminati a giorno
nelle notti senza luna
amo la lama che scende
quando l’ombra del lampione taglia
la finestra a metà
amo la città che si finge
addormentata ma
sogna a occhi aperti
l’immagine di se stessa

The red market

agosto 24, 2020

mi affanno sopra i ristagni
del mercato
dopo che ha messo pioggia
con ostinazione
per giorni e giorni
quasi secoli
che non ti vedo
uscire
da quel portone
dove quando compravo
la barbabietola
il rosso e il viola
colavano
fino ai tuoi piedi
che non sapevo se era
uno di quei giorni
luminosi
in cui creavi
il giorno o la notte
dal niente
e io passavo
e consumavo metà
della spesa
nell’attesa che tu risbucassi
e oggi è una di quelle volte
e metti caso che
se ha smesso di piovere
o anche con le ultime gocce
tu esca fuori tirando
fuori la lingua
per trattenere
il discorso delle nuvole
oppure
farmi una boccaccia
invitandomi
per la prima volta
a entrare

Gianluca Moro

Il registratore di somiglianze

marzo 29, 2020

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